Rachel, il Pub e gli Psicodrammi Serali – Dove l’alcol incontra la terapia

C’è chi va dallo psicologo, chi si iscrive a corsi di meditazione o a gruppi di auto-aiuto. E poi ci siamo noi, gli irriducibili del bancone, quelli che trovano conforto in un gin tonic ben servito, nell’odore di legno vecchio e nella voce rassicurante di Rachel, la nostra barista-terapeuta-ninja dell’empatia.

Il pub di Rachel è il vero centro nevralgico di Pluckley. Non la chiesa, non il municipio, nemmeno il mercato del sabato. No, è lì, tra le bottiglie di liquori impolverati e i sottobicchieri vintage, che si svolge il teatro delle nostre vite. E Rachel? Rachel è la regista silenziosa, armata di shaker e saggezza contadina.

Ogni sera, il locale si trasforma in una seduta collettiva. Non appena varchi la soglia, qualcosa accade: la tensione scivola via, il cervello si sintonizza sulla frequenza “chissenefrega” e le chiacchiere fluiscono come la birra artigianale. I problemi sembrano meno gravi dopo un sorso. Anche i capelli crespi da umidità sembrano più filosoficamente accettabili.

Rachel ha una capacità straordinaria: riesce a versarti il tuo drink preferito prima ancora che tu apra bocca. Una volta sono entrata, visibilmente devastata dopo un appuntamento disastroso (lui parlava solo in terza persona e aveva portato un Tupperware con quinoa), e lei mi ha servito direttamente doppio gin tonic senza dire una parola. Quel gesto valeva più di mille sedute con un coach motivazionale.

Gavin, ovviamente, considera il pub la sua seconda casa. Una volta ha portato lì una squadra di improvvisazione teatrale per “elevare il livello intellettuale del posto”. Rachel, serafica, ha risposto: “Finché non mettono in scena Otello in dialetto del Kent, possono restare”.

Kate, l’avvocatessa, lo usa come luogo di decompressione post-divorzio (altrui). È famosa per i suoi racconti da brivido su clienti vendicativi, ex mariti dispettosi e battaglie legali per la custodia del barbecue. Ogni volta che finisce un processo, offre da bere a tutti e urla: “Alla faccia del codice civile!”.

E poi ci sono gli habitué: il signor Bloom che parla solo di funghi, la signora Huxley che flirta con chiunque abbia più di tre denti, e Dennis, l’anziano pescatore che racconta la stessa storia del pesce gigante da vent’anni. Ogni volta il pesce diventa più grosso. Ormai siamo a livello cetaceo.

Rachel ascolta tutto, assorbe tutto, e interviene solo quando serve. Con frasi lapidarie che restano scolpite nei nostri cuori: “Se ti ha lasciata via messaggio, non merita nemmeno i tuoi cetrioli”, oppure “Una donna con autostima non finisce mai il gin, lo reinventa”.

Il suo bancone è confessionale, ring di sfide emotive, culla di risate e spalla su cui appoggiarsi. A volte basta solo sedersi lì, con le luci calde, il rumore dei bicchieri e il profumo del limone tagliato fresco, per sentirsi meglio. Non per forza risolti, ma sicuramente più leggeri.

E quando alla fine della serata Rachel ci guarda con quel sorriso sornione e ci dice: “Domani sarà un altro disastro da raccontare, quindi bevete adesso e rideteci sopra”, capiamo che sì, è proprio questo il senso della vita.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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