Le feste aziendali e il collega ubriaco

Le feste aziendali sono un terreno minato.

Soprattutto al Daily Whisper, dove i giornalisti fingono sobrietà fino al primo bicchiere di prosecco, poi la credibilità professionale va a farsi benedire.

Quest’anno il dress code era “elegante scintillante”.

Io sono arrivata “elegante ansiosa”.

Una variante perfettamente riconoscibile.

Dopo dieci minuti, il caporedattore parlava già con il pupazzo di neve scenografico, convinto fosse un nuovo stagista.

Dopo venti, la receptionist cantava Mariah Carey con la convinzione di poterla sostituire.

Dopo trenta, il collega che da mesi mi ignora ha deciso di dirmi:

«Sai che sei… simpatica

Risposta: «Grazie, sei ubriaco.»

Vivian sosteneva che fosse un segno del destino.

Gavin, più realistico: «Amore, è solo al terzo prosecco. Dopo il quarto dichiarerà amore anche alla macchina del caffè.»

Nel mezzo della confusione, io guardavo tutti e pensavo:

Che strano mondo il giornalismo.

Di giorno smontiamo politici e casi irrisolti.

Di notte lottiamo per sopravvivere ai tacchi e ai colleghi alticci.

Il momento migliore?

Quando il direttore ha fatto un discorso motivazionale e alla fine ha detto:

«Quest’anno puntiamo più in alto!»

Poi è inciampato nel filo delle luci.

Simbolo perfetto dell’anno editoriale.

Morale: le feste aziendali sono come i regali a sorpresa.

Sai che qualcosa andrà storto, ma speri comunque che finisca bene.

E tutto sommato, è andata bene anche stavolta.

O almeno… nessuno ha vomitato sulle decorazioni.

È già qualcosa.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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