Dicembre, qui nel Kent, è un’esperienza mistica.

Fuori ci sono tre gradi e un vento capace di tagliare le certezze esistenziali. Dentro casa, invece, il riscaldamento funziona a tempo alternato, come gli uomini della mia vita.

Mi sono resa conto che il clima e la mia emotività hanno molto in comune: entrambi imprevedibili, entrambi inclini alla nebbia, entrambi capaci di congelare tutto senza preavviso.

È affascinante, in un certo senso. O terribilmente deprimente. Dipende dal tè della giornata.

Ieri, mentre camminavo verso il Daily Whisper, il mio cappotto combatteva contro il vento come un mantello di Superman tradito dal destino. Le luci natalizie tremolavano. Io pure.

E in quel momento ho sentito la realizzazione più ovvia del secolo:

il gelo emotivo non lo produce l’inverno, ma i messaggi lasciati su “visualizzato”.

Perché ammettiamolo: nessun fiocco di neve potrà mai competere con la gelata che ti prende allo stomaco quando controlli il telefono e scopri che LUI – quello che sembrava interessato – ha deciso di sparire giusto in tempo per le feste.

Che delicatezza.

Che spirito natalizio.

Vivian dice che dicembre è un mese di introspezione. Io credo che sia un mese di messaggi non ricambiati.

A fine giornata, mentre bevevo una cioccolata calda, ho capito una cosa:

Sono fatta per scaldarmi da sola.

In tutti i sensi.

E quando arriverà un uomo capace di non congelarsi davanti ai miei sentimenti, beh… allora potremmo persino affrontare insieme un inverno a Pluckley senza finire al pronto soccorso emotivo.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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