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	<title>Eventi &amp; Avvenimenti Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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	<description>il sito web ufficiale di Barbara Fabbroni</description>
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	<title>Eventi &amp; Avvenimenti Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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		<title>La città di tutti &#8211; Teatro dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 14:23:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La seconda edizione de “La Città di Tutti” si terrà dal 5 al 10 novembre al Teatro Trastevere e si aprirà con i tre spettacoli finalisti del premio “Teatro per i Diritti Umani”. La compagnia vincitrice verrà ospitata nel cartellone 2025-2026 del Teatro Trastevere, oltre a ricevere un riconoscimento in denaro. L’8 e il 9 novembre l’atteso debutto della Compagnia Walden con il nuovo spettacolo “Fate i tuoni”, dal romanzo omonimo di Michele D’Ignazio, per la regia di Marco Zordan, in scena al fianco di Antonia Fama. Due gli eventi speciali rivolti a un pubblico più giovane. Nel pomeriggio del 9 novembre lo spettacolo per famiglie “Un mondo di risate”, a cui assisteranno anche quest’anno gratuitamente i piccoli ospiti di alcune case famiglia e centri diurni romani. Nel pomeriggio del 10 novembre, lo spettacolo “Fiori tra l’asfalto”, frutto di un laboratorio con giovani attori tra i 12 e i 15 anni condotto dall’Associazione “La Fabbrica dei ricordi felici”. Accanto al teatro, gli appuntamenti con le visite guidate a cura di Ars in Urbe, nei luoghi della capitale simbolo per la tutela dei diritti umani.  Infine, il parallelo percorso educativo rivolto alle scuole, con il contest “Universali come i diritti”.   Abbiamo intervistato Antonia Fama non solo organizzatrice dell’evento ma molto altro. Come nasce “La città di tutti”? La Città di Tutti nasce da un sogno e da un’aspirazione al tempo stesso: coniugare ricerca artistica ed educazione sociale. Nasce dalla spinta forte, in noi, di dare alla nostra arte un significato molto più che puramente estetico. Fare teatro per noi non è soltanto un mestiere che risponde a un’ambizione personale, ma anche il desiderio di poter contribuire a un percorso di crescita, di consapevolezza, di condivisione. Come recita il testo del nostro nuovo spettacolo, “Fate i tuoni”, le parole non devono restare sui fogli, devono provare a cambiare il mondo, a renderlo migliore. Che cos’è in specifico? Si tratta di un progetto nato grazie al prezioso contributo dell’Assemblea Capitolina, che ci supporta in quanto vincitori del bando “Sementi”. Siamo alla seconda edizione de La Città di Tutti, l’anno scorso dedicato al tema dell’inclusione e quest’anno ai principi enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il progetto nasce dall’incontro tra due realtà del mondo teatrale off romano. Da un lato, il Teatro Trastevere, che da sempre ha nella sua vocazione l’obiettivo di fare del teatro uno strumento educativo e divulgativo, con percorsi rivolti ai più piccoli ma anche con una stagione che propone spettacoli con un’attenzione al teatro civile e al teatro sociale. Dall’altro, la Compagnia Walden, di cui faccio parte insieme a Marco Zordan e Michele D’Ignazio. Le nostre produzioni teatrali includono anche percorsi didattici in collaborazione con scuole, biblioteche e festival, in cui lo spettacolo non è che il tassello finale di un percorso fatto anche di workshop di scrittura teatrale, laboratori di teatro e incontri. La Città di Tutti è lo specchio di questo nostro spirito, con il suo contest rivolto alle scuole, “Universali come i diritti”; le visite guidate nei luoghi simbolo dei diritti umani, in collaborazione con l’associazione Ars in Urbe e, infine, la rassegna di spettacoli in concorso per il Premio Teatro e Diritti Umani. Può esistere davvero una città di tutti? Noi lavoriamo perché esista, o quanto meno perché lo diventi ogni giorno di più. La Città di Tutti per noi è un luogo dove ognuno è cittadino, a prescindere dai documenti, dove ognuno trova il suo posto e si sente a casa. Certo, detta così sembra un’utopia, e forse lo è, dal momento che quotidianamente ci scontriamo con la sistematica esclusione di qualunque tipo di minoranza. Che sia per la nazionalità, la rispondenza a canoni fisici definiti “normali”, l’identità di genere o sessuale, ci scontriamo ancora e quotidianamente con leggi non scritte, eppure inscalfibili, che ci dicono “come si deve essere per andare bene”. Una città di tutti – è chiaro – purtroppo non esiste. Ma ogni nostro forzo è indirizzato verso la nostra “Città del Sole”.  Quando portiamo la cultura dove non arriva, quando offriamo esperienze artistiche in maniera totalmente gratuita a chi non potrebbe fruirne (come facciamo con gli spettacoli per le case famiglia; quando seminiamo pensieri nuovi tra bambini e ragazzi o a teatro parliamo di diritti. Per noi sono tutti passi che ci avvicinano un po’ di più alla nostra città ideale. Che poi, un ideale non è forse una meta da raggiungere, ma la spinta per continuare a camminare. Dal 5 al 10 novembre al teatro Trastevere un evento nell’evento: spettacoli, un premio e due eventi speciali, giorni decisamente intensi? Sì, decisamente! Anche perché in quegli stessi giorni cominceranno le premiazioni e gli incontri con le scuole. I primi tre giorni vedranno in scena i tre spettacoli finalisti, che si aggiudicheranno il Premio Teatro e Diritti Umani: “La Gru” sul tema dei morti sul lavoro; “Sette donne di sughero” sulla questione di genere e “I fisici” sul tema della giustizia. E poi due eventi speciali dedicati alle famiglie ma non solo. Nel pomeriggio di sabato 9 novembre, lo spettacolo “Un mondo di risate”, rivolto ai bambini e ragazzi, che ci permetterà di ospitare anche i piccoli provenienti da alcune case famiglia e centri diurni romani. Domenica 10 novembre, sempre di pomeriggio, il risultato di un laboratorio rivolto agli adolescenti, che li vedrà protagonisti in scena con “Fiori tra l’asfalto”. E poi il debutto della nostra nuova produzione, l’8 e il 9 novembre, “Fate i tuoni”. Questa è la seconda edizione de “La Città di Tutti” Che cosa ha insegnato la prima edizione? A fare sempre meglio, a spostare l’asticella sempre in avanti. A raggiungere sempre più persone e realtà, per essere davvero inclusivi. Ci sono state modifiche per pianificare questa edizione? Abbiamo aggiunto il premio teatrale rivolto alle compagnie aperto il contest scuole anche alle superiori. L’8 e il 9 novembre ci sarà l’atteso debutto della Compagnia Walden con il nuovo spettacolo “Fate i tuoni”, di che cosa parla? “Fate i tuoni”, è una storia di “partenza e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">La seconda edizione de “La Città di Tutti” si terrà dal 5 al 10 novembre al Teatro Trastevere</span><span class="s2"> e si aprirà con i</span><span class="s1"> tre spettacoli finalisti del premio “Teatro per i Diritti Umani”</span><span class="s2">. La compagnia vincitrice verrà ospitata nel cartellone 2025-2026 del Teatro Trastevere, oltre a ricevere un riconoscimento in denaro.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">L’8 e il 9 novembre l’atteso debutto della Compagnia Walden con il nuovo spettacolo “Fate i tuoni”</span><span class="s2">, dal romanzo omonimo di Michele D’Ignazio, per la regia di Marco Zordan, in scena al fianco di Antonia Fama. </span><span class="s1">Due gli eventi speciali rivolti a un pubblico più giovane.</span><span class="s2"> Nel pomeriggio del 9 novembre </span><span class="s1">lo spettacolo per famiglie “Un mondo di risate”</span><span class="s2">, a cui assisteranno anche quest’anno</span><span class="s3"> gratuitamente </span><span class="s2">i piccoli ospiti di alcune case famiglia e centri diurni romani. </span><span class="s1">Nel pomeriggio del 10 novembre, lo spettacolo “Fiori tra l’asfalto”</span><span class="s2">, frutto di un laboratorio con giovani attori tra i 12 e i 15 anni condotto dall’Associazione “La Fabbrica dei ricordi felici”. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Accanto al teatro, gli appuntamenti </span><span class="s1">con le visite guidate a cura di Ars in Urbe</span><span class="s2">, nei luoghi della capitale simbolo per la tutela dei diritti umani.  Infine, il parallelo </span><span class="s1">percorso educativo rivolto alle scuole, con il contest</span> <span class="s1">“Universali come i diritti”</span><span class="s2">.  </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Abbiamo intervistato Antonia Fama non solo organizzatrice dell’evento ma molto altro.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Come nasce “La città di tutti”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La Città di Tutti nasce da un sogno e da un’aspirazione al tempo stesso: coniugare ricerca artistica ed educazione sociale. Nasce dalla spinta forte, in noi, di dare alla nostra arte un significato molto più che puramente estetico. Fare teatro per noi non è soltanto un mestiere che risponde a un’ambizione personale, ma anche il desiderio di poter contribuire a un percorso di crescita, di consapevolezza, di condivisione. Come recita il testo del nostro nuovo spettacolo, “Fate i tuoni”, le parole non devono restare sui fogli, devono provare a cambiare il mondo, a renderlo migliore. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cos’è in specifico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Si tratta di un progetto nato grazie al prezioso contributo dell’Assemblea Capitolina, che ci supporta in quanto vincitori del bando “Sementi”. Siamo alla seconda edizione de La Città di Tutti, l’anno scorso dedicato al tema dell’inclusione e quest’anno ai principi enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il progetto nasce dall’incontro tra due realtà del mondo teatrale off romano. Da un lato, il Teatro Trastevere, che da sempre ha nella sua vocazione l’obiettivo di fare del teatro uno strumento educativo e divulgativo, con percorsi rivolti ai più piccoli ma anche con una stagione che propone spettacoli con un’attenzione al teatro civile e al teatro sociale. Dall’altro, la Compagnia Walden, di cui faccio parte insieme a Marco Zordan e Michele D’Ignazio. Le nostre produzioni teatrali includono anche percorsi didattici in collaborazione con scuole, biblioteche e festival, in cui lo spettacolo non è che il tassello finale di un percorso fatto anche di workshop di scrittura teatrale, laboratori di teatro e incontri. La Città di Tutti è lo specchio di questo nostro spirito, con il suo contest rivolto alle scuole, “Universali come i diritti”; le visite guidate nei luoghi simbolo dei diritti umani, in collaborazione con l’associazione Ars in Urbe e, infine, la rassegna di spettacoli in concorso per il Premio Teatro e Diritti Umani.<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6599" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed.jpeg" alt="" width="1080" height="1080" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed.jpeg 1080w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/La-Citta-di-Tutti-II-ed-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /><br />
</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Può esistere davvero una città di tutti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Noi lavoriamo perché esista, o quanto meno perché lo diventi ogni giorno di più. La Città di Tutti per noi è un luogo dove ognuno è cittadino, a prescindere dai documenti, dove ognuno trova il suo posto e si sente a casa. Certo, detta così sembra un’utopia, e forse lo è, dal momento che quotidianamente ci scontriamo con la sistematica esclusione di qualunque tipo di minoranza. Che sia per la nazionalità, la rispondenza a canoni fisici definiti “normali”, l’identità di genere o sessuale, ci scontriamo ancora e quotidianamente con leggi non scritte, eppure inscalfibili, che ci dicono “come si deve essere per andare bene”. Una città di tutti – è chiaro – purtroppo non esiste. Ma ogni nostro forzo è indirizzato verso la nostra “Città del Sole”.  Quando portiamo la cultura dove non arriva, quando offriamo esperienze artistiche in maniera totalmente gratuita a chi non potrebbe fruirne (come facciamo con gli spettacoli per le case famiglia; quando seminiamo pensieri nuovi tra bambini e ragazzi o a teatro parliamo di diritti. Per noi sono tutti passi che ci avvicinano un po’ di più alla nostra città ideale. Che poi, un ideale non è forse una meta da raggiungere, ma la spinta per continuare a camminare. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dal 5 al 10 novembre al teatro Trastevere un evento nell’evento: spettacoli, un premio e due eventi speciali, giorni decisamente intensi?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sì, decisamente! Anche perché in quegli stessi giorni cominceranno le premiazioni e gli incontri con le scuole. I primi tre giorni vedranno in scena i tre spettacoli finalisti, che si aggiudicheranno il Premio Teatro e Diritti Umani: “La Gru” sul tema dei morti sul lavoro; “Sette donne di sughero” sulla questione di genere e “I fisici” sul tema della giustizia. E poi due eventi speciali dedicati alle famiglie ma non solo. Nel pomeriggio di sabato 9 novembre, lo spettacolo “Un mondo di risate”, rivolto ai bambini e ragazzi, che ci permetterà di ospitare anche i piccoli provenienti da alcune case famiglia e centri diurni romani. Domenica 10 novembre, sempre di pomeriggio, il risultato di un laboratorio rivolto agli adolescenti, che li vedrà protagonisti in scena con “Fiori tra l’asfalto”. E poi il debutto della nostra nuova produzione, l’8 e il 9 novembre, “Fate i tuoni”. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa è la seconda edizione de “La Città di Tutti” Che cosa ha insegnato la prima edizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">A fare sempre meglio, a spostare l’asticella sempre in avanti. A raggiungere sempre più persone e realtà, per essere davvero inclusivi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ci sono state modifiche per pianificare questa edizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Abbiamo aggiunto il premio teatrale rivolto alle compagnie aperto il contest scuole anche alle superiori. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’8 e il 9 novembre ci sarà l’atteso debutto della Compagnia Walden con il nuovo spettacolo “Fate i tuoni”, di che cosa parla?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">“Fate i tuoni”, è una storia di “partenza e di restanza”. I protagonisti sono due ragazzini, Murad e Zaira, che vivono le loro vite su due sponde diverse del Mar Mediterraneo, e per i quali questo mare ha il senso di un ponte che deve colmare le distanze. Il testo è di Michele D’Ignazio, la regia di Marco Zordan, che è anche in scena insieme a me. La storia è ispirata all’incredibile esperienza vera di una bottiglia lanciata nel mare con un messaggio, e di un naufragio sulle rive della Calabria. La storia del piccolo borgo di Badolato, vittima dello spopolamento, e ripopolato dai profughi curdi negli anni novanta, grazie alla lungimiranza del sindaco e all’accoglienza dei cittadini. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa significa: “fate i tuoni”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Si tratta di un’espressione che Murad si porta dietro per tutto il suo viaggio, che a lui ripeteva sempre la sua maestra a scuola, in Siria. Ma è anche un gioco di parole: di solito ai bambini si dice di fare i buoni. I nostri due protagonisti, invece, vogliono fare i tuoni, vogliono farsi sentire. E i tuoni, però, li incontreranno davvero anche nel loro percorso, fatto di tempeste e di naufragi, di derive e approdi.  </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come si fanno i tuoni?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Facendo una scelta: quella di farsi sentire, sempre. Di preferire le parole al silenzio, l’azione all’immobilismo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché bisogna farli?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Perché altrimenti si rischia di affogare in un oceano di ignavia e disinteresse. E non è questa la vita per un bambino di dodici anni. Forse non lo è, e non dovrebbe esserlo, neanche per un adulto. Ma facciamo fatica a ricordarcene, boccheggiando come pesci nel mare delle nostre effimere quotidianità. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché è considerata una storia di confine, tra il restare e il viaggiare?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Nello spettacolo c’è il tema, importante, delle migrazioni, del viaggio che salva la vita. Ma c’è anche, ed è forse persino più profondo, quello della “restanza” come la definisce Vito Teti. C’è il tema di chi non vuole partire, ma restare, per costruire un mondo migliore nel posto in cui già si trova. C’è la questione, drammatica oggi per il nostro paese, delle aree interne, dello spopolamento dei piccoli borghi, della mancanza di alternative. Ormai il paese non è più diviso tra Nord e Sud. E aveva ragione Luciano De Crescenzo: si è sempre meridionali di qualcuno. