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	<title>Barbara Fabbroni &#8211; Official Website</title>
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	<description>il sito web ufficiale di Barbara Fabbroni</description>
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	<title>Barbara Fabbroni &#8211; Official Website</title>
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		<title>“With Hasan in Gaza”: le immagini ritrovate di un mondo che non esiste più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 07:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre cassette MiniDV, rimaste a lungo dimenticate, riportano alla luce la Gaza del 2001. Da queste immagini nasce With Hasan in Gaza, il film di Kamal Aljafari che trasforma un viaggio del passato in una potente riflessione sulla memoria, sulla perdita e sul tempo. Tutto ha origine dalla ricerca di un ex compagno di prigionia del 1989, un uomo inghiottito dagli anni e dalla guerra. La ricerca conduce il regista in un viaggio dal nord al sud della Striscia insieme ad Hasan, una guida locale della quale oggi non si conosce il destino. La videocamera attraversa strade, paesaggi e luoghi della vita quotidiana. Registra volti, incontri e gesti apparentemente ordinari, diventati oggi testimonianze preziose di una realtà irreversibilmente trasformata. Ogni fotogramma sembra interrogare lo spettatore su ciò che resta delle persone e dei luoghi quando la Storia ne sconvolge l’esistenza. With Hasan in Gaza non è soltanto un documentario, ma un archivio emotivo. Le immagini recuperate custodiscono una Gaza precedente alla devastazione contemporanea e vite che forse non potranno più essere rintracciate. Lo stesso Hasan diventa il simbolo di tutte le presenze sospese tra ricordo e assenza. Regista e artista palestinese, Kamal Aljafari è noto per il suo originale linguaggio cinematografico. Nel 2023 la sua installazione The Camera of the Dispossessed è stata presentata alla 35ª Biennale di São Paulo. Il lungometraggio A Fidai Film ha partecipato a oltre cento festival, conquistando numerosi premi internazionali. Presentato nel 2025 nella Competizione internazionale del Locarno Film Festival e vincitore dell’Europa Cinemas Label, With Hasan in Gaza ci consegna la memoria fragile di un mondo perduto, ricordandoci che filmare può significare salvare qualcosa dall’oblio. Per informazioni e biglietti: clicca qui</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/with-hasan-in-gaza-le-immagini-ritrovate-di-un-mondo-che-non-esiste-piu/">“With Hasan in Gaza”: le immagini ritrovate di un mondo che non esiste più</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre cassette MiniDV, rimaste a lungo dimenticate, riportano alla luce la Gaza del 2001. Da queste immagini nasce With Hasan in Gaza, il film di Kamal Aljafari che trasforma un viaggio del passato in una potente riflessione sulla memoria, sulla perdita e sul tempo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-11103 aligncenter" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6990.jpeg" alt="" width="300" height="413" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6990.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6990-218x300.jpeg 218w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Tutto ha origine dalla ricerca di un ex compagno di prigionia del 1989, un uomo inghiottito dagli anni e dalla guerra. La ricerca conduce il regista in un viaggio dal nord al sud della Striscia insieme ad Hasan, una guida locale della quale oggi non si conosce il destino.</p>
<p>La videocamera attraversa strade, paesaggi e luoghi della vita quotidiana. Registra volti, incontri e gesti apparentemente ordinari, diventati oggi testimonianze preziose di una realtà irreversibilmente trasformata. Ogni fotogramma sembra interrogare lo spettatore su ciò che resta delle persone e dei luoghi quando la Storia ne sconvolge l’esistenza.</p>
<p>With Hasan in Gaza non è soltanto un documentario, ma un archivio emotivo. Le immagini recuperate custodiscono una Gaza precedente alla devastazione contemporanea e vite che forse non potranno più essere rintracciate. Lo stesso Hasan diventa il simbolo di tutte le presenze sospese tra ricordo e assenza.</p>
<p>Regista e artista palestinese, Kamal Aljafari è noto per il suo originale linguaggio cinematografico. Nel 2023 la sua installazione The Camera of the Dispossessed è stata presentata alla 35ª Biennale di São Paulo. Il lungometraggio A Fidai Film ha partecipato a oltre cento festival, conquistando numerosi premi internazionali.</p>
<p>Presentato nel 2025 nella Competizione internazionale del Locarno Film Festival e vincitore dell’Europa Cinemas Label, With Hasan in Gaza ci consegna la memoria fragile di un mondo perduto, ricordandoci che filmare può significare salvare qualcosa dall’oblio.</p>
<p>Per informazioni e biglietti: <a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/with-hasan-in-gaza/">clicca qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/with-hasan-in-gaza-le-immagini-ritrovate-di-un-mondo-che-non-esiste-piu/">“With Hasan in Gaza”: le immagini ritrovate di un mondo che non esiste più</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Tiziano La Bella torna sul palco con “In buona fede”: ridere senza chiedere permesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 07:46:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il successo di Boomer e Dopo Cristo, Tiziano La Bella torna davanti al pubblico con In buona fede, anteprima del suo nuovo spettacolo. Uno show che non si limita a raccontare la realtà, ma la provoca, la mette in discussione e, soprattutto, la sottopone alla prova più difficile: quella della risata. Tra storytelling dal ritmo serrato, deviazioni imprevedibili e momenti di autentica interazione con gli spettatori, lo spettacolo assume la forma di una conversazione che, a un certo punto, decide di abbandonare ogni prudenza. Le battute sono secche, le immagini fulminanti e il ritmo cambia continuamente, trascinando il pubblico in un territorio nel quale l’imbarazzo diventa energia e la sincerità una forma irresistibile di intrattenimento. In buona fede non nasce per rassicurare o per piacere a tutti. È dedicato a chi ama una comicità capace di oltrepassare i confini del prevedibile, a chi riesce a ridere anche quando pensa che non dovrebbe e a chi sospetta che il vero tabù contemporaneo sia proprio quello di scherzare liberamente su qualsiasi cosa. Stand-up comedian romano con una lunga esperienza internazionale, Tiziano La Bella sale per la prima volta su un palco durante i due anni trascorsi in Turchia, dove insegna italiano. Tornato nel nostro Paese, intraprende la carriera comica, per poi trasferirsi a Londra, capitale europea della stand-up comedy. Per sette anni si esibisce nei più importanti comedy club britannici e partecipa regolarmente all’Edinburgh Fringe Festival. La televisione arriva con Stand-Up Comedy su Comedy Central Italia, cui seguono uno special di trenta minuti su Amazon Prime Video, all’interno di Italian Stand Up, e nuove performance televisive. Nel 2024 debutta con il suo primo spettacolo solista, Boomer, registrando numerosi sold out in tutta Italia. Nel 2025 sale inoltre sul palco del TEDx Lecco con un intervento dedicato alla comicità e ai suoi limiti — che, secondo lui, semplicemente non esistono. Oggi Tiziano La Bella vive a Roma, scrive personalmente tutti i propri testi e porta in scena una comicità diretta, intelligente e priva di zone protette. Con In buona fede invita il pubblico a una serata imprevedibile, nella quale ridere potrebbe diventare il modo più sincero per guardare ciò che solitamente preferiamo evitare. Per acquistare i biglietti: clicca qui</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/tiziano-la-bella-torna-sul-palco-con-in-buona-fede-ridere-senza-chiedere-permesso/">Tiziano La Bella torna sul palco con “In buona fede”: ridere senza chiedere permesso</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il successo di Boomer e Dopo Cristo, Tiziano La Bella torna davanti al pubblico con In buona fede, anteprima del suo nuovo spettacolo. Uno show che non si limita a raccontare la realtà, ma la provoca, la mette in discussione e, soprattutto, la sottopone alla prova più difficile: quella della risata.</p>
<p>Tra storytelling dal ritmo serrato, deviazioni imprevedibili e momenti di autentica interazione con gli spettatori, lo spettacolo assume la forma di una conversazione che, a un certo punto, decide di abbandonare ogni prudenza. Le battute sono secche, le immagini fulminanti e il ritmo cambia continuamente, trascinando il pubblico in un territorio nel quale l’imbarazzo diventa energia e la sincerità una forma irresistibile di intrattenimento.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11099" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/Tiziano-La-bella-locandina-ufficiale-3-dicembre-2026-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p>In buona fede non nasce per rassicurare o per piacere a tutti. È dedicato a chi ama una comicità capace di oltrepassare i confini del prevedibile, a chi riesce a ridere anche quando pensa che non dovrebbe e a chi sospetta che il vero tabù contemporaneo sia proprio quello di scherzare liberamente su qualsiasi cosa.</p>
<p>Stand-up comedian romano con una lunga esperienza internazionale, Tiziano La Bella sale per la prima volta su un palco durante i due anni trascorsi in Turchia, dove insegna italiano. Tornato nel nostro Paese, intraprende la carriera comica, per poi trasferirsi a Londra, capitale europea della stand-up comedy. Per sette anni si esibisce nei più importanti comedy club britannici e partecipa regolarmente all’Edinburgh Fringe Festival.</p>
<p>La televisione arriva con Stand-Up Comedy su Comedy Central Italia, cui seguono uno special di trenta minuti su Amazon Prime Video, all’interno di Italian Stand Up, e nuove performance televisive. Nel 2024 debutta con il suo primo spettacolo solista, Boomer, registrando numerosi sold out in tutta Italia. Nel 2025 sale inoltre sul palco del TEDx Lecco con un intervento dedicato alla comicità e ai suoi limiti — che, secondo lui, semplicemente non esistono.</p>
<p>Oggi Tiziano La Bella vive a Roma, scrive personalmente tutti i propri testi e porta in scena una comicità diretta, intelligente e priva di zone protette. Con In buona fede invita il pubblico a una serata imprevedibile, nella quale ridere potrebbe diventare il modo più sincero per guardare ciò che solitamente preferiamo evitare.</p>
