Cambiare radicalmente vita si può, inseguire i propri sogni pure, inventarsi una professione dal nulla quado ormai i figli sono grandi e lasciano il nido per volare in altri territori è altrettanto possibile. Non si finisce mai di imparare e c’è sempre un territorio nuovo da scoprire basta armarsi di entusiasmo, pragmatismo, positività, empatia e altruismo. Sono questi gli ingredienti che fanno di Simona Bertolotto una figura influente nella fitta trama dei Social. Lei con il suo profilo @sissiottostyle ha un nutrito numero di seguaci cui regala ogni giorno i suoi suggerimenti insegnando che si può creare un outfit raffinato ed elegante, glamour e fashion anche solo con 53 euro. Una donna che ha fatto dello stile la sua carta vincente. Raccontaci di te? Sono una donna che ha raggiunto, finalmente, la sua amata libertà. Ogni giorno mi circondo di bello e mi faccio circondare dal bello. 5 aggettivi che ti rappresentano? Positiva, pragmatica, empatia, altruista, entusiasta. Chi è @sissiottostyle? Come ti ho detto … sono una donna libera che condivide il bello “Sissi” perché? Sissi da Simona e otto da Bertolotto. Come nasce il tuo profilo IG? Nel 2017 per caso, senza meta, solo il mio gusto. E la tua esperienza come influencer? Termine che faccio fatica a digerire, collaboro con brand e aziende che seleziono. Quanto è importante la rete e il mondo Social? Oggi molto, è il nuovo canale comunicativo. Cosa significa essere influencer oggi in questa epoca 2.0? Significa donare e condividere il tuo mondo. Il limite però lo stabilisci tu! I Millennials cosa pensano di te? Ormai si sono abituati all’idea. A chi ti ispiri? Alle donne del passato. Femminili ed eleganti. Le tue più grandi passioni? La fotografia, i viaggi oltre che la moda. Che stile proponi? Uno stile senza tempo, non seguo molto le mode. Mescolo brand di ricerca con il vintage e il fast fashion. Perché: “buona la prima”? Perchè l’errore e il difetto fanno parte dì noi. Soprattutto perché: “Never too late never too old”? Perchè così è successo a me. A 46 anni la vita si è stravolta. Per essere eleganti bisogna investire molto denaro? Assolutamente no! Sono andata al matrimonio di mia sorella con un outfit di 53euro. Basta il buon gusto. L’eleganza che cos’è? L’eleganza è il giusto equilibrio, l’armonia e il portamento. Perché la scelta di lavorare con piccoli brand emergenti? Da sempre ho preferito la nicchia alla massa. Secondo te come si fa a conquistare Vogue? Sono nel portale di Vogue come photovoguer. Anche questa è una conquista. Meglio vintage, basta che sia fatto con stile? Il vintage va dosato ancora di più con il passare degli anni. Consigli per acquistare in un negozio vintage? Capi tendenzialmente senza tempo. Dai trench alle camicie di seta. Le cose da evitare in un negozio vintage? Se sei giovane va bene quasi tutto a 50 anni passerei agli accessori: borse, occhiali, cappelli e bijoux. È vero che ogni donna è bella nonostante le sue imperfezioni? Soprattutto quelle! Ci permettono di essere uniche. Curvy o minimal? Sono stata curvy fino a 6 anni fa, portavo la 44/46 e sono minimal oggi (porto la 40/42). In entrambi i casi mi piacevo. Che cos’è la bellezza? La bellezza è vivere serenamente e con orgoglio ogni fase della propria vita. E il fascino? Il fascino è l’insieme di molte cose, il portamento, lo sguardo sicuro mai sfacciato, l’ironia, un pizzico di dolcezza e l’intelligenza a condire il tutto. Come si riconosce la donna stilosa? Una donna che si riconosce in quello che indossa. Che cosa c’è nel “decalogo della donna stilosa”? Sicuramente il giusto equilibrio in quello indossa. Togliere è molto più difficile che aggiungere. Ci hai insegnato che si può andare a un matrimonio spendendo pochissimo, come si fa a scegliere bene? Affidandoci al vintage si può essere originali ed uniche spendendo poco. La vita è densa di intemperie, tuttavia, l’importante non è quante volte si cade ma come ci si rialza, sei d’accordo? Tendenzialmente ho bisogno di cadere per rialzarmi con molta più grinta dì prima. Che cosa rappresenta nell’immaginario collettivo la sensualità? Sensuale è far parlare la parte femminile di sè senza mai cadere nella volgarità. Come coniughi vita privata, lavoro, figli, cagnolino e social? Figli ormai grandi che vivono fuori casa, Teo lo lascio in mani amorevoli, la vita affettiva manca perché non semplice da inserire, in fondo a qualcosa bisogna pur rinunciare. Hai tempo per te? Più tempo per me … è la mia mission del 2022. La cosa che più ami fare? Camminare sola con la musica nelle orecchie e il naso all’insù. Quello che non avresti mai voluto fare nella vita? Vivendo d’istinto non mi sono mai pentita di molto. I tempi corrono e tu adesso dove sei? Sono a metà della vita. “Cogli l’attimo” o “lasci che sia”? Sempre e soltanto l’attimo senza pensarci troppo. Un sogno nel cassetto? Un format televisivo. Ultima cosa: da grande cosa farai? Inseguirò la felicità e cambierò città o stato.
Nasce l’Accademia di giornalismo per i giovani disabili
Ogni itinerario di vita ha il suo perché. Questo progetto nasce da un’idea di Michel Emi Maritato Presidente di AssoTutela. Ben sappiamo quanto “i giovani disabili sono un capitale umano da salvaguardare e avviare al lavoro”. Un progetto ambizioso, non facile, ma volto a dare a queste persone una risorsa in più al fine di costruire con e per loro un viatico avvincente e ricco di soddisfazione. Il progetto nasce dal desiderio di offrire ai “disabili, non soltanto solidarietà perché giovani meno fortunati con difficoltà nell’accesso al lavoro” bensì è volto2” a recuperare questo prezioso capitale umano e sociale con un progetto che investirà tutta l’Italia”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Maritato che spiega: “Sta partendo a Roma e Milano l’Accademia di giornalismo, un piano ambizioso che vedrà la luce grazie all’impegno di AssoTutela e la determinazione con cui la nostra associazione segue da tempo coloro che da soli non ce la farebbero mai. Affiancati da Consap sindacato di Polizia e dall’Oasi Park spazio giochi sulla via Tuscolana, stiamo promuovendo i corsi per i giovani disabili e per gli invalidi del lavoro presso la sede dei quotidiani “Vento Nuovo” a Roma e “Milano Free” nel capoluogo meneghino, che vedono tra i docenti i giornalisti più qualificati, con il patrocinio delle istituzioni locali. I partecipanti saranno individuati previo colloquio con la psicoterapeuta e giornalista Barbara Fabbroni, per una valutazione a tutto campo sul percorso da intraprendere. Ė la nostra risposta – insiste il presidente Maritato – all’impotenza di amministrazioni che vedono nell’assistenza ai più svantaggiati soltanto un compito caritatevole, senza coltivare le minime ambizioni di tali persone. Non si può sempre prospettare un futuro nero per giovani che serbano in sé un intrinseco valore e la volontà di andare avanti. Dobbiamo porre un argine alla colpevole dispersione di un capitale umano di grande valore”.