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qual e la differenza tra restare e viaggiare?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sono due scelte entrambe complesse. Non è mai detto che ci voglia più coraggio a partire o a restare. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La bottiglia con un messaggio lanciata nel mare, quale significato nella nostra società?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La bottiglia è un fatto vero. Negli anni novanta, prima che i curdi arrivassero a Badolato, il sindaco aveva provocatoriamente messo in vendita il paese. E un artista locale, Gianni Verdiglione, realizzò l’happening delle bottiglie nel mare. Il senso, oggi, è quello della necessità di continuare a comunicare, di lanciare messaggi per essere compresi, accolti, in un overload di informazioni ed emozioni spesso troppo socializzate e poco vissute. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È il naufragio che cosa significa per noi del XXI secolo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Fuor di metafora, il naufragio è purtroppo una triste realtà con cui facciamo i conti quotidianamente. Si pensi a quello avvenuto nelle ultime settimane a Roccella Jonica, nel quale hanno perso la vita 65 persone, ma che ha fatto “comodo” non pubblicizzare troppo sui media. Non è il primo e non sarà l’ultimo in Calabria, e si pensi a una vicenda tragica come Cutro. Ma proprio il decreto che porta il nome del borgo calabrese, ci spinge sempre più verso la dimensione del disumano. Esperienze virtuose come quella di Badolato, magiche come quella di Riace e Mimmo Lucano, sembrano allontanarsi sempre di più. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa si aspetta da questa edizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le visite guidate teatralizzate con Ars in Urbe si sono appena concluse. Due week end pieni di incontri e di persone che con entusiasmo hanno partecipato ai nostri percorsi alla scoperta dei luoghi simbolo dei diritti umani. Ora ci prepariamo a incontrare le scuole, le compagnie che saranno in scena con noi al Teatro Trastevere. E soprattutto al nostro debutto. L’augurio è di condividere dei momenti che per noi sono magici con tante persone. E di crescere sempre di più.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Progetti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mente va già alla terza edizione della Città di Tutti, chiaramente! Ma prima ci sono altri appuntamenti. Innanzitutto il nuovo viaggio di “Fate i Tuoni” in giro per l’Italia. E poi le nuove date dell’altra nostra produzione, “Il mio segno particolare”. Lo spettacolo ha debuttato nel 2021, e da allora non è ancora finito il suo incredibile viaggio. E di questo, ne siamo profondamente grati. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Per restare aggiornati sui progetti seguiteci su <a href="http://www.teatrotrastevere.it/"><span class="s4">www.teatrotrastevere.it</span></a> e <a href="http://www.ilmiosegnoparticolare.it/"><span class="s4">www.ilmiosegnoparticolare.it</span></a>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2"> </span></p>
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		<item>
		<title>Cercando Monica Amando</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/cercando-monica-armando/</link>
					<comments>https://www.barbarafabbroni.it/cercando-monica-armando/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 16:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1 al 3 novembre 2024  al Teatro Trastevere in Roma debutterà lo spettacolo “Cercando Monica Amando”, scritto e curato da Ilaria Agostini, per la regia di Agostino Franchi. Aiuto di Regia Marco Zordan. Tra gli interpreti troviamo: Danila Stalteri, Maria Pia Tanturli, Andrea Vasone. La musicaoriginale dal vivo a cura di: Fabio Falaguasta, chitarra, Alessandro Vecchia, oboe, Raffaele Filaci, percussioni. Con la partecipazione di Anna Boccolini, voce. “Cercando Monica Amando” è uno spettacolo teatrale che rende omaggio alla grande Monica Vitti. Attraverso un viaggio tra momenti iconici, lo spettacolo esplora la vita, l&#8217;arte e la femminilità di una delle figure più amate del cinema italiano. Monica Vitti è celebrata non solo per il suo talento ma anche per la sua capacità di rappresentare la fragilità e la forza delle donne in modo unico. “La regia si concentra su un tributo intimo e sentito a Monica Vitti, utilizzando una combinazione di narrazione, dialoghi e musica originale, eseguita dal vivo. La mostra di opere dedicate all’attrice, quale omaggio collettivo, ospitata nel foyer del Teatro Trastevere, accoglierà il pubblico all’ingresso prima dell’inizio dello spettacolo, con il fine di creare una esperienza immersiva e collegare il pubblico fin dai primi istanti con l&#8217;eredità artistica e umana di Monica Vitti” ci racconta l’autrice e curatrice Ilaria Agostini che abbiamo intervistato. Che cosa è “Cercando Monica Amando”? Cercando Monica Amando è un viaggio alla scoperta e riscoperta di Monica Vitti, un omaggio che vuole portare il pubblico nei luoghi, nelle emozioni e nei pensieri che hanno definito la sua carriera e la sua vita. Un’esperienza che mette insieme immagini, parole, e suoni per far rivivere suoi momenti iconici. Attraverso riferimenti ai suoi film, come e citazioni di suoi scritti e interviste rilasciate (come quella che le fecero Oriana Fallaci ed Enzo Biagi) lo spettacolo accompagna il pubblico in un percorso che esplora la sua arte e &#8211; almeno questo è stato il tentativo &#8211; la sua personalità, cercando di intravedere Monica in tutte le sue sfaccettature. Perché la cercano? La cerchiamo perché Monica Vitti è stata una donna che ha saputo vivere intensamente il proprio tempo, e una delle poche capaci di dare voce a un’intera epoca. Nel nostro spettacolo, esploriamo il suo impatto sul cinema italiano e sulla società. La vediamo passare da momenti di profonda introspezione, come quando riflette sul suo rapporto con il mare, a scene di pura comicità. C’è un momento in cui racconta con entusiasmo del suo amore per i film western, mostrando quel lato giocoso che il pubblico adorava. La cerchiamo anche per riscoprire il suo modo unico di vedere il mondo, profondo e leggero al tempo stesso, disperato e gioioso… e per la sua capacità di rendere autentico ogni ruolo che ha interpretato. Soprattutto chi la sta cercando? Io, personalmente, la cerco ogni giorno. Fin da bambina, ai tempi in cui la vedevo duettare ne “La Tosca” di Luigi Magni con Gigi Proietti. Mi ci incantavo. Monica Vitti è stata una delle ragioni per cui ho scelto di scrivere e dipingere. Se c’è un talento che spinge va ascoltato perché ti terrà in vita nel vero senso della parola, e questo me lo ha proprio insegnato coi fatti. La cerchiamo noi, che abbiamo amato i suoi film e che siamo stati toccati dalle sue interpretazioni. Ma io spero la cerchino anche le nuove generazioni, che non hanno avuto modo di conoscerla a fondo. Quando ho scoperto che le mie figlie non avevano idea chi fosse, è stato un colpo duro. La cerchiamo quindi per mantenerne viva la memoria, per trasmettere quello che ha significato per il cinema e per la cultura, e perché ha rappresentato un’icona capace di essere al contempo irraggiungibile e vicina al pubblico. Monica Vitti, non solo una grande attrice: ce ne vuole parlare? Nello spettacolo espoloriamo i suoi molteplici talenti, é stata una scrittrice, una femminista, a modo sua rivoluzionaria. Lei non scendeva in piazza, lei sceglieva ruoli. E poi c’è che la sua dedizione all’arte era accompagnata da una profonda umiltà. “Quando recito, cerco sempre quella… quella cosa sottile che ho qui dentro. Non so bene cos’è, ma so che devo trovarla ogni volta.” Ecco, é il suo desiderio costante di autenticità e di esplorazione interiore. E poi c’è la capacità di ridere di sé stessa: “Con questa strana voce che mi ritrovo, i personaggi che mi offrivano erano sempre donne di strada, donne del popolo, delinquenti, ubriacone.” Queste sono citazioni tratte dal copione, ma derivano da suoi pensieri espressi, prima o poi, da qualche parte che sono l’impalcatura  dello spettacolo. Come si articola lo spettacolo? Cercando Monica Amando è un mosaico: strizza in parte l’occhio al docu-teatro ma allo stesso tempo abbiamo monologhi intensi, dialoghi brillanti e momenti di poesia. Le musiche originali sono state composte da Fabio Falaguasta (chitarra) e Alessandro Vecchia (oboe), e dal vivo si aggiungono Raffaele Filaci alla batteria e la splendida voce di Anna Boccolini. Poi c’è la mostra collettiva. Artisti eccezionali l’hanno ritratta e potremo vedere le loro opere (partecipo anche io alla collettiva). Ringrazio Artaporter e Vania Lai per essersi fatti tramite e per avermi portato artisti davvero notevoli. Un altro elemento della collettiva è la proiezione del cortometraggio “Scandali Segreti” di Cecilia Foti, girato a Messina, città dove Monica Vitti ha vissuto per otto anni con la sua famiglia. Il corto, ispirato a un testo teatrale di Michelangelo Antonioni ed Elio Bartolini, affronta temi come la crisi degli stereotipi di genere. Chi è stata veramente Monica Vitti? Monica Vitti è sempre stata inafferrabile. Un poliedrico agglomerato umano di forza e vulnerabilità insieme. Di certo una donna che non ha mai avuto paura di affrontare i grandi temi della vita. C’è una scena nello spettacolo dove cito il film “La ragazza con la pistola”: Monica, attraverso il personaggio di Assunta ha affrontato, ridendoci su, il tema dell’indipendenza femminile e della libertà sessuale e anche quello del matrimonio riparatore. Con grandissimo impatto sulle persone, sulle donne. Potente, è stata potente almeno quanto il NO di</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/cercando-monica-armando/">Cercando Monica Amando</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Dal 1 al 3 novembre 2024  al Teatro Trastevere in Roma debutterà lo spettacolo “Cercando Monica Amando”</span><span class="s2">, scritto e curato da </span><span class="s1">Ilaria Agostini</span><span class="s2">, per la regia di </span><span class="s1">Agostino Franchi. </span><span class="s2">Aiuto di Regia </span><span class="s1">Marco Zordan. </span><span class="s2">Tra gli interpreti troviamo:</span><span class="s1"> Danila Stalteri, Maria Pia Tanturli, Andrea Vasone. La musica</span><span class="s2">originale dal vivo a cura di:</span><span class="s1"> Fabio Falaguasta, chitarra, Alessandro Vecchia, oboe, Raffaele Filaci, percussioni. </span>Con la partecipazione di Anna Boccolini, voce.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6519" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO.jpeg" alt="" width="1414" height="2000" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO.jpeg 1414w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO-212x300.jpeg 212w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO-724x1024.jpeg 724w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO-770x1089.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-EVENTO-1086x1536.jpeg 1086w" sizes="(max-width: 1414px) 100vw, 1414px" /></p>
<p class="p1"><span class="s3">“Cercando Monica Amando”</span><span class="s2"> è uno spettacolo teatrale che rende omaggio alla grande Monica Vitti. Attraverso un viaggio tra momenti iconici, lo spettacolo esplora la vita, l&#8217;arte e la femminilità di una delle figure più amate del cinema italiano. Monica Vitti è celebrata non solo per il suo talento ma anche per la sua capacità di rappresentare la fragilità e la forza delle donne in modo unico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">“La regia si concentra su un tributo intimo e sentito a Monica Vitti, utilizzando una combinazione di narrazione, dialoghi e musica originale, eseguita dal vivo. La mostra di opere dedicate all’attrice, quale omaggio collettivo, ospitata nel foyer del Teatro Trastevere, accoglierà il pubblico all’ingresso prima dell’inizio dello spettacolo, con il fine di creare una esperienza immersiva e collegare il pubblico fin dai primi istanti con l&#8217;eredità artistica e umana di Monica Vitti” ci racconta l’autrice e curatrice Ilaria Agostini che abbiamo intervistato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Che cosa è “Cercando Monica Amando”? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Cercando Monica Amando è un viaggio alla scoperta e riscoperta di Monica Vitti, un omaggio che vuole portare il pubblico nei luoghi, nelle emozioni e nei pensieri che hanno definito la sua carriera e la sua vita. Un’esperienza che mette insieme immagini, parole, e suoni per far rivivere suoi momenti iconici. Attraverso riferimenti ai suoi film, come e citazioni di suoi scritti e interviste rilasciate (come quella che le fecero Oriana Fallaci ed Enzo Biagi) lo spettacolo accompagna il pubblico in un percorso che esplora la sua arte e &#8211; almeno questo è stato il tentativo &#8211; la sua personalità, cercando di intravedere Monica in tutte le sue sfaccettature.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Perché la cercano?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La cerchiamo perché Monica Vitti è stata una donna che ha saputo vivere intensamente il proprio tempo, e una delle poche capaci di dare voce a un’intera epoca. Nel nostro spettacolo, esploriamo il suo impatto sul cinema italiano e sulla società. La vediamo passare da momenti di profonda introspezione, come quando riflette sul suo rapporto con il mare, a scene di pura comicità. C’è un momento in cui racconta con entusiasmo del suo amore per i film western, mostrando quel lato giocoso che il pubblico adorava. La cerchiamo anche per riscoprire il suo modo unico di vedere il mondo, profondo e leggero al tempo stesso, disperato e gioioso… e per la sua capacità di rendere autentico ogni ruolo che ha interpretato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6518" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/112268e1-ac72-41cb-95b4-04809ec996c9.jpeg" alt="" width="1202" height="1599" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/112268e1-ac72-41cb-95b4-04809ec996c9.jpeg 1202w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/112268e1-ac72-41cb-95b4-04809ec996c9-226x300.jpeg 226w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/112268e1-ac72-41cb-95b4-04809ec996c9-770x1024.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/112268e1-ac72-41cb-95b4-04809ec996c9-1155x1536.jpeg 1155w" sizes="(max-width: 1202px) 100vw, 1202px" /><br />
