La verità imperfetta – Quando le parole ci mettono a nudo

Intervista al regista e attore  Federico Capponi su “Agenzia Cyrano” tra autenticità, menzogna e responsabilità

Viviamo nell’epoca della velocità.

Parliamo continuamente, scriviamo senza sosta, rispondiamo prima ancora di aver ascoltato. Eppure, più aumentano le parole, più cresce la sensazione che qualcosa manchi.

Non siamo incapaci di parlare.

Siamo diventati abili nel costruire frasi perfette, meno coraggiosi nel dire quelle vere.

“Agenzia Cyrano” nasce proprio in questo spazio fragile: tra la battuta scritta per colpire e la frase detta per esporsi.

Può una parola scritta da un altro diventare autentica?

Dove finisce l’interpretazione e dove comincia la menzogna?

E soprattutto: siamo pronti ad assumerci la responsabilità di ciò che diciamo?

In questa intervista entriamo nel cuore dello spettacolo, ma anche nel cuore di una questione più grande: il confine sottilissimo tra costruzione e verità. Perché a teatro, come nella vita, la perfezione può essere un rifugio. Ma la sincerità è sempre un rischio.

“Agenzia Cyrano” parte da un’idea tanto comica quanto filosofica: scrivere parole per chi non riesce a trovarle. Secondo te oggi siamo davvero più incapaci di parlare o semplicemente più spaventati dalla verità?

Secondo me non siamo più incapaci di parlare. Siamo più veloci, quello sì. E quando sei veloce non ti fermi a capire davvero cosa stai dicendo.

La verità non è che non sappiamo parlare, è che abbiamo paura delle conseguenze di quello che diciamo. Dire la cosa giusta è difficile, ma dire la cosa vera lo è molto di più.

“Agenzia Cyrano” nasce proprio da lì: dal momento in cui preferisci una frase perfetta alla frase sincera.

Nel cuore dello spettacolo c’è una domanda che ritorna: si può dire la verità con parole scritte da qualcun altro? Da regista, come hai lavorato su questa tensione tra autenticità e costruzione? E dove si colloca il confine tra interpretare e mentire?

Questa è la domanda che ci ha guidati sempre: se una frase è scritta da un altro, può essere comunque vera?

Io credo di sì… ma solo se chi la dice se ne assume la responsabilità.

In regia ho lavorato su questa tensione continua tra costruzione e autenticità. I personaggi sono sempre un po’ in bilico: stanno recitando? Stanno mentendo? O stanno solo cercando di sopravvivere?

Il confine tra interpretare e mentire è sottilissimo. A teatro lo vedi benissimo: puoi dire una battuta perfetta, ma se non la senti è vuota. E nella vita è uguale.

I due protagonisti sono quasi archetipi: uno istrionico e teatrale, l’altro razionale e incapace di mentire. Ti sei riconosciuto più in uno dei due o hai cercato, nella regia, di metterli in dialogo come due parti della stessa coscienza?

Mi sono riconosciuto in entrambi.

C’è una parte di me che ama l’istrionismo, il ritmo, il gioco teatrale. E poi c’è quella più razionale, che vorrebbe dire le cose in modo diretto, senza giri.

In regia non ho scelto uno contro l’altro. Ho cercato di farli dialogare, quasi come se fossero due parti della stessa coscienza: l’istinto e il controllo. Alla fine credo che lo spettacolo funzioni proprio perché nessuno dei due ha completamente ragione.

La vostra è una comicità serrata, quasi chirurgica nei tempi. Quanto è stato importante il lavoro sull’ascolto tra attori per far nascere quella comicità che non è solo battuta, ma relazione viva?

Fondamentale.

La comicità serrata non nasce dalla battuta, nasce dall’ascolto. Se non ascolti davvero il tuo compagno di scena, il tempo comico non esiste.

Abbiamo lavorato tantissimo su questo: entrare e uscire con precisione, ma senza rigidità. La regia è fluida proprio per questo, perché deve accompagnare il ritmo degli attori, non bloccarlo. Quando funziona, senti che la scena respira.

Nelle note di regia parli di parole come “protezione” e “scorciatoia”.


Pensi che il teatro possa essere invece il luogo dove quelle protezioni cadono? E in che modo “Agenzia Cyrano” prova a smascherare chi si nasconde dietro un discorso perfetto?

Io penso che il teatro sia uno dei pochi luoghi dove puoi toglierti una protezione senza essere giudicato.

Paradossalmente, recitando, puoi essere più vero.

“Agenzia Cyrano” prova a smascherare chi si nasconde dietro un discorso perfetto mostrando quanto sia fragile quella perfezione. A volte basta un silenzio fuori posto o una parola detta male per far crollare tutto. Ed è lì che diventa interessante.

Se davvero esistesse un’Agenzia Cyrano nella vita reale, quale discorso pensi sarebbe il più richiesto oggi: una dichiarazione d’amore, un addio, o forse una richiesta di perdono?

E tu, personalmente, c’è una parola che avresti voluto farti scrivere da qualcun altro?

Credo che oggi il discorso più richiesto sarebbe una richiesta di perdono.

Siamo bravissimi a dire “ti amo”, meno a dire “ho sbagliato”.

Personalmente?

Sì, c’è stata una parola che avrei voluto farmi scrivere da qualcun altro. Ma poi ho capito che se non la trovi da solo, non funziona. Anche se è imperfetta.

Forse oggi non abbiamo bisogno di nuove parole.

Abbiamo bisogno di parole assunte.

Non è la frase brillante che cambia le relazioni.

È la frase imperfetta detta con responsabilità.

“Agenzia Cyrano” ci ricorda che possiamo recitare per proteggerci, ma prima o poi arriva il momento in cui la battuta perfetta si incrina. Un silenzio fuori tempo, un’emozione non prevista, una parola che trema. Ed è lì che succede qualcosa di vero.

Siamo bravissimi a dire “ti amo”.

Molto meno a dire “ho sbagliato”.

E forse il teatro, più della vita quotidiana, ci insegna questo: che l’autenticità non sta nell’assenza di costruzione, ma nel coraggio di togliersi la maschera quando serve.

Perché una parola può essere scritta da chiunque.

Ma la verità — quella — funziona solo se la trovi da solo. Anche se è imperfetta.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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