“Le bugie hanno le gambe lunghe – Comicità tra equivoci, bugie e verità” una produzione “Sottovoce”, in scena al Teatro Kaos a Roma dal 5 maggio. Scritta, interpretata e diretta da Antonello Coggiatti, nel cast: Silvia Bruni, Giulia Martinelli e Simone Giulietti. È una commedia brillante in due atti in cui equivoci e bugie spingono i personaggi in un vortice inarrestabile. La trama si snoda nel racconto dove Odoacre è un elettricista romano che, con i suoi risparmi, compra e ristruttura una villetta nel quartiere dove è cresciuto per chiedere a Ilaria di sposarlo. La proposta però non va a buon fine: Ilaria scappa e Odoacre, per dimenticare l’accaduto, accetta una trasferta di lavoro fuori sede. Una sera, in un ristorante, il protagonista si lascia andare raccontando tutto a Ginevra, una cameriera. Quest’ultima, dopo una notte passata con lui, va a Roma e riesce a conquistare casa, amici e parenti di Odoacre raccontando di essere sua moglie e creando problemi ed equivoci continui. Quando Odoacre torna a casa scopre la messa in scena va su tutte le furie, e vuole sbattere fuori casa Ginevra, ma cambia idea quando si rende conto che Ilaria è gelosa della nuova arrivata. Attua così un piano con Ginevra per riportare Ilaria tra le sue braccia ignorando di avere un rivale in amore. La situazione sfuggirà loro di mano, fino a che gli stessi bugiardi confonderanno bugia e verità. Lungo tutta la commedia si snodano una serie di gag divertenti e leggere che coinvolgono i protagonisti, che si alterneranno sul palco inscenando una “situazione – che – sfuggirà loro di mano, fino a che gli stessi bugiardi confonderanno bugia e verità”. Eccoci qui con questa intervista, direi che può rispondere chi vuol dare la sua idea tanto: “Le bugie hanno le gambe corte”! Siamo proprio sicuri? Nel nostro caso le gambe sono lunghe, anzi lunghissime, tanto da tenere saldamente in piedi le bugie. Le bugie vanno lontano, a passo spedito generando tutta una serie di equivoci che travolgendo un personaggio alla volta daranno vita a situazioni esilaranti. Una comicità, la vostra, tra equivoci, bugie e verità. Dove stanno le bugie, gli equivoci e la comicità? Le bugie sono presenti nel percorso di tutti i personaggi e sono proprio queste a dare vita agli equivoci che inevitabilmente portano a situazioni esilaranti. Quanto è importante saper far sorridere? È una cosa fondamentale per dare un equilibrio alla vita. Bisogna dare importanza alle cose che contano veramente senza appesantirle inutilmente e conservare la giusta ironia. Meglio una bella bugia o una brutta verità? La bella bugia! Ce ne sono talmente tante di brutte verità che addolcire la vita con una bella bugia, una innocua ovviamente, fa solo bene all’umore. Meno male che debutterete al Kaos di Roma, così tra bugie e Kaos la frittata è fatta, non credete? Il nome dello spettacolo e quello del teatro si sposano perfettamente. Dal canto nostro abbiamo cercato di sfruttare al meglio tutti gli spazi a nostra disposizione per valorizzare lo spettacolo, cercheremo di mostrare al pubblico il Kaos più bugiardo possibile! Di cosa parla la commedia? Si parla di amore, sogni e bugie. Un viaggio che smonterà le convinzioni di tutti i personaggi per portarli su nuovi percorsi. Soprattutto chi sono i protagonisti di questo viaggio artistico? I protagonisti sono quattro personalità agli antipodi: Bruno il semplice, un’anima candida, un po’ credulone che si rode l’anima per il senso di colpa; Ilaria la pragmatica, personalità forte che non si fa scrupoli per ottenere ciò che vuole; Odoacre il romantico, inconsapevolmente alla continua ricerca del vero amore; Ginevra la sognatrice, impalpabile, poco ancorata alla realtà, il suo carattere mutevole condizionerà anche gli altri portando una ventata di novità. Odoacre chi è? Un romantico, un abitudinario, non ama i cambiamenti. Per lui il mondo dovrebbe vivere in una stasi permanente. Eppure, si troverà la vita stravolta e decisamente poco statica. Mentre Ilaria? Fidanzata storica di Odoacre, gli ha spezzato il cuore ma in realtà ancora ne subisce il fascino. Ginevra amica o nemica? Ginevra è l’anima della storia, ruota tutto intorno alla sua figura che come un fulmine a ciel sereno mette scompiglio nella vita degli altri. Perché accadrà una “situazione – che – sfuggirà loro di mano, fino a che gli stessi bugiardi confonderanno bugia e verità”? Perché come nelle migliori commedie basate sugli equivoci le cose non sono esattamente come sembrano inizialmente, i personaggi affronteranno un percorso che gli farà cambiare prospettiva e quella che era una bugia diventerà tangibile tanto quanto la realtà. Un regista che è anche attore bugia o verità, possibilità o azzardo, divertimento o ansia? Ansia mille, qui mi metto in gioco su più piani e devo anche avere una capacità autocritica elevata per fare sì che il regista che è in me lavori al meglio con l’attore e viceversa. Immagino che sarete un gruppo affiatatissimo, qualche bugia ogni tanto ci scappa? Solo bugie bianche, quelle che non fanno male a nessuno. Anche se ho notato che da quando abbiamo iniziato le prove, le bugie sono aumentate vertiginosamente… sarà a causa dello spettacolo? Andrete in tour? Al momento abbiamo delle possibili date ma nulla di confermato. La prima città a muoversi per lo spettacolo è stata Matera. Volete aggiungere altro? Lo spettacolo è stato scritto nel 2014 e questa è la prima volta che viene messo in scena, la gestazione è stata lunga ma finalmente ci sto riuscendo, il gruppo è veramente forte. Grazie a Silvia, Giulia e Simone per aver creduto nel testo e in me. Mi raccomando regalateci una bugia, possibile? In scena saremo nudi! (Bugia o verità?)
Happy Birthday – Donne di oggi!