<p>Per acquistare i biglietti: <a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/tiziano-la-bella-in-buona-fede-anteprima-nuovo-spettacolo/">clicca qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/tiziano-la-bella-torna-sul-palco-con-in-buona-fede-ridere-senza-chiedere-permesso/">Tiziano La Bella torna sul palco con “In buona fede”: ridere senza chiedere permesso</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Come è profondo il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 12:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ostia non è soltanto periferia, né soltanto mare. È memoria, identità, umanità e desiderio di riscatto. Con il progetto Come è profondo il mare, Marco Zordan racconta un territorio attraverso il teatro, la musica e la partecipazione, restituendogli la profondità delle sue storie e la forza dei suoi sogni. Marco, “Come è profondo il mare” nasce da un bando promosso da Zètema Progetto Cultura. Qual è stata l’idea centrale che vi ha permesso di vincerlo e quale visione di Ostia avete voluto proporre? L’idea nasce lo scorso anno dallo spettacolo di Alessandro Corazzi Saluti da Ostia Lido, una commedia nella quale il luogo a cui fa riferimento il titolo viene vissuto come centrale nei sentimenti e nelle sensazioni del protagonista. Da qui è nata l’idea di raccontare il mare, e Ostia in particolare, sotto molteplici punti di vista. Il progetto vuole superare la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. Quanto è importante raccontare Ostia non attraverso le sue criticità, ma come un territorio ricco di storia, cultura, creatività e desiderio di riscatto? L’idea è proprio questa: valorizzare la storia e l’umanità di un luogo dalle radici profonde e dalle mille sfaccettature. Lei firma la regia di “Fate i tuoni”, spettacolo dedicato all’accoglienza dei migranti. Come ha trasformato una vicenda realmente accaduta in un racconto teatrale e quale significato assume oggi il mare come luogo d’incontro, anziché come confine? La leggerezza del racconto è data dal libro di Michele D’Ignazio dal quale è tratto lo spettacolo. Il mare, in questo caso, è visto come il luogo di arrivo di tantissime storie che vengono da lontano e approdano sulla terraferma con la speranza di essere accolte. In “Saluti da Ostia Lido” sarà anche in scena accanto ad Alessandro Corazzi e Lena Guerre. In che modo la musica e l’immaginario di Bruce Springsteen dialogano con Ostia e con i sogni di chi cresce in un territorio spesso considerato periferico? Al centro dei testi e della musica di Bruce Springsteen ci sono storie di marginalità, di difficoltà economiche e umane. Sicuramente vivere la periferia mantenendo lo sguardo rivolto verso i propri sogni aiuta a renderla più sostenibile. Il programma coinvolge cittadini, scuole, associazioni e comitati di quartiere attraverso spettacoli, visite guidate e passeggiate narrative. Come si può trasformare il pubblico da semplice spettatore a protagonista attivo della vita culturale e della tutela del territorio? Creando momenti nei quali, attraverso la scoperta del proprio territorio e delle realtà che lo raccontano, ci si possa sentire custodi di una storia che parte da lontano. Questo genera consapevolezza del luogo in cui viviamo, lo valorizza e, allo stesso tempo, ci permette di vivere con orgoglio il nostro senso di appartenenza. Al termine di queste sei giornate, quale cambiamento vorrebbe lasciare nelle persone che avranno partecipato? E quale futuro immagina per “Come è profondo il mare” oltre questa prima edizione? Purtroppo siamo legati alle logiche dei bandi. Speriamo, quindi, di esserci nuovamente, ma non dipenderà soltanto da noi. La speranza è di avere, nel nostro piccolo, seminato bellezza e poesia e che queste possano rimanere come frutto del progetto. Sei giornate per riscoprire Ostia e sentirsi parte della sua storia. Perché la cultura non offre sempre soluzioni immediate, ma può seminare consapevolezza, bellezza e poesia. E, qualche volta, basta un piccolo seme per cambiare lo sguardo con cui abitiamo un luogo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/come-e-profondo-il-mare/">Come è profondo il mare</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Ostia non è soltanto periferia, né soltanto mare. È memoria, identità, umanità e desiderio di riscatto. Con il progetto </span><span class="s2">Come è profondo il mare</span><span class="s1">, Marco Zordan racconta un territorio attraverso il teatro, la musica e la partecipazione, restituendogli la profondità delle sue storie e la forza dei suoi sogni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Marco, “Come è profondo il mare” nasce da un bando promosso da Zètema Progetto Cultura. Qual è stata l’idea centrale che vi ha permesso di vincerlo e quale visione di Ostia avete voluto proporre?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’idea nasce lo scorso anno dallo spettacolo di Alessandro Corazzi </span><span class="s2">Saluti da Ostia Lido</span><span class="s1">, una commedia nella quale il luogo a cui fa riferimento il titolo viene vissuto come centrale nei sentimenti e nelle sensazioni del protagonista. Da qui è nata l’idea di raccontare il mare, e Ostia in particolare, sotto molteplici punti di vista.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Il progetto vuole superare la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. Quanto è importante raccontare Ostia non attraverso le sue criticità, ma come un territorio ricco di storia, cultura, creatività e desiderio di riscatto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’idea è proprio questa: valorizzare la storia e l’umanità di un luogo dalle radici profonde e dalle mille sfaccettature.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lei firma la regia di “Fate i tuoni”, spettacolo dedicato all’accoglienza dei migranti. Come ha trasformato una vicenda realmente accaduta in un racconto teatrale e quale significato assume oggi il mare come luogo d’incontro, anziché come confine?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La leggerezza del racconto è data dal libro di Michele D’Ignazio dal quale è tratto lo spettacolo. Il mare, in questo caso, è visto come il luogo di arrivo di tantissime storie che vengono da lontano e approdano sulla terraferma con la speranza di essere accolte.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In “Saluti da Ostia Lido” sarà anche in scena accanto ad Alessandro Corazzi e Lena Guerre. In che modo la musica e l’immaginario di Bruce Springsteen dialogano con Ostia e con i sogni di chi cresce in un territorio spesso considerato periferico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al centro dei testi e della musica di Bruce Springsteen ci sono storie di marginalità, di difficoltà economiche e umane. Sicuramente vivere la periferia mantenendo lo sguardo rivolto verso i propri sogni aiuta a renderla più sostenibile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il programma coinvolge cittadini, scuole, associazioni e comitati di quartiere attraverso spettacoli, visite guidate e passeggiate narrative. Come si può trasformare il pubblico da semplice spettatore a protagonista attivo della vita culturale e della tutela del territorio?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Creando momenti nei quali, attraverso la scoperta del proprio territorio e delle realtà che lo raccontano, ci si possa sentire custodi di una storia che parte da lontano. Questo genera consapevolezza del luogo in cui viviamo, lo valorizza e, allo stesso tempo, ci permette di vivere con orgoglio il nostro senso di appartenenza.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Al termine di queste sei giornate, quale cambiamento vorrebbe lasciare nelle persone che avranno partecipato? E quale futuro immagina per “Come è profondo il mare” oltre questa prima edizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Purtroppo siamo legati alle logiche dei bandi. Speriamo, quindi, di esserci nuovamente, ma non dipenderà soltanto da noi. La speranza è di avere, nel nostro piccolo, seminato bellezza e poesia e che queste possano rimanere come frutto del progetto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sei giornate per riscoprire Ostia e sentirsi parte della sua storia. Perché la cultura non offre sempre soluzioni immediate, ma può seminare consapevolezza, bellezza e poesia. E, qualche volta, basta un piccolo seme per cambiare lo sguardo con cui abitiamo un luogo.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11096" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/1a9b9955-f42c-4080-a653-f67770c66716.jpeg" alt="" width="720" height="1080" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/1a9b9955-f42c-4080-a653-f67770c66716.jpeg 720w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/1a9b9955-f42c-4080-a653-f67770c66716-200x300.jpeg 200w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/1a9b9955-f42c-4080-a653-f67770c66716-683x1024.jpeg 683w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/come-e-profondo-il-mare/">Come è profondo il mare</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>“Luca Bono Show”: la grande magia arriva a Massarosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 06:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete pronti a dubitare dei vostri occhi? Sabato 17 ottobre 2026 il Teatro Manzoni di Massarosa si prepara ad accogliere il “Luca Bono Show”, uno spettacolo dedicato all’illusionismo, alla fantasia e al piacere di lasciarsi sorprendere. Sono previsti due appuntamenti nella stessa giornata: il primo alle ore 17, particolarmente adatto anche alle famiglie, e il secondo alle ore 21.15. Protagonisti saranno l’illusionista Luca Bono e Sabrina Iannece, sua inseparabile compagna di scena. Insieme accompagneranno il pubblico in un viaggio sospeso tra realtà e immaginazione, nel quale gesti, parole, musica e illusioni si intrecceranno per creare un’esperienza adatta a spettatori di ogni età. Non sarà soltanto una successione di trucchi. Il format è pensato come un vero racconto teatrale, capace di alternare stupore, poesia, ironia e momenti di coinvolgimento del pubblico. Lo spettacolo riunisce alcuni dei numeri più rappresentativi del repertorio di Luca Bono, proponendo la magia in forme diverse: dalla manipolazione alle grandi illusioni, fino agli effetti costruiti attraverso una relazione diretta con la platea. Il divertimento nasce proprio da quella domanda che accompagna ogni numero ben riuscito: «Come avrà fatto?». Una domanda destinata, probabilmente, a rimanere senza risposta. Perché il bello della magia non è necessariamente scoprire il segreto, ma concedersi per qualche ora la libertà di credere all’impossibile. Secondo la biografia diffusa dagli organizzatori, Luca Bono ha ottenuto il suo primo importante riconoscimento a 17 anni, vincendo nel 2010 il Campionato Italiano di Magia. Nel 2012 gli è stato assegnato il Mandrake d’Or, premio internazionale legato al mondo dell’illusionismo. Nel corso della sua carriera ha lavorato anche con Arturo Brachetti, indicato nella presentazione ufficiale come suo direttore artistico, partecipando a produzioni e tournée in Italia e all’estero. Ha inoltre preso parte a programmi televisivi dedicati alla magia e all’intrattenimento, portando negli anni il proprio linguaggio anche sul web. Accanto a lui, Sabrina Iannece non interpreta la figura tradizionale dell’assistente che rimane in secondo piano. È una vera co-protagonista dello spettacolo. Il suo percorso nella ginnastica artistica, nel twirling, nella danza e nelle discipline aeree contribuisce a dare ai numeri eleganza, dinamismo e forza scenica. L’incontro professionale con Luca Bono risale al 2012 e da allora la loro intesa è diventata uno degli elementi centrali dello show. La loro complicità trasforma ogni illusione in una piccola storia. Sul palco si incontrano tecnica, movimento e capacità teatrale, dando vita a un mondo nel quale ciò che sembra certo può cambiare in un istante. Un oggetto scompare, una previsione si realizza e l’impossibile sembra improvvisamente vicino. Il “Luca Bono Show” è pensato per chi ama la magia, ma anche per chi crede di non lasciarsi sorprendere facilmente. Bambini, ragazzi e adulti potranno condividere la stessa esperienza, ciascuno con uno sguardo diverso: i più piccoli con meraviglia, i grandi con curiosità e con il desiderio di capire dove finisca la realtà e cominci l’illusione. Una serata leggera e spettacolare, durante la quale il pubblico sarà invitato a mettere da parte, almeno per qualche momento, la razionalità. Perché conosciamo tutti la regola: dietro ogni illusione esistono preparazione, tecnica e abilità. Ma quando la magia funziona davvero, conoscere la regola non impedisce di emozionarsi. “Luca Bono Show” – con Luca Bono e Sabrina Iannece Sabato 17 ottobre 2026 Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca) Spettacolo delle ore 17: informazioni e biglietti Spettacolo delle ore 21.15: informazioni e biglietti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/luca-bono-show-la-grande-magia-arriva-a-massarosa/">“Luca Bono Show”: la grande magia arriva a Massarosa</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Siete pronti a dubitare dei vostri occhi? Sabato 17 ottobre 2026 il Teatro Manzoni di Massarosa si prepara ad accogliere il “Luca Bono Show”, uno spettacolo dedicato all’illusionismo, alla fantasia e al piacere di lasciarsi sorprendere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono previsti due appuntamenti nella stessa giornata: il primo alle ore 17, particolarmente adatto anche alle famiglie, e il secondo alle ore 21.15.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Protagonisti saranno l’illusionista Luca Bono e Sabrina Iannece, sua inseparabile compagna di scena. Insieme accompagneranno il pubblico in un viaggio sospeso tra realtà e immaginazione, nel quale gesti, parole, musica e illusioni si intrecceranno per creare un’esperienza adatta a spettatori di ogni età.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11078" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6842-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non sarà soltanto una successione di trucchi. Il format è pensato come un vero racconto teatrale, capace di alternare stupore, poesia, ironia e momenti di coinvolgimento del pubblico. Lo spettacolo riunisce alcuni dei numeri più rappresentativi del repertorio di Luca Bono, proponendo la magia in forme diverse: dalla manipolazione alle grandi illusioni, fino agli effetti costruiti attraverso una relazione diretta con la platea.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il divertimento nasce proprio da quella domanda che accompagna ogni numero ben riuscito: «Come avrà fatto?». Una domanda destinata, probabilmente, a rimanere senza risposta. Perché il bello della magia non è necessariamente scoprire il segreto, ma concedersi per qualche ora la libertà di credere all’impossibile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo la biografia diffusa dagli organizzatori, Luca Bono ha ottenuto il suo primo importante riconoscimento a 17 anni, vincendo nel 2010 il Campionato Italiano di Magia. Nel 2012 gli è stato assegnato il Mandrake d’Or, premio internazionale legato al mondo dell’illusionismo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel corso della sua carriera ha lavorato anche con Arturo Brachetti, indicato nella presentazione ufficiale come suo direttore artistico, partecipando a produzioni e tournée in Italia e all’estero. Ha inoltre preso parte a programmi televisivi dedicati alla magia e all’intrattenimento, portando negli anni il proprio linguaggio anche sul web.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Accanto a lui, Sabrina Iannece non interpreta la figura tradizionale dell’assistente che rimane in secondo piano. È una vera co-protagonista dello spettacolo. Il suo percorso nella ginnastica artistica, nel twirling, nella danza e nelle discipline aeree contribuisce a dare ai numeri eleganza, dinamismo e forza scenica. L’incontro professionale con Luca Bono risale al 2012 e da allora la loro intesa è diventata uno degli elementi centrali dello show.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La loro complicità trasforma ogni illusione in una piccola storia. Sul palco si incontrano tecnica, movimento e capacità teatrale, dando vita a un mondo nel quale ciò che sembra certo può cambiare in un istante. Un oggetto scompare, una previsione si realizza e l’impossibile sembra improvvisamente vicino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il “Luca Bono Show” è pensato per chi ama la magia, ma anche per chi crede di non lasciarsi sorprendere facilmente. Bambini, ragazzi e adulti potranno condividere la stessa esperienza, ciascuno con uno sguardo diverso: i più piccoli con meraviglia, i grandi con curiosità e con il desiderio di capire dove finisca la realtà e cominci l’illusione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una serata leggera e spettacolare, durante la quale il pubblico sarà invitato a mettere da parte, almeno per qualche momento, la razionalità. Perché conosciamo tutti la regola: dietro ogni illusione esistono preparazione, tecnica e abilità. Ma quando la magia funziona davvero, conoscere la regola non impedisce di emozionarsi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Luca Bono Show” – con Luca Bono e Sabrina Iannece</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sabato 17 ottobre 2026</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Spettacolo delle ore 17: <a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/luca-bono-show/">informazioni e biglietti</a></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Spettacolo delle ore 21.15: <a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/luca-bono-show-2/">informazioni e biglietti</a></span></p>
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		<title>Andrea Scanzi torna a teatro con “Ora o mai più”</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/andrea-scanzi-torna-a-teatro-con-ora-o-mai-piu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 06:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Politica, satira, musica e voglia di scuotere il pubblico. Andrea Scanzi torna sul palcoscenico con “Ora o mai più – Dieci modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni”, un nuovo one man show che promette di essere pungente, ironico e in continuo movimento. L’anteprima è in programma venerdì 6 novembre 2026 alle ore 21.15 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca. Già dal titolo si intuisce il tono dello spettacolo. Quel “forse” inserito tra parentesi alleggerisce la dichiarazione e apre lo spazio alla satira: non un programma politico e nemmeno una lezione su come votare, ma il punto di vista dichiaratamente personale di un autore che osserva l’attualità, la commenta e la trasforma in materia teatrale. Andrea Scanzi porta in scena la sua lettura della politica italiana contemporanea, concentrandosi sull’azione del governo, sulla figura di Giorgia Meloni e sulle difficoltà delle opposizioni. Giudizi, critiche e interpretazioni appartengono alla prospettiva satirica e politica dell’autore e vengono proposti al pubblico come spunti di riflessione, confronto e, naturalmente, spettacolo. La domanda di partenza è semplice e provocatoria: perché una parte dell’elettorato appare rassegnata o distante? Perché la politica sembra non riuscire più ad accendere passione, partecipazione e indignazione? E che cosa dovrebbe fare l’opposizione per tornare a essere credibile? Scanzi proverà a rispondere a modo suo: con battute, affondi, cambi di ritmo e riferimenti alla storia politica e culturale italiana. Sul palco si incontreranno idealmente figure molto diverse, da Sandro Pertini a Giorgia Meloni, da Enrico Berlinguer a Ignazio La Russa, da Pier Paolo Pasolini a Giovanni Donzelli. Accostamenti pensati per creare contrasti, cortocircuiti e occasioni di riflessione. Il format non sarà immobile. Secondo la presentazione ufficiale, potrà cambiare di data in data, seguendo l’attualità politica e accogliendo anche le reazioni e le suggestioni del pubblico. Questo significa che ogni replica potrà avere un ritmo e un colore differenti, mantenendo uno stretto rapporto con ciò che accade fuori dal teatro. Musica e parola accompagneranno una narrazione che si annuncia a tratti esilarante e a tratti più emotiva. Scanzi non nasconde la propria posizione politica e non cerca una finta neutralità: mette in scena apertamente le sue opinioni, affidandole agli strumenti della critica, del paradosso e della satira. Proprio per questo “Ora o mai più” non va letto come una ricostruzione imparziale o come un’inchiesta giornalistica. È uno spettacolo d’autore, con una visione precisa e dichiarata. Le valutazioni sui protagonisti della politica restano opinioni e interpretazioni riconducibili all’autore, espresse nel contesto della libertà artistica e satirica. Il pubblico sarà libero di riconoscersi, dissentire, ridere o lasciarsi provocare. Perché il teatro politico vive anche di questo: non consegna necessariamente risposte definitive, ma crea uno spazio in cui le idee possono incontrarsi, scontrarsi e rimettersi in movimento. “Arrendersi o reagire?” è il vero interrogativo che sembra attraversare il nuovo spettacolo di Scanzi. Una serata rivolta a chi segue l’attualità, a chi ama la satira e anche a chi sente il bisogno di tornare a discutere di politica senza rinunciare all’ironia. “Ora o mai più – Dieci modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni” Di e con Andrea Scanzi Venerdì 6 novembre 2026, ore 21.15 Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca) Informazioni e acquisto dei biglietti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Politica, satira, musica e voglia di scuotere il pubblico. Andrea Scanzi torna sul palcoscenico con “Ora o mai più – Dieci modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni”, un nuovo one man show che promette di essere pungente, ironico e in continuo movimento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’anteprima è in programma venerdì 6 novembre 2026 alle ore 21.15 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Già dal titolo si intuisce il tono dello spettacolo. Quel “forse” inserito tra parentesi alleggerisce la dichiarazione e apre lo spazio alla satira: non un programma politico e nemmeno una lezione su come votare, ma il punto di vista dichiaratamente personale di un autore che osserva l’attualità, la commenta e la trasforma in materia teatrale.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11079" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6841-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Andrea Scanzi porta in scena la sua lettura della politica italiana contemporanea, concentrandosi sull’azione del governo, sulla figura di Giorgia Meloni e sulle difficoltà delle opposizioni. Giudizi, critiche e interpretazioni appartengono alla prospettiva satirica e politica dell’autore e vengono proposti al pubblico come spunti di riflessione, confronto e, naturalmente, spettacolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La domanda di partenza è semplice e provocatoria: perché una parte dell’elettorato appare rassegnata o distante? Perché la politica sembra non riuscire più ad accendere passione, partecipazione e indignazione? E che cosa dovrebbe fare l’opposizione per tornare a essere credibile?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Scanzi proverà a rispondere a modo suo: con battute, affondi, cambi di ritmo e riferimenti alla storia politica e culturale italiana. Sul palco si incontreranno idealmente figure molto diverse, da Sandro Pertini a Giorgia Meloni, da Enrico Berlinguer a Ignazio La Russa, da Pier Paolo Pasolini a Giovanni Donzelli. Accostamenti pensati per creare contrasti, cortocircuiti e occasioni di riflessione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il format non sarà immobile. Secondo la presentazione ufficiale, potrà cambiare di data in data, seguendo l’attualità politica e accogliendo anche le reazioni e le suggestioni del pubblico. Questo significa che ogni replica potrà avere un ritmo e un colore differenti, mantenendo uno stretto rapporto con ciò che accade fuori dal teatro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Musica e parola accompagneranno una narrazione che si annuncia a tratti esilarante e a tratti più emotiva. Scanzi non nasconde la propria posizione politica e non cerca una finta neutralità: mette in scena apertamente le sue opinioni, affidandole agli strumenti della critica, del paradosso e della satira.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Proprio per questo “Ora o mai più” non va letto come una ricostruzione imparziale o come un’inchiesta giornalistica. È uno spettacolo d’autore, con una visione precisa e dichiarata. Le valutazioni sui protagonisti della politica restano opinioni e interpretazioni riconducibili all’autore, espresse nel contesto della libertà artistica e satirica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il pubblico sarà libero di riconoscersi, dissentire, ridere o lasciarsi provocare. Perché il teatro politico vive anche di questo: non consegna necessariamente risposte definitive, ma crea uno spazio in cui le idee possono incontrarsi, scontrarsi e rimettersi in movimento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Arrendersi o reagire?” è il vero interrogativo che sembra attraversare il nuovo spettacolo di Scanzi. Una serata rivolta a chi segue l’attualità, a chi ama la satira e anche a chi sente il bisogno di tornare a discutere di politica senza rinunciare all’ironia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Ora o mai più – Dieci modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Di e con Andrea Scanzi</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Venerdì 6 novembre 2026, ore 21.15</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/andrea-scanzi-anteprima-nuovo-spettacolo/">Informazioni e acquisto dei biglietti</a></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/andrea-scanzi-torna-a-teatro-con-ora-o-mai-piu/">Andrea Scanzi torna a teatro con “Ora o mai più”</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Vincenzo Schettini porta a teatro “La fisica della musica”</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/vincenzo-schettini-porta-a-teatro-la-fisica-della-musica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 06:15:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa hanno in comune una corda che vibra, una nota musicale e una legge della fisica? Molto più di quanto immaginiamo. A mostrarcelo sarà Vincenzo Schettini con “La fisica della musica”, un incontro teatrale che unisce divulgazione scientifica, suono, emozioni e curiosità. Il professore più energico del web arriverà sabato 14 novembre 2026 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca, con due appuntamenti: il primo alle ore 17, il secondo alle ore 21.15. Non aspettatevi una lezione tradizionale, fatta soltanto di formule, definizioni e lavagne. Il format nasce per raccontare la scienza in maniera semplice, vivace e coinvolgente, trasformando il teatro in un grande laboratorio nel quale la musica diventa lo strumento per comprendere alcuni fenomeni fisici. Docente, musicista e comunicatore scientifico, Schettini ha costruito un linguaggio riconoscibile, capace di avvicinare soprattutto le nuove generazioni a una materia spesso considerata difficile. Attraverso il suo progetto “La fisica che ci piace” ha portato sul web spiegazioni, esperimenti e contenuti legati alla vita quotidiana, mostrando come la fisica non viva soltanto nei libri scolastici, ma sia presente in ogni momento della nostra giornata. Anche una canzone, infatti, può diventare una porta d’ingresso nella scienza. Dietro un suono ci sono vibrazioni, frequenze e onde; dietro un’armonia esistono relazioni che possono essere osservate e raccontate. La musica emoziona, mentre la fisica ci aiuta a capire come quell’emozione riesca ad arrivare fino a noi. È proprio dall’incontro fra questi due mondi che prende forma lo spettacolo. Schettini accompagnerà il pubblico in un percorso tra suoni, armonie, leggi fisiche e piccoli misteri della realtà. Lo farà con il suo stile dinamico, alternando divulgazione, racconto e momenti musicali, secondo il programma annunciato dagli organizzatori. “La fisica della musica” vuole parlare anche a chi, davanti a numeri e formule, ha sempre pensato: «Questa materia non fa per me». Il messaggio del format è chiaro: comprendere non significa necessariamente memorizzare concetti complicati. A volte basta cambiare prospettiva, fare la domanda giusta e collegare la teoria a qualcosa che conosciamo già. C’è poi un elemento particolarmente importante: la curiosità. In un tempo in cui siamo abituati a ricevere risposte immediate, lo spettacolo invita a recuperare il piacere della domanda. Perché un suono cambia? Come nasce una nota? Per quale ragione alcune combinazioni ci sembrano armoniose e altre creano tensione? Il format è pensato per un pubblico ampio, dalle famiglie agli studenti, dagli insegnanti agli adulti che desiderano riscoprire la scienza senza il timore di essere interrogati. Non promette di trasformare tutti in fisici in una sera, ma di accendere interesse e meraviglia attraverso un approccio divulgativo e spettacolare. Un’occasione per imparare divertendosi e per scoprire che scienza e musica non sono mondi lontani. Entrambe cercano un ordine, entrambe lavorano con il ritmo e tutte e due, in modi div</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/vincenzo-schettini-porta-a-teatro-la-fisica-della-musica/">Vincenzo Schettini porta a teatro “La fisica della musica”</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Che cosa hanno in comune una corda che vibra, una nota musicale e una legge della fisica? Molto più di quanto immaginiamo. A mostrarcelo sarà Vincenzo Schettini con “La fisica della musica”, un incontro teatrale che unisce divulgazione scientifica, suono, emozioni e curiosità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il professore più energico del web arriverà sabato 14 novembre 2026 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca, con due appuntamenti: il primo alle ore 17, il secondo alle ore 21.15.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non aspettatevi una lezione tradizionale, fatta soltanto di formule, definizioni e lavagne. Il format nasce per raccontare la scienza in maniera semplice, vivace e coinvolgente, trasformando il teatro in un grande laboratorio nel quale la musica diventa lo strumento per comprendere alcuni fenomeni fisici.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Docente, musicista e comunicatore scientifico, Schettini ha costruito un linguaggio riconoscibile, capace di avvicinare soprattutto le nuove generazioni a una materia spesso considerata difficile. Attraverso il suo progetto “La fisica che ci piace” ha portato sul web spiegazioni, esperimenti e contenuti legati alla vita quotidiana, mostrando come la fisica non viva soltanto nei libri scolastici, ma sia presente in ogni momento della nostra giornata.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Anche una canzone, infatti, può diventare una porta d’ingresso nella scienza. Dietro un suono ci sono vibrazioni, frequenze e onde; dietro un’armonia esistono relazioni che possono essere osservate e raccontate. La musica emoziona, mentre la fisica ci aiuta a capire come quell’emozione riesca ad arrivare fino a noi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È proprio dall’incontro fra questi due mondi che prende forma lo spettacolo. Schettini accompagnerà il pubblico in un percorso tra suoni, armonie, leggi fisiche e piccoli misteri della realtà. Lo farà con il suo stile dinamico, alternando divulgazione, racconto e momenti musicali, secondo il programma annunciato dagli organizzatori.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“La fisica della musica” vuole parlare anche a chi, davanti a numeri e formule, ha sempre pensato: «Questa materia non fa per me». Il messaggio del format è chiaro: comprendere non significa necessariamente memorizzare concetti complicati. A volte basta cambiare prospettiva, fare la domanda giusta e collegare la teoria a qualcosa che conosciamo già.