La giornata mondiale dell’orgasmo

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Orgasmo, ovvero: quell’attimo in cui il mondo tace, il corpo parla e l’anima fa le capriole.

Che si voglia o no, c’è una giornata mondiale per tutto: per il gatto, per la lentezza, per il sorriso, persino per il gabinetto. Era inevitabile, dunque, che prima o poi qualcuno dicesse: “Scusate, ma l’orgasmo? Davvero lo ignoriamo?”. E così, con la solennità che si riserva alle grandi cose della vita (e alle piccole, molto piccole ma fondamentali), nasce la Giornata Mondiale dell’Orgasmo. Una ricorrenza che non chiede discorsi ufficiali, ma sospiri. Non proclami, ma pelle d’oca.

L’orgasmo è democratico, anarchico, ribelle. Non rispetta orari, non legge il galateo, non compila moduli. Arriva quando vuole, come un temporale d’estate o un messaggio dell’ex alle tre di notte. È quella scintilla che ti fa dire: “Ah” – che poi è un “Ah” universale, comprensibile in ogni lingua, dialetto e fuso orario.

Eppure, nonostante sia una delle poche esperienze capaci di zittire il cervello per qualche glorioso secondo, l’orgasmo viene ancora trattato con una certa timidezza. Se ne parla a bassa voce, come se fosse un segreto di famiglia, una zia eccentrica da presentare con cautela: “Lei è… ecco… l’orgasmo. Ogni tanto crea scompiglio”.

Ma diciamolo: l’orgasmo è poesia pura. È un verso libero, senza punteggiatura. È un haiku che dura un lampo ma resta inciso nella memoria. È quella pausa in cui il tempo si arrende e la mente smette di fare liste della spesa, sensi di colpa, conti da pagare e domande esistenziali tipo “ho risposto a quell’email?”.

Ci sono orgasmi epici e orgasmi educati. Orgasmi timidi, che bussano piano, e orgasmi teatrali, che entrano buttando giù la porta. Orgasmi programmati (spoiler: raramente funzionano) e orgasmi ribelli, che arrivano mentre stai pensando tutt’altro. Orgasmi solitari, che si fanno in pigiama e calzini spaiati, e orgasmi condivisi, che sembrano una sinfonia un po’ disordinata ma molto sentita.

E poi c’è l’orgasmo femminile, creatura mitologica per secoli raccontata come l’unicorno: “Qualcuno giura di averlo visto”. In realtà esiste, eccome, e spesso se la ride di tutte le teorie complicatissime costruite intorno a lui. L’orgasmo, in fondo, è semplice: non chiede performance, chiede presenza. Non pretende applausi, ma ascolto. Del corpo, soprattutto.

Celebrarlo significa anche liberarlo dal dover “dimostrare” qualcosa. Non è un trofeo, non è una gara olimpica, non assegna medaglie. Nessuno vince, nessuno perde. L’unica vera sconfitta è fingere, che è come brindare con un bicchiere vuoto sperando nell’ubriachezza.

La Giornata Mondiale dell’Orgasmo dovrebbe essere festa nazionale del piacere consapevole. Un invito collettivo a riconciliarsi con il proprio corpo, a smettere di trattarlo come un mezzo di trasporto malandato e iniziare a considerarlo un alleato sensibile e intelligentissimo. Il corpo sa. Il corpo comunica. Il corpo, se ascoltato, fa miracoli.

E allora oggi celebriamo l’orgasmo con leggerezza e gratitudine. Quello passato, quello presente, quello futuro. Quello che ci ha fatto ridere, quello che ci ha fatto piangere, quello che ci ha fatto dire: “Ah, quindi era questo”. Celebriamo anche quelli mancati, perché ci hanno insegnato che il piacere non è un obbligo ma un incontro.

In un mondo che ci vuole sempre produttivi, performanti, efficienti, l’orgasmo è un atto di resistenza gioiosa. È il corpo che dice: “Adesso basta, comando io”. È una rivoluzione microscopica ma potentissima. Un attimo di libertà pura.

Buona Giornata Mondiale dell’Orgasmo, dunque. Che sia irriverente, gentile, esplosiva o silenziosa. Che vi colga preparati o completamente di sorpresa. E soprattutto, che vi ricordi una cosa semplice e fondamentale: il piacere non è un lusso. È un diritto. E ogni tanto… una splendida, poetica, meravigliosa necessità.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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