La creatrice delle stelle: Alessandra Fontana
“Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è (Edoardo Bennato)”. Invece l’isola c’è, lo dimostra Alessandra Fontana con la sua creatività raffinata e delicata, avvolgente e glamour. Uno stile, il suo, che regala quel tocco di novità amalgamato a confort e innovazione, attenzione per il particolare e rispetto della manifattura. Alessandra sceglie il suo viatico credendo in un sogno che è diventata la sua realtà di vita. Un sogno costruito a piccoli passi senza mai perdere di vista la stella buona del mattino. Chi è Fontana designer? Sono Alessandra Fontana, nata a Milano negli anni ’70, grafica (ex dipendente), amante del lettering, del fashion designer e t-shirt addicted. Come nasce il suo brand? Nel 2015 decido di licenziarmi e dedicarmi al mio s nel cassetto: creare t-shirt! 5 aggettivi che rappresentano il suo stile? Basico, minimale, comodo, essenziale, colorato. Come prendono vita le sue collezioni? L’idea può nascere da un ragionamento su un capo che mi piacerebbe avere ma “come dico io”, oppure arriva all’improvviso magari per strada vedendo un particolare o scorrendo qualche immagine in rete… Perché T-Shirt stellate? La prima nata è stata la Felpa, dai suoi scarti di taglio ho creato la stella. La stella è un simbolo universale, porta fortuna, fa sognare e mi ricorda la mia mamma… E non solo, anche outfit confort? Si, è lo stile che adoro, in cui mi sento di stare bene e così voglio far stare le mie clienti, avvolte in un capo che le valorizza, in un colore che amano. La parola “Comfy” relativa a indumenti comodi, con cui sentirsi facilmente a proprio agio si armonizza insieme alla parola “Chic” per celebrare uno stile rilassato ma con gusto, dotato di praticità ed eleganza. Ciò che viene esaltato è la morbidezza dei tessuti, lo charme dei modelli. Di fatto una T-Shirt che cos’è? La t-shirt è da sempre un capo icona che non passerà mai di moda. Ma trovare quella giusta non è facile come sembra …Sta tutto nel saper scegliere il modello che deve essere slim ma non troppo aderente … e che sia morbida, anzi, morbidissima! Quindi, assolutamente cotone 100%, meglio ancora se organico, fiammato o bio … Lasciata così o personalizzata lo decideremo insieme. Ci può raccontare delle sue felpe? La Felpa Flash Dance nasce da un’amica sarta che mi ha aiutato a muovere i primi passi in questo fantastico mondo del fashion design! In seguito da me rivisitata e affiancata dall’Élite a collo alto. Sono “felpe e non felpe”, quelle che in giro non trovi, tagli particolari e dettagli ricercati ma allo stesso tempo semplicissime. La Flash Dance è più over e veste tutte, sta bene a qualsiasi donna, piace a tutte, più corta davanti e più lunga dietro sa vestire fisicità diverse. La Élite è più di nicchia, a collo alto, maniche a campana, più chic. Utilizza tutti materiali di alta qualità e soprattutto italiani? La scelta dei tessuti è importantissima. Utilizzo solo cotone 100% o al massimo fibre naturali. Faccio lunghe ricerche e prove sia su di me sia in lavatrice prima decidere. Nella mia Milano c’è parecchia scelta di tessuti Made in Italy. I suoi prodotti sono realizzati in Italia? Realizzo tutto da sola, l’idea, il cartamodello, il taglio e l’assemblaggio. Mi avvalgo di una fantastica aiutante solo per cucire. Cosa rappresenta per lei la moda? La moda mi permette di esprimere la mia personalità, le idee, la creatività che ho dentro, di indossare il colore che rispecchia il mio oggi, tutto questo è troppo divertente! Ha un’icona cui si ispira? Più uno stile che un’icona, un po’ maschile, a volte, quasi unisex, sempre super comodo e ricercato. Le donne, oggi, cosa cercano dalla moda? Cercano sé stesse, si identificano in uno stile, lo seguono ma vogliono anche personalizzare per sentirsi uniche e protagoniste. Qual è la donna tipo che può vestire Fontana designer? Capita anche la ragazza che apprezza i tessuti di qualità rispetto al fast-fashion ma principalmente è una donna dai 40 anni in su di qualunque fisicità. Su richiesta posso anche realizzare capi su misura se le taglie in campionario non soddisfano il bisogno della cliente. Una donna è davvero stilosa anche con un T-shirt o una felpa? Certamente, abbinata al giusto capo puoi creare il tuo stile! La t-shirt sotto la giacca elegante, la felpa con il cappuccio (new entry in arrivo) sotto un cappotto, il pantalone della tuta con un importante dolcevita in cachemire… infinite combinazioni con i capi del tuo armadio. Perché dovremmo acquistare i prodotti di Fontana designer? Per l’unicità sia del taglio sia dei dettagli oltre che per i tessuti di qualità che durano nel tempo. È più artigiana dei sogni o coglie la tendenza del momento? Direi entrambe, non bisogna mai smettere di sognare ma sempre attente al mondo che ci circonda! I Millennials cosa pensano di lei, di questo stile morbido e avvolgente, sportivo e raffinato? E le Perennials? Quelle che non hanno ben chiaro il loro stile spero che possano ispirarsi, alle altre spero di fornire qualità e innovazione per essere sempre al passo con i tempi. Quanto nella moda c’è bisogno di singolarità e unicità? Tantissimo, infatti mi piace consigliare di mixare i miei capi con quelli che già hanno nell’armadio, faccio spesso delle storie ispiratrici in Instagram. Minimal o classico, dove si riconosce? Minimal! Dove si trovano le sue creazioni? In Instagram sul mio profilo “Fontana_Designer” nelle storie in evidenza si possono scoprire tutti i capi. Per provarli a Milano ad Arkivio Showroom aperto al pubblico dal mercoledì al sabato dalle 10,00 alle 19,00 (meglio previo appuntamento direttamente con me). Ha delle testimonial? Me stessa e mia figlia, la mia modella personale (quando si fa fotografare!). Che cosa non deve mai mancare nell’armadio di una donna stilosa? “La moda sta vivendo una nuova era in cui non ci sono più regole. Tutto ruota attorno allo stile personale di ciascuno” …Disse uno stilista… Quanto è importante la rete
Io non cambio mai
“Pazza ero e pazza sono rimasta” ma la follia si sa è la caratteristica delle menti geniali. Non può esserci arte senza quel brivido di pazzia che conduce a vedere oltre il limite della coscienza comune. Giovanna Nocetti, in arte Giò, è un’artista dalle mille declinazioni esistenziali dove come unica bussola ha l’amore per la musica e il canto. La sua vita è stata ed è un itinerario virtuoso dove le esperienze fanno da corollario alle emozioni che si rinnovano di giorno in giorno armonizzandosi con la sua anima generosa, sottile, eclettica, creativa. La sua è una carriera infinita, una storia narrativa di cultura, musica e parole, dove tutto acquista un sapore di generosità e amore, passione e follia, determinazione ed emozione. Incontrarla è accedere a un mondo nel mondo, dove nulla è scontato ma acquista un significato denso della sua cifra inafferrabile. Raccontaci di te, così tanto per iniziare? Ehehe, non è semplice raccontare di me, ci vorrebbe almeno un paio d’ore e quattro libri. Però posso dirti che sono pazza, ogni mattina inizio una nuova vita. Un ricordo di quando eri bambina? Ero una monellaccia, un ragazzaccio. Giocavo per strada, allora si poteva. Nata e vissuta a Viareggio fino a quando non sono venuta ad abitare a Milano. Ero una bambina come tante altre, solo un po’ più sfrenata, capatosta. Come nasce il tuo amore per la musica? Ci vorrebbe un libro per raccontare questa lunga storia d’amore e passione. Quando ero piccola, andavamo tutti in oratorio, facevamo le gite con i preti e le suore, ci facevano cantare; mi mettevano sempre in ultima fila, ero troppo alta e stonata. Mi dicevano sempre: “canta piano, canta piano”. Era una cosa strana, non capivo, credevo di cantare bene. Un giorno tornando da una gita, aspettai che se ne fossero andati tutti, mi misi dietro all’altare, cominciai a cantare. Non so se fu l’eco naturale della chiesa, pensai: “ma io canto proprio bene!”