Roma non è solo un museo a cielo aperto: è un palcoscenico che respira, che racconta, che si lascia attraversare dal tempo e dalle voci.
Con “Passeggiando con la storia”, Fabrizio Sabatucci guida il pubblico in un viaggio unico, dove piazze e cortili si trasformano in scenari teatrali, e la memoria di figure come Alberto Sordi, Trilussa e Pasquino torna a risuonare con forza contemporanea.
Un progetto che intreccia teatro, musica e storia, riconosciuto da Roma Capitale e dal Giubileo 2025, e che non si limita a rievocare il passato, ma lo rigenera in un dialogo vivo con il presente. Abbiamo intervistato Fabrizio Sabatucci.
Fabrizio, qual è l’idea registica che tiene insieme la trilogia? In che modo “Passeggiando con la storia” trasforma piazze e cortili in un palcoscenico vivente, e cosa desidera far risuonare oggi della “romanità”?
La trilogia è legata dall’idea di trasformare la città in un teatro vivente, appunto abbiamo scelto le piazze o i cortili dei musei,dove storia, memoria e presenza si intrecciano. Passeggiando con la storia fa parlare i luoghi attraverso la voce degli attori e la partecipazione del pubblico, creando un’esperienza immersiva. Della romanità ci interessa far emergere l’umanità profonda, il talento come per Sordi, la poesia come per Trilussa e la modernità delle statue parlanti come Pasquino, la capacità di sorridere anche nel dramma, di restare vivi dentro il tempo.
“Sotto casa di Alberto” si apre davanti alla villa di Sordi: come avete costruito drammaturgicamente il dialogo tra memoria popolare, cinema e musica?
“Sotto casa di Alberto” nasce come omaggio emotivo e popolare ad uno dei più grandi attori del ‘900, dove cinema, musica e memoria si fondono in uno spazio reale e simbolico. Una scena-chiave vera e propria non c è ci sono personaggi inventati senza tempo che raccontano aneddoti metafore e segreti che non tutti conoscono ma che appartengono a tutti.
In “Serenata a Trilussa” rivivete la notte del 1948 con Romolo Balzani: come avete intrecciato poesia, sorriso e attualità perché i versi di Trilussa parlino alla Roma di oggi? Quali temi emergono con più urgenza?
Abbiamo scelto di partire da una notte realmente accaduta—il 1948, poco prima della morte di Trilussa—per costruire un ponte tra il suo mondo e il nostro. I versi di Trilussa, con la loro ironia tagliente, parlano chiaramente della disuguaglianza, dell’ipocrisia del potere, dell’inganno del linguaggio politico, della guerra. Temi purtroppo ancora attuali.
“Pasquino mio nonno” punta sulla satira come coscienza civica. Che rapporto propone tra ironia e responsabilità pubblica? E come avete lavorato sulla lingua—tra dialetto, sarcasmo e ritmo teatrale—per far “parlare” la statua?
In “Pasquino mio nonno”, raccontiamo la liberta di parola che portava i cittadini a riflettere sulla cosa comune creando nel popolo una coscienza civica più alta anche dal punto di vista politico a diff renza di oggi dove si ha difficoltà ad esprimere i propri pensieri per paura di essere giudicati. Gli attori in scena danno voce alle pasquinate dalle più antiche fino a quelle moderne che oggi si diffondono sui social. Nasce un ponte tra un passato e presente che mostra come lo spirito dei romani non si sia mai spento.
Ogni appuntamento è preceduto da una visita guidata gratuita: in che modo il percorso delle 18:30 diventa parte dello spettacolo delle 21:00? C’è un ‘momento-soglia’ in cui il pubblico smette di fare turismo e diventa comunità narrativa?
Le guide hanno studiato dei percorsi che preparano il pubblico dove lo spettatore comincia a cambiare sguardo: da turista curioso diventa abitante temporaneo, e poi testimone. Racconteranno loro monumenti, aneddoti, che faranno da ponte tra la città e le nostre storie. Il momento soglia sarà poi quello, quando una volta arrivatoin platea il pubblico si accorge di essere scenografia dei racconti degli attori.
L’ensemble “La tris de Gabriella” accompagna tutti e tre gli eventi: quale tessitura musicale avete cercato—tra piano, chitarra e tromba—per cucire insieme memoria, leggerezza e malinconia romana senza cedere alla cartolina?
Abbiamo cercato di riadattare i pezzi piu da Cantori che da cantanti , tra musica e prosa, suonando le musiche che più si avvicinano e raccontano i protagonisti dei nostri spettacoli.
La rassegna è promossa da Roma Capitale e vincitrice dell’Avviso Pubblico per il Giubileo 2025 con Zètema: cosa significa, concretamente, per voi e per il pubblico? E come avete pensato l’accessibilità di eventi gratuiti e aperti a tutti?
Essere promossi da Roma Capitale e vincitori dell’Avviso Pubblico per il Giubileo 2025 con Zètema rappresenta per noi un doppio riconoscimento: da un lato istituzionale, dall’altro profondamente civico. Significa che il nostro progetto non è soltanto artistico, ma anche considerato utile per la città: una forma di cultura diffusa che accompagna Roma verso un appuntamento storico come il Giubileo, valorizzando il suo patrimonio umano oltre a quello monumentale e impegnandosi a tramandare alle nuove generazioni messaggi importanti di memoria, responsabilità e appartenenza.
Per il pubblico, questo sostegno si traduce in accessibilità concreta: eventi gratuiti. Per accedere abbiamo creato un link apposito per prenotarsi gratuitamente ad ogni evento. Il pubblico può scegliere di prenotare la passeggiata storica, lo spettacolo o entrambi.
Dopo queste tre tappe—Sordi, Trilussa, Pasquino—quale ‘eco’ vorrebbe restasse nei partecipanti? Immagina nuove figure o luoghi per proseguire il viaggio di ‘Passeggiando con la storia’ nel 2026?
Vorremmo restasse l’eco delle voci dei personaggi tutte legate da un filo che unisce l’ironia alla memoria, il paesaggio e la storia della città eterna. Per il 2026 abbiamo già idee per raccontare nuove figure e nuovi luoghi da far rivivere ma non ne parlo per scaramanzia.
Dalle parole di Fabrizio Sabatucci emerge una visione chiara: la città diventa teatro, i cittadini e i visitatori diventano comunità narrativa, e l’ironia, la poesia, la satira si fanno strumenti di coscienza collettiva.
Con “Passeggiando con la storia” non si assiste soltanto a uno spettacolo, si prende parte a un rito laico e civile, dove la romanità si rivela nella sua essenza più autentica: memoria, umanità e sorriso.
L’eco di Sordi, Trilussa e Pasquino non è un ricordo nostalgico, ma un invito a restare vivi dentro il tempo. E chissà quali nuove figure, nel 2026, torneranno a parlarci, accompagnandoci ancora una volta a passeggiare con la storia.