RID 96.8 FM Festeggia il primo anno di vita della rivista “Donne di oggi Business & Life”. Il festeggiamento è doppio con il compleanno della Pink Editor Michelle Marie Castiello. L’appuntamento è Venerdì 5 Maggio a Roma. Con l’occasione sarà anche celebrato il 40esimo compleanno della pink editor Michelle Marie Castiello, imprenditrice ed ideatrice di RID 96.8 FM e della rivista in rosa che ne è figlia. Non solo un momento di gioia e condivisione, la serata racconterà il successo di una emittente radiofonica diversamente unica come RID che ha saputo crescere con coraggio, contribuendo anche alla crescita del mercato editoriale italiano che vede per protagoniste le donne e che a loro si rivolge. Un tuffo nella passione, nella femminilità, nella creatività e nell’innovazione in pieno stile RID, l’evento vedrà la partecipazione di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura del panorama nazionale. “RID 96.8 FM con Donne di Oggi – Business & Life, vuole essere il supporto di tutte le donne italiane”, commenta Michelle Marie Castiello. Un cammino tutto on progress fondato sul principio “verba volant, scripta manent”: RID 96.8 FM ha trasferito i suoi contenuti online e in cartaceo tralasciando il gossip, ma anzi concentrandosi sulla capacità imprenditoriale delle donne che oggi possono raccontare con fierezza come diventano lavoratrici e imprenditrici e come possono creare modelli di business positivi e sostenibili. Del resto, la mission sulla quale si fonda questo dinamico gruppo editoriale è: una donna che lavora è una donna libera. E questa è la visione che ogni giorno RID 96.8 FM vuole comunicare. Michelle Marie Castiello ha creato questa radio per entrare nella vita di tutte le donne, senza mai lasciarle sole. Un palinsesto h12 creato da una donna per le donne in modo da poter sostenere le ascoltatrici proponendo tematiche diverse nelle fasce orarie più opportune grazie anche al coinvolgimento di speaker esperti dei settori dei quali parlano. E per chi non ha il tempo di ascoltare la radio, Donne di Oggi – Business & Life è pronta a offrire con dedizione lo stesso sostegno. L’equazione è sempre: “passione + passione = attrazione!” Tra le firme del magazine ci sono uomini e donne, professionisti di diversi settori, giornalisti, imprenditori affermati e molto altro ancora! Dall’imprenditoria al benessere, dallo spettacolo alla cultura fino all’angolo dedicato alle mamme 4.0, l’universo RID continua a stupire e incuriosire. Con dress code pink ispiration questa festa di compleanno non poteva che proseguire con tanta energia e una buona dose di ironia per un divertimento assicurato. Chi sarà il personaggio che rappresenterà di più questo pink spirit? E quali altre sorprese riserverà agli ospiti DONNE DI OGGI – Business & Life? Sarà un evento all’insegna del Pink in tutte le sue molteplici declinazioni …. Vi racconteremmo il tutto post evento ma nel frattempo non dimenticate di ascoltare radio RID 96.8 FM e leggere la rivista “Donne di oggi Business & Life”.
Io ed Elena
“Io ed Elena” di Donatella Busini per la regia di Mauro Toscanelli con Donatella Busini e Ornella Lorenzano debutterà l’11 maggio al Teatro Trastevere. “Io ed Elena” è un dramma scritto da una donna che vede due personaggi femminili, una madre e una figlia, vomitarsi addosso rancori mai sopiti: la paura ossessiva di Giovanna (la madre) di invecchiare che la conduce alla ricerca maniacale di conferme da parte di un uomo ideale, e la follia conclamata quanto lucida di Elena (la figlia) che dialoga con il suo alter ego Blanche Dubois, mutuata dal testo “Un tram che si chiama desiderio” di T. Williams. In questa osmosi continuativa di rimpalli tra le due (o, si potrebbe dire, le tre), vi è il contraccolpo doloroso reciproco che ne deriva. L’incanto è il fulcro attorno a cui ruota la ricerca di madre e figlia; un incanto che si ricollega idealmente al desiderio sessuale della protagonista di Williams. Pur essendo una drammaturgia tutta al femminile, il testo rimanda continuamente a figure maschili, le quali sono a volte idealizzate, a volte evocate in quanto personaggi del doloroso passato o del torbido presente di Giovanna. Un dramma dove la Musica e il Teatro nel Teatro danno la dimensione di fluidità in cui agiscono la follia e la disperazione, fino al parto finale in cui la Consapevolezza viene alla luce, stendendo un velo definitivo e irreversibile sulla condizione umana delle due “donne”. Così racconta il regista Mauro Toscanelli: “Ho voluto allestire il dramma dandone un taglio visionario, dove la follia che si contorce aggrovigliata e confusa nella mente delle due donne ha come contrappeso il rigore e l’ordine delle figure geometriche “solide” che caratterizzano la scenografia. Mi piace pensare che chi vi assiste, sia preso per mano e condotto, attraverso le immagini agite e il tappeto musicale, nella penombra di un grembo materno ove tutto è sospeso, tutto è mellifluo, fluido, cangiante. In attesa del parto finale, quello in cui la Consapevolezza viene alla luce, stendendo un velo definitivo e irreversibile sulla condizione umana delle due donne”. Proseguendo a raccontarci questo suo lavoro con questa intensa intervista. “Io ed Elena” debutterà l’11 maggio al Teatro Trastevere, ci può raccontare qualcosa di questo lavoro di Donatella Busini che sarà pure protagonista? “Io ed Elena” viene scritto a cavallo tra il 2019 e 2020 da Donatella Busini, la quale me lo sottopose per curarne la regia. Già cominciammo tre anni fa a lavorarci sopra, effettuando casting per la scelta dell’antagonista e iniziando a fare le prime prove, ciclicamente interrotte dalla discontinuità dovuta alla pandemia. Fui molto colpito dalla struttura drammaturgica del testo e dalla tematica. Chi è Elena? Elena, nel testo, è la figlia di Giovanna. Ricoverata in una clinica psichiatrica, viene raccontata nel momento in cui torna a casa della madre, in uno dei suoi andirivieni con la clinica, carica di aspettative affettive nei suoi confronti. Purtroppo, la madre si trova in un momento particolarmente critico, poiché sta affrontando la sua vecchiaia in modo pessimo: abbigliandosi in modo eccentrico, uscendo continuamente con uomini occasionali che la deludono puntualmente ed è sempre attaccata al telefono cellulare come se fosse il suo ossigeno. Elena, dal canto suo, a differenza del passato, stavolta mostra progressivamente una consapevolezza e una lucidità più definite nei confronti della vita, la qual cosa getta sua madre ancor più nell’abisso del suo animo svuotato. “Io” invece chi è? L’ “Io” del titolo è volutamente lasciato in forma anonima poiché, in realtà, le protagoniste di questa pièce non sono due come potrebbe sembrare, bensì tre: la madre, sua figlia e Blanche, una bambola che si ricollega idealmente alla protagonista di “Un tram che si chiama desiderio” di Williams e che Elena tiene sempre con sé come un feticcio e a cui rivolge continuamente le sue riflessioni. È proprio grazie a Blanche e alla sua storia che Elena è riuscita nel tempo a trovare un suo equilibrio. In quell’ “Io”, pertanto, vi si può identificare Blanche o Giovanna le quali hanno molto in comune come vissuto. Madre e figlia in un’unica persona, perché questa dicotomia? Non solo madre e figlia, ma anche Blanche costituisce parte integrante di questa singolare trinità. Ciascuna delle tre, come delle Matrioske, contengono frammenti dell’altra e, nella dinamica della vicenda, si arriverà ad un inevitabile corto circuito