Soprattutto chi la sta cercando?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Io, personalmente, la cerco ogni giorno. Fin da bambina, ai tempi in cui la vedevo duettare ne “La Tosca” di Luigi Magni con Gigi Proietti. Mi ci incantavo. Monica Vitti è stata una delle ragioni per cui ho scelto di scrivere e dipingere. Se c’è un talento che spinge va ascoltato perché ti terrà in vita nel vero senso della parola, e questo me lo ha proprio insegnato coi fatti. La cerchiamo noi, che abbiamo amato i suoi film e che siamo stati toccati dalle sue interpretazioni. Ma io spero la cerchino anche le nuove generazioni, che non hanno avuto modo di conoscerla a fondo. Quando ho scoperto che le mie figlie non avevano idea chi fosse, è stato un colpo duro. La cerchiamo quindi per mantenerne viva la memoria, per trasmettere quello che ha significato per il cinema e per la cultura, e perché ha rappresentato un’icona capace di essere al contempo irraggiungibile e vicina al pubblico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Monica Vitti, non solo una grande attrice: ce ne vuole parlare?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Nello spettacolo espoloriamo i suoi molteplici talenti, é stata una scrittrice, una femminista, a modo sua rivoluzionaria. Lei non scendeva in piazza, lei sceglieva ruoli. E poi c’è che la sua dedizione all’arte era accompagnata da una profonda umiltà. “Quando recito, cerco sempre quella… quella cosa sottile che ho qui dentro. Non so bene cos’è, ma so che devo trovarla ogni volta.” Ecco, é il suo desiderio costante di autenticità e di esplorazione interiore. E poi c’è la capacità di ridere di sé stessa: “Con questa strana voce che mi ritrovo, i personaggi che mi offrivano erano sempre donne di strada, donne del popolo, delinquenti, ubriacone.” Queste sono citazioni tratte dal copione, ma derivano da suoi pensieri espressi, prima o poi, da qualche parte che sono l’impalcatura<span class="Apple-converted-space">  </span>dello spettacolo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Come si articola lo spettacolo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Cercando Monica Amando è un mosaico: strizza in parte l’occhio al docu-teatro ma allo stesso tempo abbiamo monologhi intensi, dialoghi brillanti e momenti di poesia. Le musiche originali sono state composte da Fabio Falaguasta (chitarra) e Alessandro Vecchia (oboe), e dal vivo si aggiungono Raffaele Filaci alla batteria e la splendida voce di Anna Boccolini.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Poi c’è la mostra collettiva. Artisti eccezionali l’hanno ritratta e potremo vedere le loro opere (partecipo anche io alla collettiva). Ringrazio Artaporter e Vania Lai per essersi fatti tramite e per avermi portato artisti davvero notevoli. Un altro elemento della collettiva è la proiezione del cortometraggio “Scandali Segreti” di Cecilia Foti, girato a Messina, città dove Monica Vitti ha vissuto per otto anni con la sua famiglia. Il corto, ispirato a un testo teatrale di Michelangelo Antonioni ed Elio Bartolini, affronta temi come la crisi degli stereotipi di genere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Chi è stata veramente Monica Vitti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Monica Vitti è sempre stata inafferrabile. Un poliedrico agglomerato umano di forza e vulnerabilità insieme. Di certo una donna che non ha mai avuto paura di affrontare i grandi temi della vita. C’è una scena nello spettacolo dove cito il film “La ragazza con la pistola”: Monica, attraverso il personaggio di Assunta ha affrontato, ridendoci su, il tema dell’indipendenza femminile e della libertà sessuale e anche quello del matrimonio riparatore. Con grandissimo impatto sulle persone, sulle donne. Potente, è stata potente almeno quanto il NO di Franca Viola in quegli anni. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Monica era capace di farci riflettere e di farci sorridere con la stessa intensità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Che cosa ha lasciato Monica Vitti al suo pubblico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La capacità di essere autentici. Ha insegnato al pubblico che non c’è niente di male a essere vulnerabili, che la fragilità può convivere con la forza. “Forse può bastare un film come L’avventura per fare una carriera, per provare tutta la gamma di cose che accadono in una vita.” È un pensiero che mostra la sua consapevolezza e umiltà. Ha lasciato un messaggio forte: di non aver paura di mostrarsi per quello che si è veramente. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Quale messaggio lo spettacolo vuole inviare al pubblico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">C’è una scena in cui Monica parla del suo rapporto con il mare, e dice che le faceva una “paura fottuta”, ma finiva sempre per nuotarci dentro. Questo rappresenta perfettamente Monica: una donna paurosa, perché lo era, come diceva, aveva paura di tutto, ma alla fine sempre capace di affrontare le sue paure. Spero che il pubblico, soprattutto quello femminile, si riconosca in questo coraggio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Emozioni, parole, sentimenti: che cosa rende unico questo spettacolo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La sincerità e la profondità. Il tentativo di catturare la complessità di Monica Vitti, passando dai suoi ruoli drammatici con Antonioni alle sue brillanti performance comiche. C’è un momento in cui parla del suo amore per i film western e dice: “I western? Mamma mia, mi fanno impazzire!” Questo contrasto tra momenti profondi e momenti leggeri è ciò che rende Monica così affascinante. Le musiche originali, le proiezioni video, e la mostra d’arte arricchiscono ulteriormente l’esperienza, offrendo un omaggio il più possibile completo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Quanto è stato difficile parlare di Monica Vitti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">È stato difficile perché Monica Vitti è un’icona, e il rischio di cadere nella retorica è alto. Volevo restituire la sua complessità, senza semplificazioni. Ma allo stesso tempo è stato emozionante, perché ho scoperto lati di lei che non conoscevo. Monica ha sempre cercato l’autenticità, e questo rende il racconto della sua vita… vicino al cuore.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Chi sono i suoi compagni di viaggio?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">I miei compagni di viaggio sono artisti straordinari. Danila Stalteri, Maria Pia Tanturli e Andrea Vasone per dare vita al racconto di Monica sul palco. Le musiche originali di Fabio Falaguasta, Alessandro Vecchia e Raffaele Filaci, insieme alla voce di Anna Boccolini sono stupende. E poi la regia<span class="Apple-converted-space">  </span>di Agostino Franchi che deve mettere insieme tutto questo… e non è facile? L’aiuto<span class="Apple-converted-space">  </span>regia di Marco Zordan che non finirò mai di ringraziare per aver creduto in questo progetto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Progetti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Intanto con questo spettacolo esce anche il libro “Cercando Monica Amando” che troverete in teatro. Vorrei portarlo un po’ in giro. E poi chi mi conosce sa che ho sempre fin troppi progetti in fase di generazione. Vediamo quale sarà il prossimo a vedere la luce.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sogni?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il mio sogno è continuare a raccontare storie che suscitino riflessioni, emozioni, risate, storie capaci di lasciare un segno. Ma soprattutto mi è interessa il percorso. Arrivare ad un obiettivo senza aver costruito relazioni importanti intorno ad esso a me non interessa. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Vuole aggiungere altro?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio, il Teatro Trastevere, il Municipio I di Roma centro per questa bellissima opportunità. E chi vorrà venire a scoprire Cercando Monica Amando.</span></p>
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		<title>Trachinie</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/trachinie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 12:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In scena al Teatro Di Documenti dal 18 al 27 ottobre, con anteprima il 17 ottobre, “Trachinie”, regia di Walter Pagliaro, con Micaela Esdra, Cristina Maccà, Fabrizio Amicucci, Elisabetta Arosio, Fabio Maffei, Valeria Cimaglia. Walter Pagliaro, assistente di Giorgio Strehler con cui ha collaborato per molti anni in alcuni dei suoi spettacoli più leggendari, racconta una donna visionaria che appartiene alla contemporaneità ma non alla nostra quotidianità, ossessionata da una sua personale mitologia. La protagonista della pièce è Deianira, una moglie che aspetta da quindici mesi il ritorno del marito, ma che durante questa lunga assenza non ha smesso di indagare sui pericoli connessi a una così misteriosa lontananza. Anche lei, come Edipo, è turbata da enigmi e ambigui oracoli che si sforza di interpretare. Dai primi versi del dramma si apprende come tutta la sua vita siastata la dolorosa sottomessa attesa di un uomo inafferrabile e incontenibile, brutale e infedele, rovinoso e salvifico al tempo stesso. Deianira è la moglie di Eracle, ovvero la compagna di un uomo pazzesco, così impegnato a ripulire il mondo dai mostri da diventare egli stesso un mostro! Quando la tragedia comincia, Eracle il semidio, sta per tornare al termine delle sue dodici fatiche ma si fa precedere da una prigioniera bellissima, lole, che sembra poter assumere nella casa il ruolo di una nuova sposa. L&#8217;arrivo di questa giovane figura, avvolta in un sinistro velo nuziale, lacera la compostezza razionale di Deianira che comincia a perdere il controllo di sé: travolta dal ricordo violento del suo incontro con lo sposo, quando giovane come lole, era stata vinta da Eracle in un bestiale duello, si lascia andare alle sue più folli risorse. Scova in uno scantinato un&#8217;ampolla contenente il sangue di un Centauro, ucciso da Eracle con una freccia intrisa nel veleno dell&#8217;Idra e, ritenendolo un potente filtro erotico, bagna con esso la tunica che invia a Eracle come dono per il suo ritorno. Ma quel filtro non riaccende la passione amorosa del marito, come le era stato promesso dal Centauro Nesso, ma si rivela invece un potente veleno ustionante che brucia il corpo di Eracle, determinando la catastrofe. Lo spettacolo prova a interrogarsi sulle motivazioni che spingono la donna a distruggere lo sposo. È una creatura che scava continuamente nella terra, sui muri e soprattutto dentro sé stessa. Come una ricercatrice perfora il suolo alla scoperta di reperti preziosi, così Deianira gratta a mani nude la corteccia della sua memoria, per riportare alla luce lacerti del suo rapporto, vero o inventato, con lo sposo che ha devastato la sua esistenza. Forse ella desidera distruggere quell&#8217;uomo per inventare un percorso nuovo più puro e assoluto in cui il suo desiderio possa ardere nel fuoco di una passione irrazionale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">In scena al Teatro Di Documenti dal 18 al 27 ottobre</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">con anteprima il 17 ottobre, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“Trachinie”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> regia di Walter Pagliaro, con</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Micaela Esdra</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Cristina Macc</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, Fabrizio Amicucci, Elisabetta Arosio, Fabio Maffei, Valeria Cimaglia.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6506" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Trachinie-Micaela-Esdra.jpeg" alt="" width="612" height="1026" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Trachinie-Micaela-Esdra.jpeg 612w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Trachinie-Micaela-Esdra-179x300.jpeg 179w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Trachinie-Micaela-Esdra-611x1024.jpeg 611w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Walter Pagliaro</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, assistente</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Giorgio </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Strehler</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> con cui ha collaborato per molti anni in alcuni dei suoi spettacoli più leggendari, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">racconta una donna visionaria che </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">appartiene alla contemporaneità ma non alla</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> nostra</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> quotidianità</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">ossessionata da una sua personale mitologia.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La protagonista della </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">pièce</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> è </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Deianira</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">, una moglie </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">che aspetta da quindici mesi il ritorno del marito, ma</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> che</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> durante questa lunga assenza non ha smesso di indagare sui pericoli connessi a una così misteriosa lontananza</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">. Anche lei</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">, come Edipo, è turbata da enigmi e ambigui oracoli che si sforza di interpretare.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Dai primi versi del dramma</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> si apprende come </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">tutta la sua vita </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">sia</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">stata la dolorosa sottomessa attesa di un uomo inafferrabile e incontenibile, brutale e infedele, rovinoso e salvifico al tempo stesso</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6505" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-.png" alt="" width="586" height="833" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina-.png 586w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Locandina--211x300.png 211w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Deianira è la moglie di Eracle, ovvero la compagna di un uomo pazzesco, così impegnato a ripulire il mondo dai mostri da diventare egli stesso un mostro! </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Quando la tragedia comincia, Eracle il semidio, sta per tornare al termine delle sue dodici fatiche ma si fa precedere da una prigioniera bellissima, lole, che sembra poter assumere nella casa il ruolo di una nuova sposa. L&#8217;arrivo di questa giovane figura, avvolta in un sinistro velo nuziale, lacera la compostezza razionale di Deianira che comincia a perdere il controllo di sé: travolta dal ricordo violento del suo incontro con lo sposo, quando giovane come lole, era stata vinta da Eracle in un bestiale duello, si lascia andare alle sue più folli risorse. Scova in uno scantinato un&#8217;ampolla contenente il sangue di un Centauro, ucciso da Eracle con una freccia intrisa nel veleno dell&#8217;Idra e, ritenendolo un potente filtro erotico, bagna con esso la tunica che invia a Eracle come dono per il suo ritorno. Ma quel filtro non riaccende la passione amorosa del marito, come le era stato promesso dal Centauro Nesso, ma si rivela invece un potente veleno ustionante che brucia il corpo di Eracle, determinando la catastrofe. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Lo spettacolo prova a interrogarsi sulle motivazioni che spingono la donna a distruggere lo sposo. È una </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">creatura</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> che </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">scava continuamente nella terra, sui muri e soprattutto dentro </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">sé</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">stessa. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Come una ricercatrice perfora il suolo alla scoperta di reperti preziosi, così Deianira gratta a mani</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">nude la corteccia della sua memoria, per riportare alla luce lacerti del suo rapporto, vero o inventato, con lo</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">sposo che ha devastato la sua esistenza. Forse ella desidera distruggere quell&#8217;uomo per inventare un percorso nuovo più puro e assoluto in cui il suo desiderio possa ardere nel fuoco di una passione irrazionale.</span></span></p>
<p class="s3">