. Ero piccola. Iniziai a prendere lezioni di musica con la professoressa Ida Neukusler Masini. Mi piaceva sentire la mia voce al di sopra di tutti quelli che mi tenevano sempre indietro (sorride). E poi arriva il teatro? Eh, anche questa è una cosa strana. Decisi di fare uno spettacolo particolare. Ero amica di Giovanni Testori, gli chiesi: “perché non mi scrivi qualcosa, vorrei fare uno spettacolo”. Così fu. Debuttai al Teatro Gerolamo prima che chiudesse, correva l’anno 1974. Lo spettacolo si chiamava “Ieri e sempre” con le poesie di Giovanni Testori. Poesie, che sono riportate in un libro, pubblicato per Einaudi, che parla di tutti i lavori di Testori, compreso il mio spettacolo “Ieri e sempre”. Lì accadde qualcosa. Le luci del teatro sono diverse dalle luci del palcoscenico dei cantanti. Mi affascinò. Così è iniziata la mia carriera teatrale. Sei nata a Viareggio, non era più semplice aprire un’attività stagionale? Ciò pensato tante volte, mi sarebbe piaciuto fare il bagnino, si lavorava tre mesi, ci si abbronzava, si era molto ammirati, però all’epoca non si poteva fare la bagnina, era un lavoro solo per gli uomini. Le emozioni del tuo primo debutto? Ero al Teatro Cinema Goldoni con la scuola, dovevo fare l’imitazione di Betty Curtis, pensa quanti anni fa? Ero così agitata, provai a fare questa canzone, stonata come una campana ma mi sembrava di essere bravissima come la Callas (ride divertita). Mi piace sorridere! La vita senza sorriso che cosa sarebbe? 5 aggettivi che raccontano di te? Hai due o tre ore? Bene! Sono pazza, però dicono che sono una persona seria, che lavoro con serietà eccetera eccetera … andavo in moto, adesso non lo faccio più, facevo paracadutismo, tutti aggettivi di follia. “Quella è pazza, quella è pazza”, dicevano e … sono rimasta un po’ pazza. Hai ricevuto dei premi prestigiosi come: Premio UBU per il Teatro, Leone d’oro alla carriera, Premio Antonio De Curtis, Premio Campidoglio “Personalità Europea”, come hai vissuto questi momenti? Quando mi premiano penso sempre di non meritarlo. Ho provato una grande emozione per il Premio UBU. Perché? Scrissi le musiche per uno spettacolo di Enzo Moscato, Embargos. Era la prima volta che premiavano uno spettacolo dove c’era anche la musica. Alla premiazione ero emozionata come quando cantai la prima volta “si, ti dirò la verità”. Per gli altri riconoscimenti, come ti ho detto, ho sempre pensato di non meritarli. Prendo la vita con leggerezza, giocando e scherzando, si vive meglio. Adesso arriva “Giovanna – Omaggio a Milva” per la regia di Dario Gay, perché questa scelta? Omaggiare una grande artista come Milva è un enorme piacere. Amavo questa donna. Era meravigliosa. Cantava benissimo. Ti devo raccontare un piccolo episodio … Dimmi, sono curiosa? Quando ho iniziato ad andare a lezione di canto e di musica, la mia professoressa mi disse: “ascolta Milva e Nilla Pizzi”. Ascoltavo queste due cantanti, ognuna con la sua caratteristica, aveva una formazione l’una differente dall’altra. Ho sempre seguito Milva fino a che l’ho incontrata mentre facevo “Sette voci”. Avrei voluto dirle: “Ho iniziato imitandoti”. Mi vergognai un po’ e parlammo di altro. Nel ’72 ci siamo riviste alla Bussola, da allora siamo rimaste amiche oltre che vicine di casa. Tra di noi c’è sempre stata tanta stima e simpatia. Ogni tanto ci incontravamo in qualche trasmissione. Veniva spesso da Paolo Limiti. Milva, per te, cosa rappresenta? È stata una pietra miliare nella mia carriera. Milva è il bel canto, una professionista incredibile, non sbagliava mai. L’ho vista fare tante cose con una caparbietà, una forza che solo lei aveva. Avrei voluto imitarla anche in questo, ma io lascio un po’ più andare. Però l’adoro. Che cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico? L’amore. Il mio pubblico mi segue da tantissimi anni, sono 51 anni che faccio questo mestiere. L’amore per cosa? Desidero trasmettere l’amore per la musica, il canto, la cultura. In questi ultimi anni abbiamo perso queste capacità, la cultura è naufragata. Quando salgo nel palco per “Giovanna – Omaggio a Milva” ho come la sensazione che Milva mi sia vicina, ancor
Una lunga storia familiare
Le tradizioni familiari si dipanano in un itinerario virtuoso dove la creatività si sposa con la capacità imprenditoriale. Incontrare Sara Parati, figlia di una dinastia di gioiellieri, è come entrare nel Paese delle Meraviglie dove, in ogni angolo, scopri qualcosa di affascinante e irresistibile. La sua è una famiglia importante. Il padre è il creatore di questa storia che grazie ai figli, Sara e Andrea, sta continuando a camminare lungo il corso della sua vita con successo e determinazione. Sara è l’anima e il cuore di questo straordinario sviluppo. Un ricordo di quando eri bambina? Sono emozionata, lo si avverte dalla mia voce. Non ho molti ricordi se non un evento che ha segnato la mia infanzia. Ho avuto un brutto incidente. Mio padre era sempre molto impegnato nel suo lavoro, io e mio fratello siamo stati cresciuti dalla mamma. Spesso in estate passavamo le vacanze solo con la mamma perché il lavoro non permetteva a mio padre di stare con noi per lunghi periodi, a volte, ci raggiungeva il fine settimana. Come nasce il tuo amore per i gioielli? È una tradizione di famiglia. Tutto nasce da mio padre. Nonostante un’origine umile, con la sua determinazione e volontà, è riuscito a dare una svolta importante alla sua vita professionale e di conseguenza alla nostra. Sin da piccola passavo molto tempo in negozio. Il nostro primo negozio lo ricordo ancora con molto affetto, era il mio spazio familiare. Chi ha fondato Damiano Parati? La Damiano Parati nasce nel 1978, l’anno della mia nascita. È stata fondata da mio padre e da un socio che poi, dopo qualche anno, ha preso una strada diversa. Il babbo all’epoca aveva una buona conoscenza del mondo orafo, era modellista e capofabbrica; dopodiché giunto alla maggiore età ha fondato la sua azienda. All’inizio era un laboratorio di riparazione di orologi e creazione di gioielli unici, disegnati appositamente su richiesta del cliente. Anno dopo anno le cose sono migliorate così nasce il primo negozio di gioielleria. Non sono stati anni facili, ma mio padre ha sempre avuto una grande determinazione, si è impegnato con sacrificio e forza per poter raggiungere la sua meta. Cosa ti ha insegnato tuo padre, la tua famiglia? L’impegno, la costanza, la determinazione e soprattutto: il sacrificio premia sempre. Non c’è risultato se non c’è sacrificio, questo è per me un insegnamento fondamentale cui mi aggrappo sempre. Cerco di insegnarlo anche ai miei figli anche se questa che viviamo è un’epoca molto diversa. In azienda c’è anche tuo fratello, parlaci di lui? In azienda è arrivato prima lui, è più grande di me. Entrambi ci siamo impegnati in questo mondo. Ci siamo fatti le ossa con sacrificio, abbiamo dovuto superare le nostre piccole difficoltà, come la timidezza per mio fratello. Essere i figli del capo non è semplice, devi dimostrare di essere sempre qualcosa in più, devi dare l’esempio. Non ci sono sconti per i figli del capo, dovevamo essere responsabili in tutto. Io e Andrea abbiamo due ruoli diversi, ma ci integriamo tantissimo. Lui si dedica di più all’estero, io mi occupo dei clienti italiani e del contatto con i brand. Possiamo dire “siete una grande famiglia”? Si! Siamo davvero una grande famiglia. Venti anni fa è entrata in azienda anche Samuela, la moglie di mio fratello Andrea. Ognuno di noi ha il suo ruolo. Siamo molto in sintonia. Oltre che soci siamo anche fratelli, con due personalità distinte ma che guardiamo nella stessa direzione. Come coniughi tre figli, un marito e il lavoro? Il lavoro è la mia priorità, non si può diventare una realtà come la nostra se non si sacrifica qualcosa, per raggiungere determinati obiettivi l’impegno è assoluto. Siamo una realtà internazionale, questo presuppone essere presente in molti territori come Porto Cervo e altre località Vip. La nostra clientela è internazionale, la seguiamo, passo passo, durante tutto l’anno. Cerchiamo per ogni cliente di trovare il gioiello giusto, che racconti di quella persona, che narri la sua essenza. Custodisco con