che sfocerà nel ribaltamento dei ruoli: Giovanna, che all’inizio della vicenda narrata, sembra essere la più forte, una virago sgangherata che fagocita tutto ciò che le capita intorno, alla fine risulterà devastata dal confronto con la figlia, la quale invece, entrata in casa della madre con la sua remissività psicotica, ne esce trionfalmente consapevole e forte. Blanche in tutto questo rappresenta il sottile filo che le ha sempre divise, ma che, come in uno specchio, ha permesso loro di “vedersi” così come sono nella realtà. Quanto è difficile il rapporto madre e figlia? I rapporti filiali sono sempre delicati e spesso molto complicati. Non vi sono manuali delle istruzioni da consultare e forse è meglio così: come in tutti i clan e le tribù, anche nella famiglia vi sono dei ruoli e ogni ruolo comporta una propria responsabilità. E’ quando si altera il rapporto tra ruolo e responsabilità che cominciano i conflitti. Nel caso di Giovanna ed Elena, l’alterazione comincia quando il padre di Elena abbandona le due donne molti anni prima, creando un vuoto per entrambe, le quali tentano maldestramente di riempirlo ciascuna a suo modo: Giovanna con le sue stravaganze ed Elena con le sue psicosi e le sue nevrosi. Perché si giunge a vomitarsi addosso sospesi, dolori, emozioni sopite? La paura della verità. Se in un ambiente lavorativo si può scegliere di relazionarsi in maniera diplomatica evitando sapientemente il conflitto, in una famiglia non si deve essere diplomatici. Per natura, i membri di una famiglia, soprattutto quando convivono nello stesso ambiente, sono costretti ad essere perennemente “nudi” tra di loro: quando vi è un problema tra genitore e figlio occorre avere l’obbligo di sviscerarlo immediatamente, altrimenti è come se venisse messo da
Vermi
Il 29 aprile a Teatro Trastevere debutterà lo spettacolo “Vermi”, testo e regia di Luca Lo Destro, con Laura Alferi, Carlotta Di Lorenzo e Stella Isoli. il testo portato in scena racconta che: Stella è una benefattrice che con un lieve massaggio alla pancia e attraverso la forza della preghiera cura una selezionata serie di sintomi che sono causati dalla presenza di vermi all’interno dello stomaco. Lei come la madre, la signora Rabbitto ormai defunta, ha il dono di poter debellare questa viscida presenza intestinale per intercessione stessa del potere taumaturgico di Dio. Carlotta non riesce a rimanere incinta e decide di tentare quest’ennesimo rimedio portando con sé la sorella Laura a darle manforte. Stella rivela subito la sua natura cordiale venata da una intemerata fede religiosa e da sprazzi di ribellione domestica che si esplicano nella liberatoria pratica della zumba. Laura e Carlotta appaiono come due contrari, l’una scettica e scontrosa, l’altra assertiva e conciliante ma nel corso del beneficio si evincono lievi distorsioni nella personalità delle ospiti che nascondono intenti diversi rispetti a quelli dichiarati. Un susseguirsi di rilevazioni, verità e atrocità porteranno alla soluzione finale che mostrerà il vero volto dell’estremismo religioso e le sue conseguenze. Luca Lo Destro ci racconta questo suo poderoso lavoro di drammaturgia e regia. Debutterà con “Vermi”, di cosa parla? Stella è una santona, una curatrice, una benefattrice che cura selezionate (dai vermi) malattie dello stomaco che sono la conseguenza della presenza di vermi che affliggono il malcapitato. La cura è la preghiera, la fede e un massaggio olistico. Due sorelle arrivano all’appuntamento, una delle due non riesce a rimanere incinta e tenta quest’ultimo tentativo, pare che i vermi blocchino la crescita del feto. Durante l’incontro si evincono, però, storture, idiosincrasie, riverberi da parte delle sorelle che non sono lì per il motivo dichiarato. Tra balli, violenze e rivelazioni si delineerà un’analisi caustica sulle contraddizioni dell’estremismo religioso. Quanto è difficile scrivere una drammaturgia? Molto. Fermo restando che senza un’idea chiara è impossibile. Con questa è plausibile. Lo sviluppo funziona se si riescono a evitare ipocrisie nella costruzione della trama ma come nella vita queste sbucano inconsapevolmente e allora è necessario il coraggio di tagliare, riscrivere, cucire, distruggere. È un lavoro di certo di pazienza, collettivo che si affida alla globalità dell’esperienza presente e tangibile dell’occasione della rappresentazione. Forse possono farlo tutti il punto è quanto ognuno riesca a mettere in discussione il proprio operato e se necessario odiarsi per questo. Come ha scelto il cast? Il cast è composto dalle attrici della compagnia La Clessidra di cui faccio parte. Laura Alferi, Stella Isoli e Carlotta Di Lorenzo sono le essenze sulle quali è stato costruito il testo. E l’assenza della fatica dell’adattamento sul nuovo e per il nuovo ha di certo contribuito a permettermi di osare nella scrittura e stesura dei personaggi. Chi sono i personaggi? Stella Isoli interpreta Stella la santona, la benefattrice, quotidiana, mistica, assuefatta dal fitness, Carlotta Di Lorenzo interpreta Carlotta la sorella che non riesce a rimanere incinta, assertiva, conciliante, disturbante, Laura Alferi interpreta Laura, la sorella che accompagna la sorella, miscredente, pungente, emotiva. Quali sono i punti salienti di questo lavoro teatrale? La tradizione del folklore popolare religioso, fondamentale e base dell’ispirazione, la religione ovviamente, la zumba, arte ancora poco ammantata d’arte. Perché i vermi si impossessano dello stomaco di Stella? È tutto il contrario. I vermi si impossessano (chissà se è vero, chissà se è finto) del credente, in Dio, nei vermi, che va da Stella per debellarli. Stella è un mezzo divino che ha questo dono divino e lei e poche come lei possono uccidere i vermi. Quanti vermi dobbiamo ingoiare nel nostro essere nel mondo? Troppi e sono tutti disgustosi. Poi il problema è la digestione, c’è chi la supera indenne, chi si fa contrarre dal dolore e ne paga le conseguenze per tutta la vita. La vita porta anche a delusioni come la mancata gravidanza di Carlotta? Certamente anche se nel caso di Carlotta non possiamo parlare di delusione. La vita è un’immensa delusione, nasciamo già morti è abbastanza deludente, che cerchiamo di dimenticare con la felicità. Eppure, oggi possiamo fare molto per arrivare ad avere un figlio? È vero e nel testo c’è una piccola battuta elenco che discerne alcune soluzioni in merito. È attualissimo oltremodo il dibattito sull’etica della madre surrogata. Non mi dilungherò sull’argomento che richiede riflessioni lunghe e morigerate dico solo che i figli bisogna amarli e basta. Vermi racconta la nostra società oppure? La nostra società ovviamente ma in generale tutte le società passati, presenti e future e lontane e vicine corrose dall’estremismo religioso mezzo di distruzione di massa spirituale e non solo, ma anche in maniera schifosamente paradossale fisica. Scetticismo e scontro quanto sono radicati nel nostro quotidiano? Beh, abbastanza e per certi versi è positivo il fatto che non ci vergogniamo più di mettere e metterci in discussione quindi di essere scettici e di conseguenza di scontrarci. Questo ci permette di assolutizzare il nostro spirito critico e di discernere dunque con ancora più precisione e dovizia ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. La credulità in eccesso è il prodromo dell’atroce e dello scontro che diventa morte. Lo scontro può essere sinonimo di incontro se diventa mezzo per il dialogo e la comprensione. Che cosa abbiamo perso nell’incontro con l’altro? Tutta la spontaneità del predigitale e soprattutto del pre-covid. Le conseguenze sociali del covid si stanno dissipando ma il digitale continua ad attecchire con vigore accecante il sostrato della condivisione umana. Anche qui è una questione di coraggio, cedere alle lusinghe della vita bomboniera del multiverso o rimanere ancorati alla vita squallida ma viva che ci permette ancora di guardarci negli occhi? Perché la Sicilia? La Sicilia è un florilegio di folklore religioso, di pratiche secolari mistiche, di credenze al limite del surreale, di miracoli veri o presunti. Tomasi di Lampedusa diceva che tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, Antonioni ci ha inventato lo straniamento in Sicilia. Il testo nasce dalla
