Con la ripartenza di settembre, la pressione aumenta: “devo dare il massimo, non posso sbagliare”. Questa sensazione è l’ansia da performance, uno stato che logora e che colpisce chiunque si trovi a dover dimostrare il proprio valore.

Come si manifesta

L’ansia da prestazione non sempre si mostra con sintomi eclatanti. Spesso agisce in modo sottile: insonnia, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, procrastinazione. In altre parole, la mente cerca di difendersi dalla paura di fallire mettendo in atto comportamenti che, paradossalmente, peggiorano la situazione.

Da dove nasce

Le radici stanno nel bisogno di approvazione e nella paura di non essere all’altezza. Spesso alimentata da contesti competitivi o da aspettative personali troppo elevate, questa ansia diventa un circolo vizioso: più ci sforziamo di fare bene, più la tensione cresce.

Strategie di gestione

• Auto-compassione: imparare a parlarsi con gentilezza invece che con giudizio.

• Obiettivi realistici: suddividere i compiti in step gestibili.

• Pause rigenerative: ricordarsi che fermarsi non è tempo perso, ma guadagnato.

Un esercizio utile

La respirazione consapevole è uno strumento semplice ed efficace. Inspirare contando 4, trattenere per 2, espirare lentamente per 6 aiuta a ridurre la tensione. Bastano pochi minuti al giorno per allenare la calma.

Non siamo macchine da prestazione: il nostro valore non dipende solo dai risultati, ma anche dalla capacità di prenderci cura di noi stessi.

Barbara Fabbroni
Scritto da Barbara Fabbroni