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	<title>Contenuti Esclusivi Archivi - Barbara Fabbroni Official Website</title>
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	<title>Contenuti Esclusivi Archivi - Barbara Fabbroni Official Website</title>
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		<title>“One More Kiss, Dear”: quando l’amore smette di ascoltare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 17:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un amore rifiutato, la solitudine e il desiderio che si trasforma in imposizione. In “One More Kiss, Dear”, scritto con Giovanni Caloro, che firma anche la regia, Francesca Pimpinelli porta in scena una donna dalle molte contraddizioni. Con l’autrice e interprete esploriamo il confine tra attaccamento e possesso, tra il dolore del rifiuto e la [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un amore rifiutato, la solitudine e il desiderio che si trasforma in imposizione. In “One More Kiss, Dear”, scritto con Giovanni Caloro, che firma anche la regia, Francesca Pimpinelli porta in scena una donna dalle molte contraddizioni. Con l’autrice e interprete esploriamo il confine tra attaccamento e possesso, tra il dolore del rifiuto e la responsabilità delle proprie scelte.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesca, “One More Kiss, Dear” nasce da un amore rifiutato con cinismo e crudeltà. Come è nata l’idea dello spettacolo e che cosa volevate esplorare di quel momento in cui il sentimento di una persona si scontra con il rifiuto dell’altra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo è l’ampliamento di un monologo breve, vincitore della rassegna De Rebus Amoris 2024, che nasce con il titolo “L’amore ai tempi del ghosting”. Quello che ci interessava sondare, attraverso il fenomeno del ghosting e poi ancor di più con quello dello stalking, è la dinamica di potere che si instaura tra due parti di un rapporto relazione. Uno dei due impone con la forza il suo potere, che nega il confronto, che sia obbligando la sua assenza o la sua presenza. E quindi è questa la domanda che ci siamo fatti: cosa succede nella nostra testa quando siamo obbligati a riflettere da soli su una relazione che prevederebbe una controparte? E cosa succede invece quando scegliamo di imporci, negando l’ascolto all’altro?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO-960x720.jpeg" alt="" class="wp-image-11287" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO-960x720.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO-320x240.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO-768x576.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-FOTO.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo sembra un monologo, ma la protagonista ha due facce che si mescolano e si sovrappongono. Come hai costruito queste due dimensioni del personaggio, nella scrittura e poi attraverso la voce e il corpo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due facce si sovrappongono mano a mano come due pettini: ci sono ripensamenti, riflessioni, ma anche bugie, indizi sparsi, depistaggi. La difficoltà è stata proprio questa, individuare il punto di rottura oltre il quale le riflessioni diventano false e i ripensamenti bugie. E dal punto di vista interpretativo è stato da subito molto chiaro che le due facce non sarebbero dovute essere scisse, ma che si sarebbe dovuto costruire un personaggio che ha un percorso e un arco narrativo crepuscolare, non sempre definito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Fin dove l’attaccamento è cura dell’altro?” è uno degli interrogativi centrali della storia. Nel dare vita alla protagonista, dove hai individuato il confine tra il desiderio di amare qualcuno e il bisogno di trattenerlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La protagonista vive questo amore totalmente nella solitudine. E se in un primo momento vi è costretta dall’altro, in un secondo momento è lei stessa a scegliere di portare avanti la storia da sola, a dispetto di ciò che la controparte pensa, desidera, comunica. Credo che il confine, il punto di rottura sia il momento in cui, finalmente messa nelle condizioni di poter ascoltare la posizione dell’oggetto dei tuoi desideri, lei sceglie di restare nella sua solitudine emotiva e di plasmare la realtà a immagine e somiglianza di ciò che vuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La donna dialoga con personaggi reali o immaginari, anche se in scena è sola. Che cosa riesce a confessare, o a nascondere a se stessa, attraverso questi interlocutori?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesca progressivamente cerca sempre di più di mentire, a tutti, per conservare l’immagine di sé che si è creata quando è stata ghostata. Eppure, in questo tentativo di negarsi alla realtà, a volte riesce a essere estremamente sincera. Questo la rende spiazzante: avere la necessità di esternare dell’umanità mentre si costruisce una maschera per nascondere il proprio male.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="810" height="1440" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC-810x1440.jpeg" alt="" class="wp-image-11288" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC-810x1440.jpeg 810w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC-270x480.jpeg 270w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC-768x1365.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC-864x1536.jpeg 864w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/One-More-Kiss-LOC.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sei coautrice insieme a Giovanni Caloro, che firma anche la regia. Come avete lavorato sul passaggio dal testo alla scena, soprattutto nei momenti in cui la protagonista può risultare scomoda o difficile da comprendere?