In un tempo in cui il teatro indipendente continua a confrontarsi con la scarsità di spazi, risorse e occasioni concrete di crescita, progetti come “Germogli” assumono un valore che va oltre la semplice programmazione artistica. Diventano luoghi di possibilità, laboratori di visione, territori fertili dove le idee possono prendere forma senza la pressione immediata del risultato.
Nato sei anni fa all’interno del Teatro Trastevere, “Germogli” si propone come un progetto dedicato alle compagnie indipendenti, offrendo residenze creative, tempo di lavoro, confronto e strumenti utili per accompagnare gli artisti nel delicato passaggio dall’intuizione alla scena.
In questa intervista entriamo nel cuore del progetto: dalla scelta di valorizzare il processo creativo alla necessità di sostenere i giovani artisti non solo sul piano attoriale, ma anche su quello tecnico, produttivo e relazionale.

Cosa vi ha spinto, sei anni fa, a creare un progetto come “Germogli” dedicato alle compagnie indipendenti?
Ci ha spinto la volontà di essere un teatro aperto e disponibile per quel che possiamo, alla creatività teatrale che ha bisogno di tempo e spazio per uscire fuori.
In un momento storico in cui il teatro fatica spesso a trovare spazi e finanziamenti, quanto è importante offrire residenze creative gratuite agli artisti emergenti?
È importante certamente a livello pratico, ma ancor di più come un segnale di possibilità, di disponibilità, di supporto al nuovi progetti in fieri.
Avete parlato molto di “processo creativo” più che di spettacolo finito: perché avete scelto di valorizzare proprio il dietro le quinte della creazione artistica?
Perchè è da lì che nasce qualcosa di diverso e di livello qualitativo migliore. Quando i processi diventano sbrigativi e contratti, gli spettacoli che ne escono fuori sono spesso al di sotto delle loro potenzialità. Un lungo processo ci permette di curare i dettagli che fanno la differenza.
Quali caratteristiche cercate nei progetti che candidate a Germogli? Cosa può fare davvero la differenza nella selezione finale?
Cerchiamo dei progetti che possano avere un futuro, progetti che nasvmcano con una prospettiva. Cerchiamo inoltre compagnie che sappiano abitare i luoghi come il teatro sfruttandone tutte le potenzialità.
Quest’anno avete inserito anche workshop gratuiti su aspetti tecnici e produttivi del teatro indipendente: secondo te quali sono oggi le competenze che mancano maggiormente ai giovani artisti?
Guardando molti spettacoli di Teatro indipendente, spesso le mancanze, qualora ci fossero, non sono mai attoriali, ma piuttosto riferite a quelle famose competenze trasversali che servono in teatro. Spesso per mancanza di risorse e competenze si trascurano alcuni aspetti della messinscena che porterebbero il proprio spettacolo sicuramente ad un livello più alto.

Che rapporto vorreste costruire tra il Teatro Trastevere, gli artisti selezionati e il territorio di Trastevere attraverso questo progetto?
Come abbiamo sempre detto ci piacerebbe essere un valore aggiunto per questo rione. I modi e le maniere vanno studiati passo dopo passo, persona dopo persona.
“Germogli” racconta un’idea di teatro che non si limita a ospitare spettacoli, ma sceglie di accompagnare percorsi. Un teatro che apre le porte alla fragilità delle prime intuizioni, alla fatica della ricerca, al tempo necessario perché un progetto possa davvero maturare.
In un panorama culturale spesso segnato dall’urgenza, dalla precarietà e dalla mancanza di risorse, il Teatro Trastevere prova a costruire uno spazio di fiducia: per gli artisti, per le compagnie indipendenti e per il territorio che lo accoglie.
Perché ogni spettacolo, prima di arrivare davanti al pubblico, è stato un’idea fragile. Un seme. Un germoglio, appunto.










