Nel cuore di Roma, il Teatro Trastevere si prepara ad alzare il sipario su una nuova stagione che promette di intrecciare artigianalità e visione contemporanea. “Caratteri Mobili” non è soltanto un titolo evocativo, ma una dichiarazione di intenti: il teatro come luogo vivo, in movimento, in costante trasformazione, proprio come i caratteri tipografici che prendono forma tra le mani dei maestri artigiani. Alla vigilia della presentazione ufficiale, prevista per il 7 ottobre, abbiamo incontrato il direttore artistico Marco Zordan per scoprire da dove nasce questa idea e quale direzione guiderà il Teatro Trastevere nel corso della stagione 2025-26.

Come nasce l’idea di “Caratteri Mobili” e perché proprio questo titolo per la nuova stagione teatrale del Teatro Trastevere?

Nasce dalla visita questa Primavera ad un Antica Stamperia di Cosenza, rimessa in piedi da alcuni Ragazzi e arricchita con uno spazio teatrale. L’atmosfera che si respirava era un mix di artigianalità, sogno e resistenza…quello che mi piacerebbe ci fosse al Teatro Trastevere. Inoltre è qualcosa che ha bisogno di maestria ed impegno per far uscire un testo bello e leggibile e anche qui ci vedo un parallelo con la produzione di uno spettacolo che vogliamo sia ben fatto e adatto ad una comprensione universale…ed infine il doppio senso che da la parola caratteri: che in Inglese significa personaggi e mobili perchè cambiano, si evolvono, mutano…sul nostro palco.

Nel comunicato parlate di tipografia e di movimento: che legame c’è tra l’artigianalità della stampa antica e la vostra visione teatrale di quest’anno? Come detto prima noi siamo un Teatro che ospita produzioni indipendenti che hanno nell’atigianilità, più o meno esibita la loro cifra. Vorremmo fare in modo che questo divenga un valore piuttosto che un minus rispetto a compagnie e teatri più dotati economicamente.

Quali saranno i temi principali e i linguaggi artistici che il pubblico potrà incontrare durante la stagione 2025-26?

Per i temi siamo sempre attenti a quelle che sono le istanze sociali che la società civile esprime e che qualche bravo artista riesce a tradurre sul palco. I linguaggi saranno molteplici senza preclusioni aprioristiche ma speriamo soprattutto che siano spettacoli ben fati, curati, dai quali si esca soddisfatti.

Il progetto “Germogli” appare come una restituzione artistica: in che modo si inserisce nel percorso complessivo e quale valore aggiunto porta alla stagione?

E’ un piccolo modo per dire Ci Siamo, empatizziamo con voi compagnie, cerchiamo un dialogo, tentando di superare una atavica contrapposizione tra gestori e compagnie a volte appiattito al mero rapporto economico.

Il vostro motto è “non c’è Vita se non c’è Evoluzione, e non c’è Teatro se non c’è Vita”: cosa significa concretamente questo per gli attori, i registi e il pubblico che vivranno questa stagione?

Panta Rei! Per dirla con i Greci! Apparte gli scherzi ci rendiamo conto stagione dopo stagione che quello che raccontiamo e diciamo evolve anno dopo anno come evolve la nostra società ed è necessario cercare di intercettare questo flusso per essere contemporanei e attuali…inoltre, artisticamente parlando se sul palco un personaggio non evolve, non muta non cambia, rimane piatto mentre la mobilità di un carattere ne determina la vitalità che sicuramente rende l’esperienza teatrale più appagante.

Cosa si deve aspettare chi entrerà al Teatro Trastevere il 7 ottobre per l’invito speciale? Sarà una serata di presentazione o già un’esperienza teatrale vera e propria?

Il 7 Ottobre racconteremo in breve i 20 spettacoli che compongono la stagione tra una restituzione e l’altra del progetto Germogli, in uno scambio dove chi ne fa già parte osserva chi ne farà parte in un futuro prossimo.

La nuova stagione del Teatro Trastevere si annuncia dunque come un viaggio tra linguaggi, storie e trasformazioni, fedele al motto che accompagna la compagnia: “non c’è Vita se non c’è Evoluzione, e non c’è Teatro se non c’è Vita”. Il 7 ottobre non sarà solo un momento di presentazione, ma un’esperienza condivisa, un assaggio di quello scambio vitale che anima il palcoscenico e il suo pubblico. “Caratteri Mobili” diventa così un invito a lasciarsi sorprendere, ad accogliere il cambiamento, a vivere il teatro come un atto collettivo di resistenza e immaginazione.

Psicologa, Psicoterapeuta, Criminologa, Giornalista, Blogger, Influencer, Opinionista televisiva.

Autrice di numerosi saggi e articoli scientifici.

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