Viviana Bazzani: “Falcone ci insegnò a riconoscere il male anche nelle parole”

Ci sono vite che sembrano attraversare più esistenze insieme. Quella di Viviana Bazzani è una di queste. Donna di spettacolo, volto televisivo, poliziotta, servitrice dello Stato, testimone diretta degli anni più drammatici della lotta alla mafia e, soprattutto, donna che ha trasformato il dolore e le ferite personali in impegno civile.

La sua recente dichiarazione social dedicata al giudice Giovanni Falcone non è soltanto un ricordo privato. È una testimonianza viva, potente, quasi un’eredità morale affidata alle nuove generazioni. Parole che arrivano da chi Falcone lo ha guardato negli occhi, lo ha protetto, lo ha accompagnato fino all’ultima partenza verso Palermo, poco prima della strage di Capaci.

“Lo vidi partire con l’aereo direzione Palermo”, racconta Viviana Bazzani. “E di lui ho un bellissimo ricordo. Ci insegnò ad osservare con gli occhi e ad ascoltare attentamente le parole, anche quelle più sibilline e pericolose”.

Un insegnamento che oggi, a distanza di oltre trent’anni, assume un valore quasi profetico.

Viviana, cosa rappresenta oggi per lei quel ricordo di Falcone?

“Rappresenta tutto. Rappresenta la dignità dello Stato. Io facevo parte della scorta romana da sei anni e ricordo perfettamente il suo modo di parlare, di osservare, di capire le persone. Falcone non era soltanto un magistrato straordinario: era un uomo capace di insegnare anche il silenzio, anche la prudenza. Ci spiegava che il male spesso non si manifesta apertamente, ma si nasconde nelle sfumature, nelle parole ambigue, nei messaggi lanciati sottovoce”.

Nel suo messaggio social lei parla di “frasi sibilline e pericolose” ascoltate durante i processi di mafia. Cosa intende?

“Intendo dire che Falcone ci aveva insegnato a cogliere i dettagli. Alcuni avvocati, alcuni soggetti vicini a certi ambienti, usavano parole apparentemente normali ma cariche di minaccia. Lui capiva immediatamente il peso di certe espressioni e ci trasmetteva questa capacità di osservazione. Era un uomo attentissimo ai comportamenti umani”.

Poi arriva una frase molto forte nel suo post: “Chi infanga le procure viene da una cultura fortemente mafiosa”, vuole spiegarci?

“Sì, e lo penso ancora oggi. Falcone ci insegnò che delegittimare continuamente chi combatte la criminalità significa indebolire lo Stato. La mafia non agisce soltanto con le armi. Agisce insinuando dubbi, screditando, creando sfiducia nelle istituzioni. È una lezione che io non ho mai dimenticato”.

La sua vita è stata un continuo intreccio tra forza e fragilità cucita in una tela di esperirne significative fino a giungere alla Polizia di Stato, una vita piena?

“Sono stata cinque anni in brefotrofio a Monza. Quando venni adottata non parlavo ancora. La mia famiglia mi ha insegnato la vita, l’amore, la comunicazione. Credo che tutto quello che ho fatto dopo nasca proprio da lì: dalla consapevolezza del dolore e dell’abbandono”.

Nel 1986 supera uno storico concorso: il primo della Polizia di Stato aperto alle donne, un bel traguardo?

“All’epoca non era semplice. Eravamo guardate con diffidenza. Ma io avevo una determinazione enorme. Venivo anche dal mondo dello spettacolo, dai concorsi di bellezza, dalle pubblicità televisive. Avevo fatto Miss Cinema Liguria, avevo lavorato in televisione. Ma sentivo che la mia strada fosse un’altra”.

E quella strada la porta prima sulle volanti, poi accanto a Giovanni Falcone?

“Sì. E quello è stato uno dei momenti più importanti della mia vita professionale. Servire lo Stato accanto a uomini che rischiavano ogni giorno la vita ti cambia profondamente”.

Dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio decide di trasformare il dolore in memoria attiva?

“Scrissi ‘Il nostro zoo senza la piovra’, dedicato ai caduti nella lotta alla mafia. E fondammo un comitato dedicato a Emanuela Loi. Sentivamo il dovere di raccontare ai giovani cosa fosse davvero successo in quegli anni”.

Lei ha lavorato anche nei settori più delicati: minori, violenza sulle donne, degrado familiare?

“Perché dietro ogni violenza c’è quasi sempre una sofferenza mai ascoltata. A Pescara mi occupai molto di bambini e donne vittime di abusi. Ero l’unica agente con il semplice grado di poliziotto indicata dal Ministero come responsabile dell’Ufficio Minori. Ne sono stata orgogliosa”.

Nel 1997 viene ferita durante un intervento.

“Sì, durante una rapina tra bande di extracomunitari. Ho perso quasi completamente l’uso dell’occhio sinistro. Ma sono rientrata in servizio comunque. Perché quella divisa per me non era un lavoro. Era una missione”.

Poi arriva la televisione, l’“Isola dei Famosi”, il ruolo di opinionista. Due mondi apparentemente lontani?

“In realtà no. Io sono sempre rimasta me stessa. Anche in televisione ho cercato di portare autenticità, esperienza, verità”.

Oggi, guardando il clima sociale attuale, cosa pensa direbbe Falcone?

“Direbbe di stare attenti. Di osservare. Di non fermarsi alla superficie. Falcone ci ha insegnato che il male non sempre urla. A volte parla sottovoce. E chi vuole davvero difendere la legalità deve imparare ad ascoltare”.

Nelle parole di Viviana Bazzani non c’è nostalgia celebrativa. C’è piuttosto la lucidità di chi ha attraversato anni durissimi e sa che la memoria non è un esercizio retorico, ma una responsabilità collettiva.

La sua testimonianza su Giovanni Falcone colpisce proprio per questo: non costruisce un mito distante, ma restituisce il volto umano di un magistrato che insegnava ai suoi uomini a leggere il linguaggio del potere, della paura e dell’omertà.

E forse il cuore della sua riflessione sta proprio lì: nella necessità, oggi più che mai, di imparare a riconoscere il male anche quando si presenta con parole educate, con attacchi insinuanti, con il lento veleno della delegittimazione.

Perché certe lezioni, quando arrivano da chi ha visto partire Falcone per l’ultima volta, non appartengono solo al passato. Appartengono al presente di tutti noi.

 

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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