La fine dell’anno è un momento sospeso, un territorio di confine in cui ci ritroviamo inevitabilmente a fare bilanci. Guardiamo indietro per capire cosa abbiamo realizzato, cosa abbiamo perso, cosa è cambiato.
Ma insieme ai bilanci, spesso arrivano anche i rimorsi: ciò che non abbiamo fatto, detto, scelto; ciò che avremmo voluto diventare ma non siamo riusciti a essere.
E così dicembre diventa un mese di autocritiche, sensi di colpa, confronti interiori spietati.
Ma chi l’ha detto che dobbiamo chiudere l’anno con il peso sulle spalle?
Esiste un modo diverso, più umano e più psicologico, per affrontare questo passaggio: un metodo semplice, potente, profondo.
Lo chiamo Metodo delle Tre Domande, perché tre sono i varchi emotivi che dobbiamo attraversare per liberarci del superfluo e portare con noi solo ciò che ci fa bene.
DOMANDA 1 – “Che cosa devo lasciar andare?”
È la domanda più difficile, perché ci obbliga a guardare ciò che ci pesa davvero.
Lasciare andare significa:
• rinunciare al perfezionismo che ci giudica,
• smettere di inseguire relazioni che non ci nutrono,
• chiudere battaglie che non meritano più la nostra energia,
• accettare che alcune versioni di noi non esistono più.
La mente umana tende a trattenere, per paura del cambiamento.
Ma la verità è che non possiamo iniziare qualcosa di nuovo se non liberiamo spazio dentro di noi.
Può trattarsi di:
• un dolore che continuiamo a riaprire;
• un senso di colpa che non ha più motivo di esistere;
• un’aspettativa che ci soffoca;
• una persona che non ci vede;
• un progetto che non ci appartiene più;
• una promessa che abbiamo fatto quando eravamo diversi.
Scrivere ciò che vuoi lasciar andare è un atto terapeutico.
È un modo per dire: “Non ti porto con me. Ho il diritto di essere nuova.”
DOMANDA 2 – “Che cosa voglio portare con me?”
Questa domanda cambia radicalmente la prospettiva.
Non guardiamo più ciò che manca, ma ciò che resta.
È un esercizio di gratitudine, ma anche di consapevolezza.
Chiediti:
• Quali persone mi hanno fatto bene davvero?
• Quali abitudini mi hanno sostenuta?
• Quali emozioni voglio coltivare nel nuovo anno?
• Quali parti di me sono cresciute?
• Cosa ho imparato che non voglio perdere?
Portare con sé significa scegliere.
E la scelta è un atto di responsabilità emotiva.
Puoi portare con te:
• una relazione sana,
• un coraggio scoperto,
• una consapevolezza maturata,
• un desiderio,
• una nuova priorità,
• un valore che hai ritrovato.
Non tutto ciò che ci è successo quest’anno è stato facile, ma molto di ciò che abbiamo vissuto ci ha trasformati.
Il compito è riconoscerlo.
DOMANDA 3 – “Che cosa voglio creare?”
È la domanda del futuro.
Non quella dei buoni propositi (che spesso falliscono), ma quella del disegno personale, del progetto interiore, della direzione emotiva.
Cosa vuoi creare nel nuovo anno?
• Più pace?
• Più coraggio?
• Più amore?
• Una nuova forma di libertà?
• Una distanza necessaria?
• Una vicinanza che hai sempre evitato?
• Un nuovo inizio?
Le creazioni più importanti non sono materiali.
Sono psicologiche.
Il nuovo anno non ha bisogno di obiettivi esagerati: ha bisogno di un’intenzione chiara, anche piccola, ma autentica.
Un’intenzione può essere:
• “Voglio imparare a dire no.”
• “Voglio ascoltare di più il mio corpo.”
• “Voglio proteggere il mio tempo.”
• “Voglio smettere di farmi del male con i pensieri.”
• “Voglio circondarmi di persone che mi rispettano.”
Un’intenzione semplice può cambiare un intero anno.
Un rituale psicologico di chiusura
Puoi usare queste tre domande come un rituale emotivo:
1. Prendi un foglio.
2. Dividilo in tre sezioni: “Lasciare”, “Portare”, “Creare”.
3. Rispondi senza autocensura.
Poi rileggi tutto lentamente.
Non per giudicarti, ma per comprenderti.
È un atto di verità.
E la verità guarisce.
Chiudere senza rimorsi significa aprirsi alla vita
I rimorsi nascono quando viviamo guardando indietro.
La libertà nasce quando scegliamo di guardare avanti.
Queste tre domande non cancellano il passato, ma ti permettono di:
• metterlo al suo posto,
• trasformarlo,
• farne un capitolo e non una catena.
Dicembre può diventare un mese di liberazione, non di pesi.
Un mese in cui scegli te stessa, con coraggio, tenerezza e verità.
E ricordati: i cicli si chiudono per permettere alla vita di ricominciare.