Donne e potere di fare
Si svolgerà il 5 maggio a Tivoli, presso il Convitto Nazionale Amedeo di Savoia, la tavola rotonda intorno al libro di Ilaria Li Vigni dal titolo: “Donne e potere di fare”. Un parterre importante che dialogherà su temi significativi a partire da questo poderoso lavoro. Ilaria Li Vigni, autrice del lavoro, è avvocato penalista in Milano, studiosa di politiche di genere. Giornalista pubblicista, collabora alla rubrica legale di Italia Oggi, Diversity management, Lavoro diritti Europa. Consulente del Consolato Americano e Canadese in Milano. Cultrice della materia presso la cattedra di Sociologia progredita del diritto, Università degli Studi di Milano.Consigliere Ordine regionale dei Giornalisti. La Li Vigni si interroga sul “potere di fare” della donna ovvero sulla capacità femminile di essere rappresentate in tutte le istituzioni e di esserne al centro delle decisioni. Lo stile di gestione e la capacità di una leadership della donna è differente tanto che incrementerà sicuramente l’efficacia delle attività nelle quali saranno coinvolte, specie in presenza dell’altro genere. Le carenze dell’uno saranno compensate dal comportamento dell’altro. Per raggiungere lo scopo di una collaborazione attiva e soddisfacente volta allo sviluppo e alla crescita è necessaria la volontà congiunta di entrambe le parti, il tutto a beneficio di una società migliore perché più equa. L’autrice parla di svolta esistente che deve essere rinvigorita continuamente da nuovo fuoco. La società equa può essere realizzata con alcune condizioni: fondamentale comprendere la necessità dell’altro sesso, inoltre il genere femminile non deve rilassarsi, deve desiderare uno sviluppo determinato da un reale confronto. Alla tavola rotonda interverranno oltre all’autrice: l’avv.to David Bacecci; l’avv.to Eliana Lelli; l’avv.to Patrizia Gentili; il dottor Francesco Menditto; l’avv.to Francesca Coluzzi; l’avv.to Irma Conti oltre alla dottoressa Cristina Siciliano presidente Armando Curcio Editori. Cristina Siciliano a capo della Armando Curcio Editore dal 2019 ha potenziato, in soli due anni, la produttività in un ambito editoriale. L’Istituto Armando Curcio, infatti, offre corsi di Alta Formazione ed Executive Master nei campi dell’editoria, del giornalismo, della comunicazione, delle lingue e del marketing, vantando inoltre il Corso di studi Triennale in Editoria e marketing, grazie alla SSML Armando Curcio, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai sensi del D.D. n. 1934 del 1° agosto 2017. Tornando al libro e alla tavola rotonda possiamo solo aggiungere ciò che viene riportato in rete come presentazione: “In Italia si sta lentamente definendo, in questi ultimi anni, la mappa di un nuovo potere femminile. La sta disegnando la presenza di deputate e senatrici in Parlamento, di ministre, di manager nominate ai vertici delle società quotate in Borsa, di alte funzionarie di alcune aziende pubbliche strategiche. La svolta, pur lenta, è in corso: le donne ai posti di comando danno forza a una classe dirigente più moderna, libera da vecchi schemi e gruppi ristretti di potere. Ma quanto sarà duratura questa svolta? Sarà davvero portatrice di uno sviluppo sociale più equo e moderno già presente in alcune nazioni europee? La realtà è che, ancora, non ci sono le condizioni per una società equa con opportunità e responsabilità equilibrate tra donne e uomini in tutti i campi, pubblici e privati. Resta molto da fare e sarà fondamentale, in questa fase critica, il ruolo delle donne che sono riuscite a incrinare il “soffitto di cristallo”. La posizione al vertice di alcune di loro sarà una determinante leva sociale solo se aprirà a scelte libere e se saprà accelerare mutamenti significativi per tutte in mondi anche distanti: l’innovazione dell’organizzazione del lavoro con orari flessibili, possibilità di lavoro da casa, la creazione delle condizioni per un guadagno equo e il superamento, in tema di educazione, di modelli culturali ancorati a stereotipi di genere. Solo con questi radicali mutamenti sociali potremo assistere a un equilibrio di genere moderno, concreto e davvero compiuto (fonte web)”.
Paesi miei: i luoghi del mio cuore
Non è semplice raccontare di Beppe Convertini. Non è facile cogliere l’essenza di quest’uomo che ci racconta di luoghi, culture, storie, tradizioni che appartengono alla nostra terra, al nostro essere italiani. Con la sua capacità di cogliere l’essenza e l’anima dei luoghi ci ha portato per mano a incontrare persone, atmosfere, spazi, orizzonti che, a volte, non riusciamo a scorgere perché troppo presi dall’andare frenetico della vita. La sua è una carriera intensa e densa di esperienze. Attore, conduttore e presentatore, adesso scrittore. Infatti, è uscito per RaiLibri: “Paesi miei”, il diario di bordo di uno splendido viaggio all’interno dell’Italia. “Scrive spesso Beppe Convertini nel suo diario di viaggio che “grazie a Linea Verde” ha potuto visitare questo o quel luogo, paesi campagne vigne cocuzzoli monasteri, del nostro strepitoso Paese giustamente definito il più bello del mondo” dalla Prefazione di Marco Frittella. Beppe Convertini ci ha insegnato in questi anni che la vita, la nostra vita, è tramata e cucita nella radicalità ai nostri luoghi di appartenenza. In ogni più piccolo anfratto del nostro territorio non solo scopriamo conoscenze ma entriamo in contatto con ciò che ci appartiene, con l’anima dei luoghi e delle nostre tradizioni. Ciò che siamo adesso lo dobbiamo a ciò che siamo stati. Il là e allora ci permette di essere qui ora e gustarci l’eredità dei nostri antenati. Convertini è un uomo dalle mille risorse dove grazia e mistero si fondono e coniugano in una melodia armonica dove il tutto si declina con l’assoluto del suo essere persona. Caro Beppe che dire se non grazie per questa intervista. Io che sono entrata nel tuo pomeriggio, casomai avevi voglia e bisogno di un po’ di relax? Sono stato tutta la mattina impegnato a presentare la nuova campagna di promozione dell’Italia nel mondo “Italia: open to meraviglia”, realizzata da Ministero del Turismo ed Enit con il contributo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio. Infatti, proprio di questo volevo chiederti! La Venere del Botticelli ambasciatrice d’Italia nel mondo: una protagonista assoluta. Come dire una “Venere” influencer? La campagna ha come testimonial la Venere di Sandro Botticelli: riconoscibile da tutti attraverso lo sguardo e il segno inconfondibile dei suoi capelli. Possiamo definirla una “virtual influencer”, infatti, sarà lei a viaggiare lungo tutta la nostra meravigliosa Italia raccontandone i paesaggi, le mete iconiche delle città d’arte così come i piccoli