Addio a Claudio Sterpin, voce fragile e ostinata nel caso Resinovich

È morto a 86 anni Claudio Sterpin, classe 1939, ex maratoneta e figura divenuta pubblica suo malgrado nel caso di Liliana Resinovich. Un malore improvviso, nella serata di venerdì, e i tentativi di rianimazione si sono rivelati vani. Con lui se ne va una delle voci più presenti, discusse e umanamente esposte di una vicenda che, dal dicembre 2021, continua a interrogare coscienze e tribunali.

Sterpin non era un uomo qualunque nel racconto mediatico del caso. Era “l’amico speciale” di Liliana. L’ultima persona ad averla sentita al telefono la mattina del 14 dicembre 2021, pochi minuti prima che la donna uscisse di casa a Trieste e scomparisse nel nulla. Una telefonata breve, divenuta negli anni un frammento cruciale di memoria e di narrazione.

Ex atleta di lungo corso, aveva percorso – secondo quanto raccontato – oltre 200 mila chilometri nella sua carriera podistica. La maratona come metafora della sua stessa postura esistenziale: resistenza, disciplina, ostinazione. Dopo la scomparsa di Liliana, quella tenacia si era trasformata in battaglia pubblica. Sterpin aveva parlato, rilasciato interviste, sostenuto con convinzione la necessità di fare piena luce sulla morte di “Lilly”, come la chiamava.

Il caso di Liliana Resinovich, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, ha attraversato fasi investigative complesse, tra ipotesi di suicidio, dubbi, perizie, riesami e nuove letture medico-legali. In questo scenario, Sterpin era diventato un testimone emotivo oltre che cronologico: l’ultimo contatto, l’ultimo scambio di parole prima del silenzio.

Dal punto di vista umano, la sua figura ha rappresentato un elemento delicato. Non un indagato, non un protagonista giudiziario in senso stretto, ma una presenza costante nel racconto pubblico. Un uomo anziano che ha scelto di esporsi, pagando anche il prezzo mediatico di quella esposizione.

Nelle sue dichiarazioni traspariva spesso un misto di dolore, nostalgia e senso di incompiutezza. Come se quella telefonata fosse rimasta sospesa nel tempo, congelata in un “ci sentiamo dopo” che non ha mai avuto un seguito.

La sua morte chiude un capitolo umano, non investigativo. Le domande sulla morte di Liliana Resinovich restano aperte nei luoghi competenti. Ma si spegne una voce che per anni ha chiesto verità con la determinazione di chi, abituato a correre per decine di chilometri, sa che la fatica non è un ostacolo ma una condizione.

Nel grande teatro della cronaca giudiziaria italiana, Claudio Sterpin è stato un personaggio involontario. Non cercava riflettori: cercava risposte.

E oggi, mentre Trieste saluta uno dei suoi maratoneti più tenaci, resta l’immagine di un uomo che ha continuato a correre – simbolicamente – dietro a una verità che sentiva necessaria.

La maratona della giustizia, però, è ancora in corso.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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