emozione e cura i gioielli delle mie nonne, sono le cose più preziose che possiedo seppur nella loro assoluta semplicità. Non è il valore di un gioiello ma ciò che rappresenta. E poi arriva il Covid? La pandemia mi ha fatto molto riflettere. Ho avuto molto tempo da vivere nel quotidiano con i miei figli, mi sono resa conto che ho perso delle tappe importanti, mi è dispiaciuto fare consapevolezza di questo ma al tempo stesso mi ha fatto riflettere. Ho tre figli maschi molto vicini tra di loro, è vero: mi sono persa la loro infanzia. Sono stati anni difficili, gli ho dato il mio cuore seppur con una presenza risicata. L’aiuto delle nonne e delle tate è stato un grande supporto. Con il Covid mi sono resa conto che potevo organizzare il mio tempo lavorativo in maniera diversa gestendo una maggior presenza con i miei figli. Adesso se c’è bisogno di passare del tempo con loro arrivo più tardi in negozio, cerco di esserci e non perdermi più nulla. Con il Covid è cambiato anche il modo di vendere, i clienti contattano via Social e questo mi ha permesso di ritagliare del tempo prezioso per loro. La Damiano Parati ha il suo brand? Abbiamo un brand di gioielli dedicato ai Millennials. È cambiato il modo di fare acquisti. Abbiamo una e-commerce molto attiva, lavoriamo con la Cina ormai da tempo, oltre che in Italia e in Europa. I Millennials non entrano più in negozio ma fruiscono dell’acquisto in rete. La comunicazione è virtuale, tutto passa per l’online. Gran parte di questo lo devo a mio fratello che è stato un visionario dal punto di vista commerciale. Noi curiamo personalmente le nostre piattaforme Social, raccontando i gioielli che proponiamo, spiegando la loro storia sin dall’origine. Hai uno stile ricercato e al tempo stesso minimale, ti ispiri a qualcuno in particolare? Il mio stile è molto minimale. Jeans, camicia, sneakers è stato il mio mood sin da ragazzina. Iniziando a lavorare le cose sono un po’ cambiate seppur
Chiara Voliani: la scultrice delle emozioni
Cambiano i cieli sopra di noi ma non cambiano le emozioni, quelle le abbiamo sempre con noi, le custodiamo gelosamente nello scrigno della nostra anima. Accade, poi, che sono proprio quelle emozioni così intense e radicata a dar forma a un’idea, un progetto, un viatico magico che plasma manualmente una forma, un concetto, un’emozione. I gioielli scultura di Chiara Voliani sono un dialogo intimo e intimistico di emozioni rapite all’anima affinché possa incontrare l’altro nella magica atmosfera di incontro. La vita è sì “grazia e mistero” ma cosa sarebbe se non ci fosse l’incontro a forgiale la parola, il calore, l’esserci l’un per l’altro? Chiara ben sa quanto sia importante la narrazione scolpita nei suoi gioielli che possono accedere al mondo interiore dell’altro accarezzando il cuore intimo del Sé. Un ricordo di quando eri bambina? Non c’entra niente con i gioielli. Mi ricordo che da bambina in sella alla mia “Graziella” andavo in giro con un cordino in mano “a caccia” di cagnolini randagi da salvare e sfamare. Tornavo quasi sempre con qualche cane, vero o presunto randagio, e mi veniva sempre intimato di portarlo dove lo avevo trovato, dopo averlo sfamato ovviamente. Come nasce il tuo amore per i gioielli? In realtà non ho mai amato i gioielli tradizionali. Tutto nasce da un magico incontro. Ho conosciuto Giuliana Michelotti, la mia vita da quel momento ha iniziato a trasformarsi. Giuliana è un’artista, una creativa senza tempo, una visionaria nel mondo del gioiello. Quando ho visto i suoi gioielli me ne sono innamorata all’istante, lei mi ha trasmesso il suo know-how, mi ha avviato a quest’arte raffinata e gentile che trasforma le emozioni in un racconto prezioso. Per alcuni anni mi sono occupata del commerciale del suo prodotto, mai avrei immaginato che mi sarei messa a crearli con le mie mani e dare vita al mio marchio. Se è vero che il caso non esiste ma è l’alibi dello sciocco, ecco il nostro incontro non è certo un “caso”, ma una destinazione precisa in un momento specifico della mia vita. Perché hai fondato il brand Chiara Voliani? Come dicevo mi occupavo del commerciale di questi gioielli particolarissimi. Mi sono licenziata, dopo quasi 30 anni di carriera all’interno di due importanti Boutique di lusso e ricercatezza. I casi della vita mi hanno portato a misurarmi, prima con la capacità di commercializzarli in una modalità particolare: direi “itinerante”. Poi, dopo qualche anno, una nuova sfida si fa avanti: quella di mettermi alla prova seguendo la mia natura creativa, la mia idea di gioiello, così nasce il mio marchio. Un gioiello scultura di fatto che cosa è? È un’opera d’arte interamente realizzata manualmente, con una particolare tecnica di scultura che utilizza la resina modellata a mano, con l’inclusione talvolta, di pietre preziose o semipreziose, e poi fatta ricoprire di argento puro con un procedimento galvanico. Sono gioielli che creano emozioni, pezzi unici, che spesso chiamano con la loro energia chi li desidera e se ne innamora.Ci si innamora di me e dei miei gioielli. È un colpo di fulmine … come tale o avviene o non avviene … non ci sono vie di mezzo. Manualità e fantasia compagne di viaggio in questo itinerario d’amore e passione? Ecco soprattutto passione e amore. Sono una donna passionale, istintiva e credo nella forza motrice dell’amore in senso assoluto. Questa è la natura della mia creatività. Il gioiello che più ami? Amo molto gli anelli, li indosso sempre, quasi fossero una fioritura di boccioli sulle mie mani. Li chiamo bouquet di anelli, e non è un caso! Attendo, come una bambina, tutti i miei gioielli in rientro dalla Galvanica, e appena li vedo me li provo immaginando già come e quando indossarli con i miei adorati vestiti. Ti vediamo in compagnia dei tuoi gioielli, li hai sempre amati e indossati? Indosso sempre tanti anelli. Il mio anello con quarzo ialino, personale amuleto, e tanti altri che variano di volta in volta. Le mie mani sono una vera fioritura di anelli. Hai uno stile ricercato e al tempo stesso minimale, un po’ francese o mi sbaglio? L’abbigliamento è il mio primo amore. Fin da bambina compravo Vogue con la mia paghetta, lo collezionavo e consultavo con devozione. Credo di avere uno stile molto personale. Non mi riconosco in nessun cliché. Amo molto i contrasti e le contaminazioni, mi lascio sedurre dai capi che mi emozionano e quando li indosso mi sembra di averli avuti da sempre, tale è il piacere e la disinvoltura con cui li vivo e li abbino. Ti senti più Iris Apfel o Ines de La Fréssange? Pur avendo grande stima e ammirazione per ognuna di queste due splendide donne dal grande fascino, personalità e stile, non mi identifico con nessuna delle due. Sono me stessa, Chiara. Credimi lo dico con grande umiltà e rispetto. Quello che non avresti mai voluto fare nella vita. Pur rispettando la categoria, credo proprio di non essere nata per lavorare in un ufficio o una pubblica amministrazione. Hai mai pensato di fare una mostra itinerante dei tuoi gioielli scultura? Ho improntato il mio commerciale proprio in questo modo. Mi sono “inventata” questa modalità di esposizioni itineranti, in tutta Italia e, piano piano, anche in Europa, appoggiandomi e collaborando con gli spazi espositivi più vari. Sono una “zingara cantastorie” che racconta la sua narrazione di vita e quella dei suoi gioielli. Sei sempre in giro per l’Italia è non solo, come coniughi essere una donna in carriera con la famiglia? Io e mio marito abbiamo fatto molti anni fa la scelta consapevole di non avere figli. E sempre insieme e di comune accordo, ci siamo sostenuti a vicenda nei nostri rispettivi lavori. Direi che questa è la risposta. Collaborazione. Parola che ricorre come un mantra nel mio lavoro. Sei più stilista o scultrice? Mah devo dire che quando mi chiamano artista, scultrice, designer … mi suona sempre un po’ strano. Creo i miei gioielli con solo con un istinto puro e intimo. Non ho fatto assolutamente scuole d’arte o
Grande successo per Vincenzo Bocciarelli al Teatro Delle Palme di Napoli
