Ogni anno la stessa storia: arriva Halloween e io ricevo l’invito per una festa in maschera. E ogni anno mi ripeto con ferma convinzione: “No, Pippa, quest’anno non ci caschi. Resti a casa, tisana e Netflix. Fine.”
Poi, inspiegabilmente, mi ritrovo vestita da strega, con un cappello che pare uscito da un mercatino delle pulci e un mantello che sa di naftalina, in una sala parrocchiale dove ci sono più ragazzini urlanti che cocktail. Altro che atmosfera gotica e misteriosa: lì dentro il massimo della trasgressione era il succo d’arancia senza zuccheri aggiunti.
Le amiche e i travestimenti falliti
Vivian ha scelto il classico senza tempo: la gatta sexy. Solo che l’effetto finale ricordava meno “Catwoman” e più “pantera depressa dopo tre settimane di dieta fallita”. Nonostante ciò, si aggirava tra i tavoli con un fare da predatrice, anche se la sua preda era chiaramente la ciotola di patatine.
Rachel, invece, ha puntato su un look creativo: la mummia glamour. Peccato che le bende non fossero collaboranti. Ad ogni passo, un pezzo le cadeva addosso e sembrava più una performance di body positivityinvolontaria che un costume studiato. Alla fine, ha dichiarato di sentirsi come il suo ex: “A pezzi, ma ancora in circolazione”.
E poi c’era Kate, immancabile filosofa del gruppo, che si è presentata in versione Maga Sibilla. Con tanto di tarocchi, pendolino e sguardo mistico. A ogni uomo che passava davanti, annunciava solennemente:
“Vedo un futuro sentimentale… c’è un uomo alto, brizzolato, con senso dell’umorismo. Ma purtroppo è già sposato e vive a Canterbury”.
Una Cassandra moderna con un bicchiere di sangria annacquata in mano.
Il mio disastro personale
Io, inutile dirlo, non sono uscita indenne. Con il mio cappello storto e il rossetto color sangue, sono stata avvicinata da tre ragazzini che, senza esitazione, mi hanno chiesto:
“Scusi, signora, è la mamma di qualcuno di noi?”
Signora. Mamma. Halloween. Non so quale di queste tre parole mi abbia gelato di più. Forse tutte e tre insieme.
Il vero orrore di Halloween, per me, non sono i fantasmi, né i mostri, né i film horror proiettati al cinema di periferia. No, il vero orrore sono gli uomini travestiti da “maturi e affidabili”, che in realtà si rivelano indecisi cronici, eterni Peter Pan con la barba incolta e la passione per il vino biologico.
Gavin e il verdetto finale
A fine serata, ho mandato un messaggio disperato a Gavin, il mio amico gay dal sarcasmo più affilato di un coltello da zucca. La sua risposta?
“Tesoro, Halloween a 56 anni è come il Black Friday: pensi di fare un affare, ma alla fine torni a casa con qualcosa che non ti serve e che non puoi neanche restituire.”
Aveva ragione.
La mia nuova regola
Così ho deciso: Halloween da single non è una tragedia, è un atto di sopravvivenza.
D’ora in poi niente più travestimenti ridicoli, niente più sale parrocchiali, niente più illusioni. Se proprio devo travestirmi, lo farò da me stessa: con ironia, con qualche ruga di troppo e con il coraggio di ridere anche quando la festa sembra più un incubo.
Perché, in fondo, i mostri veri non sono dietro le maschere di Halloween, ma dietro le scuse degli uomini che “non sono pronti per una relazione”.
E io, da buona strega del Kent, ho già pronto l’incantesimo perfetto: un brindisi con le amiche, una risata liberatoria e un paio di tacchi abbastanza alti da farmi sentire imbattibile.
Buon Halloween a tutte le single: non serve un principe in costume, basta ricordarsi che la vera magia siamo noi.









