Ostia non è soltanto periferia, né soltanto mare. È memoria, identità, umanità e desiderio di riscatto. Con il progetto Come è profondo il mare, Marco Zordan racconta un territorio attraverso il teatro, la musica e la partecipazione, restituendogli la profondità delle sue storie e la forza dei suoi sogni.
Marco, “Come è profondo il mare” nasce da un bando promosso da Zètema Progetto Cultura. Qual è stata l’idea centrale che vi ha permesso di vincerlo e quale visione di Ostia avete voluto proporre?
L’idea nasce lo scorso anno dallo spettacolo di Alessandro Corazzi Saluti da Ostia Lido, una commedia nella quale il luogo a cui fa riferimento il titolo viene vissuto come centrale nei sentimenti e nelle sensazioni del protagonista. Da qui è nata l’idea di raccontare il mare, e Ostia in particolare, sotto molteplici punti di vista.

Il progetto vuole superare la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. Quanto è importante raccontare Ostia non attraverso le sue criticità, ma come un territorio ricco di storia, cultura, creatività e desiderio di riscatto?
L’idea è proprio questa: valorizzare la storia e l’umanità di un luogo dalle radici profonde e dalle mille sfaccettature.
Lei firma la regia di “Fate i tuoni”, spettacolo dedicato all’accoglienza dei migranti. Come ha trasformato una vicenda realmente accaduta in un racconto teatrale e quale significato assume oggi il mare come luogo d’incontro, anziché come confine?
La leggerezza del racconto è data dal libro di Michele D’Ignazio dal quale è tratto lo spettacolo. Il mare, in questo caso, è visto come il luogo di arrivo di tantissime storie che vengono da lontano e approdano sulla terraferma con la speranza di essere accolte.
In “Saluti da Ostia Lido” sarà anche in scena accanto ad Alessandro Corazzi e Lena Guerre. In che modo la musica e l’immaginario di Bruce Springsteen dialogano con Ostia e con i sogni di chi cresce in un territorio spesso considerato periferico?
Al centro dei testi e della musica di Bruce Springsteen ci sono storie di marginalità, di difficoltà economiche e umane. Sicuramente vivere la periferia mantenendo lo sguardo rivolto verso i propri sogni aiuta a renderla più sostenibile.
Il programma coinvolge cittadini, scuole, associazioni e comitati di quartiere attraverso spettacoli, visite guidate e passeggiate narrative. Come si può trasformare il pubblico da semplice spettatore a protagonista attivo della vita culturale e della tutela del territorio?
Creando momenti nei quali, attraverso la scoperta del proprio territorio e delle realtà che lo raccontano, ci si possa sentire custodi di una storia che parte da lontano. Questo genera consapevolezza del luogo in cui viviamo, lo valorizza e, allo stesso tempo, ci permette di vivere con orgoglio il nostro senso di appartenenza.

Al termine di queste sei giornate, quale cambiamento vorrebbe lasciare nelle persone che avranno partecipato? E quale futuro immagina per “Come è profondo il mare” oltre questa prima edizione?
Purtroppo siamo legati alle logiche dei bandi. Speriamo, quindi, di esserci nuovamente, ma non dipenderà soltanto da noi. La speranza è di avere, nel nostro piccolo, seminato bellezza e poesia e che queste possano rimanere come frutto del progetto.
Sei giornate per riscoprire Ostia e sentirsi parte della sua storia. Perché la cultura non offre sempre soluzioni immediate, ma può seminare consapevolezza, bellezza e poesia. E, qualche volta, basta un piccolo seme per cambiare lo sguardo con cui abitiamo un luogo.

