Garlasco: Le foto mai viste di via Pascoli: Andrea Sempio sulla scena del crimine. Perché proprio adesso?

Sono immagini rimaste nell’ombra per quasi vent’anni. Fotogrammi silenziosi, custoditi in qualche archivio privato o forse dimenticati in un cassetto, che oggi riemergono come un tassello inatteso della vicenda Poggi. A inviarle alla redazione di Bugalalla è una fonte  che si rivolge a Francesca Bugamelli, consegnando ciò che potremmo definire materiale dimenticato. Le fotografie mostrano un volto noto alle indagini — Andrea Sempio — presente sulla scena del crimine su via Pascoli nelle prime fasi dei soccorsi.

Non immagini d’archivio, non ricostruzioni: scatti originali, catturati nei minuti in cui la tragedia di Chiara Poggi cominciava appena a rivelarsi.

Secondo quanto dichiarato da Sempio in passato a Sit, quel giorno si sarebbe fermato a parlare con alcune persone, spiegando di aver visto molta calca lungo via Pascoli, tanto da incuriosirlo e indurlo a capire che cosa stesse accadendo.

Le fotografie, tuttavia, restituiscono un’immagine diversa: la folla non c’è. Sono presenti poche persone, tutte riconducibili ai primi arrivi dopo il ritrovamento. Una versione che, per anni, non ha suscitato particolari perplessità. Ma le nuove fotografie raccontano una scena diversa. Nessuna folla. Nessun caos.

Gli scatti mostrano poche persone, tutte riconducibili ai primissimi arrivati: le cugine Cappa, la zia di Chiara Poggi madre delle gemelle, il comandante Cassese. È il momento in cui la notizia del ritrovamento non si è ancora diffusa e via Pascoli è ancora sospesa nel silenzio dell’incertezza.

La domanda sorge spontanea: se non c’era folla, cosa aveva attirato l’attenzione di Sempio? E soprattutto: perché proprio in quei minuti?

Il comandante Cassese e il dettaglio dei guanti: un enigma investigativo

Tra le figure riconoscibili emerge il comandante dei Carabinieri di Vigevano, Roberto Cassese. Il suo dettaglio più evidente? Indossa i guanti. Un elemento apparentemente irrilevante, se non fosse che Cassese, nelle sue ricostruzioni, ha sempre affermato di essere entrato nella villetta senza guanti. Da tempo, infatti, una traccia impressa sul muro della scala era stata attribuita proprio a lui, con la spiegazione che durante il sopralluogo avrebbe toccato le superfici a mani nude. Le foto sembrano raccontare un’altra storia.

Se Cassese indossava guanti già all’esterno, quando e perché li avrebbe tolti prima di entrare? E se non li ha tolti, come si spiegano le impronte lasciate sui muri?

Non è la prima incongruenza del caso Poggi, ma è una di quelle che, con il tempo, hanno assunto la forma di un fastidioso punto interrogativo lasciato ai margini della narrazione ufficiale.


L’arrivo delle cugine Cappa: un dettaglio che conferma le testimonianze

Le fotografie documentano anche l’arrivo delle cugine Cappa, confermando le loro dichiarazioni. Si vedono scendere dall’auto, entrambe presenti come hanno sempre riferito. Si nota chiaramente Paola, con le stampelle, mentre una donna di spalle — la madre delle cugine — appare in alcuni frame: anche lei giunta sul posto nei primissimi momenti. Una presenza familiare che restituisce autenticità ai racconti e ricolloca con precisione la cronologia degli arrivi.

Sempio in auto: capelli lunghi e un’apparizione fortuita

Tra le immagini più significative – come già detto – c’è quella di Andrea Sempio all’interno dell’unica auto di famiglia, con i lunghi capelli che portava all’epoca. Uno scatto colto al volo, probabilmente da un cronista o da un curioso che stava fotografando l’andirivieni dei primi minuti. Non un posato, non una scena costruita: un momento rubato, un fotogramma che cristallizza chi era lì, quando e in quale posizione.
Negli eventi di cronaca nera, spesso sono proprio gli scatti casuali — i più imperfetti, i più veloci — a rivelarsi i più preziosi. Perché non raccontano la versione di qualcuno, ma mostrano la realtà nuda.

Il grande interrogativo: perché queste foto emergono solo oggi? È la domanda che accompagna chi guarda queste immagini: perché non sono mai state diffuse? Per quale motivo sono rimaste sepolte in un archivio, lontano dalla ricostruzione pubblica, giornalistica e giudiziaria del caso?

Non contengono, almeno in apparenza, elementi dirompenti, ma arricchiscono un momento che ancora oggi resta avvolto da zone d’ombra: i primissimi istanti in cui via Pascoli si trasforma da strada qualunque a scena del crimine.

Ed è in quei minuti, spesso, che si consolidano intuizioni, si formano ipotesi, si muovono i primi passi investigativi che possono condizionare tutto ciò che verrà dopo.

Uno sguardo nuovo su un momento cruciale

Questi scatti non risolvono il caso Poggi. Non indicano un colpevole, non ribaltano processi, non riaprono fascicoli. Ma fanno qualcosa di altrettanto prezioso: allargano lo sguardo.

Restituiscono la fotografia — in senso reale e metaforico — dei minuti in cui tutto era appena iniziato e nulla era ancora stato compreso. Un mosaico visivo fatto di presenze, posture, dettagli. Un tassello rimasto nell’ombra che oggi, finalmente, emerge alla luce. E ci costringe a tornare, ancora una volta, a quella mattina d’estate in via Pascoli, chiedendoci non solo chi c’era, ma soprattutto perché.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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