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		<title>Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 12:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo libro di Davide Uria trasforma i misteri dell’arte moderna in un racconto accessibile e divertente, spiegando opere complesse come quelle di Fontana con un linguaggio semplice e ironico, alla portata di tutti, anche della nonna! Disponibile su Amazon il nuovo libro di Davide Uria, un’opera ironica,  e allo stesso tempo profondamente riflessiva, che promette di conquistare il pubblico con il suo approccio unico all’arte contemporanea. Intitolato &#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;, il libro rappresenta la prima pubblicazione di Uria in ambito artistico e nasce dall’esperienza delle sue lezioni di arte rivolte a un pubblico adulto. Durante questi incontri, l&#8217;autore ha maturato l&#8217;idea di creare un racconto in grado di spiegare i misteri e le provocazioni dell&#8217;arte contemporanea con un linguaggio semplice e accessibile, utilizzando la figura di sua nonna come espediente narrativo. &#8220;Mi è venuta l’idea di costruire una storia attorno ai miei insegnamenti, immaginando di raccontare Fontana a mia nonna, una persona pragmatica e lontana dal mondo dell’arte moderna&#8221;, afferma Uria. Da qui è nato il libro, che si snoda tra umorismo, dialoghi immaginari e riflessioni profonde sul significato dell’arte. Al centro dell’opera, i celebri “tagli” di Lucio Fontana diventano il punto di partenza per esplorare concetti artistici apparentemente semplici ma carichi di significato. Uria spiega come questi tagli, che a prima vista possono sembrare rotture o danni accidentali alla tela, in realtà aprono lo spazio verso nuove dimensioni e possibilità interpretative. E proprio come cerca di far capire a sua nonna che quei tagli non sono semplicemente buchi da riparare, ma aperture verso l’infinito, così guida il lettore attraverso un mondo artistico che spesso sembra sfuggire alla comprensione. Il libro, però, non si limita a trattare Fontana: l&#8217;autore utilizza questa figura come pretesto per un viaggio che attraversa l’intero panorama dell’arte contemporanea, senza dimenticare di fare riferimenti a movimenti e artisti del passato, creando così un percorso che unisce la storia dell’arte classica e moderna. Dai colori monocromatici alla ricerca dello spazio e dell’infinito, Uria esplora tematiche complesse con un tono leggero e brillante, rendendo concetti difficili alla portata di tutti. Davide Uria è insegnante di disegno e storia dell&#8217;arte presso l&#8217;Università della Terza Età di Trani, dove ha sempre unito passione e ironia nella sua divulgazione artistica. Laureato presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, Uria ha lavorato nel campo della comunicazione culturale collaborando con il MART di Rovereto, uno dei musei d&#8217;arte contemporanea più prestigiosi d’Italia, dove ha affinato le sue competenze nel settore della comunicazione museale. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di cultore della materia presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, dove ha curato eventi artistici e culturali, mostre e workshop dedicati alla comunicazione in ambito culturale. Parallelamente alla sua carriera nel campo dell’arte visiva, Davide Uria si è dedicato alla scrittura e alla poesia, con pubblicazioni in raccolte e antologie su riviste e testate internazionali di rilievo. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare tra diversi linguaggi artistici, dal visivo al letterario, sempre con uno stile che unisce profondità e leggerezza, riflessione e ironia. &#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221; è un libro pensato per tutti, dagli appassionati di arte agli amanti della cultura pop, passando per chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea. È un viaggio che, attraverso un dialogo immaginario e situazioni quotidiane, mostra come l’arte possa essere non solo uno strumento di riflessione, ma anche di scoperta e divertimento. Con la sua scrittura, Uria riesce a rendere temi complessi comprensibili e affascinanti, restituendo l’idea che l’arte, con tutte le sue sfumature e provocazioni, può essere accessibile a chiunque, anche a una nonna con il suo senso pratico. Un’uscita da non perdere per chi ama l’arte e vuole esplorare nuove prospettive con una risata in tasca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/lucio-fontana-spiegato-a-mia-nonna-perche-i-tagli-sono-opere-darte/">Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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<p>Il<i> nuovo libro di Davide Uria trasforma i misteri dell’arte moderna in un racconto accessibile e divertente, spiegando opere complesse come quelle di Fontana con un linguaggio semplice e ironico, alla portata di tutti, anche della nonna!</i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6500" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina.jpeg" alt="" width="1000" height="1499" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina.jpeg 1000w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-200x300.jpeg 200w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-683x1024.jpeg 683w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-770x1154.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Disponibile su Amazon il nuovo libro di Davide Uria, un’opera ironica,  e allo stesso tempo profondamente riflessiva, che promette di conquistare il pubblico con il suo approccio unico all’arte contemporanea. Intitolato <em>&#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;</em>, il libro rappresenta la prima pubblicazione di Uria in ambito artistico e nasce dall’esperienza delle sue lezioni di arte rivolte a un pubblico adulto. Durante questi incontri, l&#8217;autore ha maturato l&#8217;idea di creare un racconto in grado di spiegare i misteri e le provocazioni dell&#8217;arte contemporanea con un linguaggio semplice e accessibile, utilizzando la figura di sua nonna come espediente narrativo. &#8220;Mi è venuta l’idea di costruire una storia attorno ai miei insegnamenti, immaginando di raccontare Fontana a mia nonna, una persona pragmatica e lontana dal mondo dell’arte moderna&#8221;, afferma Uria. Da qui è nato il libro, che si snoda tra umorismo, dialoghi immaginari e riflessioni profonde sul significato dell’arte.</p>
<p>Al centro dell’opera, i celebri “tagli” di Lucio Fontana diventano il punto di partenza per esplorare concetti artistici apparentemente semplici ma carichi di significato. Uria spiega come questi tagli, che a prima vista possono sembrare rotture o danni accidentali alla tela, in realtà aprono lo spazio verso nuove dimensioni e possibilità interpretative. E proprio come cerca di far capire a sua nonna che quei tagli non sono semplicemente buchi da riparare, ma aperture verso l’infinito, così guida il lettore attraverso un mondo artistico che spesso sembra sfuggire alla comprensione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6499" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria.jpeg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria.jpeg 1600w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-300x225.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-1024x768.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-770x578.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Il libro, però, non si limita a trattare Fontana: l&#8217;autore utilizza questa figura come pretesto per un viaggio che attraversa l’intero panorama dell’arte contemporanea, senza dimenticare di fare riferimenti a movimenti e artisti del passato, creando così un percorso che unisce la storia dell’arte classica e moderna. Dai colori monocromatici alla ricerca dello spazio e dell’infinito, Uria esplora tematiche complesse con un tono leggero e brillante, rendendo concetti difficili alla portata di tutti.</p>
<p>Davide Uria è insegnante di disegno e storia dell&#8217;arte presso l&#8217;Università della Terza Età di Trani, dove ha sempre unito passione e ironia nella sua divulgazione artistica. Laureato presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, Uria ha lavorato nel campo della comunicazione culturale collaborando con il MART di Rovereto, uno dei musei d&#8217;arte contemporanea più prestigiosi d’Italia, dove ha affinato le sue competenze nel settore della comunicazione museale. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di cultore della materia presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, dove ha curato eventi artistici e culturali, mostre e workshop dedicati alla comunicazione in ambito culturale.</p>
<p>Parallelamente alla sua carriera nel campo dell’arte visiva, Davide Uria si è dedicato alla scrittura e alla poesia, con pubblicazioni in raccolte e antologie su riviste e testate internazionali di rilievo. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare tra diversi linguaggi artistici, dal visivo al letterario, sempre con uno stile che unisce profondità e leggerezza, riflessione e ironia.</p>
<p><em>&#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;</em> è un libro pensato per tutti, dagli appassionati di arte agli amanti della cultura pop, passando per chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea. È un viaggio che, attraverso un dialogo immaginario e situazioni quotidiane, mostra come l’arte possa essere non solo uno strumento di riflessione, ma anche di scoperta e divertimento. Con la sua scrittura, Uria riesce a rendere temi complessi comprensibili e affascinanti, restituendo l’idea che l’arte, con tutte le sue sfumature e provocazioni, può essere accessibile a chiunque, anche a una nonna con il suo senso pratico.</p>
<p>Un’uscita da non perdere per chi ama l’arte e vuole esplorare nuove prospettive con una risata in tasca.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/lucio-fontana-spiegato-a-mia-nonna-perche-i-tagli-sono-opere-darte/">Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>L’inizio d’un sogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 17:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’inizio d’un Sogno” scritto e interpretato da Miguel Gobbo Diaz per la regia di Maurizio Mario Pepe sarà in scena dal 18 al 20 ottobre 2024 al Teatro Trastevere di Roma. Lo spettacolo è un racconto che va dall’infanzia all’età adulta, attraversando le esperienze del protagonista, Miguel. Il racconto è una serie di immagini scevre di retorica, quasi un fumetto in bianco e nero in cui è il pubblico a mettere i colori; come in un gioco di specchi, nell’esperienza del protagonista ognuno può ritrovare la propria. E’ esortazione all’azione e all’ascolto del caso. Queste sono le forze che guidano un Miguel appena adolescente a conoscere sé stesso e immaginare l’uomo che sarà. Il palcoscenico è nudo, come nudo è il racconto. Pochi oggetti a descrivere luoghi, tempo ed eventi. La narrazione si sviluppa come un percorso a ostacoli attraverso gli elementi presenti in scena, che a volte sono d’aiuto, altre d’ostacolo. Il protagonista come in una gincana, fa la sua gara per scoprire al traguardo che difficoltà e facilità, pregi e difetti, hanno avuto la stessa forza, sono stati ugualmente determinanti per giungere alla meta. “Se amo penso alla forza! L’amore ti rende determinato e capace di sostenere il cammino per raggiungere il tuo sogno. Il mio cammino ha incontrato molti ostacoli e l’amore che ho avuto per la mia passione mi ha aiutato a non mollare. Ogni momento raccontato in questa storia è sempre stato sostenuto dall’amore per quello che facevo. Il mio sogno lo potevo raggiungere solamente affrontando il mio cammino, accettando quello che non sopportavo e affrontando quello che amavo con la consapevolezza che ogni cosa, negativa o positiva che fosse, avesse lo stesso valore, quello di aiutarmi a crescere come essere umano pieno di vita. Dedico questo spettacolo alla mia famiglia. Agli amici che hanno creduto in me. Ad ogni persona incontrata durante il mio percorso che mi ha fatto crescere. El fuego Amigo!”, racconta Miguel Gobbo Diaz. Abbiamo intervistato Miguel Gobbo Diaz autore e interprete dell’opera teatrale. Sono curiosa come e’ “L’inizio di un sogno”? È la storia della mia vita fino a qualche anno fa. In Veneto nei paesini e nelle scuole l’hanno accolto con entusiasmo una soppressa sono stati gli adolescenti che mi hanno abbracciato e ringraziato. È un monologo adatto a loro per aiutarli a credere di più in loro stessi. Sono tutti  momenti importanti che mi hanno guidato verso il percorso della recitazione. Di che cosa parla lo spettacolo? Parla del viaggio di un bambino arrivato in Veneto dalla Repubblica Dominicana che per la sua diversità si sente insicuro, timido, smarrito e grazie allo sport(il calcio), la non voglia di studiare a scuola e le persone incontrate lungo il cammino scopre la sua determinazione e l’amore per una passione. Questo “L’inizio d’un Sogno” dove tutto è cominciato. Perché sarà lo spettatore a mettere i colori all’interno di questa drammaturgia? Come dice il regista di questo spettacolo Maurizio Mario Pepe, immagina un film in bianco e nero che mentre lo guardi ti emoziona e inizia a riempirsi di vari colori. I colori sono le emozioni, ognuno del pubblico ha le proprie e colorera&#8217; a suo modo, rispecchiandosi nello spettacolo secondo la propria esperienza e il proprio vissuto&#8230; Lo spettatore che cosa incontrerà nel protagonista? Io credo, e non lo dico per presunzione, la voglio di continuare a perseguire il proprio sogno. Io ogni giorno continuo a combattere per mantenere il mio sogno vivo. Quel ragazzino ha combattuto sempre per non mollare, anche quando gli dicevano che non ce l’avrebbe fatta. Anche oggi la situazione è una continua lotta ma non per questo devo smettere di fare quello che faccio anche se ci sono momenti bui. Quali sono le forze che guidano Miguel? Io parlo sempre di una forza chiamata fuoco che brucia dentro di me! In questo momento ne ho una nuova che tengo gelosamente per me. Ho combattuto e combatto per lasciare qualcosa di nuovo in questo paese. Questa è una cosa a cui tengo e farlo attraverso il mio lavoro in teatro, in tv e al cinema mi fa sentire vivo. Miguel chi è? Un uomo fortunato con una vita piena di obiettivi raggiunti ma che non si è mai montato la testa! Io vengo dalla terra, dalla natura che mi fanno rimanere centrato e per sentire queste energie ho bisogno di rimanere con i piedi per terra. Ci sono ancora tante cose che voglio fare, “non ho ancora fatto niente” se vedrete lo spettacolo questa frase la capirete ancor di più! Perché il palcoscenico è nudo esattamente come nudo è il racconto? Il racconto per essere efficace aveva bisogno di pochi elementi, i più significativi. Quello che dico è nudo perché è vero, non ha segreti! È un racconto nudo della mia vita vissuta che ho scritto con sincerità. Ma nudo di fatto che cosa significa? Privo di invenzione, io mi sono messo a nudo dicendo cose che potevo tenere per me. Tutto quello che dico è successo veramente! Per il protagonista che cos’è l’amore? L’amore è tutto quello di cui abbiamo bisogno per affrontare la vita. L’amore è in tutte le cose, se non ci fosse non esisterebbe nessun altro sentimento. Perché ogni momento raccontato in questa storia è sempre stato sostenuto dall’amore per quello che facevo? io ho ricevuto tanto amore nella mia vita ma non ero abbastanza maturo per rendermene conto e accoglierlo, ma sotto sotto lo percepivo e anche quando ero un ragazzo arrabbiato, quella rabbia era sostenuta dall’amore che mi impediva di offendere qualcuno e di essere disonesto. Io il mio percorso l’ho fatto sempre cercando il merito e l’onestà! Così mi hanno insegnato i miei genitori! Le declinazioni dell’amore nella nostra società che cosa realmente raccontano? L’amore non è in declinazione! Stiamo solo dando spazio ad altri sentimenti, l’amore è lì sotto. Ma la domanda che dobbiamo farci è, stiamo veramente bene con gli altri sentimenti? Qual è il sogno del protagonista nella vita vera? Il mio sogno? Lo capirò quando</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/linizio-dun-sogno/">L’inizio d’un sogno</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">“L’inizio d’un Sogno”</span><span class="s2"> scritto e interpretato da </span> <span class="s3">Miguel Gobbo Diaz </span><span class="s1">per la </span><span class="s2">regia di </span><span class="s1">Maurizio Mario Pepe sarà in scena dal 18 al 20 ottobre 2024 al Teatro Trastevere di Roma.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6448" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno.jpeg" alt="" width="1414" height="2000" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno.jpeg 1414w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno-212x300.jpeg 212w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno-724x1024.jpeg 724w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno-770x1089.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Linizio-dun-Sogno-1086x1536.jpeg 1086w" sizes="(max-width: 1414px) 100vw, 1414px" /></p>