borghi, le tipicità enogastronomiche e le tante declinazioni dell’offerta turistica che rendono così unico il patrimonio dell’Italia. L’Italia non solo è ricca di storia, di paesaggi meravigliosi, di arte che il mondo intero ci invidia, è un territorio incantato e incantevole. La Venere del Botticelli è un’opera del Rinascimento che racchiude messaggi infiniti, rappresenta appunto la rinascita da un periodo di oscurantismo, credo sia perfetta come “testimonial” e “influencer” di tutto il nostro infinito patrimonio, soprattutto in questa nostra epoca post pandemica. È la rinascita dell’Italia nel mondo, attraverso lei – la Venere – passa la promozione di questo nostro straordinario paese. L’Italia è un insieme infinito di arte, cultura, tradizioni e molto altro ancora? L’Italia con le sue eccellenze enogastronomiche, con la sua cultura, la sua arte, il suo territorio, i suoi odori, sapori e colori è un paese amato in tutto il mondo. Come il tuo libro: Paesi miei? “Paesi miei” è un diario di bordo dove trovano spazio i miei appunti quotidiani di viaggio nel territorio italiano dove emozioni, pensieri e sensazioni si sono unite e amalgamate con la ricchezza dei luoghi che ho percorso e ammirato con Linea Verde; con l’infinità enogastronomica che propone ogni luogo. Ogni regione racconta tradizione e storia, gusto e cultura, arte e sapere. Ci sono i tanti cibi che ho assaggiato nei miei viaggi per l’Italia, ciascuno nasce dalla tradizione e dal cuore, racconta emozioni che si perdono nel tempo rispettando la ricchezza della terra. In questo libro narro di uomini e donne, di emozioni che ho vissuto intervistandoli, assaggiando le specialità, le eccellenze enogastronomiche e soprattutto ammirando le bellezze artistiche, storiche, culturali e paesaggistiche del nostro Paese. Oggi, nel XXI secolo, dove parliamo di Boomer, Millennials, GenZ, il nostro mondo relazionale-sociale viaggia quasi esclusivamente sulla rete e sui social, quanto è importante riscoprire la radicalità dei luoghi? È fondamentale! Il mio viaggio – nel libro – attraversa tutte le regioni d’Italia, coglie le sfumature degli abitanti dei luoghi, narra le tradizioni, racchiude l’essenza. La lettura cartacea di un libro dove il racconto ti conduce a fare un viaggio con l’immaginazione aprendoti a spazi e luoghi nuovi è ancora importante. Sono nato in un’epoca dove ancora non c’era internet né tanto meno i cellulari; c’erano il telefono in casa e le cabine telefoniche a gettoni. I miei viaggi, da bambino, erano accompagnati dal mio atlante geografico, la lettura si declinava con i luoghi che di volta in volta sceglievo, chiudevo gli occhi e mi tuffavo nel mio immaginario cercando di creare nella mia mente i luoghi, le opere, l’arte, i sapori che coglievo dalla lettura. Ricordo che ogni volta come se avessi davanti un mappamondo puntavo il dito e leggevo di una città diversa, di una regione differente cercando di immergermi nella narrazione. Questi luoghi che da bambino e adolescente sognavo di visitare poi, nella mia vita lavorativa, ho avuto la fortuna di visitarli cogliendone l’essenza assoluta. Quanto è importante la narrazione? Moltissimo. Vengo da una terra dove il racconto è sempre stato significativo. Abbiamo l’abitudine di sederci tutti a tavola, sia a pranzo sia a cena, e raccontarci la nostra giornata, cosa abbiamo fatto, cosa dovremmo fare. Condividiamo pensieri, sensazioni, esprimiamo il nostro punto di vista, questo lo facciamo ancora oggi, ed è fondamentale. Il racconto personale e non virtuale credo sia alla base di ogni vita, è essenziale. Il mondo della tecnologia, i social stessi sono importanti per conoscere e conoscersi, per metterci in contatto con persone distanti o che non vedevamo da tanto tempo, la rete ci ha collegato e ci collega con ogni angolo della terra – questo è importantissimo –
Canonico: presentata la seconda stagione al nuovo cinema Aquila di Roma
Il 19 aprile a Roma, il cast di Canonico, il regista e la rete Tv2000 hanno brindato al lancio della seconda stagione della serie con una proiezione in anteprima al Nuovo Cinema Aquila. Il regista, ideatore e produttore Peppe Toia ha accolto l’amministratore delegato di Tv2000 Massimo Porfiri in rappresentanza della rete. Il cast al completo si è alternato al photocall. Tra i primi ad arrivare Elisabetta Mandalari, Eugenia Berdanzellu, Federico Lima Roque, Alessandro La Ginestra, Federico Perrotta, Maria Teresa Pascale, Andrea D’Andreagiovanni, Federico Perotta. Tra selfie e flash dei fotografi sono giunti il protagonista Michele La Ginestra e le new entry della seconda stagione di Canonico Lucianna De Falco e Lorenzo Balducci. Dopo la proiezione in anteprima del primo episodio della seconda stagione si è brindato con i vini della Cantina di Venosa. Dopo il successo della prima stagione, su Tv2000 dal 3 maggio in prima serata, torna “Canonico”, la serie tv ambientata in una parrocchia. Protagonista come sempre Michele La Ginestra, nei panni di un sacerdote attorno al quale si raccoglie una comunità. Nella seconda stagione cambiano i luoghi perché il parroco don Michele è stato trasferito in un’altra chiesa, e si aggiungono nuovi personaggi, tra cui il sindaco del paese che è una donna. Insieme a La Ginestra, confermato il cast originario che comprendeva Fabio Ferrari (il vescovo), Federico Perrotta (tuttofare), Mariateresa Pascale (perpetua), Andrea D’Andreagiovanni (tuttofare, ha la sindrome di asperger), Federico Lima Roque (viceparroco), Elisabetta Mandalari (psicologa del paese, amica di don Michele), Eugenia Bardanzellu (nipote di don Michele) e Alessandro La Ginestra (giovane della parrocchia). Nella seconda serie Lucianna De Falco è Erica la sindaca; Lorenzo Balducci è l’ex militare Armando tornato dall’Afghanistan; Leonardo Pistella è Nicola, figlio della perpetua Angela; Pietro De Silva è il barbiere Fulvio; Morgana Giovannetti è la barista Gloria; Ettore Nigro è Vittorio, il padre di Nicola; Mario Barletta è Pasquale, il tuttofare del Comune. Le riprese sono state effettuate a Genzano (Roma) e tra Pietra Ligure, Giustenice e Borgio Verezzi (Liguria). La serie è prodotta da MapToTheStars per Tv2000.
Bastardi senza Oscar
“Bastardi senza Oscar” in scena al Teatro Roma dal 27 aprile. Lo spettacolo teatrale dal titolo “Bastardi Senza Oscar” per la regia di Simone Gallo, porta in scena un brillante spettacolo con un mix esplosivo di citazioni a serie tv, film e testi di teatro rivisitati in chiave esilarante, dal gruppo “Cattivi Amici”. Il cast composto da Simone Gallo, Gianmarco Crò, Federico Nelli e Alessandro Nistri si distingue per il suo stile fresco ed originale che rende i performer tra i più interessanti del panorama comico moderno. Il pubblico sarà catapultato in un universo fatto di comicità, sorprese e risate a non finire, il tutto accompagnato dalla band romana MilleNote. “Bastardi Senza Oscar” è un omaggio al mondo del cinema, della televisione e del teatro, con rivisitazioni di testi celebri che sono stati fonte di ispirazione per noi artisti” Una messa in scena impeccabile ed unica nel suo genere, fatta di sketch comici, musica, parodie ed improvvisazioni che hanno già fatto impazzire numerosi teatri in giro per l’Italia. Lo spettacolo prodotto da Millenari vedrà la presenza già annunciata in platea degli influencer di Stardust Lab. Per maggiori informazioni e per acquistare i biglietti, vi invitiamo a visitare il sito web www.cattiviamici.com o a contattare direttamente il Teatro Roma.