Vincenzo Bocciarelli: attore, presentatore, showman, scrittore, pittore non smette di stupire. Negli ultimi 3 mesi ha ricevuto ben 5 premi prestigiosi e apre il 2022 con il tradizionale Gran Concerto di Capodanno al Teatro delle Palme a Napoli. L’anno si apre nel palco del Teatro Delle Palme di Napoli per l’attore Vincenzo Bocciarelli che ha condotto la serata con la sua coinvolgente capacità comunicativa, creando un’atmosfera perfetta che ha regalato agli ospiti del Teatro una serata unica. È stato uno dei pochi eventi svolti nei Teatri d’Italia a causa della risalita pandemica che non lascia tregua. Questo evento è stato un faro acceso sul mondo sofferente dello spettacolo che tanto si è visto sottrarre in questi due anni. L’emozione e le sensazioni dense di significato hanno attraversato tutta la serata creando un’atmosfera corale dove presentatore, spettatori e partecipanti si sono fusi e confusi in un corpo unico. Fil rouge di tutta la serata il desiderio d’amore e di rinascita, di futuro e speranza accompagnate dalla voglia di abbracciarsi ancora una volta. Su Vincenzo Bocciarelli potremmo scrivere pagine e pagine, lo abbiamo visto nel corso degli anni nelle fiction più significative dei grandi palinsesti televisivi, lo abbiamo trovato nei teatri più importanti, nelle pellicole cinematografiche che hanno toccato l’anima come la sua ultima fatica: il corto Lockdownlove.it. Quest’ultimo è un lavoro denso di riflessione e significati, prende corpo nella prima ondata pandemica, tanto da toccare l’anima dello spettatore e delle giurie che hanno assegnato al lavoro molto premi importanti. Bocciarelli, nel suo ultimo film, ha dimostrato ancora una volta la sua grande capacità di calarsi nei ruoli più antitetici e variegati, riscuotendo il meritato successo personale. Tanto che ha ricevuto il Premio Cinemagia Movie Awards, un traguardo che segna ancora una volta una traccia indelebile tra i grandi nomi del cinema italiano. La serata a Napoli è un ulteriore un punto di svolta dell’attore, che ha tanti progetti nel cassetto, tante idee da concretizzare e molti impegni. La serata si è svolta grazie all’impegno e alla determinazione dell’Associazione Culturale Noi per Napoli e dei suoi artisti organizzatori, interpreti e rappresentanti. Era presente il soprano Olga De Maio, il tenore Luca Lupoli che insieme alla loro Partner organizzativa, l’Associazione Culturale Vivere Napoli, hanno fortemente voluto la realizzazione di questo Concerto Spettacolo. Una tradizione quella del Gran Concerto di Capodanno che si è fermata solo nel 2020 perché all’epoca la pandemia ha congelato ogni possibilità. Le misure di sicurezza per gli artisti e gli spettatori sono state di massimo livello permettendo lo svolgimento della serata in massima sicurezza. I partecipanti all’evento sono personaggi noti del mondo della lirica: Olga De Maio soprano, Luca Lupoli tenore, Lucio Lupoli tenore, del Trio lirico partenopeo, a loro si sono affiancati attori come Giovanni Caso, l’artista circense Nicole Martini, Maria Weiss e Viktor Vitaris, delle Farfalle Luminose della Compagnia dei Saltimbanchi, il Quintetto Aedon, la pianista Nataliya Apolenskaja. Le coreografie portano la firma di Pasquale Meglio, mentre audio e luci sono state a cura di Gabbianella Events. La serata è stata il momento perfetto per assegnare il Premio Noi per Napoli 2022 a due icone della cultura e del teatro partenopeo: lo scrittore Maurizio De Giovanni e l’attrice Annamaria Ackermann: intervenuto il nipote, l’artista Giacomo Casaula, a ritirare il Premio. Tuttavia, la stella che ha brillato più di tutte è Vincenzo Bocciareli, lui non solo è un uomo di cinema e teatro ma è anche una persona dall’anima gentile, autentica e accogliente. Non poteva essere miglior compagno di viaggio per iniziare il 2022 con grazia e al tempo stesso mistero.
La vita è come un sentiero: avvincente, scoscesa, emozionante e densa di significati
La giornalista e camminatrice Tiziana Iannarelli ci conduce all’interno di un viaggio emozionante, dove i luoghi, la natura, le esperienze si fondono e confondono all’interno di un messaggio che richiama emozioni senza voce che si sentono solo con il cuore e si vedono con la carezza dell’anima. In fondo, “Se cercate idee creative andate a piedi. Gli angeli sussurrano quando vai a fare una passeggiata (Raymond I. Myers)”. “Una strada ti porterà sempre ovunque tu voglia, oltre i confini geografici e politici. I tuoi piedi poggiano sul sentiero che, come un’arteria, è unito al resto del mondo. Basta il primo passo, e milioni di altri che lo seguiranno, finché t’accorgerai che nessun posto è davvero irraggiungibile” (Alessandro J. De Stefano). Questo e molto altro ancora ci insegna Tiziana Iannarelli nel suo andare, sentiero dopo sentiero, avventura dopo avventura. Lei che da quattro anni, su Rai RadioLive, racconta i cammini italiani attraverso la voce di chi li vive e percorre. Storie di luoghi, di natura, di tradizioni e di persone. Narrazioni di emozioni, parole e suoni che sono a contatto con la natura possono emergere regalando quell’atmosfera interiore che nutre e ristora. Camminare dona benessere, rilassa, dona pace, offre un contatto con sé stessi che non si sperimenta in altre situazioni. Ogni sentiero, come quello della vita, si apre camminando. Il primo passo di un neonato è il vagito, da lì si schiude un viatico fatto di esperienze, sogni, parole ed emozioni. La vita fa, la vita si vive andando, perché solo all’andare il cammino si si fa sentiero di esperienza vissuta. Camminare non è solo un esercizio fisico, ci porta verso i sogni e desideri interiori. Camminando compiamo anche un cammino in noi stessi, un cammino che ci porta a scavare in noi, a riscoprirci e ad ascoltarci. “Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi (Italo Calvino)”. Inoltre, attraversiamo luoghi dove la storia e le esperienze umane hanno lasciato la loro traccia indelebile. Tiziana Iannarelli in compagnia della sua cagnolina Apailana ci conducono dentro un’Italia tutta da ascoltare. Nella nuova piattaforma RaiPlay Sound prende vita il nuovo programma condotto “camminando” dalla giornalista Rai. Lei e Apailana ci portano alla scoperta di luoghi e persone attraverso dieci puntate del programma Camminando l’Italia, dove scopriremo Il Cammino di San Benedetto, da Norcia a Montecassino, sui passi del fondatore dell’ordine benedettino in un cammino esperienziale di 305km. Nelle dieci puntate di “Camminando l’Italia” Tiziana Iannarelli ci farà scoprire tutti i benefici del camminare, le testimonianze di chi ha cambiato la propria vita, di un ex obeso, di un camminatore con il cancro, di una camminatrice con la sclerosi multipla…tutti con migliaia di km sotto ai piedi. “Il vero miracolo non è volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra (Li Lin Chi)”. Storie di persone, racconti di territori, alla scoperta di un’Italia bellissima e a tratti sconosciuta. Come la conduttrice racconta: “Ho sempre corso nella natura, amavo viverla così. Poi ho iniziato a rallentare, anche a fermarmi, e a scoprire che a passo lento, per ore e giorni, quei sentieri non erano più freddo o caldo, odori, suoni, colori. Erano anche conoscenza, scambio, essenza, rinuncia a quel superfluo che fino a quel momento mi pareva essenziale. Perché lo zaino è una grande prova. Quei passi erano anche confronto con il mio silenzio, con i miei pensieri prima concentrati su dove e come, quasi ansiosi, poi sempre più liberi, aperti. Cammino con una levriera spagnola di nome Apailana adottata e in lista di soppressione, salvata dalla morte in una perrera spagnola. Lei mi insegna a capire la natura, a fidarmene se la rispetto. Tra i sentieri è libera, può raggiungere i 70km orari, ma non si allontana, sa che non potrei vivere senza di lei. Insieme abbiamo imparato a rallentare, camminare nella natura è il nostro elemento comune”. Altro non resta che aggiungere se non: “Viandante, il sentiero non è altro che le orme dei tuoi passi. Viandante, non c’è sentiero, il sentiero si apre camminando (Antonio Machado)”.
