Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza
Dopo il successo teatrale di “Assange, colpirne uno per educarne cento”, Alessandro Di Battista torna in scena con uno spettacolo potente, scomodo e profondamente politico: la trasposizione teatrale del suo ultimo libro “Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza”.
Non è un monologo rassicurante. È un racconto crudo, militante, senza filtri, che attraversa alcuni dei conflitti più devastanti degli ultimi decenni per smontare la narrazione ufficiale con cui l’Occidente ha giustificato guerre, massacri e devastazioni “in nome della civiltà”.

Di Battista accompagna il pubblico dentro il meccanismo della propaganda bellicista, mostrando come fake news, omissioni mediatiche e linguaggi manipolatori abbiano costruito consenso intorno a conflitti che hanno prodotto milioni di morti, instabilità globale e nuove forme di dominio.
Nel mirino finiscono soprattutto la classe politica europea — e italiana in particolare — accusata di pavidità, di aver tradito l’interesse generale e i principi costituzionali per piegarsi agli interessi della grande finanza e dell’industria delle armi.
Il racconto prende avvio dall’Afghanistan, attraversa le guerre in Iraq e Libia, fino ad arrivare alla guerra in Ucraina, analizzandone la genesi, le responsabilità storiche e il ruolo del sistema mediatico occidentale nel costruire una narrazione unilaterale, emotiva e funzionale al conflitto permanente.
Ampio spazio è dedicato anche al conflitto israelo-palestinese. Di Battista ricostruisce le sue origini, denuncia l’uso strumentale dell’antisemitismo come arma retorica e spiega come Israele si sia progressivamente trasformato, secondo la sua analisi, in uno Stato segnato da fondamentalismo e pratiche riconducibili al terrorismo di Stato.
Il cuore più doloroso dello spettacolo è dedicato a Gaza: immagini, fatti e testimonianze che — come sottolinea l’autore — il mainstream non ha il coraggio di mostrare né di raccontare.
Nel finale, lo sguardo si allarga alla storia italiana. Di Battista ricorda come, paradossalmente, la Prima Repubblica fosse caratterizzata — almeno in politica estera — da una libertà di posizionamento oggi impensabile, rispetto all’attuale allineamento automatico ai blocchi di potere.
Ma Scomode verità non si chiude nel pessimismo. Al contrario.
Lo spettacolo termina con un messaggio di speranza, azione e partecipazione, una chiamata alla responsabilità individuale e collettiva: cosa possiamo fare noi, oggi, per continuare a stare dalla parte dei “dannati della Terra”.
Dalla parte giusta della Storia.
Uno spettacolo che non chiede applausi facili, ma coscienza.
E che lascia il pubblico con una certezza scomoda: capire è il primo atto di disobbedienza.








