Essere single a 56 anni è già di per sé un’esperienza interessante. Farlo in un villaggio infestato come Pluckley, dove il gossip viaggia più veloce della fibra ottica e il fantasma della contessa vaga ancora in cerca del suo ex, lo trasforma in un’avventura tra il paranormale e l’assurdo.

Non so se sia la nebbia o le interferenze spirituali, ma qui ogni appuntamento sembra uscito da un episodio di Ghost Hunters incontra Bridget Jones. La settimana scorsa ho accettato un invito da Roger, il nuovo arrivato in paese. Architetto in pensione, barba curata, amante della letteratura. Sulla carta, perfetto. Nella realtà? Parlava con il suo cactus da tavolo. Per tutto il tempo. A un certo punto mi ha detto: “Pippa, scusa se ti interrompo, ma Cedric – così si chiama la pianta – vuole dirti qualcosa”. Cedric. Il cactus. Giuro.
Poi c’è stato il mio breve flirt con Martin, il vedovo con la passione per i trenini elettrici. Non fraintendetemi: adoro gli hobby. Ma quando mi ha portato a casa sua per mostrarmi “il plastico più emozionante del Kent”, non pensavo che avrei passato due ore seduta su uno sgabello, mentre lui simulava il tragitto della Transiberiana con tanto di fischietto.
Essere single a Pluckley significa anche dover affrontare le incursioni amorose dell’intero villaggio. Rachel, la mia amica del pub, è diventata la mia agente matrimoniale non ufficiale. Ogni cliente maschio che entra, lei lo valuta con occhi da Cupido sovralimentato: “Pippa, quello al tavolo tre ha un lavoro stabile, un cane e due spalle niente male. Vuoi che ti faccia una presentazione formale o preferisci il metodo casuale con inciampo sul tappeto?”. Il metodo casuale ha già provocato tre cadute, due gin tonic rovesciati e un livido sul ginocchio destro.
E poi ci sono le app di dating. Oh, le app. Il regno dell’irreale. L’ultima volta che ho fatto swipe, ho trovato il mio ex marito. E il bello è che ha fatto swipe anche lui. Mi ha scritto: “Ehi, sei ancora carina come nel ’92!”. Ho risposto: “E tu hai ancora la stessa immaturità!”. Match terminato.
Ma la parte migliore del vivere qui da single sono le chiacchiere da supermercato. C’è sempre la signora Higgins, 83 anni e un fiuto per le notizie da rotocalco, che mi accoglie nel reparto ortofrutta con un sonoro: “Allora Pippa, ancora sola? Hai provato con l’idraulico? Dicono che ha delle mani calde!”. Io faccio finta di cercare banane biologiche, mentre il mio spirito interiore grida: “Aiuto!”.
Eppure, nonostante tutto, c’è qualcosa di meravigliosamente liberatorio nell’essere single qui. Nessuno ti giudica se ceni con la tua tisana e un documentario su come accarezzare i ricci. Nessuno ti impone di condividere il bagno. Puoi riempire il frigorifero solo con prosecco, cetrioli e yogurt greco, senza dover spiegare nulla a nessuno.
E quando arriva la sera, mentre fuori si sentono i rumori misteriosi del bosco e la contessa fantasma sbatte qualche porta per ricordarci la sua eterna insoddisfazione sentimentale, io mi infilo sotto la coperta, maschera detox in faccia, gin tonic alla mano, e penso: “Pippa, forse l’amore arriverà. Ma intanto, che bello essere single a Pluckley”.