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato molto importante lavorare sul personaggio sia con la necessità di empatizzare, azione indispensabile per l’attore per calarsi in un ruolo, sia con l’obiettivo di non simpatizzare e, in estrema sintesi, di non giustificare. Per questo, nei momenti più critici, abbiamo ridotto il pathos il più possibile, per non romanticizzare e fare leva sull’emotività del pubblico in una direzione che non ci interessa e non ci appartiene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’amore è eterno? E l’odio?” sono due domande che lo spettacolo lascia aperte. Dopo aver attraversato questa storia come autrice e interprete, quale domanda vorresti che il pubblico portasse a casa sulle proprie relazioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesca è, tutto sommato, una persona ordinaria, non reca in sé il germe del maligno o della follia: in definitiva, Francesca, in potenza, potrebbe essere chiunque di noi. E quindi vorremmo che il pubblico, uscendo dalla sala, si chiedesse “Ma quella volta anche io mi sono imposto? Sono stato anche io così?” e, per estensione “Io posso dirmi innocente?” e che queste riflessioni fossero di stimolo, per tutti, per curare un po’ di più gli altri, in futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="960" height="1200" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/5bc9c155-d276-4719-a6d3-91cd039c56f3-960x1200.jpeg" alt="" class="wp-image-11289" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/5bc9c155-d276-4719-a6d3-91cd039c56f3-960x1200.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/5bc9c155-d276-4719-a6d3-91cd039c56f3-320x400.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/5bc9c155-d276-4719-a6d3-91cd039c56f3-768x960.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/11/5bc9c155-d276-4719-a6d3-91cd039c56f3.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“One More Kiss, Dear” lascia allo spettatore una domanda scomoda: quanto spazio concediamo alla libertà dell’altro quando contraddice i nostri desideri? Nelle parole di Francesca Pimpinelli, il teatro diventa un’occasione per riconoscere le proprie contraddizioni e interrogarsi sulla responsabilità che ogni relazione comporta.</strong></p>
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		<title>“Shake It Out”, Shakespeare travolto da un’irresistibile ordinaria follia</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/shake-it-out-shakespeare-travolto-da-unirresistibile-ordinaria-follia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 19:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Portare in scena Shakespeare attraverso il caos, la parodia e il gioco teatrale: “Shake It Out” nasce da una sfida che sembra impossibile e trova proprio nell’impossibilità la sua forza comica. Cinque interpreti, personaggi che si moltiplicano e disastri preparati a orologeria diventano gli ingredienti di uno spettacolo che invita a riscoprire il Bardo con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Portare in scena Shakespeare attraverso il caos, la parodia e il gioco teatrale: “Shake It Out” nasce da una sfida che sembra impossibile e trova proprio nell’impossibilità la sua forza comica. Cinque interpreti, personaggi che si moltiplicano e disastri preparati a orologeria diventano gli ingredienti di uno spettacolo che invita a riscoprire il Bardo con leggerezza e passione. Leonardo ci accompagna dietro le quinte di questa avventura, dove persino l’errore ha una parte da recitare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Leonardo, “Shake It Out” nasce da una sfida impossibile: portare in scena tutte le opere di Shakespeare contemporaneamente. Qual è stata la scintilla che ha trasformato questa follia in un progetto teatrale?</strong> Nasce dal mio percorso. Ho sempre progettato spettacoli in cui pochi attori interpretano molti personaggi. Già ne &#8220;I 39 Scalini&#8221; quattro attori danno vita a quasi quaranta ruoli. A un certo punto mi sono chiesto: come posso spingermi oltre? Così ho pensato di confrontarmi con i classici, mantenendo la cifra comica che contraddistingue i miei spettacoli. Mi riferisco a quel genere di comicità di situazione tipicamente inglese, dove tutto ciò che è drammatico può diventare surreale e trasformarsi in gioco. Ed è proprio l&#8217;impossibilità dell&#8217;impresa a renderla possibile. Il teatro, in fondo, è magia. Come diceva Shakespeare, dove vedi un cavallo immaginane mille. Noi, con una scatola nera, una black box all&#8217;inglese, mettiamo in scena quasi tutte le opere più drammatiche di Shakespeare, cercando di farle al meglio. Ma in questa versione parodistica gli attori sono un po&#8217; dei clown: come nella coppia del Bianco e dell&#8217;Augusto, ce n&#8217;è uno che cerca di portare avanti lo spettacolo con serietà e gli altri che, nella loro incapacità &#8211; o finta incapacità &#8211; lo distruggono continuamente. L&#8217;esigenza, quindi, è proprio questa: trovare soluzioni sceniche a ciò che appare impossibile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="1358" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-960x1358.jpeg" alt="" class="wp-image-11282" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-960x1358.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-320x453.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-768x1086.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-1086x1536.jpeg 1086w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out-1448x2048.jpeg 1448w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/shake-it-out.jpeg 1765w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Volete smontare il mito del Bardo attraverso la parodia e l’irriverenza. Per prendere in giro un classico bisogna prima amarlo profondamente? Quale Shakespeare avete ritrovato attraverso questo gioco</strong>? Lo facciamo con grande rispetto, giocando con un gigante del teatro. Ma questo lavoro di smontare il mito è iniziato molto prima di me, con maestri come Peter Brook. Nel Novecento è stato lui a cambiare il modo di fare Shakespeare, dicendo che non andava mitizzato né interpretato come uno spettacolo del Cinquecento, ma come qualcosa di assolutamente contemporaneo. Ed è così che ne capisci davvero la profondità. Del resto Shakespeare è stato un innovatore assoluto. La linea temporale dei suoi drammi è già un preludio al cinema: è stato tra i primi in teatro a introdurre il passaggio temporale, che prima quasi non esisteva. Questo ci riporta a un&#8217;idea fondamentale: tutto dipende dal punto di vista. Ciò che è drammatico può diventare comico e viceversa. Dipende solo dalla nostra fantasia e da come lo porti al pubblico. Naturalmente, per trattarlo così bisogna amarlo profondamente. E credo sia impossibile non amarlo: bastano poche righe per capire che ha dato inizio a una nuova era, quella che esplora la profondità dell&#8217;animo umano, prima trascurata a favore dell&#8217;aspetto esteriore. Dal _Titus_, che portiamo in scena, fino all&#8217;_Amleto_, c&#8217;è tutto il suo percorso: un&#8217;analisi sempre più intima e complessa dell&#8217;animo umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I vostri personaggi vogliono salvare il grande teatro dalla sciatteria contemporanea, ma finiscono per sabotare la propria missione. Quanto vi divertiva mettere alla berlina anche un certo modo di fare cultura, convinto di dover educare il pubblico?