Un tassello delicato, forse decisivo, entra ufficialmente nel mosaico del delitto di Garlasco. È stata, infatti, depositata la perizia genetica relativa alle tracce di Dna ritrovate sotto le unghie di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
L’avviso è arrivato alle parti tramite una semplice email: un messaggio formale che, tuttavia, porta con sé il peso di un documento potenzialmente in grado di ridefinire la direzione delle nuove indagini.
La relazione è stata redatta dalla genetista Denise Albani, nominata perita dal gip di Pavia Daniela Garlaschelli, nell’ambito dell’incidente probatorio che vede al centro Andrea Sempio, oggi 37 anni, amico di famiglia dei Poggi e iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio.

La traccia di Dna e l’ipotesi investigativa
Per la Procura di Pavia quella traccia, recuperata sotto le unghie della vittima, rimane un punto chiave: un frammento genetico ritenuto attribuibile ad Andrea Sempio.
Negli ultimi giorni, alcune indiscrezioni avevano anticipato che il profilo isolato rimanderebbe a una figura maschile riconducibile alla linea familiare dei Sempio. Un gruppo ristretto di persone: padre, zii, cugini.
Tra queste persone, però, solo uno avrebbe avuto accesso alla casa di Chiara, almeno secondo quanto finora ricostruito: proprio Andrea Sempio.
Un dettaglio che, se confermato integralmente dalla perizia, potrebbe orientare la procura verso una scelta netta: valutare, forse, una richiesta di rinvio a giudizio per l’uomo, riaprendo di fatto uno dei casi più controversi della cronaca italiana.
Un caso che non smette di cambiare volto
Sul delitto di Garlasco c’è già una condanna definitiva.
Nel 2015 la Corte di Cassazione ha chiuso il processo nei confronti di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, confermando la pena a 16 anni.
La riapertura dell’inchiesta su Sempio, avvenuta dopo nuovi approfondimenti e confronti genetici, ha però rimesso in movimento una vicenda che sembrava congelata da un decennio.
Per ora, il contenuto completo della perizia Albani non è stato divulgato. Le parti potranno leggerlo e valutarlo nelle prossime ore.
E sarà solo allora che si potrà comprendere il reale impatto di questo documento: se consoliderà la pista investigativa sull’attuale indagato o se, al contrario, aprirà scenari ancora imprevisti.
Nel frattempo, resta una certezza: il caso di Garlasco continua a interrogare, dividere e riaffiorare, come se quella mattina d’agosto del 2007 non fosse mai davvero finita.









