Se c’è una cosa che a Pluckley prende sul serio, più ancora dei fantasmi e del meteo imprevedibile, è la fiera annuale della zucca. Un evento così sentito da sembrare una cerimonia sacra. Gli abitanti iniziano a parlarne mesi prima, come se si stesse preparando un’incoronazione reale o la reunion degli ABBA.
Io, da brava giornalista e zuccona onoraria, non posso esimermi dal raccontarvi questa gloriosa giornata, che ogni anno riesce a superare se stessa in termini di assurdità, imprevisti e risate trattenute male.
Tutto inizia con il “Grande Raduno delle Zuccone Giganti”. Uomini baffuti e signore in grembiule sfilano con esemplari vegetali che farebbero impallidire una ruota di carro. Ogni zucca ha un nome: “Gertrude”, “Zeffiro”, “Sir Pompone III”. L’orgoglio con cui vengono presentate sfiora l’idolatria. Una volta ho visto un contadino lucidare la sua zucca con uno straccio di seta, sussurrandole parole dolci. Non oso immaginare cosa direbbe alla moglie.
Poi c’è la sfilata dei costumi a tema ortaggio. Sì, amici miei: adulti consenzienti che si travestono da carote, rape e… zucche. Lo scorso anno Gavin si è presentato con un abito haute couture da zucca veneziana, con tanto di strascico arancione e cappello piumato. Un bambino lo ha scambiato per la mascotte ufficiale della fiera. Gavin, offesissimo, ha risposto: “Tesoro, io sono arte. Tu sei zucchero filato.”
Rachel, come ogni anno, gestisce lo stand delle marmellate e tenta invano di convincere tutti che quella alla zucca e rosmarino è “una delizia gourmet”. In realtà sa di cera da pavimenti, ma nessuno ha il coraggio di dirglielo in faccia. Io ho provato una volta. Mi ha guardato con tale delusione che ho comprato tre vasetti solo per farla contenta. Li uso ancora come fermaporta.
E vogliamo parlare del concorso “Miss Zucca”? Una competizione tra signore over 50 che sfilano con abiti autunnali, rispondono a domande tipo “Qual è il tuo tipo di compost preferito?” e cercano di mantenere la compostezza mentre il vento solleva le gonne e i giudici si distraggono con le frittelle alla cannella.
Naturalmente non può mancare l’episodio tragicomico della giornata. L’anno scorso, un’enorme zucca rotolante è sfuggita al controllo del proprietario e ha travolto il banchetto delle conserve. Rachel è stata salvata all’ultimo da un lancio acrobatico di Gavin, che ha gridato: “Proteggete la marmellata!”. Un eroe in paillettes.
Io, da parte mia, tento ogni anno di partecipare al laboratorio di intaglio creativo. Peccato che le mie zucche finiscano sempre per sembrare opere astratte di un artista ubriaco. Una volta la mia creazione è stata scambiata per una rappresentazione simbolica del declino dell’umanità. Era un gatto. Credo.
Eppure, in mezzo a tutto questo delirio rurale, c’è qualcosa di straordinariamente bello nella fiera della zucca. È uno di quei momenti in cui il villaggio si stringe, ride, si prende in giro e si abbraccia con le mani sporche di terra e l’anima leggera.
Perché sì, forse siamo tutti un po’ zucconi. Ma almeno siamo zucconi insieme.