</strong> Paradossalmente, prendendo in giro Shakespeare, avviciniamo le persone al teatro classico. Nello spettacolo lo parodiamo, è vero, ma usiamo le sue vere parole, le facciamo assaporare anche a chi non è avvezzo ai classici. È un modo per far avvicinare anche i più giovani alla bellezza, al romanticismo e alla poesia, che sono il fondamento di questo genere di comicità. Come nella clownerie, anche nella parte più comica c&#8217;è sempre del drammatico e della poesia, e noi cerchiamo di non perderla mai. Portiamo la cultura in maniera diversa: sciocca, irriverente, a volte demenziale, ma con l&#8217;obiettivo di far riscoprire il teatro come qualcosa di bellissimo, superando l&#8217;idea, diffusa soprattutto tra i giovani, che sia una cosa noiosa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="449" height="257" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/5e82014b-7d78-4a84-8946-1b366812399b.jpeg" alt="" class="wp-image-11280" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/5e82014b-7d78-4a84-8946-1b366812399b.jpeg 449w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/5e82014b-7d78-4a84-8946-1b366812399b-320x183.jpeg 320w" sizes="auto, (max-width: 449px) 100vw, 449px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cambi d’abito lampo, scambi di persona e disastri a catena: il caos sembra il vero motore dello spettacolo. Come si costruisce, in regia e nelle prove con i cinque interpreti, una macchina comica così precisa da sembrare fuori controllo?</strong> È il famoso caos organizzato. La comicità di situazione è una macchina perfetta: va preparata con minuzia, a orologeria. La difficoltà più grande è che interpreti due personaggi contemporaneamente: l&#8217;attore che mette in scena lo spettacolo e il personaggio che lo vive. Noi cerchiamo di vivere l&#8217;errore in prima persona, con tutta la sofferenza che comporta, e di mostrare come si recupera la dignità per andare avanti. Il classico _the show must go on_. Per far funzionare questo meccanismo ci vuole moltissima preparazione: bisogna essere tecnicamente perfetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pubblico diventa protagonista e la quarta parete viene abbattuta definitivamente. Quanto spazio lasciate all’imprevisto e come preparate gli attori ad accogliere le reazioni degli spettatori senza perdere il ritmo?</strong> Come insegna il teatro, l&#8217;imprevisto c&#8217;è sempre e un attore deve esserci abituato. La differenza tra un attore giovane e uno esperto sta proprio qui: ciò che accade in scena non deve mai passare inosservato. C&#8217;è un punto di fuoco che non va mai abbandonato, perché ciò che distrae te, distrae anche il pubblico. Bisogna prenderlo e gestirlo. Anche nell&#8217;interazione con il pubblico abbiamo delle misure di sicurezza: quando senti che la cosa sta prendendo una deriva, sai come riportarla sui giusti binari. Ci sono momenti in cui i binari sono molto stretti e gli attori devono andare a orologeria, e altri in cui si lascia spazio alla libera ispirazione, rispettando sempre il canovaccio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2-960x640.jpeg" alt="" class="wp-image-11281" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2-960x640.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2-320x213.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2-768x512.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-2.jpeg 1824w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il vostro obiettivo dichiarato è divertire. Quale reazione vorresti vedere in chi entra pensando che Shakespeare sia troppo difficile, distante o persino noioso?</strong> Vorrei che il pubblico uscisse con il sorriso, contento e stupito da ciò che ha visto. La battuta finale, quella che vorrei sentirmi dire da chi è venuto a vederci, è: &#8220;Che bello spettacolo di ordinaria follia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È in quel sorriso che si riconosce il senso di “Shake It Out”: condividere il piacere del teatro, lasciando che la poesia affiori anche nel momento più assurdo. Tra precisione e imprevisto, Shakespeare diventa un compagno di gioco capace ancora di sorprenderci. E quella “ordinaria follia” evocata da Leonardo è un invito a entrare in sala con la curiosità di lasciarsi stupire.</strong></p>
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		<title>Alice Bellantoni rilegge Molière tra lockdown e paura</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/alice-bellantoni-rilegge-moliere-tra-lockdown-e-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 14:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura del contagio, il bisogno di controllo e le insidie della disinformazione entrano nell’universo del Malato immaginario. Alice Bellantoni rilegge Molière attraverso l’esperienza del lockdown del 2020, portando in scena le fragilità di un padre e il desiderio di libertà della figlia. Una commedia in cui la risata apre uno spazio di riflessione su [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La paura del contagio, il bisogno di controllo e le insidie della disinformazione entrano nell’universo del Malato immaginario. Alice Bellantoni rilegge Molière attraverso l’esperienza del lockdown del 2020, portando in scena le fragilità di un padre e il desiderio di libertà della figlia. Una commedia in cui la risata apre uno spazio di riflessione su quanto siamo disposti a credere pur di sentirci al sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Alice, «Tra qualche anno non potremo credere di aver vissuto tutto questo» è il pensiero da cui nasce lo spettacolo. Quale immagine del lockdown ti è rimasta dentro e ti ha spinta a rileggere Molière?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo in particolare quanto le assurdità che sommergevano i social venissero riportate come verità assolute da molte persone che io ritengo e ho sempre ritenuto dotate di senso critico e discernimento. Pensavo: “In una situazione normale questa persona si renderebbe conto che è pericoloso lavarsi le mani con la candeggina”. Capivo la paura, ma non mi spiegavo l’isteria. Poi ho ripensato al protagonista del Malato immaginario, alle purghe e ai salassi in nome della prevenzione, e ho capito.