Antonia Fama: l’arte di stare bene insieme

Una risata, un ballo, un incontro a teatro possono cambiare il modo di vivere la città. Alla quarta edizione, “La Città di Tutti” mette al centro il Ben-Essere, intrecciando arte, partecipazione e cura delle relazioni. Antonia Fama ci racconta un progetto che invita a riscoprire Roma, gli altri e sé stessi.

Antonia, “La Città di Tutti” arriva alla quarta edizione e mette al centro il Ben-Essere. Quale bisogno della città avete intercettato e perché oggi è importante parlare di “stare bene insieme”?

Oggi noi siamo immersi quotidianamente nella società del mal-essere. Quest’epoca delle passioni tristi, come la definirebbe Spinoza, è un tempo in cui ci sentiamo sempre più impotenti, insicuri e bloccati, e percepiamo il futuro come un orizzonte ricurvo, invece che infinito. Nelle grandi città come Roma c’è bisogno di stare bene insieme, di costruire comunità, aggregazione, scambio. Ma anche di stare bene da soli, con se stessi, di imparare a riconoscersi come individui completi, pezzi unici.

Dopo inclusione, diritti umani e pace, il progetto approda al Ben-Essere. Quale filo lega questi temi e come si traduce nel programma di quest’anno?

Il tema di quest’anno non poteva che essere una prosecuzione del percorso intrapreso quattro anni fa. Benessere è una parola contenitore, fatta di tanti pezzi: quello psicologico, quello ambientale, quello sociale, quello fisico e culturale. L’inclusione, i diritti umani e la pace sono tre aspetti che contribuiscono al raggiungimento di un benessere sia individuale che collettivo. Quest’anno ci piaceva individuare una parola nuova, che contenesse le precedenti, e che ci permettesse di allargare la riflessione artistica anche a una dimensione più intima.

La “Chiamata alle arti” propone oltre sessanta ore di laboratori gratuiti nelle scuole. Che cosa possono scoprire bambini e ragazzi di sé e degli altri attraverso il teatro creativo, il teatro dell’oppresso e il podcasting?

La gratuità dei nostri laboratori è un aspetto fondamentale, perché nella maggioranza dei casi ci permette di arrivare in scuole dove l’offerta complementare alla didattica è spesso molto limitata. I nostri lab offrono a bambini e ragazzi la possibilità di sperimentare linguaggi nuovi e quello che ci rende felici è che riescono a raccontarsi in maniera inedita, almeno da quello che ci dicono insegnanti e genitori. Una maestra qualche giorno fa è rimasta stupita da quanto i suoi alunni avessero condiviso a voce alta nella registrazione di un podcast. Quasi non li riconosceva.

Il 25 ottobre una strada scolastica diventerà un luogo di festa aperto alla cittadinanza. Che cosa cambia quando uno spazio che attraversiamo ogni giorno diventa un luogo in cui incontrarsi e creare qualcosa insieme?

Cambia il fatto che quello spazio da non luogo diventa luogo, non più un’area da attraversare distrattamente, ma un’area in cui restare, fermarsi, creare momenti di condivisione.

“Dopamina – Monologhi in cerca di felicità” affronta desiderio, ansia, solitudine e cura di sé. Come possono il teatro e la comicità aiutarci a riconoscere le nostre fragilità e a sentirci meno soli?

Il teatro dice a voce alta quello che tutti noi ci vergogniamo di dire. La comicità ci aggiunge anche il fatto che ci aiuta a non prenderci troppo sul serio, a rimettere nella giusta proporzione le priorità. Se il re è nudo si ride di lui. Ma se nudi lo siamo tutti, ridiamo insieme di noi.

“One More Kiss” esplora le relazioni contemporanee e il ghosting, tra amore, cura, possesso e controllo. Quali domande vorreste che il pubblico si portasse a casa sul proprio modo di vivere i legami?

In un mondo dominato dal boom di ascolti per Temptation Island, che propone modelli di relazione tossici e machisti, il teatro può fare la differenza. Ghosting, possesso e controllo sono oggi all’ordine del giorno. Sarebbe bello che le persone si rendessero conto – vedendole rappresentate sul palco – di quanto queste dinamiche siano gravi, sia quando le si mette in pratica sia quando le si subisce.

Le visite teatralizzate attraversano luoghi come le Terme di Caracalla, il Parco degli Acquedotti, Trastevere e Via Giulia. Come può la scoperta del patrimonio romano diventare anche un’esperienza di benessere e appartenenza?

Soprattutto chi vive a Roma è abituato a camminare dentro alla bellezza senza rendersene contro. Le nostre visite sono un invito non solo a riscoprire il patrimonio, ma anche a vivere la città diversamente: fermarsi, sentire il suono delle voci del passato che riecheggia tra i ruderi, grazie ai nostri racconti teatrali. E poi una domenica a passeggio per Roma è sempre meglio di una al centro commerciale!

Con “Swing UP” sarai protagonista insieme a Marco Zordan di una serata che intreccia comicità, musica e ballo. Che cosa può accadere tra persone che non si conoscono quando condividono una risata o si mettono a ballare insieme?

Swing Up è davvero un esperimento, che abbiamo voluto mettere in piedi grazie ai ballerini e alle ballerine di Savoy Swing. Io sono un’attrice comica e ballo swing. Allora mi sono detta che queste due arti hanno in comune tanto: per praticarle devi avere ritmo e saper improvvisare. Entrambe fanno stare bene, ma prima devi sudare! Quando due sconosciuti ridono o ballano insieme le barriere crollano, soprattutto viene meno la paura di non piacere.

Dalle scuole al palcoscenico, dalle strade al patrimonio romano, “La Città di Tutti” trasforma la cultura in un’occasione di incontro. Nelle parole di Antonia Fama, stare bene insieme comincia da gesti semplici: fermarsi, ascoltarsi, condividere una risata. E lasciare che, almeno per un ballo, le barriere cadano.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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