L’anima gentile e raffinata di Angelica Preziosi
Angelica è una donna dall’anima candida, raffinata, gentile, ma al tempo stesso determinata e forte. La sua carriera inizia sin dai primi mesi di vita e, poi, si dipana in un viatico avvincente ed entusiasmante, denso di soddisfazioni e nuove avventure. Ha un meraviglioso cagnolino, Winny, con cui passa il suo tempo libero. Ha tanti sogni nel cassetto, tanti progetti, tante proposte lavorative interessanti. Raccontaci di te? Sono una ragazza nata a Roma, città che amo, sono inseparabile dal mio cagnolino Winny, che mi accompagna nelle mie lunghe passeggiate in centro e per i parchi della città, ovviamente anche quando decido all’ultimo minuto di scappare per un pranzo al mare. Un ricordo di quando eri bambina? Il ricordo che voglio condividere con voi è di quando andavo al mare da mia Zia Genny in Puglia, in una bellissima masseria, dove la sera giocavo a contare le stelle e di giorno lungo la via di casa che portava al mare, raccoglievo le more. Era un bellissimo momento. Una sera un piccolo grillo verde smeraldo, si posò sulla mia fronte, mio padre fece una foto con la polaroid fissando questo buffo momento. 5 cose di te che non hai mai confidato a nessuno, curiosi vero? Beh, non avendolo mai confidato a nessuno, non vedo perché farlo pubblicamente. Quando ha avuto avvio la tua carriera? Ho iniziato all’età di 6mesi, mi presero per la pubblicità dell’acqua SANGEMINI, poi a 6anni è arrivata la pubblicità. Ricordo la copertina di un libro di Paolo Landi edizione Bompiani. Verso i 16 anni ho iniziato a lavorare nella moda, facendo su e giù tra Roma e Milano durante la settimana della moda, oltre a shooting e sfilate. E il tuo meraviglioso cagnolino Winny, parlaci di lui? Winny è la mia vita, è incredibile come un cane possa cambiarti la vita in meglio, è dolce, sensibile e molto intelligente. Penso che gli animali siano migliori delle persone, l’amore che provano è incondizionato, e sono veramente li per te, questo non lo darò mai per scontato. Sei modella, attrice, personaggio pubblico ma tu dove ti vedi tra 10 anni? Il mio sogno sarebbe quello di diventare una presentatrice televisiva e contemporaneamente una mamma, lavorare senza dover cedere a nessun compromesso. Credo che si possa comunque trovare il proprio spazio. Hai uno stile ricercato e al tempo stesso minimale seppur femminile, un po’ francese o mi sbaglio? Grazie Barbara, ho uno stile molto definito amo tutto ciò che è classico senza tempo, poi sono da sempre attratta dalla moda, non posso dire gli stilisti che preferisco, ma trovo che quello che indossiamo sia una forma di comunicazione. Nella vita, poi, ogni outfit ha un suo luogo. Siamo noi, con la nostra identità, il nostro vissuto, il nostro carattere a dargli forma. Quando sei a casa cosa ami fare? Guardare un film, coccolare Winny, dipingere. Ti ispiri a qualche personaggio famoso? No, sono le persone e i posti che mi ispirano, trovo affascinante la storia del nostro paese e particolarmente tutto quello che esisteva negli anni ‘50 e ‘60 rivisitato nei nostri tempi. Il film che più ami? Ne ho tantissimi, te ne dico solo tre: Il caso Thomas Crawford; Qualcosa è cambiato; C’era una volta in America. Hai fatto gli addobbi natalizi? Si. Ti piace il clima natalizio? Si amo il Natale. Cosa hai fatto a Natale? Dolci, tanti dolci e montagna. Sei più Carie Bradshaw o Charlotte? Purtroppo, non conosco sufficientemente i personaggi della storia di Sex and the City per potermi impersonificare con una di loro. Quello che non avresti mai voluto fare nella vita? Alcuni errori di scelta, ma siamo il risultato del nostro vissuto. E quello che ti ha reso più felice? Winny. Sei innamorata? Si. Oggi in questa epoca Social quanto la rete è importante per il tuo lavoro e la tua immagine? I Social sono importanti perché permettono un’esposizione che è gestita da me sul mondo virtuale e che mi permette di avere una visibilità attraverso cui riesco a comunicare il mio stile e per chi è attento anche il mio mood. I tempi corrono e “tu adesso dove sei”? Sono in una fase di grandi cambiamenti, i tempi corrono, ho sempre tenuto il passo in questi anni, ora però devo focalizzarmi su me stessa, ascoltarmi e dare il massimo a ogni prova che si presenta. Mi piacerebbe iniziare un nuovo percorso in un nuovo settore. “Cogli l’attimo” è una frase che ti appartiene? Dipende, sì, se penso sia giusto cogliere l’attimo… Progetti? Lavoro, studio, famiglia. Dove possiamo vederti? Su Instagram e in futuro spero su di un nuovo format tv. Cosa farai da grande? Mi sento già adulta, anche se non si smette mai di imparare dalla vita e dalle esperienze.