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="945" height="864" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/a60e490f-a190-4b19-aa48-34a534da02fd-1.jpg" alt="" class="wp-image-11277" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/a60e490f-a190-4b19-aa48-34a534da02fd-1.jpg 945w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/a60e490f-a190-4b19-aa48-34a534da02fd-1-320x293.jpg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/a60e490f-a190-4b19-aa48-34a534da02fd-1-768x702.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 945px) 100vw, 945px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. L’ipocondriaco diventa un boomer germofobico, immerso nelle informazioni del web. Che cosa ti interessava raccontare del momento in cui cercare rassicurazioni finisce per alimentare la paura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si manifesta una mania di controllo di qualsiasi tipo è spesso legata ad una profonda paura dell’ignoto. Trovarsi senza difese è l’incubo di molti; la morte è l’incubo di tutti. Il lockdown 2020 mi ha dato l’impressione di aver slatentizzato in molti un terrore che non avevano mai davvero sperimentato, al punto da perdere la lucidità di cui tutti avremmo avuto davvero bisogno durante una situazione di emergenza collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Al posto del medico ciarlatano troviamo un giornalista freelance. Come hai costruito questo personaggio e il suo potere su un uomo che vuole disperatamente sentirsi al sicuro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’era qualcuno che alimentava le paure delle persone, non erano certo i medici che in piena pandemia si sono spesi anima e corpo per fare fronte ai contagi in una situazione di già profondo disagio della sanità pubblica. I giornalisti, invece, che per un click in più sparavano titoli spaventosi, dati non verificati, complotti e congetture che sfioravano la follia senza il minimo filtro a mettere un argine, hanno martellato sui nervi le categorie più fragili: quella fascia di persone non educate a stare sul web, incapaci di distinguere tra notizie false e notizie vere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Il controllo sulla figlia passa oggi attraverso il rifiuto della sua omosessualità. Come hai affrontato il rapporto tra un padre che crede di proteggerla e una figlia che chiede di essere riconosciuta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello scrivere delle convenzioni alle quali Angelica viene invitata a sottostare “perché gli antichi facevano così”, Molière le fa dire un meraviglioso ed emancipato “gli antichi sono morti”. L’unica cosa che poteva non funzionare di questa dinamica in una trasposizione contemporanea era l’idea del matrimonio combinato. Ma si è risolta semplicemente cambiando il sesso dell’interesse amoroso di Angelica e tutto torna: le sue scelte agli occhi del padre non hanno più valore perché “è una fase: le passerà”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="1439" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-960x1439.jpeg" alt="" class="wp-image-11276" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-960x1439.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-320x480.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-768x1151.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-1025x1536.jpeg 1025w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-1366x2048.jpeg 1366w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/Immagine-1-scaled.jpeg 1708w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Nella tua regia i corpi degli attori si muovono come burattini. Come avete lavorato per trasformare le maschere sociali in gesti, ritmi e relazioni sulla scena?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo affiancato al training sperimentale che la compagnia utilizza per ogni lavoro un training dedicato nello specifico alla marionetta e alle sue rigidità. Gli attori hanno lavorato giocando con il vuoto dell’attesa tra l’uscita e l’entrata in scena di un personaggio. Cosa accade ad un corpo quando non performa?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>6. Molière ci fa ridere anche quando ci mette davanti alle nostre miserie. In quale momento vorresti che lo spettatore smettesse di ridere dei personaggi e cominciasse a riconoscersi in loro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che accadrà in quei momenti in cui, nello spazio scomodo tra la finzione e la realtà, si collocherà automaticamente l’umana natura. E ci saranno momenti in cui è evidente che a ridere si è quasi costretti, per far finta che vada tutto bene anche quando non va bene un… bel niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella lettura di Alice Bellantoni, Molière ci raggiunge attraverso paure e contraddizioni che conosciamo da vicino. Il controllo invade gli affetti, le informazioni diventano appigli e la scena restituisce il disagio di chi cerca certezze. La risata accompagna lo spettatore fino a una domanda che resta aperta anche dopo lo spettacolo: quanto riusciamo a riconoscere delle nostre fragilità nei personaggi di cui ridiamo?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="1358" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-960x1358.jpg" alt="" class="wp-image-11275" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-960x1358.jpg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-320x453.jpg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-768x1086.jpg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-1086x1536.jpg 1086w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1-1448x2048.jpg 1448w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/locandina-1.jpg 1587w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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		<title>«Nel sangue di Garlasco»: Gianluca Zanella porta a teatro le domande di un caso che continua a interrogare l’Italia</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/nel-sangue-di-garlasco-gianluca-zanella-porta-a-teatro-le-domande-di-un-caso-che-continua-a-interrogare-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 18:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una conferenza teatrale tra documenti, testimonianze e ricostruzioni giornalistiche per attraversare una delle vicende più discusse della cronaca italiana. Ci sono luoghi che, nella memoria collettiva, finiscono per coincidere con una storia. Garlasco è uno di questi. Il 13 agosto 2007, l’uccisione di Chiara Poggi trasformò una casa e una quotidianità familiare nel centro di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una conferenza teatrale tra documenti, testimonianze e ricostruzioni giornalistiche per attraversare una delle vicende più discusse della cronaca italiana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono luoghi che, nella memoria collettiva, finiscono per coincidere con una storia. Garlasco è uno di questi. Il 13 agosto 2007, l’uccisione di Chiara Poggi trasformò una casa e una quotidianità familiare nel centro di una vicenda destinata a segnare il dibattito pubblico. Da allora, il nome della giovane è rimasto legato a interrogativi, ricostruzioni e controversie che continuano a richiamare l’attenzione dei cittadini.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A questa storia è dedicato «Nel sangue di Garlasco», l’evento in forma di conferenza teatrale con Gianluca Zanella, giornalista e autore che da anni approfondisce il caso. Un appuntamento che propone di portare sul palcoscenico gli strumenti dell’inchiesta: le carte, il confronto tra le fonti, l’esame delle testimonianze e delle interpretazioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella presentazione dell’incontro vengono annunciati documenti inediti, testimonianze esclusive e rivelazioni attraverso cui Zanella accompagnerà il pubblico nella complessità della vicenda. Materiali che costituiscono il cuore della proposta giornalistica e che richiedono, come ogni approfondimento su un caso giudiziario, una distinzione chiara tra fatti accertati, ipotesi e letture dell’autore.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il passaggio dalla cronaca al teatro offre soprattutto una possibilità: concedere tempo all’ascolto. Il tempo necessario per seguire una ricostruzione, comprendere il contesto di un documento, riconoscere la distanza tra un elemento e il significato che gli viene attribuito. Una dimensione preziosa per una vicenda spesso raccontata attraverso anticipazioni, contrapposizioni e frammenti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Garlasco interroga anche il nostro rapporto con la verità. Perché alcuni delitti restano così presenti nell’immaginario collettivo? Quanto incidono le narrazioni mediatiche sulle convinzioni personali? E quanto è difficile rivedere un’interpretazione quando abbiamo cominciato a considerarla una certezza? Sono domande che attraversano il lavoro giornalistico e coinvolgono direttamente chi legge, guarda e ascolta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zanella si occupa di cronaca nera, inchieste giudiziarie e misteri ed è ospite di trasmissioni televisive tra cui&nbsp;</strong><strong><em>Quarto Grado</em></strong><strong>,&nbsp;</strong><strong><em>Storie Italiane</em></strong><strong>e&nbsp;</strong><strong><em>Ore 14</em></strong><strong>. Ha collaborato con diverse testate, tra le quali&nbsp;</strong><strong><em>Il Fatto Quotidiano</em></strong><strong>,&nbsp;</strong><strong><em>il Giornale</em></strong><strong>,&nbsp;</strong><strong><em>InsideOver</em></strong><strong>,&nbsp;</strong><strong><em>Giallo</em></strong><strong>&nbsp;e&nbsp;</strong><strong><em>Panorama</em></strong><strong>, e ha lavorato come editor per Ponte alle Grazie e altre case editrici.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra le sue pubblicazioni figurano&nbsp;</strong><strong><em>Fuori gioco</em></strong><strong>, scritto con Antonio Massari,&nbsp;</strong><strong><em>Serial killer</em></strong><strong>&nbsp;e&nbsp;</strong><strong><em>Nel sangue di Garlasco</em></strong><strong>. Ha inoltre fondato e dirige Darkside, un’équipe indipendente impegnata in inchieste sui grandi misteri italiani e sui casi di cronaca più recenti.&nbsp;</strong><strong><em>Il codice del Ragno</em></strong><strong>&nbsp;è il suo primo romanzo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La conferenza si presenta così come un’occasione di approfondimento per chi desidera conoscere il percorso di ricerca dell’autore. Con una responsabilità che accompagna ogni racconto di cronaca: ricordare che al centro delle carte, delle discussioni e delle ricostruzioni c’è Chiara Poggi, una giovane donna la cui vita è stata spezzata.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Informazioni e biglietti:&nbsp;<a href="https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/gianluca-zanella-nel-sangue-di-garlasco/">consulta la pagina dell’evento «Nel sangue di Garlasco»</a>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Garlasco: il DNA che interroga la verità</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/garlasco-il-dna-che-interroga-la-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 18:39:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La&#160;dottoressa&#160;Sellitto&#160;racconta&#160;i&#160;dubbi&#160;sulle&#160;procedure,&#160;il&#160;significato&#160;dell&#8217;aplotipo&#160;Y&#160;e&#160;il&#160;valore&#160;della&#160;perizia&#160;Albani. La&#160;scienza&#160;non&#160;può&#160;permettersi&#160;di&#160;dimenticare Esistono&#160;delitti&#160;che&#160;sembrano&#160;destinati&#160;a&#160;non&#160;trovare&#160;mai&#160;pace.&#160;Non&#160;perché&#160;manchino&#160;necessariamente&#160;le&#160;risposte&#160;giudiziarie,&#160;ma&#160;perché,&#160;anche&#160;dopo&#160;una&#160;sentenza&#160;definitiva,&#160;continuano&#160;a&#160;emergere&#160;domande&#160;sulla&#160;ricostruzione&#160;dei&#160;fatti&#160;e&#160;sul&#160;significato&#160;delle&#160;prove. Il&#160;caso&#160;Garlasco&#160;appartiene&#160;a&#160;questa&#160;categoria. La&#160;morte&#160;di&#160;Chiara&#160;Poggi,&#160;uccisa&#160;nella&#160;sua&#160;abitazione&#160;il&#160;13&#160;agosto&#160;2007,&#160;ha&#160;segnato&#160;profondamente&#160;la&#160;cronaca&#160;italiana.&#160;E&#160;oggi&#160;il&#160;dibattito&#160;torna&#160;a&#160;concentrarsi&#160;su&#160;un&#160;protagonista&#160;silenzioso&#160;e&#160;invisibile:&#160;il&#160;DNA. Ma&#160;che&#160;cosa&#160;raccontano&#160;davvero&#160;le&#160;tracce&#160;genetiche?