Si stava peggio quando si stava meglio
Il 20 aprile al Teatro Cometa Off debutta “Si stava peggio quando si stava meglio” di Marco Giannini e Marco Vincis, con Andrea D’Andreagiovanni, Marco Giannini, Simone Gallo e Marco Vincis. La regia è affidata a Daniele Coscarella. La trama si snoda attraverso il racconto di quattro personaggi: Ranieri, Karlo, Galeazzo e Otello. Sono quattro attori che hanno l’occasione per andare in scena con lo spettacolo della vita, ma è il 1943 e l’Europa brucia nel fuoco della Seconda guerra mondiale. Incoraggiati dal loro impresario i quattro decidono comunque di partire per una breve tournée per presentare lo spettacolo. Tra mille peripezie e date annullate, finalmente rientrati a Roma troveranno il modo di andare in scena con la loro pièce. “La commedia è un’autentica dichiarazione d’amore al teatro, i quattro personaggi che decidono comunque di portare avanti il loro sogno di andare in scena con uno spettacolo, nel momento più basso della storia del secolo scorso, la Seconda guerra mondiale, supereranno le difficoltà dovute alle loro diverse convinzioni politiche e sociali, con l’unico obiettivo di andare in scena. In guerra non esistono carnefici, ma alla fine solo vittime. Lo spettacolo nella sua forma leggera vuole comunque portare il pensiero dello spettatore a tutti gli artisti che loro malgrado sono stati vittime di guerre e persecuzioni” racconta Marco Vincis. Marco Vincis, ex allenatore di cavalli da corsa, ex speaker radiofonico, ex giovane, ex bello attualmente attore e sceneggiatore classe 1968. Da sempre appassionato di teatro e recitazione inizia la sua formazione artistica professionale presso il laboratorio di scrittura comica del Makkekomiko di Alessandro Mancini nel 2014, dove dall’anno seguente entra nel cast fisso del martedì sera. Nel 2018 comincia un percorso di formazione presso il Laboratorio Di Arti Sceniche di Massimiliano Bruno dove affina la tecnica attoriale ed inizia il corso di sceneggiatura. La sua prima opera scritta a quattro mani insieme a Filippo Macchiusi vince il premio come miglior sceneggiatura alla prima edizione dello Short Lab Movie. Come attore ha al suo attivo diverse commedie teatrali di cui l’ultimo lavoro è Christianity Srl scritto insieme a Marco Giannini sold out in tutte le repliche romane della scorsa stagione al teatro Cometa Off. Ha partecipato a diverse fiction TV e film cinematografici in piccoli ruoli. Inoltre, Marco Vincis, l’autore e attore di questo lavoro teatrale con una poderosa carriera alle spalle, ci conduce all’interno di questa commedia portandoci per mano in un itinerario denso della sua cifra significante. Perché: “Si stava peggio quando si stava meglio”? Il periodo storico attuale rimanda al vissuto dei nostri nonni. Prima delle guerre mondiali le cose sembravano stessero andando meglio e siamo invece caduti nel punto più basso della storia dell’umanità che è la Seconda Guerra Mondiale che è sicuramente il conflitto più atroce della storia. Quindi è meglio dire che quando pensavamo di stare meglio forse stavamo peggio. E allora ci siamo divertiti con Marco Giannini, l’altro autore del testo, ad invertire questo detto che tanto va di moda ora. Come si fa a stare meglio senza pensare al peggio? Quando noi stiamo meglio non ci rendiamo conto che andiamo incontro al peggio. Proprio stamattina, parlando con mio padre, lui ricordava con nostalgia quando alla fine degli anni ‘50, appena quindicenni, con il fratello, arrivati dalla Sardegna senza un centesimo si trovarono a lavorare a Milano, e avevano 100 lire in due per mangiare. Solo ora si rende conto che quel pezzo di pizza diviso in due era in quel momento la felicità. Forse stavamo meglio prima? Non ci si rende conto quando stiamo meglio e quindi non pensiamo al peggio. Chi sono Ranieri, Karlo, Galeazzo e Otello? Sono quattro attori, o pensano di esserlo. Otello è un attore vero, Ranieri è il figlio artistoide di una ricca famiglia romana che crede di essere un grande attore ma in realtà non lo è. Karlo crede di essere un grande artista perché è un socialista e quindi per puro spirito sovversivo. Galeazzo crede nel fascismo, lavora all’EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) e adora Mussolini perché ha bisogno di una figura forte in cui identificarsi. Perché l’ambientazione è nel 1943 in piena guerra mondiale? Questa è una dichiarazione d’amore per l’arte in generale: in quel periodo molti attori come Osvaldo Valenti vennero obbligati a prendere parte a delle rappresentazioni di propaganda fascista, il regista Camerini venne obbligato a girare un film di propaganda fascista che poi negli anni a venire ha disconosciuto; quindi, è un modo per ridare loro una dignità artistica. Ci divertiva raccontare la storia di questi 4 amici un po’ cialtroni che, pur di diventare attori, accettano questa tournée in piena guerra. Che cosa ha insegnato il secondo conflitto bellico? Niente direi. Si sono susseguite molte guerre nella storia post Seconda Guerra Mondiale. È colpa nostra, siamo portati a dimenticare facilmente le cose, non abbiamo memoria storica…se invece lo avremo commetteremo meno errori. Come è possibile fare una tournée in pieno conflitto bellico? C’erano molte compagnie che dal 1940 al 1944 andavano in scena in Italia proprio con lo scopo di divertire e distrarre la popolazione, spesso anche negli ospedali da campo. Cosa mettono in scena? Mettono in scena uno spettacolo scritto da Galeazzo, molto bello, che potrebbe cambiare il loro destino di attori, a cui danno un titolo più che simbolico: Vivere. Che tipo di pubblico avranno? Per scoprirlo dovete necessariamente venire a Teatro. E le bombe come faranno a schivarle? Parafrasando un bravissimo amico attore e regista Massimiliano Bruno: “con tanto bucio di culo”! Qual è il significato di questa commedia? Che la guerra genera solo vittime, anche tra i carnefici, questo è il filo conduttore di tutto lo spettacolo. Che cosa si aspetta dal pubblico? Empatia per questi quattro personaggi. Mi aspetto le risate: sembra uno spettacolo drammatico ma in realtà è uno spettacolo dove si ride molto. E poi mi aspetto possa piacere, esattamente come è successo per lo spettacolo che abbiamo messo in scena l’anno scorso sempre al Cometa Off. La guerra, nonostante tutto, permette la vita? Assolutamente sì.