<p class="p1"><span class="s4">Lo spettacolo è un racconto che va dall’infanzia all’età adulta, attraversando le esperienze del protagonista, Miguel. Il racconto è una serie di immagini scevre di retorica, quasi un fumetto in bianco e nero in cui è il pubblico a mettere i colori; come in un gioco di specchi, nell’esperienza del protagonista ognuno può ritrovare la propria. E’ esortazione all’azione e all’ascolto del caso. Queste sono le forze che guidano un Miguel appena adolescente a conoscere sé stesso e immaginare l’uomo che sarà.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il palcoscenico è nudo, come nudo è il racconto. </span><span class="s2">Pochi oggetti a descrivere luoghi, tempo ed eventi. La narrazione si sviluppa come un percorso a ostacoli attraverso gli elementi presenti in scena, che a volte sono d’aiuto, altre d’ostacolo. </span><span class="s1">Il protagonista come in una gincana, fa la sua gara per scoprire al traguardo che difficoltà e facilità, </span><span class="s2">pregi e difetti, hanno avuto la stessa forza, sono stati ugualmente determinanti per giungere alla meta.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6449" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2.jpeg" alt="" width="1179" height="1758" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2.jpeg 1179w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2-201x300.jpeg 201w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2-687x1024.jpeg 687w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2-770x1148.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-2-1030x1536.jpeg 1030w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p class="p1"><span class="s4">“Se amo penso alla forza! L’amore ti rende determinato e capace di sostenere il cammino per raggiungere il tuo sogno. Il mio cammino ha incontrato molti ostacoli e l’amore che ho avuto per la mia passione mi ha aiutato a non mollare. Ogni momento raccontato in questa storia è sempre stato sostenuto dall’amore per quello che facevo. Il mio sogno lo potevo raggiungere solamente affrontando il mio cammino, accettando quello che non sopportavo e affrontando quello che amavo con la consapevolezza che ogni cosa, negativa o positiva che fosse, avesse lo stesso valore, quello di aiutarmi a crescere come essere umano pieno di vita. Dedico questo spettacolo alla mia famiglia. Agli amici che hanno creduto in me. Ad ogni persona incontrata durante il mio percorso che mi ha fatto crescere. El fuego Amigo!”, racconta </span><span class="s3">Miguel Gobbo Diaz. Abbiamo intervistato Miguel Gobbo Diaz autore e interprete dell’opera teatrale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sono curiosa come e’ “L’inizio di un sogno”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">È la storia della mia vita fino a qualche anno fa. In Veneto nei paesini e nelle scuole l’hanno accolto con entusiasmo una soppressa sono stati gli adolescenti che mi hanno abbracciato e ringraziato. È un monologo adatto a loro per aiutarli a credere di più in loro stessi. Sono tutti<span class="Apple-converted-space">  </span>momenti importanti che mi hanno guidato verso il percorso della recitazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Di che cosa parla lo spettacolo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Parla del viaggio di un bambino arrivato in Veneto dalla Repubblica Dominicana che per la sua diversità si sente insicuro, timido, smarrito e grazie allo sport(il calcio), la non voglia di studiare a scuola e le persone incontrate lungo il cammino scopre la sua determinazione e l’amore per una passione. Questo “L’inizio d’un Sogno” dove tutto è cominciato.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6450" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1.jpeg" alt="" width="1179" height="1851" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1.jpeg 1179w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1-191x300.jpeg 191w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1-652x1024.jpeg 652w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1-770x1209.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/Miguel-Gobbo-Diaz-Foto-Linizio-dun-Sogno-1-978x1536.jpeg 978w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p class="p1"><span class="s2">Perché sarà lo spettatore a mettere i colori all’interno di questa drammaturgia?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Come dice il regista di questo spettacolo Maurizio Mario Pepe, immagina un film in bianco e nero che mentre lo guardi ti emoziona e inizia a riempirsi di vari colori. I colori sono le emozioni, ognuno del pubblico ha le proprie e colorera&#8217; a suo modo, rispecchiandosi nello spettacolo secondo la propria esperienza e il proprio vissuto&#8230;</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Lo spettatore che cosa incontrerà nel protagonista?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Io credo, e non lo dico per presunzione, la voglio di continuare a perseguire il proprio sogno. Io ogni giorno continuo a combattere per mantenere il mio sogno vivo. Quel ragazzino ha combattuto sempre per non mollare, anche quando gli dicevano che non ce l’avrebbe fatta. Anche oggi la situazione è una continua lotta ma non per questo devo smettere di fare quello che faccio anche se ci sono momenti bui. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Quali sono le forze che guidano Miguel?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Io parlo sempre di una forza chiamata fuoco che brucia dentro di me! In questo momento ne ho una nuova che tengo gelosamente per me. Ho combattuto e combatto per lasciare qualcosa di nuovo in questo paese. Questa è una cosa a cui tengo e farlo attraverso il mio lavoro in teatro, in tv e al cinema mi fa sentire vivo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Miguel chi è?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Un uomo fortunato con una vita piena di obiettivi raggiunti ma che non si è mai montato la testa! Io vengo dalla terra, dalla natura che mi fanno rimanere centrato e per sentire queste energie ho bisogno di rimanere con i piedi per terra. Ci sono ancora tante cose che voglio fare, “non ho ancora fatto niente” se vedrete lo spettacolo questa frase la capirete ancor di più!</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Perché il palcoscenico è nudo esattamente come nudo è il racconto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il racconto per essere efficace aveva bisogno di pochi elementi, i più significativi. Quello che dico è nudo perché è vero, non ha segreti! È un racconto nudo della mia vita vissuta che ho scritto con sincerità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ma nudo di fatto che cosa significa?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Privo di invenzione, io mi sono messo a nudo dicendo cose che potevo tenere per me. Tutto quello che dico è successo veramente!</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Per il protagonista che cos’è l’amore?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’amore è tutto quello di cui abbiamo bisogno per affrontare la vita. L’amore è in tutte le cose, se non ci fosse non esisterebbe nessun altro sentimento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Perché ogni momento raccontato in questa storia è sempre stato sostenuto dall’amore per quello che facevo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">io ho ricevuto tanto amore nella mia vita ma non ero abbastanza maturo per rendermene conto e accoglierlo, ma sotto sotto lo percepivo e anche quando ero un ragazzo arrabbiato, quella rabbia era sostenuta dall’amore che mi impediva di offendere qualcuno e di essere disonesto. Io il mio percorso l’ho fatto sempre cercando il merito e l’onestà! Così mi hanno insegnato i miei genitori! </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le declinazioni dell’amore nella nostra società che cosa realmente raccontano?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’amore non è in declinazione! Stiamo solo dando spazio ad altri sentimenti, l’amore è lì sotto. Ma la domanda che dobbiamo farci è, stiamo veramente bene con gli altri sentimenti? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Qual è il sogno del protagonista nella vita vera?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il mio sogno? Lo capirò quando scriverò la parte due di questo monologo fra qualche anno. In questo momento sto vivendo una nuova fase della mia vita. L’inizio d’un Sogno è stato il primo passo, un tassello per fare il punto della mia vita. Io non so quello che farò tra 5 anni, ma sicuramente voglio fare qualcosa di positivo per lasciare un segno in questo paese che tanto mi ha dato e che in questo momento mi sta mettendo ancora una volta alla prova!</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Che cosa si aspetta dal pubblico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Che non giudichi la tecnica, che non giudichi il linguaggio e la metrica delle parole. Vorrei che gli spettatori abbassassero le armi del giudizio e che facessero il loro punto della vita. Emozionatevi non per me ma per voi, per quello che avete nella vostra vita e per quello che potete ancora fare!</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Progetti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sarò in tournée per il secondo anno consecutivo con “Arlecchino?” Per la regia di Marco Baliani e con un grande attore che stimo molto come Andrea Pennacchi. Porterò in giro l’inizio d’un sogno e ho dei progetti nella Repubblica Dominicana, chi lo sa, forse me ne andrò!</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Vuole aggiungere altro?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Si. Valorizzate chi se lo merita per il valore che da alla vita. Il merito alza il livello, alza la qualità!</span></p>
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		<title>Cosimo I de’ Medici a Lucignano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 05:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 5 ottobre alle 16.30 la mostra  “Cosimo e l’invenzione del Granducato” sarà aperta da Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici, e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani Lucignano celebra la figura di Cosimo I de’ Medici, padre della Toscana moderna, con una mostra dal titolo “Cosimo e l’invenzione del Granducato”, allestita all’interno del Museo Comunale. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 16:30 con un convegno nella Sala Consiliare e rimarrà visitabile fino al 3 novembre 2024. L’evento rappresenta un’occasione unica per approfondire la storia e l’eredità lasciata da Cosimo I, fondatore del Granducato di Toscana. Tra le opere esposte spicca la riproduzione della Corona Granducale di Cosimo I, realizzata dal maestro orafo fiorentino Paolo Penko, insieme al Toson d’Oro e allo scettro granducale. La collezione si arricchisce di un ritratto calcografico del XVII secolo raffigurante Cosimo I, fedeli riproduzioni di tre costumi cinquecenteschi e la riproduzione del celebre medaglione di Giorgio Vasari. La mostra, patrocinata dalla Regione Toscana e con il contributo della Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema e Paolo Penko Firenze, vuole rendere omaggio a una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano, non solo come sovrano illuminato, ma anche come promotore della cultura e dell’arte. Il convegno inaugurale di sabato alle 16.30 nella Sala consiliare del comune, vedrà la partecipazione di illustri ospiti, tra cui Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici di Firenze e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, con introduzione e saluti iniziali di Roberta Casini, Sindaca di Lucignano, Durante l’incontro verrà presentata la mostra e saranno illustrate le straordinarie innovazioni politiche e culturali introdotte da Cosimo I, che trasformarono il Granducato in un’entità politica e culturale di riferimento. La mostra sarà accessibile con gli orari di apertura del Museo di Lucignano e rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano riscoprire la storia toscana attraverso preziosi cimeli e manufatti legati alla figura del primo Granduca di Toscana. Per maggiori informazioni: Museo di Lucignano https://www.museodilucignano.it/  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Sabato 5 ottobre alle 16.30 la mostra  “Cosimo e l’invenzione del Granducato” sarà aperta da Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici, e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani</span></p>
<p class="p1"><span class="s2"> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5876" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac.jpeg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac.jpeg 1080w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-240x300.jpeg 240w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-819x1024.jpeg 819w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-770x963.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-293x366.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-390x488.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Lucignano celebra la figura di Cosimo I de’ Medici, padre della Toscana moderna, con una mostra dal titolo “Cosimo e l’invenzione del Granducato”, allestita all’interno del Museo Comunale. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 16:30 con un convegno nella Sala Consiliare e rimarrà visitabile fino al 3 novembre 2024. L’evento rappresenta un’occasione unica per approfondire la storia e l’eredità lasciata da Cosimo I, fondatore del Granducato di Toscana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Tra le opere esposte spicca la riproduzione della Corona Granducale di Cosimo I, realizzata dal maestro orafo fiorentino Paolo Penko, insieme al Toson d’Oro e allo scettro granducale. La collezione si arricchisce di un ritratto calcografico del XVII secolo raffigurante Cosimo I, fedeli riproduzioni di tre costumi cinquecenteschi e la riproduzione del celebre medaglione di Giorgio Vasari.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mostra, patrocinata dalla Regione Toscana e con il contributo della Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema e Paolo Penko Firenze, vuole rendere omaggio a una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano, non solo come sovrano illuminato, ma anche come promotore della cultura e dell’arte.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il convegno inaugurale di sabato alle 16.30 nella Sala consiliare del comune, vedrà la partecipazione di illustri ospiti, tra cui Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici di Firenze e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, con introduzione e saluti iniziali di Roberta Casini, Sindaca di Lucignano, Durante l’incontro verrà presentata la mostra e saranno illustrate le straordinarie innovazioni politiche e culturali introdotte da Cosimo I, che trasformarono il Granducato in un’entità politica e culturale di riferimento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mostra sarà accessibile con gli orari di apertura del Museo di Lucignano e rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano riscoprire la storia toscana attraverso preziosi cimeli e manufatti legati alla figura del primo Granduca di Toscana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Per maggiori informazioni</span><span class="s2">:<br />
Museo di Lucignano</span></p>
<p class="p1"><span class="s4"><a href="https://www.museodilucignano.it/">https://www.museodilucignano.it/</a></span></p>
<p class="p1"><span class="s2"> </span></p>
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		<title>Gli Italiani in Swing di Maurizio Bianucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 19:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Non Perdere]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mattia Torre, Giorgio Gaber, Achille Campanile come non li avete mai sentiti! Uno spettacolo e tre autori diversi per epoca e stile ma accomunati dalla stessa grande capacità di osservare l’animo umano e la società con ironia e sarcasmo: “ITALIANI in SWING” di Maurizio Bianucci si muove tra musica e teatro, tra cabaret e riflessioni d’autore. “Ho un canale Spotify &#8211; Attore per quel po’ che si guadagna -dove recito i monologhi che mi piacciono e che sento miei. Ho sempre avuto una passione per Gaber e Campanile e piùrecentemente per il compianto Mattia Torre, autore di sceneggiature e teatro. Così ho cominciato a caricare sul mio canale i monologhi di questi autori e di altri, accorgendomi poco dopo che tutto sembrava volgere verso uno spettacolo con un solo filo conduttore, gli italiani. Poi ho una grande passione che è la musica jazz swing, quindi è arrivato spontaneamente l’idea di unire tutto, ed è nato ITALIANI in SWING” racconta Maurizio Bianucci sullo spettacolo. Bianucci propone una sua versione personale, con intermezzi cabarettistici e dialoghi col pubblico, dei monologhi scritti da Mattia Torre, Gaber e Achille Campanile. “Via con me di Paolo Conte apre lo spettacolo. Ho scelto questo autore proprio perché è un vanto della musica italiana all’estero e Via con me un brano perfetto per traghettare il pubblico verso il primo monologo. Poi ci sono brani bellissimi come In cerca di te o Un bacio a Mezzanotte o molto swingati come Canto anche se sono stonato di Luttazzi, con cui concludo lo spettacolo in un crescendo pazzesco!” Di Gaber ho scelto “Falso contatto”, l’incontro d’amore fra un uomo e una donna. Inutile dire che il machismo italiano, che nasconde non poche debolezze, è il vero protagonista di questo monologo. Il monologo è aperto dal bellissimo e poco conosciuto brano di Buscaglione “Una sigaretta”, in cui il maschio da una ultima possibilità alla donna che ha di fronte e tutto nello spazio di una fumata. Di Mattia Torre ho scelto Traffic, dedicato al nostro rapporto con il traffico cittadino e che ci ricorda come lo status dibenessere italiano passa anche attraverso il possedere una macchina. Ora però la cosa è cresciuta a dismisura, ogni famiglia ha 3 automobili ma questo è l’inizio della giungla cittadina. Concludo lo spettacolo con Gola, perché a noi italiani ci piace mangiare forse più di ogni altra cosa. Retaggio storico culturale della fame vissuta in guerra?” – Maurizio Bianucci Ai monologhi si alternano brani jazz/swing del repertorio italiano di Luttazzi, Kramer, Buscaglione, Natalino Otto, suonati dal vivo dai jazzisti Leonardo Anselmi e Giovanni Scamardella. La musica accompagna la voce di Bianucci, sia nelle canzoni che in parte sui monologhi, diventando così integrante e determinante per il ritmo di tutto lo spettacolo. “Il monologo Fichi Prosciutto e… Mele è un riadattamento del testo &#8211; La Cura dell’Uva &#8211; di Campanile che da grande umorista dei suoi tempi, si chiede chi ha inventato questo accoppiamento culinario italiano così famoso nel mondo. Da lì alla legge diNewton e la sua mela, il passo è breve. In questo monologo ho liberamente cambiato molto del testo originale, aggiungendo alcune mie considerazioni a riguardo di certe invenzioni che ci circondano nella vita quotidiana, ma che non sempre ci sono gradite. Vogliamo parlare dell’odioso tappo di plastica delle bottiglie di acqua??” – Maurizio Bianucci “Italiani in Swing”, ospite della serata conclusiva della 37° edizione del Buskers Festival di Ferrara, di manifestazioni estive in Irpinia e dei principali live club di Roma, racconta vizi e virtù degli italiani, ritrovando autori della musica e del teatro. “Il Buskers Festival di Ferrara, diretto da Rebecca Bottoni e Erika Sarson, è stato una grande fortuna per il mio spettacolo. Nella bellissima cornice della Limonaia di Ferrara ho potuto testare ITALIANI in SWING e le sue potenzialità con un pubblico preparato e attento. Il festival ospita artisti da tutto il mondo ed essere fra i rappresentanti dell’Italia è stato un vero onore” &#8211; Maurizio Bianucci Si ride a “denti stretti” del nostro rapporto con il cibo, col sesso, con la rabbia che ci sovrasta per ogni piccolo disagio quotidiano, dal traffico alla pasta sciapa, dal lavavetri al conto dell’idraulico. “L’Italia è quel paese che se lo attraversi in treno è pieno di bellezze, colline, mari, montagne, laghi, pieno di cultura di santi e navigatori, pieno di poeti e storia… ma a noi di tutto questo… a noi piace solo mangiare!!” (da Gola di M. Torre) In un susseguirsi di monologhi e canzoni “Italiani in Swing” diverte e accompagna lo spettatore in un’Italia che “è vero, in fondo, è quel Paese fatto a forma di spuntatura di maiale”.   