Ci sono storie che appartengono al passato ma che continuano a parlare al presente con una forza sorprendente. È il caso di Ignác Fülöp Semmelweis, il medico ungherese che nell’Ottocento intuì una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria: lavarsi le mani può salvare vite.
Una scoperta che oggi appare elementare, ma che all’epoca fu accolta con scetticismo, ironia e persino ostilità dalla comunità medica. Semmelweis fu isolato, delegittimato e infine dimenticato per anni, nonostante le sue intuizioni avessero ridotto drasticamente la mortalità nelle sale parto.
La sua storia, drammatica e visionaria, è tornata al centro dell’attenzione grazie allo spettacolo teatrale “As It Was – Le ultime ore di Fulop Semmelweis”, scritto da Carolina Sellitto che è andato in scena il 17 marzo 2025 al Teatro Ghione di Roma. Un evento che ha unito arte, scienza e impegno civile, attirando l’attenzione su un tema oggi più che mai urgente: le infezioni ospedaliere e l’antibiotico-resistenza.
Sul palco è intervenuto anche il Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ribadito l’importanza di investire nella formazione del personale sanitario per affrontare quella che molti esperti definiscono una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo.

Abbiamo incontrato Carolina Sellitto, autrice del testo teatrale e promotrice dell’iniziativa, per parlare del significato di questo progetto e del messaggio che la storia di Semmelweis può ancora trasmettere alla medicina contemporanea.
Carolina Sellitto, perché raccontare oggi la storia di Semmelweis?
Perché è una storia incredibilmente attuale.
Semmelweis è stato uno scienziato che ha pagato un prezzo altissimo per aver visto più lontano degli altri. Nel XIX secolo osservò qualcosa che nessuno voleva accettare: che molti medici, passando dalle autopsie alle sale parto senza lavarsi le mani, trasmettevano infezioni mortali alle donne.
Quando impose il lavaggio delle mani con una soluzione disinfettante, la mortalità materna crollò. Eppure, invece di essere ascoltato, fu ridicolizzato. Molti colleghi si sentirono accusati e reagirono con un rifiuto quasi ideologico.
Questa storia parla di scienza, ma anche di resistenza al cambiamento. E purtroppo questo è un meccanismo che esiste ancora oggi.
Il titolo dello spettacolo, “As It Was – Le ultime ore di Fulop Semmelweis”, è molto evocativo. Perché ha scelto di concentrarsi proprio sulle sue ultime ore?
Perché volevo entrare nella dimensione più umana di questo personaggio. Semmelweis non è stato solo un grande medico: è stato anche un uomo profondamente ferito dal rifiuto della comunità scientifica.
Le ultime ore diventano una sorta di viaggio nella sua coscienza. Nel testo teatrale emergono i suoi dubbi, le sue frustrazioni, ma anche la lucidità di chi sa di avere ragione.
Mi interessava raccontare quel momento in cui un uomo guarda la propria vita e capisce che la verità scientifica, a volte, arriva troppo presto per essere accettata.
Il teatro può davvero diventare uno strumento di divulgazione scientifica?
Assolutamente sì.
Il teatro ha una capacità unica: trasformare concetti complessi in esperienza emotiva.
I dati scientifici sono fondamentali, ma spesso restano freddi. Quando invece una storia viene raccontata sul palco, lo spettatore entra dentro la vicenda, sente il dramma umano, percepisce la portata delle conseguenze.
Raccontare Semmelweis attraverso il teatro significa trasformare una lezione di storia della medicina in una riflessione collettiva sulla responsabilità della scienza e della società.
L’evento al Teatro Ghione ha avuto anche una forte dimensione istituzionale. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha parlato di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere.
Sì, ed è stato un momento molto importante.
Il Ministro ha annunciato che, grazie ai fondi del PNRR, verrà finanziato un programma straordinario di formazione che entro il 2026 coinvolgerà circa 300mila professionisti sanitari.
È un passo fondamentale, perché la prevenzione delle infezioni ospedaliere passa soprattutto dalla formazione e dalla diffusione di buone pratiche.
Semmelweis aveva capito una cosa semplice ma rivoluzionaria: che la sicurezza dei pazienti dipende anche da piccoli gesti quotidiani. Oggi dobbiamo tradurre quella intuizione in un sistema organizzato e consapevole.
Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria rappresentano ancora oggi un problema serio.
Sì, purtroppo lo sono.
Le infezioni ospedaliere colpiscono ogni anno milioni di pazienti in tutto il mondo e rappresentano una delle principali cause di complicanze durante i ricoveri.
A questo si aggiunge il problema dell’antibiotico-resistenza, che è strettamente collegato all’uso eccessivo o improprio degli antibiotici. Quando i batteri diventano resistenti ai farmaci, anche infezioni banali possono diventare molto difficili da trattare.
Per questo è fondamentale agire su più livelli: prevenzione, formazione, monitoraggio e informazione pubblica.
Durante l’evento è intervenuto anche Raffaele Di Monda, presidente dell’Associazione Fulop.
Sì, e il lavoro dell’Associazione è molto importante.
Raffaele Di Monda ha sottolineato la necessità di ridurre la spesa sanitaria legata all’eccessivo consumo di antibiotici e alle infezioni correlate all’assistenza.
Tra le proposte avanzate c’è anche quella di istituire una banca dati unica nazionale per monitorare i casi di malpractice sanitaria e i risarcimenti, in modo da avere un quadro più chiaro del fenomeno e intervenire in modo più efficace.
È un approccio che punta sulla trasparenza e sulla responsabilità, elementi fondamentali per migliorare il sistema sanitario.
Nel suo lavoro emerge una forte attenzione al rapporto tra scienza e società.
Perché la scienza non vive in un vuoto.
Ogni scoperta scientifica si confronta con la cultura, con le paure, con le resistenze della società.
Semmelweis ci insegna che anche una verità evidente può essere rifiutata se mette in discussione abitudini consolidate o interessi professionali.
Per questo la divulgazione scientifica è così importante. Non basta fare ricerca: bisogna anche creare cultura scientifica.
Se Semmelweis potesse osservare la medicina contemporanea, cosa penserebbe?
Credo che sarebbe colpito dagli enormi progressi della medicina moderna. Oggi abbiamo strumenti diagnostici e terapeutici che nel XIX secolo erano impensabili.
Ma penso che ci ricorderebbe anche qualcosa di essenziale: che la medicina è prima di tutto responsabilità verso il paziente.
Il suo messaggio è ancora attuale: la prevenzione è il primo vero atto medico. E spesso le soluzioni più efficaci sono anche le più semplici.
Qual è il messaggio che spera arrivi al pubblico dopo aver visto lo spettacolo?
Spero che le persone escano dal teatro con una maggiore consapevolezza.
Le infezioni ospedaliere e l’antibiotico-resistenza non sono problemi lontani: riguardano tutti noi.
La storia di Semmelweis ci ricorda che la salute pubblica si costruisce anche attraverso la cultura, la formazione e il coraggio di cambiare.
Se anche solo una persona, uscendo dal teatro, si chiederà cosa può fare per sostenere una medicina più sicura e consapevole, allora questo progetto avrà raggiunto il suo obiettivo.
Un ringraziamento speciale
Lo spettacolo “As It Was – Le ultime ore di Fulop Semmelweis” ha visto sul palco gli attori Fabio Brescia e Adriano Fiorillo, che hanno dato voce e corpo alla storia di uno dei protagonisti più tragici e rivoluzionari della medicina moderna.
Un evento che ha dimostrato come arte, scienza e impegno civile possano incontrarsi per accendere i riflettori su un’emergenza sanitaria ancora troppo poco conosciuta.
Perché la battaglia iniziata da Semmelweis più di un secolo e mezzo fa non è finita.
Continua ogni giorno negli ospedali, nei laboratori, nelle università e nei luoghi della cultura.
E continua ogni volta che qualcuno decide di ascoltare la scienza prima che sia troppo tardi. Lo spettacolo tornerà in scena martedì 10 marzo 2026, l’attesa e’ molta per quando la scienza incontra il teatro tutto diventa assolutamente unico.
Un grazie alla dottoressa Carolina Sellitto e alla sua capacità di declinare due mondi all’apparenza così lontani ma entrambi mezzi di cura.