Ismael
Il 26 aprile 2023 debutta al Teatro Trastevere lo spettacolo “Ismael” scritto e interpretato da Massimiliano Frateschi. La regia è affidata a Graziano Piazza, aiuto regista: Aleksandros Memetaj, assistente di regia: Beatrice Picariello. Lo spettacolo è prodotto da: La Gabbia Teatro con le musiche originali dal vivo di Mubin Dunen. Un lavoro che si preannuncia denso della sua cifra significativa. La trama si snoda sulla vita di un giovane: Ismael. È un ragazzo di 30 anni scappato dalla Siria. Dopo essere stato perseguito politicamente senza ragione, cacciato dalla sua città natale, rinchiuso in un carcere, dopo aver attraversato due continenti da nomade e perso le tracce della sua famiglia e del fratello Adnan, con cui ha condiviso la reclusione, Ismael si trova all’ufficio per gli immigrati a Roma. Ismael è un ragazzo iperattivo, molto magro e sorridente nonostante il suo bagaglio emotivo. Ha imparato a parlare italiano da bambino, romano per la precisione (chiaramente sempre mantenendo un forte accento arabo) perché la madre, probabilmente morta mentre Ismael era in viaggio verso la terra promessa, cercava di lasciare ai suoi figli un’ancora di salvezza verso un mondo non troppo lontano e forse più accogliente. Quando Ismael arriva a Roma, di fronte alle due o tre persone del comitato di accoglienza dell’ufficio immigrazioni, risponde alle domande e si lascia scivolare nei ricordi raccontando tutta la sua storia. Una commedia che senza dubbio richiama aspetti significativi anche della nostra epoca ponendoci di fronte a domande che spesso non trovano risposte soddisfacenti e nutritive. L’intervista fatta a Massimiliano Frateschi ci permette di accedere all’interno del suo lavoro cogliendone la grazia e il mistero che la sua opera racchiude. Debutterà con “Ismael” ci racconta qualcosa di questo lavoro teatrale? È un testo di teatro contemporaneo scritto di getto in una notte e poi lavorato nei mesi, insieme ai due registi. Il lavoro è stato incredibilmente emozionate e duro perché si attraversano temi delicati anche se con ironia e soprattutto perché sono da solo in scena, seduto su una sedia con il pubblico e la mia immaginazione a farmi da spalle. Il mondo che si è creato però, attraversando questo viaggio dentro e intorno ai racconti del ragazzo che poi ha ispirato questa storia, il mio amico Adnan, è un viaggio intenso e profondo, ma soprattutto sincero. Ismael chi è e che cosa rappresenta? Ismael è un ragazzo di 30 anni scappato da una guerra, è i racconti di tutti i rifugiati di tutte le guerre del mondo e di tutti quelli che ci hanno provato, ed è una metafora di Gesù, uomo realmente esistito e che ha affrontato lo stesso viaggio, probabilmente nella stessa terra, diventando una delle figure più importanti dell’intera storia dell’umanità, ma che infondo era anche lui un clandestino in fuga da un altra terra. Dalla Siria verso dove? Verso la pace, ovunque essa sia, attraverso 2 deserti, 2 oceani e diverse avventure. Cosa rappresenta per Ismael la Siria oltre ad essere la sua patria? La radice di sé stesso, inteso come uomo. È la ragione del suo tormento ma anche della sua gioia più grande alcuni dei suoi ricordi più belli. Il suo carattere è forgiato dalla terra dove è nato, come il sole forte per un cactus. Non è una casa la Siria per lui e non è solo un posto, è un giorno lontano nel passato che brucia nel presente. Che cosa rappresenta il viaggio per alcune persone che scappano dalla loro terra? Non lo so, io sono andato via dalla Puglia per venire a Roma e quindi è molto diverso per me, ma all’epoca lo consideravo uno scappare da qualcosa che mi stava uccidendo anche senza le bombe. Il punto credo che sia l’arrivo non la partenza. A volte se ti sparano addosso resti inerme altre volte eviti il colpo, fisico e morale e scappi via. Il viaggio credo rappresenti la liberazione del cappotto bagnato che c’è stato messo addosso dal destino il giorno della nostra nascita che molliamo verso la ricerca di un vestito migliore e che ci calzi di più, o che in alcuni casi ci salvi la vita. Quanto la guerra de Golfo cambia le coordinate della vita di alcuni popoli? La guerra del golfo ha rappresentato un punto di svolta, purtroppo negativo, nella dinamica delle intersezioni religiose di quelle terre. E questo Ismael lo spiega in una frase che vorrei riportare per come è scritto nel testo e per come il pubblico la ascolta: “Prima della guerra del Golfo all’epoca del mio papà tutte queste differenze socialitarie o religiose non esistevano. O meglio esistevano ma non erano un pretesto di guerra e la gente non le conosceva le differenze; quindi, non c’era guerra o come se dice, disprezzo, non c’era odio e non c’era razzismo, c’era solo un connotato. Ho imparato questa parola bellissima. Ecco la tua religione era solo un connotato, un colore, come quello dei capelli. Tu hai i capelli chiari io ho i capelli scuri, e fine. Prima era così. Capito zii?”. In Siria la vita spesso non è semplice, Ismael ne è l’esempio? No Ismael è l’esempio che nel mondo le guerre sono un delirio e una macchia della società. Ismael è l’esempio del sorriso che va mantenuto anche mentre il mondo crolla, se proprio lo dovessi “esemplificare”. L’ufficio per gli immigrati luogo di approdo o smarrimento? Entrambi, perché dipende da quanto è intelligente chi trovi davanti in quell’ufficio e in quel momento, a quali legge risponde il paese in cui ti trovi. Questo spettacolo vuole parlare soprattutto e queste persone qui, cercando di sensibilizzarle. Perché L’Italia è la terra promessa? Perché non crollano le bombe tutti i giorni, perché si vive bene rispetto alla Siria e perché una parte della nostra politica per fortuna prevede un’integrazione. Quando ci sono persone giuste ad interpretarla. Esiste davvero una terra promessa? Si, dentro di te, quando riesci a sorridere e a trovare un motivo per essere felice anche nel disastro Quali ricordi Ismael porta con sé? Il mare, un carcere, dei
Starlight e Mariangela De Biase premiati in Campidoglio
Cinema e Turismo tra le categorie eccellenti premiate a Roma Venerdì 14 aprile si è svolto il Premio Eccellenze Art D’Or intitolata: “Dalla Storia al Contemporaneo, tra Miti e Progettualità per l’Internazionalizzazione del Made in Italy”, nella prestigiosa Sala della Protomoteca, in Campidoglio. Tanti i premiati illustri che si sono alternati nelle varie categorie del premio organizzato da Marina Corazzari. Nella categoria turismo Mariangela De Biase Imprenditrice di successo internazionale che ha dichiarato: “Ricevere questo riconoscimento in occasione del mio trentennale di lavoro da un parterre fortemente composto da presenze femminile mi inorgoglisce. La mia mission per il turismo, la sostenibilità e l’imprenditoria hanno radici ben radicate in me e alla mia terra, la Basilicata e Maratea che invito tutti a visitare per la bellezza di luoghi inesplorati e ancora poco conosciuti, ma vi assicuro bellissimi”. Tra le altre categorie prestigiose è stato conferito il premio al cinema a Starlight International cinema Award consegnato da Ottavia Fusco Squitieri e ritirato dai fondatori Francesca Rettondini e Giuseppe Zaccaria che hanno dichiarato: “Questo riconoscimento che arriva nel decennale dello Starlight ci rende felici perché il frutto di tanto lavoro meticoloso, e non vi nascondiamo faticoso, portato avanti negli anni da un team al nostro fianco di eccellenze che hanno fatto sì che i premiati fossero nomi internazionali e grandi attori del cinema italiano. Il ringraziamento doveroso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e al suo direttore Alberto Barbera da sempre vicino al premio e un ulteriore ringraziamento alla nostra conduttrice della cerimonia degli Awards Anna Pettinelli. L’appuntamento per la 10ª edizione e a settembre all’interno della Mostra del cinema di Venezia”.