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è poi un elemento particolarmente importante: la curiosità. In un tempo in cui siamo abituati a ricevere risposte immediate, lo spettacolo invita a recuperare il piacere della domanda. Perché un suono cambia? Come nasce una nota? Per quale ragione alcune combinazioni ci sembrano armoniose e altre creano tensione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il format è pensato per un pubblico ampio, dalle famiglie agli studenti, dagli insegnanti agli adulti che desiderano riscoprire la scienza senza il timore di essere interrogati. Non promette di trasformare tutti in fisici in una sera, ma di accendere interesse e meraviglia attraverso un approccio divulgativo e spettacolare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un’occasione per imparare divertendosi e per scoprire che scienza e musica non sono mondi lontani. Entrambe cercano un ordine, entrambe lavorano con il ritmo e tutte e due, in modi div</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/vincenzo-schettini-porta-a-teatro-la-fisica-della-musica/">Vincenzo Schettini porta a teatro “La fisica della musica”</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Franco Berrino a teatro con “Il nostro veleno quotidiano”</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/franco-berrino-a-teatro-con-il-nostro-veleno-quotidiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 06:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa portiamo davvero sulle nostre tavole ogni giorno? Quanto incidono le nostre scelte alimentari sul benessere? E soprattutto: siamo davvero consapevoli di ciò che mangiamo? Sono le domande da cui prende vita “Il nostro veleno quotidiano”, la conferenza teatrale con il dottor Franco Berrino, in programma venerdì 27 novembre 2026 alle ore 21.15 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca. Non sarà una semplice lezione e nemmeno uno spettacolo nel senso tradizionale del termine. Il format porta a teatro un incontro divulgativo, pensato per parlare al pubblico con un linguaggio accessibile e immediato. Al centro della serata ci saranno alimentazione, prevenzione, stili di vita e consapevolezza: temi che riguardano tutti noi, perché entrano nelle nostre case e accompagnano ogni gesto della quotidianità. Medico, epidemiologo e ricercatore, Franco Berrino ha lavorato per oltre quarant’anni presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove ha diretto il Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva. Nel corso della sua attività si è occupato dei fattori associati all’insorgenza dei tumori e delle principali patologie croniche, dedicando una parte importante del proprio lavoro alla divulgazione. Durante l’incontro Berrino proporrà le proprie riflessioni sui cosiddetti “nemici invisibili” presenti nella vita moderna: alimenti molto trasformati, sostanze legate ad alcuni processi dell’agricoltura e dell’industria alimentare, abitudini poco equilibrate e stress. L’obiettivo dichiarato del format è invitare le persone a osservare con maggiore attenzione ciò che acquistano, cucinano e consumano. Il titolo può apparire forte e provocatorio, ma il cuore della serata non è la paura. È la consapevolezza. Dietro ogni acquisto ci sono infatti un’abitudine, una scelta e spesso anche una risposta emotiva. Mangiamo perché abbiamo fame, ma anche perché siamo stanchi, nervosi, soli o semplicemente di fretta. Il rapporto con il cibo racconta molto di noi e del modo in cui affrontiamo la vita. “Il nostro veleno quotidiano” vuole quindi offrire spunti per fermarsi e riflettere. Non promette formule magiche né soluzioni valide allo stesso modo per tutti. Porta sul palco un punto di vista maturato attraverso l’esperienza professionale e divulgativa di Berrino, con indicazioni generali che non sostituiscono diagnosi, terapie o consigli personalizzati del proprio medico. È una precisazione importante, soprattutto quando si parla di salute: ogni persona ha una storia clinica diversa e qualsiasi cambiamento significativo nell’alimentazione o nelle cure deve essere valutato con professionisti qualificati. La conferenza teatrale si rivolge a chi desidera comprendere meglio il legame tra alimentazione e stili di vita, ma anche a chi sente il bisogno di recuperare un rapporto più semplice e consapevole con il proprio corpo. Perché prendersi cura di sé non significa vivere con l’ansia di ciò che potrebbe farci male. Significa imparare a scegliere, conoscere e ascoltarsi. Una serata di divulgazione e confronto che promette di trasformare il teatro in uno spazio aperto alle domande. Non per uscire con nuove paure, ma con qualche strumento in più per guardare alle proprie abitudini con attenzione, equilibrio e responsabilità. “Il nostro veleno quotidiano” – Franco Berrino Venerdì 27 novembre 2026, ore 21.15 Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca) Informazioni e acquisto dei biglietti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/franco-berrino-a-teatro-con-il-nostro-veleno-quotidiano/">Franco Berrino a teatro con “Il nostro veleno quotidiano”</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Che cosa portiamo davvero sulle nostre tavole ogni giorno? Quanto incidono le nostre scelte alimentari sul benessere? E soprattutto: siamo davvero consapevoli di ciò che mangiamo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono le domande da cui prende vita “Il nostro veleno quotidiano”, la conferenza teatrale con il dottor Franco Berrino, in programma venerdì 27 novembre 2026 alle ore 21.15 al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non sarà una semplice lezione e nemmeno uno spettacolo nel senso tradizionale del termine. Il format porta a teatro un incontro divulgativo, pensato per parlare al pubblico con un linguaggio accessibile e immediato. Al centro della serata ci saranno alimentazione, prevenzione, stili di vita e consapevolezza: temi che riguardano tutti noi, perché entrano nelle nostre case e accompagnano ogni gesto della quotidianità.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Medico, epidemiologo e ricercatore, Franco Berrino ha lavorato per oltre quarant’anni presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove ha diretto il Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva. Nel corso della sua attività si è occupato dei fattori associati all’insorgenza dei tumori e delle principali patologie croniche, dedicando una parte importante del proprio lavoro alla divulgazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Durante l’incontro Berrino proporrà le proprie riflessioni sui cosiddetti “nemici invisibili” presenti nella vita moderna: alimenti molto trasformati, sostanze legate ad alcuni processi dell’agricoltura e dell’industria alimentare, abitudini poco equilibrate e stress. L’obiettivo dichiarato del format è invitare le persone a osservare con maggiore attenzione ciò che acquistano, cucinano e consumano.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il titolo può apparire forte e provocatorio, ma il cuore della serata non è la paura. È la consapevolezza. Dietro ogni acquisto ci sono infatti un’abitudine, una scelta e spesso anche una risposta emotiva. Mangiamo perché abbiamo fame, ma anche perché siamo stanchi, nervosi, soli o semplicemente di fretta. Il rapporto con il cibo racconta molto di noi e del modo in cui affrontiamo la vita.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Il nostro veleno quotidiano” vuole quindi offrire spunti per fermarsi e riflettere. Non promette formule magiche né soluzioni valide allo stesso modo per tutti. Porta sul palco un punto di vista maturato attraverso l’esperienza professionale e divulgativa di Berrino, con indicazioni generali che non sostituiscono diagnosi, terapie o consigli personalizzati del proprio medico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È una precisazione importante, soprattutto quando si parla di salute: ogni persona ha una storia clinica diversa e qualsiasi cambiamento significativo nell’alimentazione o nelle cure deve essere valutato con professionisti qualificati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La conferenza teatrale si rivolge a chi desidera comprendere meglio il legame tra alimentazione e stili di vita, ma anche a chi sente il bisogno di recuperare un rapporto più semplice e consapevole con il proprio corpo. Perché prendersi cura di sé non significa vivere con l’ansia di ciò che potrebbe farci male. Significa imparare a scegliere, conoscere e ascoltarsi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una serata di divulgazione e confronto che promette di trasformare il teatro in uno spazio aperto alle domande. Non per uscire con nuove paure, ma con qualche strumento in più per guardare alle proprie abitudini con attenzione, equilibrio e responsabilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Il nostro veleno quotidiano” – Franco Berrino</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Venerdì 27 novembre 2026, ore 21.15</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/franco-berrino-il-nostro-veleno-quotidiano/">Informazioni e acquisto dei biglietti</a></span></p>
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		<title>“Falsissimo” arriva a teatro: Fabrizio Corona racconta il potere dei media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 06:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa succede dietro una notizia? Chi decide ciò che deve finire in prima pagina e ciò che, invece, è destinato a restare fuori dal racconto? E quanto c’è di autentico nell’immagine pubblica di personaggi famosi e apparentemente intoccabili? Sono alcune delle domande al centro di “Falsissimo a Teatro”, il format con cui Fabrizio Corona porta dal vivo la sua personale lettura del mondo dell’informazione, del gossip e del potere mediatico. Dopo le dodici date annunciate come sold out nel maggio scorso, lo spettacolo torna con una nuova stagione e arriva al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca, sabato 28 novembre 2026 alle ore 21.15. Non si tratta del classico spettacolo teatrale con attori, personaggi e copione. Al centro della scena ci sarà Corona con il suo racconto, il suo vissuto e il suo punto di vista. Una narrazione dal vivo costruita attraverso esperienze personali, retroscena, cadute, errori e riflessioni sui meccanismi della comunicazione contemporanea. Corona conosce bene questo universo. Per anni ne è stato protagonista, spesso discusso e divisivo. Ha attraversato il mondo della cronaca, della televisione, del gossip e della giustizia, diventando a sua volta personaggio e notizia. In “Falsissimo” ripercorre questa esperienza e propone al pubblico la propria interpretazione di dinamiche, rapporti e silenzi che, secondo la prospettiva dello spettacolo, raramente emergono nelle narrazioni ufficiali. Il format nasce per provocare domande, mettere in discussione ciò che appare scontato e aprire un confronto sul modo in cui vengono costruite le storie pubbliche. Non pretende di sostituirsi alle ricostruzioni giornalistiche o giudiziarie, né di offrire sentenze definitive. Porta sul palco una voce, una testimonianza e una lettura personale, lasciando agli spettatori la libertà di ascoltare, riflettere e formarsi una propria opinione. Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto più interessante dello spettacolo: il pubblico non assiste soltanto, ma viene coinvolto in una riflessione molto attuale. Quanto siamo influenzati dai titoli, dalle immagini e dai social? Quanto velocemente trasformiamo un’indiscrezione in una certezza? E siamo ancora capaci di distinguere un fatto verificato da una versione, un’ipotesi o un’impressione? “Falsissimo” si muove in questo territorio delicato, dove informazione e spettacolo spesso si incontrano. Lo fa attraverso il linguaggio diretto e riconoscibile di Fabrizio Corona, senza nascondere la natura soggettiva del racconto. Le opinioni, le interpretazioni e gli eventuali riferimenti proposti nel corso della serata appartengono infatti alla prospettiva narrativa dell’autore e devono essere accolti come elementi di dibattito, nel rispetto delle persone coinvolte e del principio di non colpevolezza. Lo spettacolo promette quindi di dividere, incuriosire e far discutere. Non chiede necessariamente al pubblico di essere d’accordo, ma di entrare nel cuore di un sistema che Corona sostiene di conoscere dall’interno. Una serata per chi vuole osservare la comunicazione da un’angolazione diversa e interrogarsi sul confine, oggi sempre più sottile, tra realtà, rappresentazione e percezione. “Falsissimo a Teatro” – Fabrizio Corona Sabato 28 novembre 2026, ore 21.15 Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca) Informazioni e acquisto dei biglietti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Che cosa succede dietro una notizia? Chi decide ciò che deve finire in prima pagina e ciò che, invece, è destinato a restare fuori dal racconto? E quanto c’è di autentico nell’immagine pubblica di personaggi famosi e apparentemente intoccabili?</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11081" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6838-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono alcune delle domande al centro di “Falsissimo a Teatro”, il format con cui Fabrizio Corona porta dal vivo la sua personale lettura del mondo dell’informazione, del gossip e del potere mediatico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dopo le dodici date annunciate come sold out nel maggio scorso, lo spettacolo torna con una nuova stagione e arriva al Teatro Manzoni di Massarosa, in provincia di Lucca, sabato 28 novembre 2026 alle ore 21.15.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non si tratta del classico spettacolo teatrale con attori, personaggi e copione. Al centro della scena ci sarà Corona con il suo racconto, il suo vissuto e il suo punto di vista. Una narrazione dal vivo costruita attraverso esperienze personali, retroscena, cadute, errori e riflessioni sui meccanismi della comunicazione contemporanea.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Corona conosce bene questo universo. Per anni ne è stato protagonista, spesso discusso e divisivo. Ha attraversato il mondo della cronaca, della televisione, del gossip e della giustizia, diventando a sua volta personaggio e notizia. In “Falsissimo” ripercorre questa esperienza e propone al pubblico la propria interpretazione di dinamiche, rapporti e silenzi che, secondo la prospettiva dello spettacolo, raramente emergono nelle narrazioni ufficiali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il format nasce per provocare domande, mettere in discussione ciò che appare scontato e aprire un confronto sul modo in cui vengono costruite le storie pubbliche. Non pretende di sostituirsi alle ricostruzioni giornalistiche o giudiziarie, né di offrire sentenze definitive. Porta sul palco una voce, una testimonianza e una lettura personale, lasciando agli spettatori la libertà di ascoltare, riflettere e formarsi una propria opinione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto più interessante dello spettacolo: il pubblico non assiste soltanto, ma viene coinvolto in una riflessione molto attuale. Quanto siamo influenzati dai titoli, dalle immagini e dai social? Quanto velocemente trasformiamo un’indiscrezione in una certezza? E siamo ancora capaci di distinguere un fatto verificato da una versione, un’ipotesi o un’impressione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Falsissimo” si muove in questo territorio delicato, dove informazione e spettacolo spesso si incontrano. Lo fa attraverso il linguaggio diretto e riconoscibile di Fabrizio Corona, senza nascondere la natura soggettiva del racconto. Le opinioni, le interpretazioni e gli eventuali riferimenti proposti nel corso della serata appartengono infatti alla prospettiva narrativa dell’autore e devono essere accolti come elementi di dibattito, nel rispetto delle persone coinvolte e del principio di non colpevolezza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lo spettacolo promette quindi di dividere, incuriosire e far discutere. Non chiede necessariamente al pubblico di essere d’accordo, ma di entrare nel cuore di un sistema che Corona sostiene di conoscere dall’interno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una serata per chi vuole osservare la comunicazione da un’angolazione diversa e interrogarsi sul confine, oggi sempre più sottile, tra realtà, rappresentazione e percezione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Falsissimo a Teatro” – Fabrizio Corona</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sabato 28 novembre 2026, ore 21.15</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Teatro Manzoni di Massarosa (Lucca)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/falsissimo-a-teatro-fabrizio-corona/">Informazioni e acquisto dei biglietti</a></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/falsissimo-arriva-a-teatro-fabrizio-corona-racconta-il-potere-dei-media/">“Falsissimo” arriva a teatro: Fabrizio Corona racconta il potere dei media</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Barbara Fabbroni intervistata da AlphabetCity</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Site Admin Site]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 17:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflettori sulle Celebrità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su AlphabetCity l&#8217;intervista a Barbara Fabbroni dedicata all&#8217;Inganno Mortale &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/barbara-fabbroni-intervistata-da-alphabetcity/">Barbara Fabbroni intervistata da AlphabetCity</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://alphabetcity.it/2026/08/04/barbara-fabbroni-il-silenzio-e-una-forma-di-controllo/">Su AlphabetCity l&#8217;intervista a Barbara Fabbroni dedicata all&#8217;Inganno Mortale</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Garlasco: quando il DNA torna a parlare. Impronta 33, Aplotipo Y e tracce sui reperti ungueali di Chiara Poggi</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/garlasco-quando-il-dna-torna-a-parlare-impronta-33-aplotipo-y-e-tracce-sui-reperti-ungueali-di-chiara-poggi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 11:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scena del crimine non dimentica, ma va saputa interrogare. Ci sono delitti nei quali il tempo sembra consumare ogni cosa. I ricordi diventano meno nitidi, le testimonianze si sovrappongono, le ricostruzioni cambiano prospettiva. Poi esistono le tracce. Piccole. Invisibili. Silenziose. Una cellula epiteliale, una microscopica quantità di materiale biologico, un’impronta rimasta su una parete. Elementi che non raccontano da soli una storia, ma che possono diventare informazioni quando la scienza riesce a interrogarli correttamente. Il caso di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, è tornato proprio qui: dentro la casa di via Pascoli, sui reperti raccolti dalla vittima e sulle superfici repertate allora, oggi riesaminati anche alla luce di metodologie interpretative e biostatistiche più moderne. Al centro della nuova indagine che ha coinvolto Andrea Sempio – che si è sempre dichiarato estraneo all’omicidio – sono entrati nuovamente termini che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente al linguaggio dei laboratori: DNA, aplotipo Y, profili misti, compatibilità genetica, trasferimento secondario, contaminazione. E poi c’è l’ormai celebre impronta 33. Ma quanto possono realmente raccontare questi elementi? Una compatibilità genetica equivale all’identificazione di una persona? Come si deposita il DNA? Possiamo sapere quando è stato lasciato? E soprattutto: che differenza esiste tra trovare una traccia genetica su un oggetto normalmente utilizzato da più persone e rilevarla sui reperti ungueali di una vittima di omicidio? Ne parliamo con la dottoressa Carolina Sellitto, biologa, da tempo presente nel dibattito scientifico e mediatico sul caso Garlasco. Perché proprio questa vicenda ci ricorda una regola fondamentale della genetica forense: il DNA è uno strumento potentissimo, ma il significato di una traccia dipende sempre dal contesto nel quale è stata rilevata e dalle ipotesi che vengono messe a confronto. Dottoressa Sellitto, partiamo dalla domanda apparentemente più semplice: come lasciamo il nostro DNA nell’ambiente? «Lo lasciamo molto più facilmente di quanto immaginiamo. Attraverso il contatto possiamo depositare cellule contenenti DNA; materiale genetico può inoltre essere recuperato da sangue, saliva, sperma e da altri materiali biologici. Il punto fondamentale, però, è un altro: rilevare il DNA di una persona non significa automaticamente avere ricostruito ciò che è accaduto. Bisogna distinguere l’origine biologica della traccia dal significato che quella traccia assume rispetto alle attività avvenute sulla scena. Posso toccare un oggetto e depositare materiale biologico. Quel materiale può persistere e, in determinate condizioni, può anche essere trasferito successivamente attraverso altre persone o altri oggetti. Per questo la genetica forense deve sempre dialogare con la ricostruzione della scena del crimine». Quindi il DNA non ci dice necessariamente quando una persona è stata in un determinato luogo? «Esattamente. È uno degli equivoci più frequenti. L’analisi genetica può aiutarci a valutare da chi possa provenire una traccia biologica, ma normalmente non consente di stabilire con precisione quando quel materiale sia stato depositato. Ed è qui che entra in gioco il contesto. Un conto è trovare il DNA di una persona su un oggetto che sappiamo essere stato abitualmente utilizzato da quella persona. Un altro è rilevarlo in una sede la cui presenza richiede di confrontare diverse possibili spiegazioni. La domanda scientificamente interessante, quindi, non è soltanto: “Da chi può provenire questo DNA?”. La domanda successiva è: “Attraverso quale attività o successione di eventi potrebbe essere arrivato proprio lì?”». Ed è precisamente questa seconda domanda a diventare centrale nel caso Garlasco? «Sì, ed è una distinzione fondamentale in genetica forense. Un conto è il cosiddetto source level, cioè valutare da quale persona o gruppo di persone possa provenire una traccia. Un altro è l’activity level: valutare quale attività possa spiegare la presenza di quel materiale in quella determinata posizione. Sono due domande profondamente diverse. Dire che una traccia genetica è compatibile con una persona – o, nel caso di determinati marcatori del cromosoma Y, con una linea patrilineare – non significa automaticamente dimostrare attraverso quale attività quel DNA sia stato depositato». L’aplotipo Y: che cos’è veramente? Nel caso Garlasco si parla continuamente di “aplotipo Y”. Proviamo a spiegarlo in maniera comprensibile. Che cos’è? «L’aplotipo Y utilizzato in genetica forense è costituito generalmente dall’insieme dei risultati ottenuti analizzando specifici marcatori STR del cromosoma Y, i cosiddetti Y-STR. Il cromosoma Y viene trasmesso lungo la linea paterna e, salvo mutazioni, uomini appartenenti alla stessa linea patrilineare possono condividere lo stesso aplotipo Y. Questo è un punto essenziale per comprendere correttamente il significato dell’analisi». Significa che l’aplotipo Y non identifica necessariamente un singolo individuo? «Esatto. Un profilo Y-STR non ha, in generale, lo stesso potere individualizzante di un profilo autosomico completo. Una concordanza dell’aplotipo Y significa che il soggetto confrontato non viene escluso come possibile contributore di quella componente genetica, ma lo stesso vale, in linea generale, per altri maschi appartenenti alla medesima linea patrilineare che condividano quell’aplotipo. Per questo il risultato deve essere accompagnato da una corretta valutazione statistica della frequenza dell’aplotipo nella popolazione di riferimento e non può essere tradotto automaticamente nella frase: “Quel DNA appartiene certamente a quella specifica persona”». I reperti ungueali di Chiara Poggi Arriviamo al punto probabilmente più delicato: il materiale genetico rilevato nei reperti ungueali di Chiara. Perché può assumere particolare interesse? «Perché la localizzazione di una traccia è uno degli elementi da considerare nella sua interpretazione. Ma nel caso specifico bisogna fare una precisazione molto importante. Non possiamo affermare scientificamente che il DNA maschile analizzato fosse certamente “sotto le unghie” di Chiara. Sulla base delle modalità con cui quei reperti furono raccolti e successivamente analizzati, non è possibile stabilire con rigore se il materiale biologico originario si trovasse sopra o sotto il frammento ungueale, né ricondurlo con certezza a uno specifico dito. Non è inoltre possibile stabilire direttamente, attraverso il profilo genetico, quando e attraverso quale dinamica quel materiale sia stato depositato. Questo non rende automaticamente irrilevante il dato. Significa però che occorre confrontare con particolare rigore le differenti ipotesi di deposizione, compresi il contatto diretto, il trasferimento mediato e l’eventuale contaminazione». Lei aveva già espresso pubblicamente questo concetto, manifestando dubbi sull’ipotesi che una simile presenza potesse essere spiegata semplicemente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/garlasco-quando-il-dna-torna-a-parlare-impronta-33-aplotipo-y-e-tracce-sui-reperti-ungueali-di-chiara-poggi/">Garlasco: quando il DNA torna a parlare. Impronta 33, Aplotipo Y e tracce sui reperti ungueali di Chiara Poggi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">La scena del crimine non dimentica, ma va saputa interrogare. Ci sono delitti nei quali il tempo sembra consumare ogni cosa. I ricordi diventano meno nitidi, le testimonianze si sovrappongono, le ricostruzioni cambiano prospettiva. Poi esistono le tracce. Piccole. Invisibili. Silenziose. Una cellula epiteliale, una microscopica quantità di materiale biologico, un’impronta rimasta su una parete. Elementi che non raccontano da soli una storia, ma che possono diventare informazioni quando la scienza riesce a interrogarli correttamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il caso di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, è tornato proprio qui: dentro la casa di via Pascoli, sui reperti raccolti dalla vittima e sulle superfici repertate allora, oggi riesaminati anche alla luce di metodologie interpretative e biostatistiche più moderne. Al centro della nuova indagine che ha coinvolto Andrea Sempio – che si è sempre dichiarato estraneo all’omicidio – sono entrati nuovamente termini che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente al linguaggio dei laboratori: DNA, aplotipo Y, profili misti, compatibilità genetica, trasferimento secondario, contaminazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">E poi c’è l’ormai celebre impronta 33. Ma quanto possono realmente raccontare questi elementi? Una compatibilità genetica equivale all’identificazione di una persona? Come si deposita il DNA? Possiamo sapere quando è stato lasciato? E soprattutto: che differenza esiste tra trovare una traccia genetica su un oggetto normalmente utilizzato da più persone e rilevarla sui reperti ungueali di una vittima di omicidio?</p>
<p style="font-weight: 400;">Ne parliamo con la dottoressa Carolina Sellitto, biologa, da tempo presente nel dibattito scientifico e mediatico sul caso Garlasco. Perché proprio questa vicenda ci ricorda una regola fondamentale della genetica forense: il DNA è uno strumento potentissimo, ma il significato di una traccia dipende sempre dal contesto nel quale è stata rilevata e dalle ipotesi che vengono messe a confronto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11061 aligncenter" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6563.jpg" alt="" width="415" height="355" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6563.jpg 415w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6563-300x257.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dottoressa Sellitto, partiamo dalla domanda apparentemente più semplice: come lasciamo il nostro DNA nell’ambiente?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Lo lasciamo molto più facilmente di quanto immaginiamo. Attraverso il contatto possiamo depositare cellule contenenti DNA; materiale genetico può inoltre essere recuperato da sangue, saliva, sperma e da altri materiali biologici. Il punto fondamentale, però, è un altro: rilevare il DNA di una persona non significa automaticamente avere ricostruito ciò che è accaduto. Bisogna distinguere l’origine biologica della traccia dal significato che quella traccia assume rispetto alle attività avvenute sulla scena. Posso toccare un oggetto e depositare materiale biologico. Quel materiale può persistere e, in determinate condizioni, può anche essere trasferito successivamente attraverso altre persone o altri oggetti. Per questo la genetica forense deve sempre dialogare con la ricostruzione della scena del crimine».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quindi il DNA non ci dice necessariamente quando una persona è stata in un determinato luogo?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Esattamente. È uno degli equivoci più frequenti. L’analisi genetica può aiutarci a valutare da chi possa provenire una traccia biologica, ma normalmente non consente di stabilire con precisione quando quel materiale sia stato depositato. Ed è qui che entra in gioco il contesto. Un conto è trovare il DNA di una persona su un oggetto che sappiamo essere stato abitualmente utilizzato da quella persona. Un altro è rilevarlo in una sede la cui presenza richiede di confrontare diverse possibili spiegazioni. La domanda scientificamente interessante, quindi, non è soltanto: “Da chi può provenire questo DNA?”. La domanda successiva è: “Attraverso quale attività o successione di eventi potrebbe essere arrivato proprio lì?”».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ed è precisamente questa seconda domanda a diventare centrale nel caso Garlasco?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Sì, ed è una distinzione fondamentale in genetica forense. Un conto è il cosiddetto source level, cioè valutare da quale persona o gruppo di persone possa provenire una traccia. Un altro è l’activity level: valutare quale attività possa spiegare la presenza di quel materiale in quella determinata posizione. Sono due domande profondamente diverse. Dire che una traccia genetica è compatibile con una persona – o, nel caso di determinati marcatori del cromosoma Y, con una linea patrilineare – non significa automaticamente dimostrare attraverso quale attività quel DNA sia stato depositato».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’aplotipo Y: che cos’è veramente? Nel caso Garlasco si parla continuamente di “aplotipo Y”. Proviamo a spiegarlo in maniera comprensibile. Che cos’è?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«L’aplotipo Y utilizzato in genetica forense è costituito generalmente dall’insieme dei risultati ottenuti analizzando specifici marcatori STR del cromosoma Y, i cosiddetti Y-STR. Il cromosoma Y viene trasmesso lungo la linea paterna e, salvo mutazioni, uomini appartenenti alla stessa linea patrilineare possono condividere lo stesso aplotipo Y. Questo è un punto essenziale per comprendere correttamente il significato dell’analisi».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Significa che l’aplotipo Y non identifica necessariamente un singolo individuo?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Esatto. Un profilo Y-STR non ha, in generale, lo stesso potere individualizzante di un profilo autosomico completo. Una concordanza dell’aplotipo Y significa che il soggetto confrontato non viene escluso come possibile contributore di quella componente genetica, ma lo stesso vale, in linea generale, per altri maschi appartenenti alla medesima linea patrilineare che condividano quell’aplotipo. Per questo il risultato deve essere accompagnato da una corretta valutazione statistica della frequenza dell’aplotipo nella popolazione di riferimento e non può essere tradotto automaticamente nella frase: “Quel DNA appartiene certamente a quella specifica persona”».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I reperti ungueali di Chiara Poggi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Arriviamo al punto probabilmente più delicato: il materiale genetico rilevato nei reperti ungueali di Chiara. Perché può assumere particolare interesse?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Perché la localizzazione di una traccia è uno degli elementi da considerare nella sua interpretazione. Ma nel caso specifico bisogna fare una precisazione molto importante. Non possiamo affermare scientificamente che il DNA maschile analizzato fosse certamente “sotto le unghie” di Chiara. Sulla base delle modalità con cui quei reperti furono raccolti e successivamente analizzati, non è possibile stabilire con rigore se il materiale biologico originario si trovasse sopra o sotto il frammento ungueale, né ricondurlo con certezza a uno specifico dito. Non è inoltre possibile stabilire direttamente, attraverso il profilo genetico, quando e attraverso quale dinamica quel materiale sia stato depositato. Questo non rende automaticamente irrilevante il dato. Significa però che occorre confrontare con particolare rigore le differenti ipotesi di deposizione, compresi il contatto diretto, il trasferimento mediato e l’eventuale contaminazione».</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>Lei aveva già espresso pubblicamente questo concetto, manifestando dubbi sull’ipotesi che una simile presenza potesse essere spiegata semplicemente attraverso l’utilizzo di una tastiera di computer. Perché?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Perché bisogna ragionare sulla modalità concreta attraverso cui un trasferimento potrebbe essersi verificato. Quando utilizziamo una tastiera normalmente il contatto principale avviene attraverso i polpastrelli. Ma questo, da solo, non permette né di escludere né di dimostrare un trasferimento di DNA ai reperti ungueali. Se proponiamo che una determinata traccia derivi da un trasferimento precedente o indiretto, l’ipotesi dovrebbe essere valutata considerando le condizioni reali del caso e, quando possibile, dati sperimentali pertinenti. In genetica forense non è sufficiente dimostrare che uno scenario sia astrattamente possibile: occorre confrontarne la plausibilità con quella degli scenari alternativi alla luce di tutti i dati disponibili».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Trasferimento secondario: il DNA può “viaggiare”? È uno degli argomenti utilizzati più frequentemente quando si discute di tracce genetiche: il trasferimento secondario. Che cosa significa?