LINK https://open.spotify.com/show/4PDhnidx2kfbPSJK5BTs9X https://www.instagram.com/maurizio.bianucci/?hl=it  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Mattia Torre, Giorgio Gaber, Achille Campanile come non li avete mai sentiti!</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5864" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2.jpeg" alt="" width="1058" height="1607" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2.jpeg 1058w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-198x300.jpeg 198w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-674x1024.jpeg 674w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-770x1170.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-1011x1536.jpeg 1011w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-293x445.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/2-390x592.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1058px) 100vw, 1058px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Uno spettacolo e tre autori diversi per epoca e stile ma accomunati dalla stessa grande capacità di osservare l’animo umano e la società con ironia e sarcasmo: </span><span class="s2">“ITALIANI in SWING” di Maurizio Bianucci si muove tra musica e teatro, tra cabaret e riflessioni d’autore. </span></p>
<p class="p1"><span class="s3">“Ho un canale Spotify &#8211; Attore per quel po’ che si guadagna -dove recito i monologhi che mi piacciono e che sento miei. Ho sempre avuto una passione per Gaber e Campanile e piùrecentemente per il compianto Mattia Torre, autore di sceneggiature e teatro. Così ho cominciato a caricare sul mio canale i monologhi di questi autori e di altri, accorgendomi poco dopo che tutto sembrava volgere verso uno spettacolo con un solo filo conduttore, gli italiani. Poi ho una grande passione che è la musica jazz swing, quindi è arrivato spontaneamente l’idea di unire tutto, ed è nato ITALIANI in SWING” </span><span class="s4">racconta Maurizio Bianucci sullo spettacolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5861" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024.jpeg" alt="" width="1536" height="2048" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-225x300.jpeg 225w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-768x1024.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-770x1027.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-293x391.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-1400x1867.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG-20240719-WA0024-390x520.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Bianucci propone una sua versione personale, con intermezzi cabarettistici e dialoghi col pubblico, dei monologhi scritti da </span><span class="s2">Mattia Torre, Gaber e Achille Campanile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">“Via con me di Paolo Conte apre lo spettacolo. Ho scelto questo autore proprio perché è un vanto della musica italiana all’estero e Via con me un brano perfetto per traghettare il pubblico verso il primo monologo. Poi ci sono brani bellissimi come In cerca di te o Un bacio a Mezzanotte o molto swingati come Canto anche se sono stonato di Luttazzi, con cui concludo lo spettacolo in un crescendo pazzesco!”</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Di Gaber ho scelto “Falso contatto”, l’incontro d’amore fra un uomo e una donna. Inutile dire che il machismo italiano, che nasconde non poche debolezze, è il vero protagonista di questo monologo. Il monologo è aperto dal bellissimo e poco conosciuto brano di Buscaglione “Una sigaretta”, in cui il maschio da una ultima possibilità alla donna che ha di fronte e tutto nello spazio di una fumata.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5865" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658.jpeg" alt="" width="1080" height="1471" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658.jpeg 1080w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658-220x300.jpeg 220w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658-752x1024.jpeg 752w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658-770x1049.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658-293x399.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/20240705_212658-390x531.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p class="p1"><span class="s3">Di Mattia Torre ho scelto Traffic, dedicato al nostro rapporto con il traffico cittadino e che ci ricorda come lo status dibenessere italiano passa anche attraverso il possedere una macchina. Ora però la cosa è cresciuta a dismisura, ogni famiglia ha 3 automobili ma questo è l’inizio della giungla cittadina. Concludo lo spettacolo con Gola, perché a noi italiani ci piace mangiare forse più di ogni altra cosa. Retaggio storico culturale della fame vissuta in guerra?” </span><span class="s4">– Maurizio Bianucci</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ai monologhi si alternano brani jazz/swing del repertorio italiano di Luttazzi, Kramer, Buscaglione, Natalino Otto, suonati dal vivo dai jazzisti Leonardo Anselmi e Giovanni Scamardella. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La musica accompagna la voce di Bianucci, sia nelle canzoni che in parte sui monologhi, diventando così integrante e determinante per il ritmo di tutto lo spettacolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">“Il monologo Fichi Prosciutto e… Mele è un riadattamento del testo &#8211; La Cura dell’Uva &#8211; di Campanile che da grande umorista dei suoi tempi, si chiede chi ha inventato questo accoppiamento culinario italiano così famoso nel mondo. Da lì alla legge diNewton e la sua mela, il passo è breve. In questo monologo ho liberamente cambiato molto del testo originale, aggiungendo alcune mie considerazioni a riguardo di certe invenzioni che ci circondano nella vita quotidiana, ma che non sempre ci sono gradite. Vogliamo parlare dell’odioso tappo di plastica delle bottiglie di acqua??” </span><span class="s4">– Maurizio Bianucci</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Italiani in Swing”, ospite della serata conclusiva della 37° edizione del Buskers Festival di Ferrara, di manifestazioni estive in Irpinia e dei principali live club di Roma, racconta vizi e virtù degli italiani, ritrovando autori della musica e del teatro.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s3">“Il Buskers Festival di Ferrara, diretto da Rebecca Bottoni e Erika Sarson, è stato una grande fortuna per il mio spettacolo. Nella bellissima cornice della Limonaia di Ferrara ho potuto testare ITALIANI in SWING e le sue potenzialità con un pubblico preparato e attento. Il festival ospita artisti da tutto il mondo ed essere fra i rappresentanti dell’Italia è stato un vero onore” &#8211; </span><span class="s4">Maurizio Bianucci</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si ride a “denti stretti” del nostro rapporto con il cibo, col sesso, con la rabbia che ci sovrasta per ogni piccolo disagio quotidiano, dal traffico alla pasta sciapa, dal lavavetri al conto dell’idraulico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s4">“L’Italia è quel paese che se lo attraversi in treno è pieno di bellezze, colline, mari, montagne, laghi, pieno di cultura di santi e navigatori, pieno di poeti e storia… ma a noi di tutto questo… a noi piace solo mangiare!!” (da Gola di M. Torre)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In un susseguirsi di monologhi e canzoni “Italiani in Swing” diverte e accompagna lo spettatore in un’Italia che </span><span class="s3">“è vero, in fondo, è quel Paese fatto a forma di spuntatura di maiale”. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s3">LINK</span></p>
<p class="p1"><span class="s5"><a href="https://open.spotify.com/show/4PDhnidx2kfbPSJK5BTs9X">https://open.spotify.com/show/4PDhnidx2kfbPSJK5BTs9X</a></span></p>
<p class="p1"><span class="s5"><a href="https://www.instagram.com/maurizio.bianucci/?hl=it">https://www.instagram.com/maurizio.bianucci/?hl=it</a></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>Lucignano Music Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 05:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un borgo duecentesco pressoché intonso nel cuore della più verde toscana, casa del più celebre Albero della Vita di oreficeria trecentesca e di molte altre meraviglie poco frequentate; una violinista – Irene Abrigo &#8211; di soli 36 anni ma già affermata sui migliori palchi internazionali: da questo incontro di bellezza nasce quattro anni fa un piccolo festival di musica da camera sfidante per originalità di repertori e creatività divulgativa, dove in luoghi segreti di grande fascino e nel silenzio di vicoli immutati nei secoli, eccellenti cameristi danno vita a concerti preziosi e conducono sulla via della musica i giovani GenZ con l’escape room noir dedicata a Paganini, ma anche gli anziani della casa di riposo comunale con incursioni di note davanti alla spettacolare vista della campagna rinascimentale toscana. Mercoledì 25 settembre, nella Chiesa di San Francesco, il concerto di apertura “Misteri d’artista” darà il via a questa straordinaria kermesse musicale. Gli artisti che prenderanno parte al Lucignano Music Festival, sono di livello internazionale. Irene Abrigo e’ giovane, ma con già alle spalle debutti importanti come quello alla Carnegie Hall di New York nel 2016, la violinista virtuosa Irene Abrigo, alla cui creatività e amore sin dall’infanzia per l’incantevole borgo medievale di Lucignano si deve quattro anni fa la nascita di questo piccolo ma ambizioso festival di grande qualità, coltiva da sempre molte passioni a latere della musica, fra cui l’impegno nel sociale con la sua associazione POURQUOIPAS, che collabora con istituzioni come UNHCR e il CIO, e la volontà di far incontrare culture vicine ma diverse con la sua ITALIAN-SWISS music society, nata appositamente per lo scambio culturale tra Italia e Svizzera, sua patria d’adozione. Questo spirito di continua contaminazione tra linguaggi culturali e l’impegno nel sociale è divenuta dunque anche la cifra stilistica del Lucignano Music Festival, dove grandi cameristi della statura del violista Jürg Dähler o del violoncellista Patrick Demenga, si uniscono ad importanti realtà artistiche del territorio, come i Solisti dell’Orchestra da Camera di Perugia o l’attore e regista di cinema, teatro e televisione Francesco Bolo Rossini, sempre su impaginati di rara originalità, in cui grandi classici come Paganini, Schubert, Piazzolla, Prokofiev o Debussy dialogano con compositori contemporanei di solida fama internazionale ma quasi mai rappresentati in Italia, come la finlandese Grammy Award Kaija Saariaho, il violoncellista e compositore già eseguito alla Philharmonie di Berlino Alfred Felder, o pagine storiche assai rare come quelle dell’ottocentesca violinista e compositrice svedese Amanda Maier, morta a soli 41 anni e il cui catalogo completo delle composizioni non è ancora stato indagato, o il settecentesco inglese Joseph Gibbs. Il Lucignano Music Festival è dunque da quattro anni un piccolo cenacolo amicale di grandi artisti &#8211; tra cui vale ricordare anche il chitarrista Giampaolo Bandini, il bandoneon di Cesare Chiacchiaretta, i pianisti Massimiliano Génot e Hiroko Sakagami &#8211; uniti per giorni in uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Italia, la cui caratteristica struttura ellittica a strade anulari concentriche sembra già di per sé metafora di raccoglimento ed accoglienza, quasi come in una moderna rinascita del ritiro del Decameron. E nell’abbraccio ideale delle antiche mura, nel cuore di un paese toscano ancora ricco di vita sociale vera e non semplice vetrina per il nuovo over tourismimperante, gli artisti vivono e fanno musica a fianco dei cittadini, tanto da portare le prove proprio nel cuore della tradizione e della memoria lucignanese, come la casa di riposo per anziani sita in un bellissimo palazzo del centro storico e aperta, grazie ad una panoramica terrazza, sulla natura rinascimentale della valle; o chiudendo il concerto finale con una rustica cena sociale in uno dei ristoranti storici del borgo o ancora trasformando l’escape room dedicata a Paganini e già sperimentata con successo dalla sua ideatrice Irene Abrigo in Svizzera, in una vera scoperta dei tanti tesori nascosti e poco conosciuti di questa cittadina così ricca di storia, tradizioni ed arte da farla competere con centri di ben maggiori dimensioni e fama. L’escape room paganiniana, che vedrà anche molti momenti di musica del violinista del diavolo eseguiti dalla virtuosa Abrigo sul suo prezioso Guadagnini 1758, si svolgerà in doppio appuntamento quotidiano, in italiano ed in inglese, per ben tre giorni da giovedì 26 a sabato 28 settembre e sarà dunque un momento di gioco noir per grandi, piccini e famiglie, in cui al fascino immortale del misterioso Paganini si uniranno scoperte davvero inedite di una delle ultime, autentiche gemme della campagna toscana. Racconta così la sua esperienza Irene Abrigo, Fondatrice e Direttrice Artistica del Festival: &#8220;Da quattro anni, tra le antiche mura di questo borgo toscano soprannominato la perla della Valdichiana, creiamo un&#8217;esperienza che unisce artisti di fama internazionale, giovani talenti e il pubblico in un dialogo intimo e coinvolgente. Il Lucignano Music Festival è per me un luogo dove la musica e la bellezza si incontrano in modo unico e irripetibile, un&#8217;occasione per esplorare nuovi repertori, scoprire tesori nascosti e vivere la magia della musica in luoghi carichi di storia”. Stefano Cresti, Assessore Cultura e Turismo del Comune di Lucignano, chiosa: &#8220;Lucignano Music Festival è un progetto che rappresenta quanto di più profondamente Culturale si possa costruire in un Festival musicale. Perché se la musica ne è la sua massima espressione, tutto ciò che si muove per costruirlo va oltre l&#8217;organizzazione. Si costruiscono piccole comunità di sostenitori creando inclusività ed integrazione, coinvolgendo poi dai più piccoli ai più anziani. Irene con la sua professionalità riesce a portare nel nostro Borgo, musicisti di livello altissimo spendendosi a tutto tondo per costruire un progetto armonioso e &#8220;presente&#8221; come la musica che ci fa ascoltare”. Qui di seguito gli appuntamenti: Mercoledì 25 settembre 2024 MISTERI D’ARTISTA Concerto di apertura – Chiesa di San Francesco Ore 21.00 Musiche di N. Paganini, F. Schubert, A. Piazzolla, K. Saariaho, A. Felder Francesco Bolo Rossini, voce recitante Irene Abrigo, violino Jürg Dähler, viola Giampaolo Bandini, chitarra Cesare Chiacchiaretta, bandone Giovedì 26 settembre 2024 PIERINO &#38; IL LUPO Favola Sinfonica – Teatro Rosini Ore 21.00 “Pierino e il lupo” di S. Prokofiev Francesco Bolo Rossini, voce recitante I Solisti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Un borgo duecentesco pressoché intonso nel cuore della più verde toscana, casa del più celebre Albero della Vita di oreficeria trecentesca e di molte altre meraviglie poco frequentate; una violinista – Irene Abrigo &#8211; di soli 36 anni ma già affermata sui migliori palchi internazionali: da questo incontro di bellezza nasce quattro anni fa un piccolo festival di musica da camera sfidante per originalità di repertori e creatività divulgativa, dove in luoghi segreti di grande fascino e nel silenzio di vicoli immutati nei secoli, eccellenti cameristi danno vita a concerti preziosi e conducono sulla via della musica i giovani GenZ con l’escape room noir dedicata a Paganini, ma anche gli anziani della casa di riposo comunale con incursioni di note davanti alla spettacolare vista della campagna rinascimentale toscana.