Cornuti e contenti: Marco Travaglio torna a teatro e ci mette davanti allo specchio

Riflessioni amare — e necessarie — su politica, informazione e responsabilità collettiva

Per anni abbiamo puntato il dito contro la mala-politica, contro la mala-informazione, contro il circo delle promesse non mantenute e degli scandali riciclati. Abbiamo denunciato, analizzato, gridato allo scandalo. Eppure, forse, è arrivato il momento di chiedercelo senza ipocrisie: ma non sarà anche colpa nostra?

Sì, nostra. Di noi cittadini che, in un sistema che già zoppica, continuiamo a scegliere gli stessi protagonisti che ci hanno deluso, tradito, illuso. Noi che concediamo fiducia a chi ha già dimostrato di non meritarla, come se ci piacesse prendere porte in faccia sempre uguali, all’infinito. Perché milioni di italiani votano per chi si è già dimostrato incapace? Perché rinnoviamo mandati a chi ha dimostrato di non saperli gestire? Perché consegniamo il nostro futuro nelle mani di chi, quel futuro, lo ha già compromesso?

Una risposta c’è, anche se non ci piace: perché siamo parte del problema.

La complicità inconsapevole (o fin troppo consapevole)

Ogni volta che premiamo con il voto un politico che ci ha già tradito, stiamo dicendo al sistema: “Va benissimo così, continua pure”.

Ogni volta che compriamo giornali che diffondono bufale, che clicchiamo sui titoli acchiappaclic, che guardiamo programmi costruiti per manipolare più che informare, stiamo firmando una cambiale: “Disinformatemi ancora, grazie”.

Non è solo “colpa loro”: è colpa di chi li tiene in piedi. Perché finché certi giornali continueranno a vendere, certe trasmissioni a macinare ascolti, certi influencer a ricevere like, non cambierà nulla. E non cambierà perché non conviene cambiare. Finché la truffa è redditizia, la truffa continua.

La guerra dell’informazione (che stiamo perdendo)

Nel mezzo ci sono questioni drammatiche, che non meriterebbero leggerezza né disattenzione: la guerra internazionale che bussa alle nostre porte, l’indipendenza della magistratura messa in discussione da un referendum che promette semplificazione ma rischia di erodere equilibri democratici fondamentali. Eppure molti italiani rimangono spettatori passivi, anestetizzati da una narrazione confusa, gridata, contraddittoria. Informati poco, male, o peggio: informati come fa comodo a qualcuno.

L’astensione: ribellione apparente, resa totale

Un altro mito da sfatare è quello dell’astensione come gesto rivoluzionario. Molti la vivono come l’estrema forma di ribellione al sistema. In realtà, è il contrario: è l’assicurazione sulla vita del sistema. Perché a non votare sono soprattutto gli elettori liberi, critici, disincantati: proprio quelli che potrebbero cambiare davvero le cose. I voti di scambio, di abitudine, di fedeltà cieca invece ci sono sempre. E i risultati elettorali, guarda caso, li premiano. In pratica: più ci asteniamo, più siamo “cornuti e contenti”. O forse solo cornuti. Ma sicuramente non ribelli.

Come si esce da questo circolo vizioso?

Con consapevolezza, responsabilità e un cambio di postura mentale. No, non salveremo il Paese in un giorno. Ma possiamo evitare di essere complici della sua deriva. Occorre ripartire da:

• Informazione critica: scegliere fonti affidabili, spegnere ciò che manipola.

• Partecipazione attiva: il voto è un dovere verso noi stessi, non verso i partiti.

• Controllo dal basso: chi governa deve sapere che lo osserviamo, lo giudichiamo, lo valutiamo.

• Sana ribellione: non quella che urla sui social, ma quella che agisce nel quotidiano.

Un manuale di autodifesa democratica

Ecco perché oggi più che mai serve un “manuale di autodifesa”.

Uno strumento che aiuti a:

• riconoscere le manipolazioni,

• smascherare le narrazioni tossiche,

• ribellarci con gli strumenti civili che abbiamo,

• spezzare l’invisibile catena che ci tiene imprigionati nel ruolo dei cornuti contenti.

Ridere amaramente della nostra condizione può essere liberatorio.

Prenderne coscienza, invece, può essere rivoluzionario.

Perché il problema non è solo chi ci governa o chi ci disinforma. Il problema, spesso, è chi permette che questo accada. Smettiamo di essere complici silenziosi. Smettiamo di essere cornuti — e per giunta contenti. Ricominciamo da noi.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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