Dicono che oggi sia la Giornata Mondiale dell’Orgasmo.
L’ho scoperto stamattina, mentre cercavo disperatamente i miei occhiali da lettura. Li ho poi ritrovati nel frigorifero, accanto allo yogurt greco senza grassi. Che trovo ironico: ecco due cose che non mi danno alcuna soddisfazione.
Secondo la mia amica Rachel, questa ricorrenza è nata per «celebrare l’energia cosmica del piacere».
Secondo Vivian: «È solo marketing, tesoro. Come San Valentino, ma con meno fiori e più… fisiologia».
Secondo Gavin, l’unico uomo della mia vita che non mi deluderà mai: «Pippa, amore, l’orgasmo è come il Wi-Fi. Tutti pensano di averlo, ma poi scopri che è debole, intermittente, e quando serve davvero… puff, sparisce».
Io invece credo che questa giornata serva a ricordarci una cosa fondamentale:la felicità non è garantita, soprattutto se nella tua vita sentimentale il picco più alto è il Panasonic che tieni nel comodino.
La mia attuale situazione sentimentale (ovvero: un deserto con qualche rovo spinoso)
Il mio ultimo orgasmo di coppia risale al 2019. Era il pre-pandemia: si usciva, ci si baciava senza paura, ci si illudeva.
L’uomo in questione – lo chiameremo Martin l’Illusione – credeva che l’orgasmo femminile funzionasse come l’apertura delle porte automatiche al supermercato: avvicini qualcosa e si attiva.
Nemmeno per sogno, Martin.
Se fosse così semplice, la popolazione mondiale sarebbe triplicata.
Ho provato a spiegarglielo.
«Devi ascoltare il mio corpo», gli dicevo.
«Lo sto ascoltando!»
«No, amore. Quella è la televisione accesa in sottofondo.»
Gli esperti sostengono che l’orgasmo migliori l’umore, il sonno, la pelle, la circolazione e forse anche la bolletta del gas, ma su quest’ultima non giurerei.
Ci dicono che dovremmo averne di più, meglio e in modo consapevole.
Ottimo.
Ma quando hai 56 anni, vivi in un cottage nel Kent circondata da pecore che hanno più vita sessuale di te, e la tua ultima “botta di adrenalina” è stata scendere in strada senza reggiseno per prendere la posta, l’orgasmo diventa una creatura mitologica: tutti ne parlano, pochi lo vedono.
Il summit delle amiche – o il vertice mondiale dell’orgasmo (fallito)
Ieri sera ho convocato Vivian, Rachel e Kate per un bicchiere di vino e una discussione approfondita sul tema.
Vivian, elegantissima come sempre, ha dichiarato:
«Io ho smesso di cercare l’uomo perfetto a letto. Cerco solo qualcuno che non si addormenti sul mio cuscino.»
Rachel, più spirituale:
«L’orgasmo è dentro di noi.»
Al che Gavin ha sussurrato: «Sì, cara, ma ogni tanto è bello che qualcuno venga a bussare.»
Kate invece ha raccontato di un appuntamento con un professore di biologia che le ha fatto una lezione di anatomia a tavola.
IO: «E poi?»
LEI: «Pippa, non aveva il minimo senso pratico. Il massimo di eccitazione che ha suscitato è stato nel calamaro fritto.»
Il punto non è l’orgasmo… è chi ti fa sentire viva
Dopo averci riso su, mi sono chiesta:
ma davvero serve un giorno mondiale per ricordarci il piacere?
Forse sì.
Forse serve per dire a noi donne – giovani, mature, single, fidanzate, confuse, stanche, rinascimentali – che meritiamo qualcuno che ci faccia vibrare.
O almeno qualcuno che sappia leggere una mappa.
Così oggi, in questa nobile giornata internazionale, vorrei dedicare un pensiero a:
• chi ha raggiunto l’orgasmo e non si ricorda come,
• chi tiene le batterie del vibratore come scorte strategiche da guerra,
• chi fa yoga sperando che almeno il respiro faccia qualcosa,
• e chi, come me, continua a crederci (più o meno).
La verità secondo Pippa Pickle
L’orgasmo non è un obbligo.
Non è una performance.
Non è un trofeo.
È una celebrazione del fatto che siamo vive.
E finché saremo vive, ci sarà sempre una possibilità:
un incontro, uno sguardo, una notte, un brivido…
o almeno un Panasonic ben carico.
Buona Giornata Mondiale dell’Orgasmo, amiche mie.
Brilliamo.
E se non brilliamo, ricarichiamo le pile.