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5825" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977.jpeg" alt="" width="1120" height="1600" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977.jpeg 1120w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-210x300.jpeg 210w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-717x1024.jpeg 717w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-770x1100.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-1075x1536.jpeg 1075w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-293x419.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/6d18a1f3-7e9e-427c-8026-df7638e0b977-390x557.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mercoledì 25 settembre, nella Chiesa di San Francesco, il concerto di apertura “Misteri d’artista” darà il via a questa straordinaria kermesse musicale. Gli artisti che prenderanno parte al </span><span class="s2">Lucignano Music Festival, </span><span class="s1">sono di livello internazionale. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Irene Abrigo</span><span class="s2"> e’ giovane, ma con già alle spalle debutti importanti come quello alla Carnegie Hall di New York nel 2016, la violinista virtuosa Irene Abrigo, alla cui creatività e amore sin dall’infanzia per l’incantevole borgo medievale di Lucignano si deve quattro anni fa la nascita di questo piccolo ma ambizioso festival di grande qualità, coltiva da sempre molte passioni a latere della musica, fra cui l’impegno nel sociale con la sua associazione POURQUOIPAS, che collabora con istituzioni come UNHCR e il CIO, e la volontà di far incontrare culture vicine ma diverse con la sua ITALIAN-SWISS music society, nata appositamente per lo scambio culturale tra Italia e Svizzera, sua patria d’adozione. Questo spirito di continua contaminazione tra linguaggi culturali e l’impegno nel sociale è divenuta dunque anche la cifra stilistica del Lucignano Music Festival, dove grandi cameristi della statura del </span><span class="s1">violista Jürg Dähler o del violoncellista Patrick Demenga, si uniscono ad importanti realtà artistiche del territorio, come i Solisti dell’Orchestra da Camera di Perugia o l’attore e regista di cinema, teatro e televisione Francesco Bolo Rossini, sempre su impaginati di rara originalità, </span><span class="s2">in cui grandi classici come Paganini, Schubert, Piazzolla, Prokofiev o Debussy dialogano con compositori contemporanei di solida fama internazionale ma quasi mai rappresentati in Italia, come </span><span class="s1">la finlandese Grammy Award Kaija Saariaho, il violoncellista e compositore già eseguito alla Philharmonie di Berlino Alfred Felder, o pagine storiche assai rare come quelle dell’ottocentesca violinista e compositrice svedese Amanda Maier, morta a soli 41 anni e il cui catalogo completo delle composizioni non è ancora stato indagato, o il settecentesco inglese Joseph Gibbs.</span><span class="s2"> Il Lucignano Music Festival è dunque da quattro anni un piccolo cenacolo amicale di grandi artisti &#8211; tra cui vale ricordare anche il chitarrista Giampaolo Bandini, il bandoneon di Cesare Chiacchiaretta, i pianisti Massimiliano Génot e Hiroko Sakagami &#8211; uniti per giorni in uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Italia, la cui caratteristica struttura ellittica a strade anulari concentriche sembra già di per sé metafora di raccoglimento ed accoglienza, quasi come in una moderna rinascita del ritiro del Decameron. E nell’abbraccio ideale delle antiche mura, nel cuore di un paese toscano ancora ricco di vita sociale vera e non semplice vetrina per il nuovo over tourismimperante, gli artisti vivono e fanno musica a fianco dei cittadini, tanto da portare le prove proprio nel cuore della tradizione e della memoria lucignanese, come la casa di riposo per anziani sita in un bellissimo palazzo del centro storico e aperta, grazie ad una panoramica terrazza, sulla natura rinascimentale della valle; o chiudendo il concerto finale con una rustica cena sociale in uno dei ristoranti storici del borgo o ancora trasformando l’escape room dedicata a Paganini e già sperimentata con successo dalla sua ideatrice Irene Abrigo in Svizzera, in una vera scoperta dei tanti tesori nascosti e poco conosciuti di questa cittadina così ricca di storia, tradizioni ed arte da farla competere con centri di ben maggiori dimensioni e fama. L’escape room paganiniana, che vedrà anche molti momenti di musica del violinista del diavolo eseguiti dalla virtuosa Abrigo sul suo prezioso Guadagnini 1758, si svolgerà in doppio appuntamento quotidiano, in italiano ed in inglese, per ben tre giorni da giovedì 26 a sabato 28 settembre e sarà dunque un momento di gioco noir per grandi, piccini e famiglie, in cui al fascino immortale del misterioso Paganini si uniranno scoperte davvero inedite di una delle ultime, autentiche gemme della campagna toscana.</span><span class="s1"> Racconta così la sua esperienza Irene Abrigo, Fondatrice e Direttrice Artistica del Festival</span><span class="s2">: </span><span class="s3">&#8220;Da quattro anni, tra le antiche mura di questo borgo toscano soprannominato la perla della Valdichiana, creiamo un&#8217;esperienza che unisce artisti di fama internazionale, giovani talenti e il pubblico in un dialogo intimo e coinvolgente. Il Lucignano Music Festival è per me un luogo dove la musica e la bellezza si incontrano in modo unico e irripetibile, un&#8217;occasione per esplorare nuovi repertori, scoprire tesori nascosti e vivere la magia della musica in luoghi carichi di storia</span><span class="s1">”. Stefano Cresti, Assessore Cultura e Turismo del Comune di Lucignano</span><span class="s2">, chiosa: </span><span class="s3">&#8220;Lucignano Music Festival è un progetto che rappresenta quanto di più profondamente Culturale si possa costruire in un Festival musicale. Perché se la musica ne è la sua massima espressione, tutto ciò che si muove per costruirlo va oltre l&#8217;organizzazione. Si costruiscono piccole comunità di sostenitori creando inclusività ed integrazione, coinvolgendo poi dai più piccoli ai più anziani. Irene con la sua professionalità riesce a portare nel nostro Borgo, musicisti di livello altissimo spendendosi a tutto tondo per costruire un progetto armonioso e &#8220;presente&#8221; come la musica che ci fa ascoltare”.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5826" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4.jpeg" alt="" width="1120" height="1600" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4.jpeg 1120w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-210x300.jpeg 210w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-717x1024.jpeg 717w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-770x1100.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-1075x1536.jpeg 1075w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-293x419.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-390x557.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p class="p1"><span class="s3">Qui di seguito gli appuntamenti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mercoledì 25 settembre 2024</span><span class="s2"> MISTERI D’ARTISTA Concerto di apertura – Chiesa di San Francesco Ore 21.00</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musiche di N. Paganini, F. Schubert, A. Piazzolla, K. Saariaho, A. Felder</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Francesco Bolo Rossini, voce recitante</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Irene Abrigo, violino</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Jürg Dähler, viola</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Giampaolo Bandini, chitarra</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Cesare Chiacchiaretta, bandone</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Giovedì 26 settembre 2024</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">PIERINO &amp; IL LUPO Favola Sinfonica – Teatro Rosini Ore 21.00</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">“Pierino e il lupo” di S. Prokofiev</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Francesco Bolo Rossini, voce recitante </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">I Solisti dell’Orchestra da Camera di Perug</span><span class="s1">ia </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Venerdì 26 settembre 202</span><span class="s2">4</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">AL CHIARO DI LUNA. Un viaggio poetico per violino &amp; pianoforte</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Chiesa di San Francesco Ore 21:00 </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musiche di J. Gibbs, A. Maier, P. de Sarasate, Debussy</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Christian Joseph Saccon, violino; Massimiliano Génot, pianofort</span><span class="s1">e</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sabato 28 settembre 2024</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">GRAN FINALE Concerto di chiusura-Chiesa di San Francesco</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ore 18:00 Concerto – Ore 20:45 Cena tradizionale toscana (fiorentina) con gli artisti presso La Tavernetta</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musica di G. Fauré, D. Shostakovich, A. Dvorak</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Irene Abrigo, violino; Jürg Dähler, viola; Patrick Demenga, violoncello; Hiroko Sakagami, pianoforte</span></p>
<p class="p1"><span class="s4"><a href="https://www.lucignanomusicfestival.com/">https://www.lucignanomusicfestival.com/</a></span></p>
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		<title>Gruppo di Lettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 10:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via “Gruppo di lettura” rassegna di letture sulle donne del &#8216;900 e le arti. Direttrice artistica dell’evento che si dipanerà in più incontri: Alessia Cottone. “Maud Stevens Wagner era una contorsionista e acrobata nei circhi itineranti dell’America di fine Ottocento; diventerà la prima donna tatuatrice in America. All&#8217;epoca per una donna era disdicevole disegnare su corpi, quasi sempre di uomini. Maud, insieme al marito Gus, iniziò a portare l’arte del tatuaggio in giro per il mondo e il suo stesso corpo divenne come un quadro da ammirare con stupore ma anche disprezzo. Era un&#8217;epoca in cui le donne non potevano esporsi. Lei lo faceva, mettendo a nudo il suo corpo dipinto. Maud Stevens Wagner è stata una pioniera dell’arte del tatuaggio, veicolando un messaggio di emancipazione femminile molto diretto. La storia poco nota di questa donna e della sua arte mi ha fatto pensare che ci sono tantissime artiste di cui conosciamo in modo spesso troppo superficiale le vicissitudini. Per questo ho pensato al Gruppo di Lettura di Hangar Duchamp, dedicando a lei l’immagine in locandina. Un’occasione per avvicinarci alla storia di donne di cui probabilmente non conosciamo neanche il nome ma solo la loro immagine o magari il nome del loro compagno. Ci sono biografie, saggi, romanzi e poesie di cui parleremo insieme scambiandoci pareri ed idee, nella cornice accogliente di una libreria illuminata e sempre sul pezzo, Sinestetica Expo nel quartiere Montesacro. Gli incontri si terranno ogni primo martedì del mese a partire da ottobre, ogni mese una storia, un’artista, un esempio di consapevolezza da scoprire. Si potrà scegliere in quale modalità partecipare, in presenza o via zoom. Il libro del mese potrà essere acquistato anche presso Sinestetica con un piccolo sconto dedicato”, racconta Alessia Cottone. E siamo al “Gruppo di Lettura”, come nasce l’idea? Ho seguito e seguo diversi gruppi di lettura che nel corso degli anni mi hanno arricchito attraverso il confronto e mi hanno anche dato l&#8217;opportunità di avvicinarmi a storie che probabilmente non avrei mai conosciuto. Ecco, penso che questo tipo di esperienza sia un toccasana per l&#8217;anima. Mi sono detta: perché non proporne uno? Ed eccomi qui. Che cosa è e come si delinea il “Gruppo di Lettura”? Vorrei invitare a leggere un libro, magari poco conosciuto, con la propria conoscenza e consapevolezza per poi mettere tutto in condivisione, nel rispetto delle personalità e del carattere di ogni persona. Si può partecipare anche portando i propri silenzi e il proprio ascolto. Che cosa hanno di speciale “Le donne del &#8216;900 e le arti”? Donne artiste ne abbiamo avute e ne abbiamo tantissime, ma quanto conosciamo realmente di loro, della loro storia e della loro arte? Di alcune sappiamo giusto il nome, altre sono totalmente sconosciute nonostante le loro scoperte, il loro successo. Spesso sappiamo chi era il loro marito o compagno e questo è l&#8217;appellativo col quale le associamo a qualche personaggio famoso: &#8220;la moglie di&#8221;. Ritengo necessario che queste donne non abbiano solo un nome e un cognome, addirittura spesso neanche il loro, ma il giusto posto nella storia. Chi era Maud Stevens Wagner? Era un&#8217;acrobata e contorsionista molto attiva nei circhi degli Stati Uniti a cavallo tra la fine dell&#8217;800 e l&#8217;inizio del &#8216;900. In una delle sue serate circensi conobbe un artista tatuatore col quale fece un accordo molto ardito: un appuntamento in cambio di una lezione di tatuaggio. Lui divenne suo marito e lei fu la prima tatuatrice donna nella storia degli Stati Uniti. Fu anche l&#8217;ultima a praticare questa meravigliosa arte totalmente a mano, senza l&#8217;ausilio della macchinetta. Perché la sua vita è significativa? In una società fortemente patriarcale, scelse di opporsi ai conformismi per seguire le sue passioni. Tatuare era un&#8217;attività prettamente maschile, prima di lei. Che cosa ci ha insegnato e ancora ci insegna? Maud ha voluto imparare un&#8217;arte che nessuna donna del suo tempo aveva l&#8217;opportunità di praticare. Con tenacia ha dimostrato che non serviva essere uomini per eseguire tatuaggi. Si è emancipata attraverso questa arte, proseguendo la sua attività anche dopo la morte del marito, trasmettendo la sua passione e conoscenza alla figlia, anche lei tatuatrice. Per questo l&#8217;ho scelta per la locandina del gruppo di lettura, perché la ritengo un simbolo e un esempio. Quali altre donne hanno rappresentato un cambiamento di paradigma? Tutte le donne scelte per questo gruppo di lettura rappresentano un cambiamento raggiunto attraverso le proprie arti, chi con la fotografia, chi con la moda, la musica o la poesia. Quando si terranno gli incontri del “Gruppo di Lettura”? Ogni primo martedì del mese, da ottobre fino a giugno presso la libreria Sinestetica Expo di Roma oppure anche da remoto. Che cosa si aspetta dal pubblico? Innanzitutto che non sia &#8220;solo pubblico&#8221; ma partecipi, con la propria presenza se non con le proprie parole. E poi curiosità e confronto. Progetti? Intanto iniziamo, poi certo, mi piacerebbe che questo gruppo di lettura diventasse un appuntamento fisso per la nostra associazione, nata intorno alla compagnia teatrale e collettivo artistico Hangar Duchamp. Un&#8217;altra faccia della creatività trasversale che questa compagnia ha sempre ricercato. Sarebbe entusiasmante. Vuole aggiungere altro? Vi aspetto numerose. Già il primo libro, &#8220;Kiki di Montparnasse&#8221;, di Mark Braude, è bellissimo e ci avvicina alla storia di una donna che è stata una figura fondamentale nella Parigi del dadaismo e del surrealismo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Al via “Gruppo di lettura” rassegna di letture sulle donne del &#8216;900 e le arti. Direttrice artistica dell’evento che si dipanerà in più incontri: Alessia Cottone.</span></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5800" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone.jpeg" alt="" width="747" height="750" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone.jpeg 747w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-40x40.jpeg 40w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-80x80.jpeg 80w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-293x294.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-390x392.jpeg 390w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Alessia-Cottone-60x60.jpeg 60w" sizes="(max-width: 747px) 100vw, 747px" /></p>