Tommaso Agnese: un “Apocalisse” di creatività e genio
Tommaso Agnese, timido e introverso, ha saputo cogliere, sin da bambino, la sua creatività. Dopo la laurea in storia e critica del cinema si apre per lui un palcoscenico tutto da scoprire e ridefinire con la sua arte e la sua capacità narrativa. È managing director della società internazionale di distribuzione Direct to digital e manager del magazine “Fabrique Du Cinéma” sebbene la sua carriera abbia avuto inizio come creative producer di serie televisive. Come regista e sceneggiatore ha realizzato film per il grande schermo. È uscito il suo secondo romanzo: “Apocalisse di un Cybernauta”. C’era una volta un bambino di nome Tommaso, ti va di raccontarci qualcosa? Quando ero piccolo, ero molto timido ed introverso, passavo le ore a giocare da solo con i pupazzi, a creare ed inventare storie che mi tenevano impegnato quasi tutto il giorno. Ero un sognatore. Ho sempre amato l’arte. Da bambino mi bastava una matita in mano ed ero pronto a disegnare personaggi fantastici. Oggi chi è Tommaso? Un uomo in cammino, dedito alla realizzazione dei propri sogni. Sono un instancabile lavoratore che si dedica con passione a qualsiasi forma artistica, con grande curiosità ed impegno. Perché hai scelto di studiare storia e critica del cinema? Fin da piccolo ho sempre amato il cinema, volevo entrare al centro sperimentale per fare regia ma proprio l’anno in cui dovevo fare domanda il centro aveva chiuso per mancanza di fondi, per cui mi sono orientato verso l’università frequentando storia scienze e tecniche della musica e dello spettacolo, praticamente il Dams. Ho avuto grandi professori, mi hanno fatto amare e vedere il cinema a 360 gradi. Uno fra tutti il grande prof. Giovanni Spagnoletti. Che cos’è per te il cinema? Per me il cinema è emozione prima di tutto. Essere capaci di trasmettere sensazioni ed emozioni attraverso un racconto per immagini. Il cinema è coinvolgimento, ti fa entrare nella vita degli altri, ti fa soffrire, gioire, ridere e piangere, stando seduti. È incredibile. Come regista e sceneggiatore hai realizzato due film, ci dici di più? In realtà sono 3 i film, “Paranormal stories”, un film horror a episodi uscito al cinema di cui ho curato la regia di un episodio. Poi il mio vero primo film “Mi chiamo Maya” che ho sceneggiato insieme a Massimo Bavastro e ho anche diretto. Abbiamo avuto una splendida protagonista: Matilda Lutz. Posso dire di averla lanciata sul grande schermo. Infine, ho scritto la sceneggiatura di un film di fantascienza “Sight of Death” con star internazionali come: Rutgher Hauer, Stephen Baldwin, Deryl Hannah, Michael Madsen. Un’esperienza più che folle! Ti vedi più regista o sceneggiatore? Mi vedo sicuramente più come regista. Scrivere sceneggiature cinematografiche non mi esalta, bisogna sempre stare attenti al tempo, comprimere, comprimere. E il teatro che posto occupa nella tua vita? Il teatro l’ho scoperto per caso un po’ di anni fa ed è stato amore. Per il teatro mi piace scrivere. Ho realizzato 5 o 6 spettacoli scritti da me. Il teatro è libertà e un’arte. Il teatro è anche fatica, si suda, chi va in scena mette in gioco sè stesso e il pubblico è lì davanti. Non ci sono filtri Che cosa ti hanno detto i lettori del tuo primo romanzo “Diario di un Cybernauta”? Lo hanno letto tutti in un batter d’occhio complimentandosi per il ritmo narrativo e il coinvolgimento. “Apocalisse di un Cybernauta” è il tuo secondo romanzo, cosa ti ha portato a scrivere il sequel, forse i lettori? Con il primo romanzo ho sentito che la storia di Riccardo non si era ancora esaurita. C’erano tante sfumature e situazioni ancora da raccontare. Eh sì, sinceramente in tanti mi hanno chiesto un nuovo romanzo. C’è in progetto una serie sia letteraria sia televisiva? Questo romanzo è scritto pensando a un adattamento cinematografico. Vorrei tanto farci un film. Ma sto già scrivendo il testo teatrale che vorrei portare in scena il prossimo anno. Riccardo chi è? Riccardo è un giovane artista, un gallerista milanese che si porta dietro un vuoto interiore che cerca di riempire gettandosi nel mondo virtuale degli appuntamenti con sconosciuti e tanto altro. Quanto il nickname diventa realtà? E quanto le persone sono il loro nickname? Il nickname ormai oggi è realtà. Vale più della propria carta d’identità. La gente ti giudica in base al profilo Instagram o Facebook, poi la verità che sta dietro nessuno può saperla. Oggi siamo chi mostriamo di essere, non chi dimostriamo di essere. Nel tuo libro chi sono i viaggiatori del “sesso estremo”? I viaggiatori del sesso estremo sono, a mio avviso, tutti coloro che voglio provare emozioni forti senza eccessivo coinvolgimento, sempre con una via di fuga, e un mondo parallelo che si crea, dove ci si sente liberi e disinibiti. Perché oggi più di ieri la rete è il mondo incantato oltre che trappola? La rete oggi è una trappola travestita da mondo incantato, ti può portare all’apatia, al pensare di non aver più bisogno di nulla, di sentimenti di contatto di cultura, tanto sta tutto in rete. È un filtro che, piano piano, si sta prendendo gioco di noi. Che messaggio vuoi mandare con questo secondo romanzo ai tuoi lettori? Non voglio mandare nessun messaggio, solo una riflessione sull’imprevedibilità dell’essere umano nelle sue mille sfaccettature e sulla nostra società “straniante” tra mondo virtuale e reale, spero di aver fatto un affresco di certe realtà anche nascoste. Oggi in questa epoca Social quanto la rete è importante? Purtroppo, sembra che ormai la rete sia tutto, ci si riversa rabbia, odio e amore. È come un calderone. Lo vediamo in questo periodo difficile, dove i Social diventano il mezzo per denigrare la scienza, così come la cultura. Sono molto pericolosi perché sono dei fenomenali aggregatori. Hai un idolo a cui ti ispiri? Mio papà sicuramente… poi Bob Dylan Sei molto impegnato con il tuo lavoro di scrittore, regista e sceneggiatore, nel tempo libero cosa fai? Il tempo libero è molto poco, sono anche il manager di una rivista di cinema che parla solo
Lo stylist delle star: Alessandro Maritato
LookTotalBrand è l’infinito mondo di Alessandro Maritato, volto noto televisivo, creatore di immagine, stylist e parrucchiere delle star. Il suo è un mondo nel mondo dove la magia della creatività tira fuori la natura interiore del cliente. “Ogni cliente Celebrity o no entra nel mio salone e mi dona le chiavi del suo essere! Sta a me riuscire ad aprire la porta giusta e far uscire i loro veri io!” racconta con passione ed emozione pura. Non resta che entrare nel suo mondo conoscendo qualcosa di più di lui e della sua arte. Raccontami di te … che bambino sei stato? Ero un bambino vivace e impegnativo. Ne ho combinate di belle…. mia madre si è divertita a starmi dietro! Alessandro in 5 aggettivi? Creativo, sognatore, determinato, visionario, passionale. Da piccolo pettinavi le tue sorelle? Ho due sorelle con i capelli lunghissimi, da piccolo mi dilettavo con acconciature già diverse da quello che si vedeva in giro. Perché la scelta di fare il parrucchiere (utilizzo l’italiano perchè lo adoro)? Finito il liceo capii che la mia strada era quella di fare il parrucchiere, un lavoro dove potevo applicare la mia arte e la mia fantasia. I capelli hanno qualcosa di speciale, sono un mezzo per dar vita a un’opera d’arte. Iniziai così il mio percorso accademico frequentando una scuola per parrucchieri! La cosa mi appassionava molto, nel frattempo stavano esplodendo i Social, una grande via di accesso per comunicare l’arte e non solo. Ti hanno aiutato i Social? Si, tantissimo. Potevo mostrare quello che avevo in mente a più persone. Questo mi ha portato ad avere consensi e conoscere molte persone. Ho fatto molte amicizie, cosa importante soprattutto in questo momento. Come hai iniziato? È grazie a mia madre, mi teneva impegnato per non farmi fare pazzie, così ho scoperto la passione per l’arte in tutte le sue sfumature. Ogni mio interesse ha sempre avuto il solito fil rouge: creare. Che attività creativa hai fatto oltre al