Le ferite emotive dell’infanzia che riaffiorano durante le feste

Le feste natalizie portano con sé un immaginario collettivo fatto di calore, unione e felicità condivisa. Eppure, per molte persone, dicembre è un periodo in cui vecchie ferite emotive tornano a pulsare sotto la pelle, come se il tempo non fosse mai davvero passato. Le luci, le musiche, i rituali familiari non sempre evocano serenità: a volte risvegliano memorie antiche, irrisolte, che l’età adulta ha solo imparato a mascherare.

Le ferite dell’infanzia non sono solo ricordi spiacevoli. Sono esperienze che hanno lasciato un’impronta nel modo in cui ci percepiamo e ci relazioniamo con gli altri. Trascuratezza, conflitti familiari, aspettative impossibili, critiche costanti, sensazione di non essere mai abbastanza: queste esperienze sedimentano nel tempo e diventano schemi profondi, spesso inconsapevoli. Ogni dicembre, quando la società ci invita a “tornare a casa”, queste antiche versioni di noi stessi riaffiorano.

La famiglia di origine è un territorio emotivo potente. Durante l’anno possiamo evitarne certi aspetti, creare distanza, costruire confini funzionali. Ma le feste ci riportano simbolicamente – e spesso fisicamente – in quei luoghi interiori dove siamo stati bambini. Qui tornano a farci visita ferite che credevamo sopite: la paura di non essere accettati, la sensazione di dover meritare l’amore, il bisogno di compiacere per evitare conflitti, il timore di essere giudicati. La mente, esposta a stimoli affettivi forti, ripropone vecchi copioni.

Non è raro che, in questo periodo, si riattivino emozioni profonde: tristezza, irritabilità, malinconia, ansia. A volte non riusciamo a collegarle a un ricordo preciso, ma il corpo riconosce la memoria emotiva. È come se tornassimo a essere bambini di fronte a dinamiche che conosciamo bene: una frase, un tono di voce, un’abitudine familiare possono riaprire ferite antiche.

Le feste rendono tutto più intenso anche perché ci confrontano con ciò che non abbiamo avuto. Le famiglie ideali che vediamo rappresentate ovunque – nei film, nei social, nella pubblicità – creano un divario doloroso tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che avremmo desiderato. Questo scarto può generare senso di mancanza, ingiustizia, solitudine emotiva. È un dolore muto, spesso difficile da spiegare a chi non lo prova.

Riconoscere queste dinamiche è il primo passo per prendersi cura delle proprie ferite. Non significa evitare le feste o le persone che le riattivano, ma imparare a riconoscere i segnali: irritazione improvvisa, stanchezza emotiva, necessità di isolamento, rigidità fisica. Rispondere con consapevolezza significa permettersi confini più sani, concedersi pause, scegliere cosa – e chi – fa bene davvero.

E poi c’è un passaggio ancora più profondo: comprendere che non siamo più i bambini che hanno subito quelle ferite. Oggi abbiamo strumenti, voce, possibilità di scegliere. Possiamo dare a noi stessi ciò che allora mancava: protezione, ascolto, validazione, gentilezza. Le feste, per quanto difficili, possono diventare un’opportunità per guardare al passato senza riviverlo, trasformando la memoria emotiva in crescita.

Le ferite dell’infanzia non spariscono, ma possono smettere di guidarci. E se dicembre le riporta alla superficie, non è per punirci: è per mostrarci quanto siamo cresciuti. È un invito a riscrivere la nostra storia interiore, una pagina alla volta, con una nuova consapevolezza. Perché il vero dono, a volte, è proprio questo: riconoscere il dolore che ci ha formati e trovare il coraggio di curarlo.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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