Ottobre è il mese in cui il mondo intero, o almeno il Kent, sembra finire sotto l’incantesimo di una zucca gigante e onnipresente. Tutto improvvisamente ha il sapore di zucca: zuppa di zucca, torta di zucca, caffè alla zucca, candele alla zucca, persino deodoranti per auto alla zucca.
Io sospetto seriamente che ci sia una setta segreta sponsorizzata da ortolani, un culto sotterraneo che ci manipola attraverso cappuccini speziati e muffin arancioni. In paese c’è chi giura che la Starbucks locale abbia ormai più fedeli della chiesa anglicana.
La zucca come stato mentale
Il problema è che io, Pippa Pickle, 56 anni, sono incapace di resistere ai dolci autunnali. Entro in una pasticceria “solo per guardare” e ne esco con un’intera crostata alla zucca “per la colazione della settimana” (che in realtà dura due colazioni al massimo). Ogni fetta diventa una relazione sbagliata: all’inizio dolce, poi pesante, infine indigesta.
E, come se non bastasse, insieme alla zucca arrivano anche gli uomini stagionali. Quegli esemplari maschili che spuntano come funghi dopo la pioggia, desiderosi di appuntamenti rapidi e conversazioni leggere.
“Andiamo a bere un pumpkin latte?” mi scrivono.
Che tradotto significa: “So già che non ti richiamerò, ma intanto mi faccio un selfie con una tazza instagrammabile.”
Le amiche e i consigli (poco utili)
Vivian, la più pragmatica, sostiene che dovrei approfittarne:
“Cara, gli uomini stagionali sono come i maglioni di Zara: economici, durano un mese, e poi li butti senza rimpianti.”
Rachel, invece, è più romantica:
“Pensa che carino: bere una zuppa di zucca insieme e poi passeggiare tra le foglie secche.”
Peccato che i miei ultimi appuntamenti si siano conclusi con uomini che controllavano la Premier League sul cellulare invece di guardarmi negli occhi.
Kate, naturalmente, è filosofica:
“La zucca rappresenta il ciclo della vita. Devi accettarla, assimilarla e poi lasciarla andare, come un amore passeggero.”
Io, onestamente, l’unica cosa che riesco ad assimilare è la panna montata sopra al cappuccino.
Gavin e la sua verità scomoda
Poi arriva Gavin, il mio amico gay dalla lingua affilata:
“Tesoro, il problema non è la zucca. Il problema è che tu dici sì a tutto: agli uomini, ai dolci, alle calorie vuote. Non è una dieta delle zucche che ti serve, ma una dieta dei no.”
Forse ha ragione, ma l’ultima volta che ho provato a dire no a un pumpkin muffin, ho finito per comprarne due “per sicurezza”.
La mia dieta di ottobre
Così ho deciso: quest’anno seguirò la mia personale “dieta delle zucche”. Non significa privarmi, ma sopravvivere.
• Una fetta di torta? Solo se ho davvero voglia, non perché “è di stagione”.
• Un appuntamento lampo? Solo se l’uomo in questione ha più di due foto profilo e almeno una senza bicipiti.
• Un pumpkin latte? Solo se me lo offre lui e non se lo dimentica in macchina mentre controlla le notifiche.
Conclusione: meno zucche, più sostanza
Metà ottobre e già mi ritrovo con troppi zuccheri e troppi messaggi di “ciao bellissima” da uomini con selfie in palestra. Ma la verità è che la zucca, come certi uomini, è perfetta solo a piccole dosi: colorata, dolce, stagionale.
Quindi la mia filosofia è semplice: prenditi la zucca giusta, non tutte quelle che ti propinano.
Che sia una fetta di torta ben fatta o un appuntamento con un uomo che non ti fa rimpiangere il divano e la tisana.
E se proprio devo scegliere, meglio un dolce peccato che un appuntamento amaro.









