Due donne, una tormenta, e una verità sepolta nel silenzio

Sarnano, Monti Sibillini. 29 novembre 1980. La neve cade fitta, silenziosa, e nel suo manto bianco inghiotte due donne in cerca di pace, o forse di fuga. Da quel giorno, nessuno le rivedrà mai più vive. Ma il mistero, quello, è rimasto: gelido, irrisolto, affilato come il vento delle montagne.

Due donne, due mondi

Jeannette Bishop e Gabriella Guerin non potrebbero essere più diverse, eppure sono inseparabili. La prima, ex modella britannica, conosciuta anche come Rothschild – sì, proprio quelli –, è una figura elegante, abituata ai salotti dell’alta società europea. La seconda, friulana, è una ex cuoca divenuta segretaria e confidente, pratica e concreta. Amiche, complici, forse testimoni di qualcosa che non avrebbero mai dovuto sapere.

In quel novembre del 1980, si trovano a Sarnano, piccolo borgo incastonato nei Monti Sibillini, per seguire i lavori di ristrutturazione di una casa acquistata da Jeannette nella frazione di Schito. Un rifugio? Una nuova vita? Non si saprà mai. Quello che si sa è che il 29 novembre, nonostante la bufera in arrivo, decidono di salire in montagna con la loro Peugeot 104 nera. Da quel momento, il silenzio.

La neve e l’ombra

I primi sospetti scattano subito. Non è da loro sparire senza avvertire. L’auto verrà ritrovata 19 giorni dopo, perfettamente parcheggiata vicino ad Acquacanina, sotto un manto di neve. All’interno, tutto è in ordine: effetti personali, benzina nel serbatoio, nessun segno di colluttazione. Nessun guasto. Nessun furto. Solo silenzio.

Nei pressi, una vecchia casa di pastori, Villa Galloppa, mostra segni recenti di presenza umana: stoviglie sporche, resti di legna bruciata, avanzi. Due donne sorprese dal gelo, che cercano riparo. Ma qualcosa non torna.

I resti, i dubbi

Ci vogliono oltre quattordici mesi prima che due cacciatori, Panunti ed Ermini, trovino qualcosa che spezza definitivamente l’attesa: due corpi scheletrici, dispersi tra i rovi di un bosco tra il lago di Fiastra e l’eremo di San Liberato. A 30 chilometri dall’auto. Crani e vertebre mancanti. Cuoio capelluto ancora presente. Orologi fermi alla stessa ora. I vestiti ancora addosso.

Eppure, le analisi non rivelano né ferite da arma, né segni di avvelenamento. Niente che possa spiegare chiaramente la morte. Ma il terreno sotto i corpi è… pulito. Nessun segno di decomposizione naturale. Troppo strano per essere solo un caso.

Le piste che bruciano

E se non si trattasse di morte naturale? Le indagini si allargano. In scena compaiono uomini eleganti e misteriosi, gioielli, aste d’arte e case d’alto bordo. Un certo José Rodriguez May, gioielliere brasiliano, viene arrestato. Si vanta di aver ucciso due donne. Poi viene rilasciato. Un certo Roland spedisce strani telegrammi in coincidenza con una rapina alla Christie’s. Cosa sapeva Jeannette?

Spunta persino un collegamento con l’antiquario romano Sergio Vaccari, amico della donna, ucciso a Londra con 15 coltellate. E poi con Roberto Calvi. E con il caso Orlandi. Troppi tasselli. Troppi nomi. Troppe connessioni per essere solo una passeggiata finita male.

Archiviazioni e ombre residue

Nel 1989 il caso viene archiviato. Due donne morte per assideramento. Una “morte bianca”. Ma il giudice Iacoboni lascia una porta socchiusa: forse sono state uccise. Forse qualcuno le ha portate nel bosco dopo la morte. Forse hanno pagato per qualcosa che non dovevano sapere. Forse, tutto era già scritto.

Il caso si spegne. Ma non scompare.

Il ritorno del mistero

Novembre 2024. Dopo oltre 40 anni, il fascicolo si riapre. La procura di Macerata vuole risposte. I ROS riascoltano i testimoni, scavano tra le contraddizioni. Emergono dubbi, nuove memorie, reticenze. C’è chi dice di aver visto un’auto. Chi dice di non ricordare. Chi si rimangia le parole. Il tempo, si sa, non cancella. Ma confonde.

Cosa accadde davvero a Jeannette e Gabriella? Perché nessuno ha mai chiesto un riscatto? Perché quelle impronte sulla neve sparivano poco dopo l’auto? E quel rifugio bruciato, chi lo aveva abitato? E i telegrammi erano messaggi in codice o depistaggi orchestrati?

Il posto della neve

La montagna custodisce i suoi segreti meglio degli uomini. Ma qualcosa è rimasto tra gli alberi, tra le rocce, nei silenzi di chi sa ma non parla. Forse un giorno la verità verrà a galla. Forse no.

Nel frattempo, restano i corpi sepolti, le carte polverose, gli indizi sfocati. E due donne che continuano a camminare tra la neve dei Sibillini, in un eterno inverno senza risposta.

Un caso che grida giustizia nel silenzio. Un enigma che sfida il tempo. Una ferita aperta nella memoria italiana.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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