Dicembre è un mese magico.
La neve, le luci, le canzoni, il profumo di cannella…
E soprattutto: gli ex.
Che spuntano come funghi emotivamente tossici, rigorosamente senza preavviso e senza nessun senso del tempismo emotivo.
Non so quale misterioso fenomeno cosmico si attivi durante il mese di dicembre — forse l’allineamento dei pianeti, forse l’avvicinarsi del Natale, forse solo la noia — ma è un dato scientificamente verificato nella mia vita: a dicembre, gli ex tornano. Sempre.
Come i film di Natale in TV. Come i panettoni sugli scaffali. Come la mia incapacità di ignorarli al primo messaggio.
Quest’anno il primo a scrivere è stato Daniel, quello che al primo appuntamento mi aveva confessato di non credere nell’amore.
Lo stesso che poi aveva scritto poesie su di me… copie sputate di Rupi Kaur, ma pur sempre poesie.
Il suo messaggio?
“Ciao Pippa. Pensavo a te.”
Alle 23:58.
Del 1° dicembre.
Un tempismo perfetto, da Calendario dell’Avvento del disagio.
Ovviamente ho fatto la cosa più adulta e matura: ho buttato il telefono sul divano e mi sono nascosta dietro un cuscino.
Vivian, quando gliel’ho raccontato, ha risposto:
“Non è un ex. È un promemoria di ciò che NON devi più fare.”
Gavin ha aggiunto:
“Tesoro, dicembre è il mese dei saldi emotivi: tornano tutti sperando in un tuo sconto.”
E io ho capito che sì, il Natale porta generosità… ma non abbastanza da offrirla a Daniel.
Il secondo fantasma del Natale Sentimentale è stato Simon, il mio “quasi fidanzato” dell’anno scorso.
Quasi, perché dopo due mesi di uscite e confidenze, lui dichiarò che non era pronto per una relazione.
Tre giorni dopo aveva una relazione.
Con un’istruttrice di pilates.
Molto flessibile.
Molto convinta delle sue scelte.
Simon mi ha scritto una mattina:
“Ciao. Che fai per Natale?”
Ho riletto il messaggio quattro volte per capire se avesse sbagliato destinatario.
Kate, quando gliel’ho riferito, ha commentato con il suo solito zen psicologico:
“Gli ex tornano quando percepiscono che hai trovato un equilibrio.”
Vivian:
“Oppure quando l’istruttrice di pilates li lascia.”
Gavin:
“Pippa, mai fidarsi di un uomo che ti scrive a dicembre. È come uno che ti regala una bilancia a Natale: non vuole il tuo bene.”
Voto Gavin, come sempre.
Ma il vero climax arriva con George.
Lui non è solo un ex.
Lui è “l’illusione semovente”, come dice Vivian.
È quell’uomo che sembrava diverso, profondo, serio… e poi è scomparso con la stessa rapidità con cui io scompaio davanti a un corso di zumba.
George esercita su di me un effetto pericoloso: quello del forse stavolta è diverso.
Effetto che ha devastato più donne della febbre spagnola.
Il suo messaggio è arrivato una sera, mentre stavo decorando l’albero con una vigoria emotiva degna di un film romantico.
“Ciao Pippa. Posso chiamarti?”
No.
La risposta è no. Sempre no. Universale no.
Eppure…
Eppure mi sono fermata con la pallina in mano, ho trattenuto il fiato e ho pensato:
“Perché proprio ora?”
La risposta l’ha data Rachel, la più poetica del gruppo:
“Dicembre è il mese in cui tutti sentiamo nostalgia di ciò che abbiamo perso. Anche loro.”
Sì, magari.
O magari George si è ricordato della mia ricetta del vin brulé.
O voleva solo un’altra occasione per sparire dopo sette giorni.
Gavin, invece, ha fornito la versione avanzata del fenomeno:
“Tesoro, gli ex sono come le luci dell’albero: quando non funzionano, li butti. Ma ogni anno li tiri fuori lo stesso e speri che quest’anno facciano miracoli.”
Una metafora dolorosamente accurata.
La verità è che dicembre è un mese emotivamente pericoloso.
Le luci ci ammorbidiscono, la musica ci rende vulnerabili, il freddo ci fa desiderare abbracci che non dovremmo volere.
E così gli ex lo sanno. Lo percepiscono.
È come se avessero un radar interno che si attiva appena iniziamo a sentirci un po’ troppo tranquille.
A volte tornano per noia.
A volte per ego.
A volte perché i loro nuovi flirt non sanno fare il purè.
A volte tornano perché ricordano qualcosa di bello.
E a volte… ritornano solo perché sanno che tu sei una brava persona.
E che risponderai.
O lotterai per non farlo.
Alla fine, però, quello che ho capito — a 56 anni, con più ex che paia di guanti invernali — è questo:
gli ex che tornano a dicembre non vogliono un nuovo inizio. Vogliono solo un’altra fine addolcita.
Vogliono un “come stai?”, un “che fai?”, un “ti penso”, un “ti manco?” per riempire un vuoto temporaneo.
Ma non vogliono davvero noi.
Non vogliono davvero me.
E allora questa volta ho fatto qualcosa che Pippa Pickle, in passato, non avrebbe mai fatto.
Ho messo il telefono in modalità aereo.
Ho acceso una candela alla vaniglia.
Ho messo su una musica jazz.
E mi sono servita una tazza gigante di cioccolata calda con panna.
Poi ho pensato:
Io non sono un’edizione limitata da rimpiangere a dicembre.
Io sono Pippa.
Con le mie amiche, il mio lavoro, il mio gatto sociopatico, le mie scelte sbagliate, il mio cuore testardo.
E quest’anno, sotto l’albero, voglio solo una cosa: lasciare i fantasmi al loro posto. Nel passato.