parrucchiere? Ho frequentato, sin da piccolo, corsi di pittura fino al conseguimento della maturità artistica. È proprio al liceo artistico che nasce il mio più grande amore: la pittura. La pittura, per me, è sempre stata una via per tirare fuori la mia interiorità, il mio mondo interiore. Quando hai aperto il tuo primo negozio? Faccio un passo indietro, come ti ho detto l’amicizia per me è importante, tant’è che con il mio socio ho un fortissimo legame di amicizia e collaborazione. Insieme abbiamo aperto LookTotalBrand. LookTotalBrand è qualcosa di più di un atelier di parrucchieri? È il nostro concept di stile che va dall’abbigliamento all’acconciatura! Diciamo una sorta di stylist a tutto tondo? Si! Ha funzionato tantissimo. Con chi avete collaborato? Si sono rivolti a noi tanti artisti come: Elettra Lamborghini, Babyk, Nitro, Lilly Meraviglia, Nicolle Rossi, Rosalba, solo per citarne alcuni. Dove si trova il tuo atelier LookTotalBrand? Ero giovanissimo quando abbiamo aperto la nostra prima sede a San Giovanni. Fu un’emozione enorme che ci ha motivati a fare sempre di più. Arrivarono i primi impegni importanti, sia in Italia sia all’estero, che ci aiutano a conquistare sempre più consensi e credibilità! Dopo 6 anni, apriamo la seconda sede quella dov’è siamo attualmente! È il mio spazio vitale, il mio palcoscenico, dove lascio la mia arte venir fuori in tutto e per tutto! Vi ha portato fortuna questo posto? L’apertura del nuovo salone è coincisa con l’arrivo di una chiamata importante: la Rai! Non puoi immaginare il panico, dovevamo aprire il salone nuovo e al tempo stesso dovevamo essere in Rai! Cosa dovevi fare in Rai? Ci hanno scelto per partecipare a uno show televisivo: Missione beauty! Come è andata? È stata un’esperienza molto carina, ha regalato delle emozioni nuove. Io sono abituato a stare dietro la telecamera, trovarmi davanti beh è stato un po’ traumatico. Come ti sei classificato? Mi sono classificato come secondo nella categoria dei parrucchieri! Una grande emozione. Che cosa ti ha reso felice di questa esperienza? La vittoria più grande l’ho ricevuta non tanto dall’aver partecipato al programma ma di essere stato notato e contattato! Questo mi ha reso davvero felice! E poi? La nostra community è sempre più concreta, hanno anche un nome di riconoscimento! I LOOKERS. Chi sono di fatto? I Lookers sono persone che si identificano nel nostro life style! Pazzesco! Ogni giorno cerco con tutto me stesso di regalare emozioni e soprattutto idee diverse da proporre alle persone e ai nostri Lookers. Che cosa ha promosso questa community? La presenza delle Celebrity ha sicuramente dato il via a questa community. Che cos’è la bellezza? La mia idea di bellezza è molto distante dallo stereotipo che viene dato dalla società! Ogni cliente Celebrity o no entra nel mio salone e mi dona le chiavi del suo essere! Sta a me riuscire ad aprire la porta giusta e far uscire i loro veri io! Da grande cosa farai? Vorrei continuare a seguire il mio sogno arricchendolo sempre di nuove esperienze. Inoltre, vorrei conseguire in maniera sempre più concreta l’idea di LOOK come live style. Qual è il tuo motto? Il mio motto è: OSA SEMPRE!
Magda Fanelli un’artista a tutto tondo
Effervescente, dinamica, intensa, determinata, forte, coraggiosa, creativa, un’artista a tutto tondo: questa è Magda Fanelli. Fa l’attrice e la presentatrice, è speaker radiofonica e molto altro ancora. Si è raccontata con sincerità ed empatia. Raccontaci di te? Sono Magda Fanelli, nata a Grumo Appula. A 16 anni inizio la mia carriera facendo l’indossatrice e fotomodella, partecipo a 3 concorsi nazionali classificandomi al 3° posto con la fascia, durante capisco che mi piacciono la telecamera e il microfono. A 19 anni inizio a fare programmi televisivi; successivamente vengo chiamata per presentare eventi di vario genere. Ho fatto tante pubblicità televisive e comparse in molti film e fiction tv/cinema. Per gioco intraprendo la carriera radiofonica che poi diventa anche lavoro. Da 6 anni contemporaneamente alla radio, ho iniziato la carriera teatrale recitando in commedie con le compagnie di Gianni Colajemma e Nicola Pignataro. Come nasce la tua professione di speaker? Un mio amico, vedendomi in tv come presentatrice, mi propose di fare la speaker, accettai e da allora sono 6 anni che faccio anche questo lavoro. Come organizzi le tue giornate in radio? Solitamente i miei programmi radiofonici sono in diretta 2 massimo 3 giorni a settimana perché devo conciliare con gli altri lavori: teatro, tv, eventi, ecc… Solo nel mese di settembre faccio un programma radiofonico tutti i giorni. Sei anche una presentatrice, ci racconti qualche aneddoto? Sono presentatrice tv e di eventi in piazza; l’aneddoto più divertente è avvenuto durante una manifestazione allegorica quando improvvisamente il service ha smesso di funzionare, non avevamo più luci e suoni. E cosa hai fatto? Sono scesa tra il pubblico, ho cercato di animare la piazza facendo cantare e ballare le persone presenti. Un personaggio intervistato che ti è rimasto nel cuore? Barbara Tucker, perché oltre a essere la regina dell’house music, mi ha colpito per la sua grande religiosità, umanità. Porta sempre con sè Dio, ne parla volentieri nelle sue interviste. Oggi in questa epoca Social la radio è ancora importante? La radio dove lavoro è anche tv. I miei programmi arrivano ai telespettatori che amano partecipare in diretta attraverso telefonate o messaggi whatsapp/telegram. Quali temi tratti in radio con le tue interviste e nei tuoi programmi? Il mio programma è una sfida tra me e l’altro conduttore che può essere culinaria, politica, musicale, ecc… Per esempio, a noi vengono abbinati due piatti tipici e il telespettatore o radioascoltatore deve esprimere la sua preferenza. Alla fine del programma chi ha avuto più preferenze, vince, mentre l’altro paga un pegno. Come si chiama la trasmissione? La trasmissione si chiama “Chi perde paga”. Secondo te “l’abito fa il monaco”? Si, nello spettacolo è importante, ahimè, l’aspetto estetico, soprattutto per la tv, perché molte persone ti seguono anche perché attratte dal look, dall’aspetto fisico, dal mood, oltre che dalla simpatia e professionalità. Quanto è importante la femminilità? È molto importante, perché attraverso il video si riesce ad arrivare prima al telespettatore e, a volte, si diventa un modello per altri. Mamma, moglie e donna di successo come coniughi tutto questo? Ho sempre cercato di coniugare il lavoro con la famiglia; ricordo che nei primi 5 anni di mia figlia, per dedicarmi completamente a lei, ho lasciato temporaneamente il mio lavoro, per poi riprenderlo successivamente. Porti mai tua figlia in radio? È capitato rarissime volte Ti va di raccontarci qualcosa che non hai confidato a nessuno? Quando avevo 17 anni ho rinunciato a far parte di una grossa agenzia di moda/pubblicità/spettacolo di Milano per amore. Cosa rappresenta per te il mare? Io vivo a Grumo Appula, dove non c’è il mare, ma lavoro prevalentemente su Bari, spesso mi ritrovo a passeggiare sul lungo mare dove le mie ansie, i miei pensieri, le mie paure scompaiono, guardando l’immensità del mare. I tempi corrono e “tu adesso dove sei”? Io cerco sempre di essere al passo coi tempi poiché questo lavoro te lo impone. Qual è il luogo dove veramente ti senti a casa? Con la mia famiglia, nel giardino di casa dove spesso trovo tranquillità e pace. Sei più personaggio o persona? Persona, perché, anche se conosciuta, mi piace rimanere con i piedi per terra e stare con le persone che mi seguono fuori dalla mia sfera professionale. Progetti? Continuare con radio, teatro e programmi televisivi. Dove possiamo seguirti? Attualmente su radio Popizz tv canale 881 Puglia e Piemonte, 656 Lombardia o in streaming www.radiopopizz.it. Oppure possono seguire tutto quello che faccio sulla mia pagina Instagram @magdafanelliofficial2 o su Facebook profilo @magdafanelli o pagina Facebook @lacaricadimagdafanelli Cosa farai da grande? Essendo molto religiosa, mi affido alla volontà di Dio.