&#160;Quali&#160;informazioni&#160;possono&#160;fornire?&#160;Quali&#160;limiti&#160;devono&#160;essere&#160;rispettati&#160;prima&#160;di&#160;attribuire&#160;loro&#160;un&#160;significato&#160;investigativo? Ne&#160;abbiamo&#160;parlato&#160;con&#160;la&#160;dottoressa&#160;Sellitto,&#160;che&#160;nell&#8217;intervista&#160;solleva, ormai da tempo,&#160;interrogativi&#160;sulle&#160;modalità&#160;di&#160;raccolta&#160;dei&#160;reperti&#160;ungueali,&#160;sull&#8217;importanza&#160;dei&#160;protocolli&#160;scientifici,&#160;sulla&#160;mancata&#160;quantificazione&#160;del&#160;DNA&#160;e&#160;sull&#8217;interpretazione&#160;dell&#8217;aplotipo&#160;del&#160;cromosoma&#160;Y. Le&#160;sue&#160;osservazioni&#160;sono&#160;nette,&#160;talvolta&#160;pungenti,&#160;e&#160;invitano&#160;a&#160;una&#160;riflessione&#160;fondamentale:&#160;la&#160;scienza&#160;può&#160;aiutare&#160;a&#160;ricostruire&#160;la&#160;verità&#160;soltanto&#160;quando&#160;i&#160;suoi&#160;risultati&#160;vengono&#160;interpretati&#160;rispettandone&#160;possibilità&#160;e&#160;limiti. Dottoressa&#160;Sellitto,&#160;partiamo&#160;da&#160;uno&#160;degli&#160;aspetti&#160;che&#160;lei&#160;considera&#160;fondamentali:&#160;il&#160;prelievo&#160;del&#160;materiale&#160;genetico&#160;dalle&#160;unghie&#160;di&#160;Chiara&#160;Poggi.&#160;Che&#160;cosa&#160;l&#8217;ha&#160;colpita&#160;maggiormente? La&#160;prima&#160;cosa&#160;che&#160;mi&#160;ha&#160;colpita&#160;è&#160;stata&#160;la&#160;modalità&#160;con&#160;cui&#160;si&#160;è&#160;proceduto&#160;alla&#160;raccolta&#160;del&#160;materiale.&#160;Dalla&#160;documentazione&#160;che&#160;ho&#160;esaminato,&#160;il&#160;tampone&#160;sarebbe&#160;stato&#160;effettuato&#160;dopo&#160;il&#160;taglio&#160;delle&#160;unghie.&#160;È&#160;un&#160;elemento&#160;che&#160;ho&#160;immediatamente&#160;considerato&#160;problematico. Inoltre,&#160;secondo&#160;quanto&#160;ho&#160;potuto&#160;ricostruire,&#160;il&#160;taglio&#160;sarebbe&#160;stato&#160;eseguito&#160;dal&#160;medico&#160;legale&#160;Lardini&#160;e&#160;da&#160;un&#160;assistente,&#160;senza&#160;che&#160;risultasse&#160;chiaramente&#160;chi&#160;avesse&#160;compiuto&#160;materialmente&#160;ciascuna&#160;operazione. Per&#160;me&#160;questo&#160;rappresenta&#160;un&#160;punto&#160;fondamentale.&#160;Nella&#160;ricerca&#160;scientifica&#160;bisogna&#160;sapere&#160;esattamente&#160;chi&#160;ha&#160;fatto&#160;cosa,&#160;quando&#160;e&#160;con&#160;quali&#160;modalità.&#160;È&#160;il&#160;principio&#160;della&#160;tracciabilità.&#160;Non&#160;è&#160;un&#160;dettaglio&#160;burocratico:&#160;è&#160;ciò&#160;che&#160;consente&#160;di&#160;ricostruire&#160;un&#160;procedimento&#160;e&#160;verificarne&#160;l&#8217;attendibilità. Lei&#160;ha&#160;lavorato&#160;per&#160;molti&#160;anni&#160;nella&#160;ricerca&#160;scientifica.&#160;Quanto&#160;conta&#160;la&#160;documentazione&#160;delle&#160;procedure? Conta&#160;moltissimo.&#160;Ho&#160;trascorso&#160;dieci&#160;anni&#160;nella&#160;ricerca&#160;scientifica&#160;e&#160;una&#160;delle&#160;prime&#160;cose&#160;che&#160;ho&#160;imparato&#160;è&#160;che&#160;ogni&#160;passaggio&#160;deve&#160;essere&#160;documentato. Quando&#160;si&#160;presenta&#160;un&#160;risultato,&#160;bisogna&#160;poter&#160;ricostruire&#160;chi&#160;ha&#160;effettuato&#160;l&#8217;estrazione,&#160;chi&#160;ha&#160;manipolato&#160;il&#160;campione,&#160;quali&#160;strumenti&#160;sono&#160;stati&#160;utilizzati&#160;e&#160;quale&#160;protocollo&#160;è&#160;stato&#160;seguito. La&#160;ricerca&#160;scientifica&#160;richiede&#160;metodo,&#160;precisione&#160;e&#160;responsabilità.&#160;Senza&#160;una&#160;documentazione&#160;completa&#160;diventa&#160;molto&#160;più&#160;difficile&#160;verificare&#160;ciò&#160;che&#160;è&#160;accaduto&#160;e&#160;comprendere&#160;l&#8217;origine&#160;di&#160;eventuali&#160;anomalie. Un&#160;altro&#160;aspetto&#160;che&#160;lei&#160;contesta&#160;riguarda&#160;la&#160;conservazione&#160;e&#160;il&#160;trasferimento&#160;delle&#160;unghie.&#160;Perché? Secondo&#160;la&#160;ricostruzione&#160;che&#160;ho&#160;esaminato,&#160;le&#160;unghie&#160;della&#160;mano&#160;destra&#160;sarebbero&#160;state&#160;collocate&#160;insieme&#160;in&#160;un&#160;contenitore&#160;da&#160;50&#160;millilitri&#160;e&#160;quelle&#160;della&#160;mano&#160;sinistra&#160;in&#160;un&#160;secondo&#160;contenitore&#160;analogo.&#160;Successivamente&#160;sarebbero&#160;state&#160;inviate&#160;al&#160;RIS&#160;di&#160;Parma. Ho&#160;espresso&#160;forti&#160;perplessità&#160;su&#160;questa&#160;modalità&#160;operativa,&#160;perché&#160;ritengo&#160;che&#160;la&#160;raccolta&#160;e&#160;la&#160;conservazione&#160;di&#160;reperti&#160;così&#160;delicati&#160;richiedano&#160;accorgimenti&#160;specifici. A&#160;mio&#160;giudizio,&#160;sarebbe&#160;stata&#160;importante&#160;anche&#160;la&#160;presenza&#160;di&#160;un&#160;biologo&#160;specializzato&#160;durante&#160;le&#160;operazioni.&#160;Chi&#160;esegue&#160;successivamente&#160;l&#8217;analisi&#160;può&#160;infatti&#160;avere&#160;esigenze&#160;tecniche&#160;particolari&#160;già&#160;nella&#160;fase&#160;del&#160;prelievo. La&#160;scena&#160;e&#160;le&#160;condizioni&#160;del&#160;reperto&#160;possono&#160;suggerire&#160;precauzioni&#160;che&#160;non&#160;sempre&#160;è&#160;possibile&#160;recuperare&#160;in&#160;un&#160;secondo&#160;momento. Lei&#160;parla&#160;anche&#160;della&#160;mancata&#160;quantificazione&#160;del&#160;DNA.&#160;Quale&#160;importanza&#160;attribuisce&#160;a&#160;questo&#160;passaggio? La&#160;quantificazione&#160;è&#160;un&#160;passaggio&#160;importante&#160;perché&#160;permette&#160;di&#160;conoscere&#160;la&#160;quantità&#160;di&#160;materiale&#160;genetico&#160;disponibile&#160;per&#160;le&#160;analisi. Nella&#160;documentazione&#160;che&#160;ho&#160;esaminato&#160;non&#160;ho&#160;trovato&#160;una&#160;quantificazione&#160;che&#160;mi&#160;consentisse&#160;di&#160;ricostruire&#160;adeguatamente&#160;quel&#160;passaggio. Questo&#160;mi&#160;ha&#160;lasciata&#160;perplessa.&#160;Quando&#160;si&#160;lavora&#160;con&#160;quantità&#160;limitate&#160;di&#160;DNA,&#160;conoscere&#160;le&#160;condizioni&#160;iniziali&#160;del&#160;campione&#160;è&#160;particolarmente&#160;importante&#160;per&#160;valutare&#160;le&#160;analisi&#160;successive. Il&#160;mio&#160;rilievo&#160;riguarda&#160;soprattutto&#160;la&#160;possibilità&#160;di&#160;ricostruire&#160;e&#160;controllare&#160;il&#160;percorso&#160;scientifico&#160;seguito. Quanto&#160;è&#160;importante,&#160;quindi,&#160;conservare&#160;i&#160;protocolli&#160;di&#160;laboratorio? È&#160;essenziale.