Se non posso averti, non sarai di nessuno

Una giovane coppia uccisa da un vicino ossessionato. Poi il suicidio. L’ossessione, il rifiuto, la rabbia: anatomia di una tragedia annunciata.

Volvera, sera del 25 aprile 2025.

Una porta si apre, una lama brilla sotto la luce del pianerottolo.

Poi le urla. Il sangue.

Chiara Spatola, 28 anni. Simone Sorrentino, 23. Giovani, innamorati, con un trasloco in vista.

Andrea Longo, 34 anni. Il vicino di casa. Ossessionato da Chiara.

La uccide. Uccide anche Simone. Poi si toglie la vita.

Un coltello da sub, tre corpi nel cortile. E una domanda che resta sospesa: chi ha ignorato i segnali?

Non era un estraneo.

Era il vicino. Il camionista che viveva al piano sotto, già noto alle forze dell’ordine. Vita instabile, precedenti, solitudine.

Andrea Longo aveva preso Chiara di mira. La aspettava fuori casa. Le chiedeva di lasciare il compagno.

Non era amore. Era pretesa. Era delirio relazionale.

La coppia lo sapeva. E stava per andarsene da lì. Ma non hanno fatto in tempo.

Suona il campanello. È la sera del 25 aprile.

Chiara e Simone aprono. Non sanno che quella sarà l’ultima volta.

Inizia una lite. Una fuga disperata lungo le scale.

Il coltello colpisce. Ancora e ancora.

Nel cortile restano tre corpi.

Chiara. Simone. Andrea.

Il carnefice si è ucciso, lasciando solo macerie emotive e interrogativi.

Chiara era diventata per lui un’idea fissa.

Non una persona, ma un oggetto del desiderio.

Il suo no era una ferita narcisistica.

E nel copione della sua mente, non c’era spazio per il rifiuto.

Solo per la punizione.

Longo aveva chiamato il 118 poco prima della strage.

“Non mi sento bene”, aveva detto.

Un sintomo. Un’allerta.

Ma nessuno ha visto l’abisso in cui stava scivolando.

E come spesso accade, l’ossessione si è manifestata solo quando era troppo tardi.

Dopo averli uccisi, Longo si toglie la vita.

Non per rimorso.

Ma per chiudere la tragedia secondo le sue regole.

Niente processo. Nessun giudice.

Solo lui, il coltello, il silenzio.

Chi ha ascoltato Chiara?

Chi ha preso sul serio la sua paura?

Chi ha letto negli occhi di Longo quella rabbia sorda che precede il gesto?

Oggi piangiamo due giovani vite spezzate.

E ci chiediamo: perché nessuno ha visto arrivare il disastro?

Quando il rifiuto è una condanna.

1. “Non è amore, è controllo.”

Quando qualcuno dice “lascia il tuo compagno per me”, non sta dichiarando amore. Sta reclamando possesso.

L’amore è libertà. L’ossessione è prigione.

2. “Lo stalker non agisce all’improvviso.”

Le persecuzioni relazionali iniziano con sguardi, appostamenti, pressioni.

Non vanno mai sottovalutate.

3. “Il gesto estremo è sempre un epilogo, mai un inizio.”

Il suicidio dell’aggressore è un atto finale di potere.

Vuole decidere tutto: anche come essere ricordato.

4. “La società deve imparare a leggere i segni.”

Un uomo disturbato che pedina, insiste, si infatua patologicamente, è pericoloso.

Serve un’azione prima del crimine, non dopo.

5. “Chiara non ha sbagliato. Chiara è stata lasciata sola.”

Nessuna colpa, nessuna provocazione.

Solo una ragazza che voleva vivere tranquilla.

E che è stata punita per aver detto no.

Andrea Longo ha usato un coltello.

Ma le sue vere armi sono state l’ossessione, il silenzio, l’invisibilità.

Chiara e Simone sono morti perché nessuno ha creduto abbastanza al pericolo.

Non possiamo più permetterci di aspettare il sangue per accorgerci che una donna è in pericolo.

Perché ogni stalker è un femminicidio in potenza.

E ogni no non ascoltato… può diventare l’inizio di una tragedia.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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