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Significa che materiale biologico attribuibile a una persona può raggiungere una superficie anche senza che quella persona l’abbia necessariamente toccata direttamente. Facciamo un esempio semplice. Una persona deposita materiale biologico su un oggetto. Una seconda persona entra in contatto con quell’oggetto e successivamente con un’altra superficie. Parte del materiale della prima persona può, in determinate condizioni, essere trasferita. È un fenomeno scientificamente documentato. Ma la semplice possibilità che avvenga un trasferimento secondario non dimostra che sia stata questa la dinamica verificatasi in uno specifico caso».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quindi, ancora una volta, è il contesto a decidere il peso della traccia?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Esattamente. Bisogna considerare la quantità e la qualità del DNA recuperato quando valutabili, le caratteristiche del profilo, la posizione della traccia, il substrato, le occasioni di contatto diretto e indiretto, la persistenza del materiale, le modalità di repertazione, manipolazione e conservazione e gli eventuali rischi di contaminazione. La genetica forense moderna non dovrebbe ragionare per slogan. Non dovrebbe dire semplicemente: “C’è il DNA, quindi è stato lui”, ma neppure: “Esiste il trasferimento secondario, quindi quella traccia non significa nulla”. Entrambe sarebbero conclusioni scientificamente scorrette».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’impronta 33</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dottoressa Sellitto, accanto al DNA troviamo un altro elemento ormai diventato centrale nel dibattito: l’impronta 33. Perché?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Perché una scena del crimine deve essere letta complessivamente. Un’impronta e una traccia genetica sono evidenze di natura differente e devono essere valutate ciascuna con i metodi propri della relativa disciplina. Il loro eventuale interesse investigativo aumenta quando elementi indipendenti vengono messi in relazione, verificando se siano coerenti con una determinata ricostruzione oppure se la contraddicano».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Possiamo considerare l’impronta 33 una prova?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Bisogna essere estremamente prudenti con la parola “prova”. Prima occorre stabilire che cosa rappresenti quella traccia, con quale affidabilità possa essere eventualmente attribuita, quali siano i limiti dell’esame e quale relazione abbia con la dinamica dell’omicidio. Nel caso dell’impronta 33 esistono inoltre valutazioni tecniche contrapposte sulla sua attribuzione. Non è quindi scientificamente corretto presentarla come un dato identificativo definitivamente acquisito. Una singola evidenza non dovrebbe mai essere trasformata mediaticamente in una sentenza».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>E se impronta e genetica dovessero indicare una stessa direzione investigativa?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«La convergenza di evidenze realmente indipendenti può aumentare il valore complessivo di una ricostruzione. Ma ciascun elemento deve essere valutato sulla base della propria solidità scientifica. Non possiamo utilizzare un dato incerto per confermare un altro dato incerto, perché correremmo il rischio di costruire un ragionamento circolare. Il metodo scientifico richiede invece di formulare ipotesi alternative e verificare quali siano maggiormente supportate dai dati disponibili».</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>Reperti del 2007 e nuove analisi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>C’è poi una questione inevitabile. Stiamo parlando di reperti raccolti nel 2007. Il trascorrere del tempo quanto incide?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Può incidere molto, ma il semplice trascorrere del tempo non rende necessariamente inutilizzabile un reperto. Sono fondamentali le condizioni di raccolta, conservazione e manipolazione. Nel caso dei reperti ungueali di Chiara Poggi bisogna inoltre ricordare che il materiale era già stato sottoposto alle precedenti analisi e che le valutazioni più recenti hanno riguardato anche la reinterpretazione dei risultati genetici già ottenuti. Rispetto a quasi vent’anni fa sono evoluti i metodi analitici, i criteri interpretativi e gli strumenti biostatistici. Ma una maggiore capacità di analizzare segnali complessi non elimina i limiti derivanti dalla storia e dalle caratteristiche originarie del campione».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Cioè?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Più le metodologie diventano sensibili e capaci di interpretare quantità molto ridotte o miscele complesse di DNA, maggiore deve essere la cautela nell’attribuire un significato biologico e soprattutto investigativo al risultato. La tecnologia può migliorare la capacità di rilevare o interpretare un segnale genetico. Non può però ricostruire da sola la storia della deposizione di quella traccia».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il nuovo filone su Andrea Sempio</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nel nuovo filone su Andrea Sempio quanto ritiene importante la genetica forense?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«È certamente uno degli aspetti scientifici che meritano maggiore attenzione. Ma il DNA, da solo, non stabilisce una responsabilità penale. Il suo valore dipende dalle caratteristiche del profilo ottenuto, dalla qualità complessiva dei dati, dalla corretta interpretazione statistica e, soprattutto, dalle proposizioni che vengono messe a confronto. La genetica deve essere inserita nella scena e dialogare con la medicina legale, con la ricostruzione della dinamica, con le altre tracce, con le testimonianze e con tutti gli elementi investigativi disponibili».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quindi la domanda non è semplicemente: “È il DNA di Andrea Sempio?”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Esattamente. Nel caso di un profilo Y-STR la domanda deve essere formulata in maniera più rigorosa. Bisogna chiedersi quali marcatori siano stati effettivamente ottenuti, se il profilo sia completo o parziale, se sia singolo o misto, quale sia il livello di concordanza con il profilo di confronto, quale sia la frequenza dell’aplotipo nella popolazione di riferimento e quale supporto statistico i risultati forniscano alle diverse ipotesi. E bisogna ricordare che una compatibilità Y non identifica individualmente Andrea Sempio, perché può riguardare anche altri maschi della stessa linea patrilineare che condividano quell’aplotipo. Solo separando correttamente il problema dell’origine del DNA da quello dell’attività che può averne determinato la deposizione possiamo discutere seriamente della rilevanza investigativa della traccia».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quanto è pericoloso trasformare una compatibilità scientifica in una certezza mediatica?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Moltissimo. Una delle responsabilità di chi fa divulgazione scientifica consiste proprio nel distinguere tra compatibilità, forza dell’evidenza e certezza. Non sono sinonimi. La scienza non deve essere utilizzata né per costruire colpevoli mediatici né per assolverli mediaticamente. Deve fornire risultati verificabili, dichiarandone con altrettanta chiarezza i limiti».</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>E nel caso Garlasco?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«Proprio perché è una vicenda che ha attraversato quasi vent’anni di indagini, processi, consulenze e dibattito pubblico, abbiamo il dovere di essere ancora più rigorosi. Andrea Sempio è un indagato e deve essere considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. Questi sono i dati giudiziari. La scienza deve occuparsi delle tracce e dire fino a dove quelle tracce permettono di arrivare. Non un centimetro oltre».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla fine torniamo nella villetta di via Pascoli. Idealmente. Torniamo a quella mattina del 13 agosto 2007 e proviamo a togliere tutto ciò che è arrivato dopo: processi, titoli dei giornali, talk show, convinzioni, schieramenti, colpevolisti e innocentisti. Restano una ragazza di ventisei anni uccisa nella propria casa e una scena del crimine. Ed è forse proprio da quella scena che bisogna ripartire.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’impronta 33, le tracce biologiche, i reperti ungueali e l’aplotipo Y non sono personaggi di un romanzo investigativo. Sono elementi che devono essere sottoposti al metodo scientifico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il DNA può contribuire a valutare se determinati individui possano essere inclusi o esclusi come possibili contributori di una traccia, nei limiti consentiti dal tipo e dalla qualità del profilo ottenuto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel caso degli Y-STR può mettere in relazione una componente genetica con un determinato aplotipo maschile, ma non necessariamente con un singolo individuo. Può fornire un importante supporto statistico a determinate ipotesi. Ma normalmente non può dirci quando una traccia sia stata depositata. E, da solo, non può necessariamente stabilire attraverso quale attività sia arrivata in una determinata posizione. Soprattutto, non può pronunciare una sentenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">È questa forse la lezione più importante che la nuova stagione investigativa di Garlasco ci consegna: la scienza diventa davvero potente quando conosce anche i propri limiti. E proprio per questo oggi la genetica forense potrebbe rappresentare uno dei passaggi più delicati della nuova indagine su Andrea Sempio. Non perché un aplotipo del cromosoma Y possa stabilire da solo chi abbia ucciso Chiara Poggi. Ma perché le caratteristiche della traccia, la sua compatibilità genetica, la sua localizzazione originaria per quanto ricostruibile, le possibili modalità di deposizione e la sua eventuale convergenza con altri elementi possono contribuire a valutare – oppure a indebolire – differenti ipotesi investigative.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo quasi vent’anni, la domanda rimane la stessa: Che cosa accadde davvero quella mattina nella casa di via Pascoli?</p>
<p style="font-weight: 400;">Forse la risposta non si trova in un singolo indizio. Forse si trova nello spazio in cui tutti gli indizi vengono messi nella condizione di dialogare. Perché una buona indagine non chiede alla scienza di confermare ciò che abbiamo già deciso di credere. Le chiede qualcosa di molto più difficile: dirci ciò che i dati consentono realmente di sapere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/garlasco-quando-il-dna-torna-a-parlare-impronta-33-aplotipo-y-e-tracce-sui-reperti-ungueali-di-chiara-poggi/">Garlasco: quando il DNA torna a parlare. Impronta 33, Aplotipo Y e tracce sui reperti ungueali di Chiara Poggi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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