&#160;Un&#160;protocollo&#160;consente&#160;di&#160;verificare&#160;come&#160;è&#160;stata&#160;eseguita&#160;un&#8217;operazione&#160;e&#160;permette&#160;ad&#160;altri&#160;ricercatori&#160;di&#160;controllarne&#160;il&#160;procedimento. Durante&#160;la&#160;mia&#160;esperienza&#160;scientifica&#160;ho&#160;imparato&#160;che&#160;tutto&#160;deve&#160;essere&#160;registrato.&#160;Anche&#160;un&#160;passaggio&#160;apparentemente&#160;secondario&#160;può&#160;assumere&#160;importanza&#160;quando&#160;si&#160;torna&#160;a&#160;esaminare&#160;un&#160;risultato. Nel&#160;caso&#160;di&#160;Garlasco&#160;ho&#160;riscontrato,&#160;a&#160;mio&#160;giudizio,&#160;carenze&#160;documentali&#160;che&#160;rendono&#160;difficile&#160;ricostruire&#160;alcune&#160;operazioni.&#160;Ed&#160;è&#160;proprio&#160;questo&#160;che&#160;continuo&#160;a&#160;sottolineare:&#160;la&#160;documentazione&#160;non&#160;è&#160;un&#160;elemento&#160;accessorio&#160;della&#160;scienza,&#160;ma&#160;una&#160;sua&#160;componente&#160;fondamentale. Arriviamo&#160;alla&#160;perizia&#160;della&#160;dottoressa&#160;Albani.&#160;Qual&#160;è&#160;la&#160;sua&#160;valutazione? Ho&#160;apprezzato&#160;molto&#160;il&#160;lavoro&#160;della&#160;dottoressa&#160;Albani.&#160;Ritengo&#160;che&#160;abbia&#160;affrontato&#160;il&#160;materiale&#160;con&#160;grande&#160;cautela&#160;scientifica,&#160;cercando&#160;di&#160;distinguere&#160;ciò&#160;che&#160;poteva&#160;essere&#160;sostenuto&#160;dai&#160;dati&#160;da&#160;ciò&#160;che&#160;non&#160;poteva&#160;essere&#160;affermato. È&#160;un&#160;atteggiamento&#160;che&#160;considero&#160;particolarmente&#160;importante. La&#160;cautela&#160;non&#160;è&#160;debolezza.&#160;Al&#160;contrario,&#160;è&#160;rispetto&#160;per&#160;la&#160;scienza.&#160;Un&#160;ricercatore&#160;deve&#160;sapere&#160;quando&#160;può&#160;formulare&#160;una&#160;conclusione&#160;e&#160;quando,&#160;invece,&#160;deve&#160;fermarsi&#160;davanti&#160;ai&#160;limiti&#160;delle&#160;informazioni&#160;disponibili. Ho&#160;apprezzato&#160;anche&#160;l&#8217;attenzione&#160;riservata&#160;alle&#160;modalità&#160;con&#160;cui&#160;erano&#160;state&#160;trattate&#160;le&#160;unghie,&#160;perché&#160;si&#160;tratta&#160;di&#160;un&#160;aspetto&#160;sul&#160;quale&#160;avevo&#160;già&#160;richiamato&#160;l&#8217;attenzione. Uno&#160;degli&#160;elementi&#160;più&#160;discussi&#160;è&#160;il&#160;DNA&#160;del&#160;cromosoma&#160;Y.&#160;Possiamo&#160;spiegare&#160;ai&#160;lettori&#160;che&#160;cosa&#160;rappresenta? Il&#160;cromosoma&#160;Y&#160;è&#160;presente&#160;normalmente&#160;nei&#160;soggetti&#160;geneticamente&#160;maschili&#160;e&#160;contiene&#160;regioni&#160;che&#160;possono&#160;essere&#160;analizzate&#160;in&#160;genetica&#160;forense. L&#8217;aplotipo&#160;Y&#160;è&#160;una&#160;combinazione&#160;di&#160;marcatori&#160;genetici&#160;che&#160;viene&#160;trasmessa&#160;lungo&#160;la&#160;linea&#160;paterna. Questo&#160;significa&#160;che&#160;non&#160;identifica&#160;necessariamente&#160;un&#160;singolo&#160;individuo,&#160;perché&#160;uomini&#160;appartenenti&#160;alla&#160;stessa&#160;linea&#160;patrilineare&#160;possono&#160;condividere&#160;un&#160;profilo&#160;uguale&#160;o&#160;molto&#160;simile. È&#160;però&#160;materiale&#160;genetico&#160;a&#160;tutti&#160;gli&#160;effetti.&#160;Non&#160;è&#160;corretto&#160;sostenere&#160;che,&#160;soltanto&#160;perché&#160;si&#160;tratta&#160;di&#160;un&#160;aplotipo&#160;Y,&#160;non&#160;sia&#160;DNA. Bisogna&#160;distinguere&#160;il&#160;riconoscimento&#160;di&#160;un&#160;profilo&#160;genetico&#160;dalla&#160;capacità&#160;di&#160;attribuirlo&#160;individualmente&#160;a&#160;una&#160;persona. Perché,&#160;secondo&#160;la&#160;sua&#160;ricostruzione,&#160;gli&#160;investigatori&#160;avevano&#160;cercato&#160;proprio&#160;il&#160;DNA&#160;maschile? Nell&#8217;analisi&#160;di&#160;un&#160;reperto&#160;proveniente&#160;da&#160;una&#160;vittima&#160;di&#160;sesso&#160;femminile,&#160;la&#160;ricerca&#160;di&#160;marcatori&#160;del&#160;cromosoma&#160;Y&#160;può&#160;permettere&#160;di&#160;individuare&#160;una&#160;componente&#160;genetica&#160;maschile&#160;anche&#160;quando&#160;è&#160;presente&#160;una&#160;quantità&#160;predominante&#160;di&#160;DNA&#160;femminile. È&#160;una&#160;scelta&#160;analitica&#160;che&#160;ha&#160;una&#160;sua&#160;logica&#160;scientifica. Nella&#160;mia&#160;lettura&#160;della&#160;documentazione,&#160;la&#160;ricerca&#160;del&#160;cromosoma&#160;Y&#160;era&#160;stata&#160;intenzionale.&#160;Per&#160;questo&#160;considero&#160;improprio&#160;presentare&#160;successivamente&#160;quel&#160;risultato&#160;come&#160;se&#160;fosse&#160;semplicemente&#160;un&#160;frammento&#160;insignificante&#160;di&#160;un&#8217;analisi&#160;fallita. Naturalmente,&#160;il&#160;valore&#160;identificativo&#160;di&#160;quel&#160;risultato&#160;deve&#160;essere&#160;valutato&#160;tenendo&#160;conto&#160;del&#160;numero&#160;di&#160;marcatori,&#160;della&#160;qualità&#160;dei&#160;dati&#160;e&#160;delle&#160;possibili&#160;interpretazioni&#160;alternative. Nell&#8217;intervista&#160;lei&#160;richiama&#160;il&#160;confronto&#160;con&#160;Andrea&#160;Sempio.&#160;Che&#160;cosa&#160;ritiene&#160;importante&#160;chiarire? Nella&#160;mia&#160;interpretazione&#160;della&#160;perizia&#160;Albani,&#160;il&#160;confronto&#160;dei&#160;dati&#160;disponibili&#160;con&#160;diversi&#160;profili&#160;genetici&#160;avrebbe&#160;consentito&#160;di&#160;escludere&#160;alcuni&#160;soggetti,&#160;mentre&#160;sarebbe&#160;emersa&#160;una&#160;compatibilità&#160;con&#160;la&#160;linea&#160;patrilineare&#160;di&#160;Andrea&#160;Sempio. È&#160;questo&#160;il&#160;punto&#160;che&#160;considero&#160;significativo&#160;dal&#160;punto&#160;di&#160;vista&#160;genetico. Bisogna&#160;però&#160;ricordare&#160;che&#160;la&#160;compatibilità&#160;di&#160;un&#160;aplotipo&#160;Y&#160;non&#160;equivale&#160;all&#8217;identificazione&#160;esclusiva&#160;di&#160;una&#160;persona.&#160;Il&#160;risultato&#160;riguarda&#160;una&#160;linea&#160;paterna&#160;e&#160;deve&#160;essere&#160;valutato&#160;insieme&#160;agli&#160;altri&#160;elementi&#160;dell&#8217;indagine. Il&#160;dato&#160;genetico&#160;e&#160;la&#160;sua&#160;interpretazione&#160;investigativa&#160;appartengono&#160;a&#160;due&#160;livelli&#160;distinti. Si&#160;è&#160;discusso&#160;anche&#160;del&#160;numero&#160;di&#160;marcatori&#160;disponibili.