Un romanzo evocativo che ci accompagna tra rovine, amori e ricordi che non vogliono morire.
C’è un momento, poco prima che il sole tramonti, in cui le pietre cominciano a parlare.
Non è un suono vero e proprio, non è voce né parola. È qualcosa che si sente sotto la pelle. Un sussurro antico, venato di nostalgia e di vento. Basta fermarsi. Ascoltare. Toccarle, magari, sfiorare con le dita la superficie irregolare di un muro abbandonato, il profilo spezzato di una scala che non porta più da nessuna parte. Allora qualcosa accade.
Perché le pietre ricordano?
Ricordano i passi di chi le ha calpestate. I pianti sordi che hanno assorbito. I baci dati in fretta, nascosti dagli angoli delle case. Ricordano la voce delle madri, le grida della guerra, le risate delle estati spensierate. E anche quando tutto crolla, loro restano. Custodi silenziose di ciò che è stato, di ciò che nessuno racconta più.
Questo libro nasce da lì. Da un silenzio che non era vuoto, ma pieno di storie. Da un amore per i luoghi che resistono, anche quando il tempo prova a cancellarli. Da una domanda che non smetteva di tornare: “Cosa succede a ciò che dimentichiamo?”.
La parola delle pietre è un viaggio. Non geografico, ma emotivo. Tra borghi svaniti e volti mai dimenticati. Tra amori che il tempo non ha saputo spegnere, e segreti che ancora bussano nelle notti di chi sa ascoltare.

Se senti qualcosa muoversi dentro, non temere. È solo una pietra che ricorda il tuo nome.
Cosa accade quando le pietre parlano? Non quelle levigate dal tempo o incastonate nei monumenti celebri. Ma quelle dimenticate, coperte di muschio e silenzio. Quelle che restano dopo che il tempo ha fatto il suo corso. È da questa suggestione che nasce “La parola delle pietre”, il nuovo romanzo di Domenico Sorace, che verrà presentato sabato 21 giugno alle ore 18:30 presso la Libreria Eli Indipendente di Roma, in viale Somalia 50/A.
Un pomeriggio che promette di essere ricco di emozioni, domande e riflessioni. A dialogare con l’autore ci saranno due nomi noti del panorama culturale italiano: il giornalista e scrittore Mauro Valentini e l’editore del romanzo, Enrico Buonanno.
Un libro che intreccia luoghi, anime e memoria.
Il romanzo è un viaggio in cui la narrazione si fa ponte tra ciò che è stato e ciò che siamo. Le pietre, simboli di permanenza e oblio, diventano custodi di storie, amori, dolori e verità mai del tutto sopite.
“Ho voluto dare voce ai luoghi che troppo spesso dimentichiamo. Dietro ogni rovina c’è un frammento d’umanità, un amore perduto, un addio taciuto. Questo libro è un tentativo di ascoltarli”, racconta Domenico Sorace.
Un’occasione per incontrare l’autore e ascoltare la voce delle storie.
L’appuntamento romano è più di una semplice presentazione. È un invito a riscoprire il potere del racconto, il valore della memoria e la poesia che si nasconde nei luoghi abbandonati.
Cosa può aspettarsi il lettore da questo romanzo?
“Una storia che non segue una linea retta, ma si intreccia come i sentieri di un borgo antico. Il lettore sarà guidato attraverso emozioni forti, ricordi che tornano e rivelazioni che cambiano il senso del presente”, ci racconta Sorace.
Quanto c’è di autobiografico nella narrazione?
“C’è il mio sguardo, questo sì. Non è la mia vita, ma è la mia voce. Ho camminato tra quei ruderi, respirato la polvere, immaginato le vite che li hanno abitati. Scrivere è stato come restituire loro una dignità”, prosegue l’autore.

Perché oggi è importante raccontare il passato?
“Perché ci dimentichiamo troppo facilmente di ciò che siamo stati. Ma la memoria è un atto d’amore, e i luoghi, come le persone, chiedono solo di non essere dimenticati”, narra Sorace.
Un evento per chi ama i libri, i luoghi, e le storie che restano.
“La parola delle pietre” non è solo un titolo poetico: è un invito all’ascolto. Le parole di Sorace scavano nel silenzio delle cose, riportano in vita le emozioni e ci insegnano che anche ciò che è stato può ancora parlare, se sappiamo metterci in ascolto.
Ora che il viaggio è finito, puoi voltarti indietro. Ma non aspettarti di vedere le stesse cose. Perché ciò che hai letto — o forse ascoltato con il cuore — ha lasciato una traccia.
I luoghi che credevi silenziosi, ora bisbigliano. I muri crepati ti sembrano pieni di voci. Le pietre, quelle stesse pietre su cui avevi smesso di posare lo sguardo, sembrano averti guardato a loro volta. E ti hanno raccontato.
Perché le storie non muoiono mai davvero. Restano lì, ferme come l’ombra di chi è passato. Si adagiano tra le crepe, si nascondono sotto la polvere, aspettano solo qualcuno disposto ad ascoltare. A volte sei tu. Altre, sei semplicemente il tramite per qualcun altro.
I personaggi che hai incontrato, le emozioni che hai attraversato, gli amori perduti e ritrovati, non ti chiedono nulla. Non cercano una morale, né una conclusione. Chiedono solo memoria.
Perché dimenticare è un modo per morire. Ma ricordare… Ricordare è il modo più potente per restare.
Ora puoi chiudere il libro. Le pietre sono tornate al silenzio. Ma se domani, camminando, ti fermerai senza motivo davanti a un rudere, se sentirai una malinconia improvvisa guardando un muro scrostato… Non stupirti. È solo la voce di una storia che ti riconosce. E ti sussurra: “Ti stavo aspettando”.

Libreria Eli Indipendente è il luogo ideale per questa esperienza: uno spazio accogliente, vibrante, in cui ogni libro ha la sua voce.
Sabato 21 giugno, ore 18:30: un incontro per chi ama la letteratura che lascia tracce.
Non resta che esserci. Perché, come dice l’autore, “le pietre non dimenticano. E noi, per un attimo, possiamo ricordare con loro”.