<p class="p1"><span class="s2">“Maud Stevens Wagner era una contorsionista e acrobata nei circhi itineranti dell’America di fine Ottocento; diventerà la prima donna tatuatrice in America. All&#8217;epoca per una donna era disdicevole disegnare su corpi, quasi sempre di uomini. Maud, insieme al marito Gus, iniziò a portare l’arte del tatuaggio in giro per il mondo e il suo stesso corpo divenne come un quadro da ammirare con stupore ma anche disprezzo. Era un&#8217;epoca in cui le donne non potevano esporsi. Lei lo faceva, mettendo a nudo il suo corpo dipinto. Maud Stevens Wagner è stata una pioniera dell’arte del tatuaggio, veicolando un messaggio di emancipazione femminile molto diretto. La storia poco nota di questa donna e della sua arte mi ha fatto pensare che ci sono tantissime artiste di cui conosciamo in modo spesso troppo superficiale le vicissitudini. Per questo ho pensato al Gruppo di Lettura di Hangar Duchamp, dedicando a lei l’immagine in locandina. Un’occasione per avvicinarci alla storia di donne di cui probabilmente non conosciamo neanche il nome ma solo la loro immagine o magari il nome del loro compagno. Ci sono biografie, saggi, romanzi e poesie di cui parleremo insieme scambiandoci pareri ed idee, nella cornice accogliente di una libreria illuminata e sempre sul pezzo, Sinestetica Expo nel quartiere Montesacro. Gli incontri si terranno ogni primo martedì del mese a partire da ottobre, ogni mese una storia, un’artista, un esempio di consapevolezza da scoprire. Si potrà scegliere in quale modalità partecipare, in presenza o via zoom. Il libro del mese potrà essere acquistato anche presso Sinestetica con un piccolo sconto dedicato”, racconta Alessia Cottone.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E siamo al “Gruppo di Lettura”, come nasce l’idea?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ho seguito e seguo diversi gruppi di lettura che nel corso degli anni mi hanno arricchito attraverso il confronto e mi hanno anche dato l&#8217;opportunità di avvicinarmi a storie che probabilmente non avrei mai conosciuto. Ecco, penso che questo tipo di esperienza sia un toccasana per l&#8217;anima. Mi sono detta: perché non proporne uno? Ed eccomi qui. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa è e come si delinea il “Gruppo di Lettura”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vorrei invitare a leggere un libro, magari poco conosciuto, con la propria conoscenza e consapevolezza per poi mettere tutto in condivisione, nel rispetto delle personalità e del carattere di ogni persona. Si può partecipare anche portando i propri silenzi e il proprio ascolto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa hanno di speciale “Le donne del &#8216;900 e le arti”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Donne artiste ne abbiamo avute e ne abbiamo tantissime, ma quanto conosciamo realmente di loro, della loro storia e della loro arte? Di alcune sappiamo giusto il nome, altre sono totalmente sconosciute nonostante le loro scoperte, il loro successo. Spesso sappiamo chi era il loro marito o compagno e questo è l&#8217;appellativo col quale le associamo a qualche personaggio famoso: &#8220;la moglie di&#8221;. Ritengo necessario che queste donne non abbiano solo un nome e un cognome, addirittura spesso neanche il loro, ma il giusto posto nella storia.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5801" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web.jpeg" alt="" width="1414" height="2000" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web.jpeg 1414w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-212x300.jpeg 212w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-724x1024.jpeg 724w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-770x1089.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-1086x1536.jpeg 1086w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-293x414.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-1400x1980.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Gruppo-di-lettura-locandina-web-390x552.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1414px) 100vw, 1414px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Chi era Maud Stevens Wagner?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Era un&#8217;acrobata e contorsionista molto attiva nei circhi degli Stati Uniti a cavallo tra la fine dell&#8217;800 e l&#8217;inizio del &#8216;900. In una delle sue serate circensi conobbe un artista tatuatore col quale fece un accordo molto ardito: un appuntamento in cambio di una lezione di tatuaggio. Lui divenne suo marito e lei fu la prima tatuatrice donna nella storia degli Stati Uniti. Fu anche l&#8217;ultima a praticare questa meravigliosa arte totalmente a mano, senza l&#8217;ausilio della macchinetta. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché la sua vita è significativa?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In una società fortemente patriarcale, scelse di opporsi ai conformismi per seguire le sue passioni. Tatuare era un&#8217;attività prettamente maschile, prima di lei. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa ci ha insegnato e ancora ci insegna?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Maud ha voluto imparare un&#8217;arte che nessuna donna del suo tempo aveva l&#8217;opportunità di praticare. Con tenacia ha dimostrato che non serviva essere uomini per eseguire tatuaggi. Si è emancipata attraverso questa arte, proseguendo la sua attività anche dopo la morte del marito, trasmettendo la sua passione e conoscenza alla figlia, anche lei tatuatrice. Per questo l&#8217;ho scelta per la locandina del gruppo di lettura, perché la ritengo un simbolo e un esempio. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quali altre donne hanno rappresentato un cambiamento di paradigma?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tutte le donne scelte per questo gruppo di lettura rappresentano un cambiamento raggiunto attraverso le proprie arti, chi con la fotografia, chi con la moda, la musica o la poesia. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando si terranno gli incontri del “Gruppo di Lettura”? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ogni primo martedì del mese, da ottobre fino a giugno presso la libreria Sinestetica Expo di Roma oppure anche da remoto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa si aspetta dal pubblico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Innanzitutto che non sia &#8220;solo pubblico&#8221; ma partecipi, con la propria presenza se non con le proprie parole. E poi curiosità e confronto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Progetti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Intanto iniziamo, poi certo, mi piacerebbe che questo gruppo di lettura diventasse un appuntamento fisso per la nostra associazione, nata intorno alla compagnia teatrale e collettivo artistico Hangar Duchamp. Un&#8217;altra faccia della creatività trasversale che questa compagnia ha sempre ricercato. Sarebbe entusiasmante. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vuole aggiungere altro?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vi aspetto numerose. Già il primo libro, &#8220;Kiki di Montparnasse&#8221;, di Mark Braude, è bellissimo e ci avvicina alla storia di una donna che è stata una figura fondamentale nella Parigi del dadaismo e del surrealismo.</span></p>
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		<title>NOW</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 12:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È questo il momento giusto per vedere cinque artisti in una collettiva. L’arte prende forma attraverso l’alluminio, la fotografia , la scultura, le frasi e i colori. Il 20 settembre dalle ore 18:00 in viale Giuseppe Mazzini N.1, Roma presso la plus art pulse per brindare con: BEFORE! La serata sarà allietata dalle modelle che indosseranno i gioielli di Spazio Officine Preziose Gioielli Contemporanei Before, cosi com&#8217;è oggi, è stato pensato e tirato su tre anni fa su una delle strade più importanti, che collega la nostra splendida città, alla Francia: l&#8217;Aurelia. È davvero difficile descrivere questo posto in poche semplici parole ma possiamo oggi essere fieri, di aver racchiuso in questo progetto tutto ciò che più ci rappresenta e piace. Buona musica, cocktail storici e di nostra invenzione, selezionando i distillati migliori, l&#8217;attenzione alla cucina e alle sue materie prime, il piacere del buon bere, potendosi interfacciare con amici e molteplici etnie che potrebbero trasformare le conversazioni in viaggi. Un posto unico per noi, che speriamo possa essere unico anche per voi!!! Matteo Frasca nasce nel 1990 nella provincia di Roma, nutre la passione per l’arte fin dalla giovane età, fino a sentire sempre più il bisogno di addentrarsi in questo mondo, soprattutto con la fotografia. Partecipa in vari progetti editoriali con la Graffiti, scuola e agenzia fotografica, dove ha presentato insieme agli altri autori alcuni libri, come Roma tra luci e ombre, Covid 19 immagini da un anno buio e Urban, con le rispettive mostre al Pigorini, nella bellissima libreria Spazio Sette in Via dei Barbieri, nella Galleria dei Miracoli in Via del Corso e ad altre location. Sperimenta la tecnica del flame painting, con l’intento di infondere un messaggio di rinascita e ardore attraverso il fuoco, il suo elemento artistico Silvia Fossi nasce a Roma. Già da piccola creava con forbici e carta frequenta il liceo artistico della Tuscia . Negli anni ha frequentato corsi di scultura e pittura . Il suo primo riconoscimento al pubblico arriva con il brevetto di una tecnica per la realizzazione di bracciali “White fashion Roma”. Da questo punto di partenza da queste idee nasce nell’artista la volontà di estendere ai quadri ed alle sue sculture questo sapere Euplemio Macri` , nato a roma negli anni &#8217;60 , dopo studi classici , musicali , esperienze cinematografiche e teatrali , si dedica alla elaborazione di quadri di grandi dimensioni con tessiture visive complesse con onde di colore , elaborazioni fotografiche , foglie d&#8217; oro , opticals , inchiostri ad alcool . Ha esposto in personali e collettive , tra le tante , al museo maca di anagni , alla fiera arte padova 2021 , al castello baronale di minturno , ed in numerose date nella galleria romana di patrizia anastasi , in v.le mazzini , 1 . I suoi lavori sono stati e saranno ancora visibili in diverse aste televisive su arte ora tv , curate da Roberto Porcelli e Patrizia Anastasi . L’artista Pennyboy, con il suo stile caratteristico di opere in metallo deformato, ha attirato l’attenzione di importanti gallerie d’arte ed esposto le proprie opere a Miami, Parigi, Ibiza, Roma, Milano, Venezia. Nato a Roma nel 1964, Fiorenzo Senese inizia a fotografare da adolescente, attratto dall’idea dello scatto come espressione creativa, ma senza mai alterare le immagini. Vive in varie città d’Italia e per diciassette anni tra Tunisia, Marocco, Turchia e India. Nel 2009 inizia a esporre a Istanbul,col supporto del locale Istituto Italiano di Cultura. Seguono Mumbai, Londra, New York, fino a Venezia dove espone a unevento satellite della 57a Biennale Arte 2017. Nel 2015 e nel 2017 tiene lezioni sulla fotografia artistica presso la Symbiosis University di Pune in India. Nel 2019, la rivista “Cultura e dintorni” pubblica il suo progetto foto-sociale &#8220;Il viaggio dei passi perduti&#8221;; una collezione di foto di scarpe abbandonate che simboleggiano le azioni umane che portano alla perdita dell’identità evolutiva. I suoi scatti sono presso l’Università Bocconi di Mumbai in India, la BNP Paribas della stessa città e in molte case private in diversi Paesi. Ogni progetto è un contenitore dinamico che si arricchisce sempre di nuove immagini. La mostra sarà visitabile anche il giorno 21 settembre dalle 11:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 18:00.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/now/">NOW</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">È questo il momento giusto per vedere cinque artisti in una collettiva. L’arte prende forma attraverso l’alluminio, la fotografia , la scultura, le frasi e i colori. Il 20 settembre dalle ore 18:00 in viale Giuseppe Mazzini N.1, Roma presso la plus art pulse per brindare con: BEFORE!<br />
</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5796 aligncenter" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e.jpeg" alt="" width="866" height="876" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e.jpeg 866w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-297x300.jpeg 297w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-770x779.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-40x40.jpeg 40w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-80x80.jpeg 80w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-293x296.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-390x395.jpeg 390w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/2d9d7e0b-96b7-4089-b0a9-6c7dc0764b8e-60x60.jpeg 60w" sizes="(max-width: 866px) 100vw, 866px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">La serata sarà allietata dalle modelle che indosseranno i gioielli di Spazio Officine Preziose Gioielli Contemporanei Before, cosi com&#8217;è oggi, è stato pensato e tirato su tre anni fa su una delle strade più importanti, che collega la nostra splendida città, alla Francia: l&#8217;Aurelia. È davvero difficile descrivere questo posto in poche semplici parole ma possiamo oggi essere fieri, di aver racchiuso in questo progetto tutto ciò che più ci rappresenta e piace. Buona musica, cocktail storici e di nostra invenzione, selezionando i distillati migliori, l&#8217;attenzione alla cucina e alle sue materie prime, il piacere del buon bere, potendosi interfacciare con amici e molteplici etnie che potrebbero trasformare le conversazioni in viaggi. Un posto unico per noi, che speriamo possa essere unico anche per voi!!! Matteo Frasca nasce nel 1990 nella provincia di Roma, nutre la passione per l’arte fin dalla giovane età, fino a sentire sempre più il bisogno di addentrarsi in questo mondo, soprattutto con la fotografia. Partecipa in vari progetti editoriali con la Graffiti, scuola e agenzia fotografica, dove ha presentato insieme agli altri autori alcuni libri, come Roma tra luci e ombre, Covid 19 immagini da un anno buio e Urban, con le rispettive mostre al Pigorini, nella bellissima libreria Spazio Sette in Via dei Barbieri, nella Galleria dei Miracoli in Via del Corso e ad altre location. Sperimenta la tecnica del flame painting, con l’intento di infondere un messaggio di rinascita e ardore attraverso il fuoco, il suo elemento artistico Silvia Fossi nasce a Roma. Già da piccola creava con forbici e carta frequenta il liceo artistico della Tuscia . Negli anni ha frequentato corsi di scultura e pittura . Il suo primo riconoscimento al pubblico arriva con il brevetto di una tecnica per la realizzazione di bracciali “White fashion Roma”. Da questo punto di partenza da queste idee nasce nell’artista la volontà di estendere ai quadri ed alle sue sculture questo sapere Euplemio Macri` , nato a roma negli anni &#8217;60 , dopo studi classici , musicali , esperienze cinematografiche e teatrali , si dedica alla elaborazione di quadri di grandi dimensioni con tessiture visive complesse con onde di colore , elaborazioni fotografiche , foglie d&#8217; oro , opticals , inchiostri ad alcool . Ha esposto in personali e collettive , tra le tante , al museo maca di anagni , alla fiera arte padova 2021 , al castello baronale di minturno , ed in numerose date nella galleria romana di patrizia anastasi , in v.le mazzini , 1 . I suoi lavori sono stati e saranno ancora visibili in diverse aste televisive su arte ora tv , curate da Roberto Porcelli e Patrizia Anastasi . L’artista Pennyboy, con il suo stile caratteristico di opere in metallo deformato, ha attirato l’attenzione di importanti gallerie d’arte ed esposto le proprie opere a Miami, Parigi, Ibiza, Roma, Milano, Venezia. Nato a Roma nel 1964, Fiorenzo Senese inizia a fotografare da adolescente, attratto dall’idea dello scatto come espressione creativa, ma senza mai alterare le immagini. Vive in varie città d’Italia e per diciassette anni tra Tunisia, Marocco, Turchia e India. Nel 2009 inizia a esporre a Istanbul,col supporto del locale Istituto Italiano di Cultura. Seguono Mumbai, Londra, New York, fino a Venezia dove espone a unevento satellite della 57a Biennale Arte 2017. Nel 2015 e nel 2017 tiene lezioni sulla fotografia artistica presso la Symbiosis University di Pune in India. Nel 2019, la rivista “Cultura e dintorni” pubblica il suo progetto foto-sociale &#8220;Il viaggio dei passi perduti&#8221;; una collezione di foto di scarpe abbandonate che simboleggiano le azioni umane che portano alla perdita dell’identità evolutiva. I suoi scatti sono presso l’Università Bocconi di Mumbai in India, la BNP Paribas della stessa città e in molte case private in diversi Paesi. Ogni progetto è un contenitore dinamico che si arricchisce sempre di nuove immagini. La mostra sarà visitabile anche il giorno 21 settembre dalle 11:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 18:00.</span></p>
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