Resisti, Mattè!
“Resisti, Mattè!” debutterà il 21 aprile al Teatro Trastevere in Roma. La regia e la drammaturgia è affidata ad Alice Bellantoni. Nel cast troviamo: Violetta Rogai (Gaspare), Sofia Boriosi (Angela), Manuel Matteucci (Matteo), Mila Damato (Margherita). Le musiche sono canzoni originali di Gabriella Ferri. Cover di Giulia Piergentili La trama si snoda a Roma nel 1943. In una San Lorenzo bombardata e stremata dall’occupazione tedesca, Margherita figlia degli antifascisti Gaspare e Angela, scalpita per poter scendere in strada a combattere al fianco di Matteo, suo fratello maggiore. È giovane, irrequieta, nata e cresciuta sotto le dittature, ma la forza dei suoi ideali sembra alimentata da un fuoco impossibile da reprimere. Al di là della paura, del buonsenso, della storia, lei combatte e resiste, sostenendo sulle sue gracili spalle di ragazza, tutto il peso e la coscienza della resistenza partigiana. La regia di questo spettacolo è stata pensata sul principio del “teatro povero”, per creare un impianto scenico dinamico e trasformabile in funzione della partitura gestuale degli attori. In scena solo quattro sedie che si trasformano sotto le mani dei personaggi in differenti scenari. Lo spazio scenico e la narrazione si delineano quindi, unicamente attraverso i movimenti attoriali. Abbiamo intervistato la regista Alice Bellantoni. Chi è Matte’? Matteo è un normale ragazzo romano di ventitré anni che ha la sfortuna di nascere e crescere nel pieno della dittatura fascista. La sua benedizione è quella di avere alle spalle il sostegno di due genitori che, soprattutto in quel particolare periodo storico, si impegnano ad educarlo al pensiero critico, a ragionare con la sua testa, trasmettendogli l’ideale di libertà e il senso di giustizia che, allo scoccare dell’8 settembre, lo portano senza esitare ad unirsi ai Gruppi di Azione Patriottica che contenderanno Roma ai carri armati nazisti e alle squadracce fasciste, nell’ultimo e più sanguinoso periodo del secondo conflitto mondiale. Perché deve resistere? Deve resistere perché la dolce tentazione di lasciarsi andare quando ci si sente stremati è pericolosamente invitante. Voler mollare tutto e arrendersi quando in ballo, oltre alla tua vita e quella di chi ami, c’è il tuo quartiere, la città in cui sei cresciuto, il mondo intero per come lo hai conosciuto, è un sentimento così comprensibile, soprattutto per un ragazzo troppo giovane per il compito che sente di dover portare avanti. Ma se si ascolta questa sirena, se la si lascia parlare alla nostra stanchezza, che cosa resta di quello in cui crediamo e per il quale abbiamo scelto di lottare? Perché scegliere una Roma bombardata? Perché se il sabato sera, a Roma, si va a bere nel quartiere di San Lorenzo, è bene avere in sovrimpressione, davanti agli occhi, lo sventramento e macerie dalle quali il quartiere (sineddoche per Roma) ha mostrato i denti e si è difeso. Perché fa bene ricordare che le bombe e le brutalità che la città ha vissuto non sono state solo quelle naziste. Perché è storia troppo recente per lasciarla raccontare solo ai film neorealisti. Quale il messaggio di questa drammaturgia in un tempo che ancora si hanno guerre importanti? Al di là della scelta politica e morale dell’antifascismo, la drammaturgia mostra le dinamiche di una famiglia estremamente sana e funzionale inserita suo malgrado nel brutale contesto di una guerra civile, come è in effetti stata la guerra che i partigiani italiani hanno vissuto dopo l’invasione, soprattutto nelle città. Il fulcro di tutta la storia non è altro che un momento ben specifico di ogni famiglia: quello in cui i figli diventano grandi e prendono in mano la loro vita, affermandosi come individui capaci di operare scelte consapevoli. Farli arrivare preparati e sicuri a questo grande momento è il compito più nobile di un genitore. Un’identità salda e forte è il dono più grande che un figlio possa ricevere. Chi è Margherita? Margherita è la piccola di casa. Ha appena vent’anni ed è nel pieno delle sue forze vitali. Per questo è molto difficile tenerla a bada (come ogni ventenne che si rispetti). L’unico problema, anche qui, è il contesto storico estremo in cui le è capitato di avere vent’anni. E il bias cognitivo che porta anche il più emancipato degli individui a dire ad una femmina, ad una piccola: “Non puoi. È troppo per te!”. Per fortuna, come ho detto sopra, il suo nucleo familiare è composto da gente in gamba. Quanto gli ideali dei giovani in tempo di guerra hanno forgiato il futuro del nostro paese? Senza dubbio hanno permesso al paese di fondarsi su una costituzione di stampo antifascista. Fin lì tutto bene. Poi qualcosa è andato storto, ma QUEI giovani ormai sono quasi tutti morti. Non mi sembra giusto dare a loro la responsabilità della situazione attuale. Per citare Lisbeth Salander dalla penna di Larsson: “l’Armageddon c’è stato ieri. Oggi abbiamo un serio problema”. Resistere, combattere, non arrendersi è ancora di grande insegnamento? Non credo ci sia mai stato un momento in cui non lo sia stato. È importante che venga trasmesso da chiunque abbia la possibilità di insegnare qualcosa. La GenZ sembra abbia smarrito questa capacità? Si dovrebbe chiedere direttamente a loro. Comunque, sicuramente un boomer può trovarsi a pensare che sia così senza considerare che per smarrire qualcosa, prima devi averla acquisita da qualcuno che te l’ha donata. Ma io sono una millennial: non potrò mai insegnare di ruolo. Confido che la GenZ riesca a cavarsela anche con i pessimi insegnanti che si è ritrovata. Il mondo della rete rende tutto più facile e raggiungibile, tuttavia, si vive lo smarrimento e la solitudine, perché si sono persi gli ideali di cui la drammaturgia parla? Pessima idea partire dal presupposto che questa drammaturgia sia per nostalgici. All’epoca che tipo di genitorialità cresceva i giovani? Fossi cresciuta all’epoca potrei rispondere. Ideali e regole giuste o sbagliate? Sacrosante entrambe solo se dettate da un sano pensiero critico. Da abbattere con forza se non. E attualmente dove siamo, dove stiamo andando? Mi sfugge la pluralità alla quale è rivolta la domanda. Nel dubbio la traslo al singolare:



