London Dream è un racconto che affonda le sue radici nella memoria collettiva e nella storia personale. Ambientato nella Roma del 1980, nel quartiere popolare di Tor Pignattara, lo spettacolo si muove sullo sfondo di un’Italia attraversata dagli anni di piombo, tra tensioni politiche, sogni di fuga e desiderio di futuro.
Al centro della storia ci sono Mauro e Peppe, due amici legati da un rapporto profondo e autentico, simbolo di una generazione che cresce tra difficoltà e speranze. Attraverso il loro sguardo, la narrazione restituisce il senso di un’epoca fatta di contraddizioni: la durezza della realtà e, allo stesso tempo, la forza dell’amicizia, dell’ironia e della capacità tutta italiana di sorridere anche dentro la malinconia. In questa intervista l’autore racconta la genesi dello spettacolo, il rapporto tra memoria e presente e il significato di quel sogno chiamato Londra.

“London Dream” nasce da un contesto molto preciso: la Roma del 1980, Tor Pignattara, gli anni di piombo. Cosa ti ha spinto a raccontare proprio questa storia e questo momento storico?
London Dream è ispirato ad una storia vera. È proprio il momento storico che volevo raccontare, ma curvando in un’altra direzione. Sappiamo benissimo, che quelli sono anni di fuoco, di tensione, io però voglio raccontare altri valori, come l’amicizia degli anni ’80. Era un’amicizia diversa, era forte, pura.
Nel cuore dello spettacolo ci sono Mauro e Peppe, due amici che rappresentano due modi diversi di affrontare la vita: partire o restare.
Quanto c’è di autobiografico o generazionale in questi due personaggi?
Tendo poco nel mio modo di raccontare a inserire la parte autobiografica, ma c’è molto di generazionale, però c’è anche una situazione che si ripete di generazione in generazione. Se non fosse per i mezzi, e per i modi in cui i due protagonisti affrontano il loro viaggio, potremmo tranquillamente mettere questa storia ai giorni d’oggi. Questo mi ha stimolato molto.
I motivi che ti spingevano quarant’anni fa a partire, non sono poi così diversi da quelli d’oggi, e questo è un gran punto di riflessione su cui dovremmo soffermarci.
La tua drammaturgia mescola commedia, memoria e tensione storica.
Perché hai scelto di raccontare un periodo così duro attraverso una linea narrativa anche ironica e umana?
Perche noi italiani siamo i maestri a mettere il sorriso nella malinconia, forse è una nostra difesa, una protezione, e questo di conseguenza ci fa uscire anche più umani. ancora oggi se vai ad un bar di Roma e incontri un anziano trovi tutto quello descritto nella domanda, Ironia, memoria, dolore e umanità.
Tor Pignattara nello spettacolo non è solo un quartiere ma quasi un personaggio. Che tipo di identità sociale e umana volevi restituire di quella periferia romana degli anni ’80?
Tor pignattara è viva nelle menti dei personaggi dall’inizio alla fine, ma è anche il loro ostacolo, il loro difetto, la amano e odiano. Come un po’ tutto quello a cui teniamo. l’identità di quella tor pignattara è la resistenza e la fratellanza, la scaltrezza e il doversi arrangiare.

Il sogno di Londra rappresenta una fuga, ma anche una ricerca di dignità.
Secondo te oggi quel sogno esiste ancora per i giovani italiani o è cambiato il modo di cercare il proprio futuro?
sento ancora persone con il sogno di andarsene, magari sono cambiate le mete, conosco molte persone che pensano alla Cina, alla Germania, prima l’Inghilterra èra una metà più fattibile, non sempre, ma lo era. la differenza tra ieri e oggi, è che forse prima c’era più coraggio di osare senza avere certezze.
Hai scritto il testo e sei anche in scena. Quanto cambia il rapporto con la storia quando sei contemporaneamente autore e interprete del tuo personaggio?
Quando scrivo o faccio Regia molto raramente sono anche in scena. La cosa che mi ha aiutato è stato non leggere il testo per 5 mesi, e riprenderlo alla lettura con il Regista. Così abbiamo analizzato il personaggio insieme a Paolo Vanacore, che mi ha dato indicazioni attente e precise, quindi ho dimenticato la storia scritta, e provo solo a farla vivere. Insieme a Leonardo Zarra l’altro attore in scena stiamo cercando di passare del tempo insieme, per legare quel rapporto di cui abbiamo bisogno e rendere i nostri personaggi vivi e veri.
Lo spettacolo è ambientato negli anni delle Brigate Rosse e dei NAR, un periodo segnato da forte polarizzazione e violenza politica.
In che modo questa atmosfera entra nella vita quotidiana dei protagonisti e influenza le loro scelte?
L’atmosfera entra a gamba tesa nelle loro vite, sono scossi, arrabbiati, ma anche delusi, ma non sono inermi, ecco forse è tutto qui, le cose accadono, ma non stanno fermi. Almeno ci provano.
Se Mauro e Peppe potessero guardare l’Italia di oggi, quarant’anni dopo,
che cosa pensi direbbero del nostro presente e dei sogni delle nuove generazioni?
Alle nuove generazioni direbbero che nei sogni vale sempre la pena crederci, e per farlo bisogna lottare, e se non bastasse lottare, almeno di immaginare un mondo migliore.
London Dream non è soltanto una storia ambientata negli anni Ottanta: è una riflessione sul tempo, sui sogni e sulle scelte che ogni generazione si trova ad affrontare. Mauro e Peppe, con le loro paure e il loro coraggio, rappresentano due modi diversi di guardare al futuro, ma soprattutto incarnano un desiderio universale: quello di trovare il proprio posto nel mondo.
La loro vicenda ci ricorda che i sogni cambiano forma, cambiano destinazioni, ma non smettono mai di esistere. E forse è proprio questo il cuore dello spettacolo: la convinzione che, anche nei momenti più difficili, immaginare un futuro diverso sia già il primo passo per provare a costruirlo.
