Perché compro tutto per me e niente per gli altri

Esco di casa con la nobile intenzione di comprare i regali di Natale. Rientro con:

– un rossetto rosso

– due candele profumate

– una sciarpa che “non potevo lasciare lì, poverina”

– un panettone al pistacchio

– la consapevolezza che, ancora una volta, non ho comprato nulla per gli altri.

Perché succede?

Perché dicembre è il mese in cui i negozi sembrano fatti apposta per farmi credere di meritare un premio ogni dieci minuti. E io casco nella trappola come una principessa Disney nella foresta, solo che invece di trovare un principe, trovo uno sconto del 30%.

È psicologico, secondo Rachel.

È karmico, secondo Kate.

È consumismo, secondo Vivian.

È “shopping emotionally motivated”, secondo Gavin, che considera ogni scusa valida per acquistare qualcosa.

Io credo sia una forma di terapia.

Comprare per me è facile: so cosa mi piace, so cosa mi va, so perfettamente cosa NON mi farà tornare indietro la ricevuta.

Comprare per gli altri, invece, è una missione impossibile. Ogni anno mi trovo davanti all’eterno dilemma: cosa si regala a persone che hanno già tutto? O peggio: a persone che dicono “non voglio niente”, mentendo spudoratamente?

E così finisco per rimandare, rimandare, rimandare. Riempio borse di autorregali mentre la lista dei regali veri resta vuota come la casella “relazione sentimentale” sul mio profilo Facebook.

Ma stavolta ho deciso: domani uscirò e comprerò almeno un regalo per qualcun altro.

Lo giuro solennemente.

A meno che… non trovi una borsa blu in saldo. Allora niente. Si ricomincia.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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