&#160;Perché&#160;questo&#160;aspetto&#160;è&#160;rilevante? [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La&nbsp;dottoressa&nbsp;Sellitto&nbsp;racconta&nbsp;i&nbsp;dubbi&nbsp;sulle&nbsp;procedure,&nbsp;il&nbsp;significato&nbsp;dell&#8217;aplotipo&nbsp;Y&nbsp;e&nbsp;il&nbsp;valore&nbsp;della&nbsp;perizia&nbsp;Albani.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La&nbsp;scienza&nbsp;non&nbsp;può&nbsp;permettersi&nbsp;di&nbsp;dimenticare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono&nbsp;delitti&nbsp;che&nbsp;sembrano&nbsp;destinati&nbsp;a&nbsp;non&nbsp;trovare&nbsp;mai&nbsp;pace.&nbsp;Non&nbsp;perché&nbsp;manchino&nbsp;necessariamente&nbsp;le&nbsp;risposte&nbsp;giudiziarie,&nbsp;ma&nbsp;perché,&nbsp;anche&nbsp;dopo&nbsp;una&nbsp;sentenza&nbsp;definitiva,&nbsp;continuano&nbsp;a&nbsp;emergere&nbsp;domande&nbsp;sulla&nbsp;ricostruzione&nbsp;dei&nbsp;fatti&nbsp;e&nbsp;sul&nbsp;significato&nbsp;delle&nbsp;prove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;caso&nbsp;Garlasco&nbsp;appartiene&nbsp;a&nbsp;questa&nbsp;categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;morte&nbsp;di&nbsp;Chiara&nbsp;Poggi,&nbsp;uccisa&nbsp;nella&nbsp;sua&nbsp;abitazione&nbsp;il&nbsp;13&nbsp;agosto&nbsp;2007,&nbsp;ha&nbsp;segnato&nbsp;profondamente&nbsp;la&nbsp;cronaca&nbsp;italiana.&nbsp;E&nbsp;oggi&nbsp;il&nbsp;dibattito&nbsp;torna&nbsp;a&nbsp;concentrarsi&nbsp;su&nbsp;un&nbsp;protagonista&nbsp;silenzioso&nbsp;e&nbsp;invisibile:&nbsp;il&nbsp;DNA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma&nbsp;che&nbsp;cosa&nbsp;raccontano&nbsp;davvero&nbsp;le&nbsp;tracce&nbsp;genetiche?&nbsp;Quali&nbsp;informazioni&nbsp;possono&nbsp;fornire?&nbsp;Quali&nbsp;limiti&nbsp;devono&nbsp;essere&nbsp;rispettati&nbsp;prima&nbsp;di&nbsp;attribuire&nbsp;loro&nbsp;un&nbsp;significato&nbsp;investigativo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne&nbsp;abbiamo&nbsp;parlato&nbsp;con&nbsp;la&nbsp;dottoressa&nbsp;Sellitto,&nbsp;che&nbsp;nell&#8217;intervista&nbsp;solleva, ormai da tempo,&nbsp;interrogativi&nbsp;sulle&nbsp;modalità&nbsp;di&nbsp;raccolta&nbsp;dei&nbsp;reperti&nbsp;ungueali,&nbsp;sull&#8217;importanza&nbsp;dei&nbsp;protocolli&nbsp;scientifici,&nbsp;sulla&nbsp;mancata&nbsp;quantificazione&nbsp;del&nbsp;DNA&nbsp;e&nbsp;sull&#8217;interpretazione&nbsp;dell&#8217;aplotipo&nbsp;del&nbsp;cromosoma&nbsp;Y.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le&nbsp;sue&nbsp;osservazioni&nbsp;sono&nbsp;nette,&nbsp;talvolta&nbsp;pungenti,&nbsp;e&nbsp;invitano&nbsp;a&nbsp;una&nbsp;riflessione&nbsp;fondamentale:&nbsp;la&nbsp;scienza&nbsp;può&nbsp;aiutare&nbsp;a&nbsp;ricostruire&nbsp;la&nbsp;verità&nbsp;soltanto&nbsp;quando&nbsp;i&nbsp;suoi&nbsp;risultati&nbsp;vengono&nbsp;interpretati&nbsp;rispettandone&nbsp;possibilità&nbsp;e&nbsp;limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dottoressa&nbsp;Sellitto,&nbsp;partiamo&nbsp;da&nbsp;uno&nbsp;degli&nbsp;aspetti&nbsp;che&nbsp;lei&nbsp;considera&nbsp;fondamentali:&nbsp;il&nbsp;prelievo&nbsp;del&nbsp;materiale&nbsp;genetico&nbsp;dalle&nbsp;unghie&nbsp;di&nbsp;Chiara&nbsp;Poggi.&nbsp;Che&nbsp;cosa&nbsp;l&#8217;ha&nbsp;colpita&nbsp;maggiormente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;prima&nbsp;cosa&nbsp;che&nbsp;mi&nbsp;ha&nbsp;colpita&nbsp;è&nbsp;stata&nbsp;la&nbsp;modalità&nbsp;con&nbsp;cui&nbsp;si&nbsp;è&nbsp;proceduto&nbsp;alla&nbsp;raccolta&nbsp;del&nbsp;materiale.&nbsp;Dalla&nbsp;documentazione&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;esaminato,&nbsp;il&nbsp;tampone&nbsp;sarebbe&nbsp;stato&nbsp;effettuato&nbsp;dopo&nbsp;il&nbsp;taglio&nbsp;delle&nbsp;unghie.&nbsp;È&nbsp;un&nbsp;elemento&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;immediatamente&nbsp;considerato&nbsp;problematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre,&nbsp;secondo&nbsp;quanto&nbsp;ho&nbsp;potuto&nbsp;ricostruire,&nbsp;il&nbsp;taglio&nbsp;sarebbe&nbsp;stato&nbsp;eseguito&nbsp;dal&nbsp;medico&nbsp;legale&nbsp;Lardini&nbsp;e&nbsp;da&nbsp;un&nbsp;assistente,&nbsp;senza&nbsp;che&nbsp;risultasse&nbsp;chiaramente&nbsp;chi&nbsp;avesse&nbsp;compiuto&nbsp;materialmente&nbsp;ciascuna&nbsp;operazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per&nbsp;me&nbsp;questo&nbsp;rappresenta&nbsp;un&nbsp;punto&nbsp;fondamentale.&nbsp;Nella&nbsp;ricerca&nbsp;scientifica&nbsp;bisogna&nbsp;sapere&nbsp;esattamente&nbsp;chi&nbsp;ha&nbsp;fatto&nbsp;cosa,&nbsp;quando&nbsp;e&nbsp;con&nbsp;quali&nbsp;modalità.&nbsp;È&nbsp;il&nbsp;principio&nbsp;della&nbsp;tracciabilità.&nbsp;Non&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;dettaglio&nbsp;burocratico:&nbsp;è&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;consente&nbsp;di&nbsp;ricostruire&nbsp;un&nbsp;procedimento&nbsp;e&nbsp;verificarne&nbsp;l&#8217;attendibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei&nbsp;ha&nbsp;lavorato&nbsp;per&nbsp;molti&nbsp;anni&nbsp;nella&nbsp;ricerca&nbsp;scientifica.&nbsp;Quanto&nbsp;conta&nbsp;la&nbsp;documentazione&nbsp;delle&nbsp;procedure?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Conta&nbsp;moltissimo.&nbsp;Ho&nbsp;trascorso&nbsp;dieci&nbsp;anni&nbsp;nella&nbsp;ricerca&nbsp;scientifica&nbsp;e&nbsp;una&nbsp;delle&nbsp;prime&nbsp;cose&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;imparato&nbsp;è&nbsp;che&nbsp;ogni&nbsp;passaggio&nbsp;deve&nbsp;essere&nbsp;documentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando&nbsp;si&nbsp;presenta&nbsp;un&nbsp;risultato,&nbsp;bisogna&nbsp;poter&nbsp;ricostruire&nbsp;chi&nbsp;ha&nbsp;effettuato&nbsp;l&#8217;estrazione,&nbsp;chi&nbsp;ha&nbsp;manipolato&nbsp;il&nbsp;campione,&nbsp;quali&nbsp;strumenti&nbsp;sono&nbsp;stati&nbsp;utilizzati&nbsp;e&nbsp;quale&nbsp;protocollo&nbsp;è&nbsp;stato&nbsp;seguito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;ricerca&nbsp;scientifica&nbsp;richiede&nbsp;metodo,&nbsp;precisione&nbsp;e&nbsp;responsabilità.&nbsp;Senza&nbsp;una&nbsp;documentazione&nbsp;completa&nbsp;diventa&nbsp;molto&nbsp;più&nbsp;difficile&nbsp;verificare&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;è&nbsp;accaduto&nbsp;e&nbsp;comprendere&nbsp;l&#8217;origine&nbsp;di&nbsp;eventuali&nbsp;anomalie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&nbsp;altro&nbsp;aspetto&nbsp;che&nbsp;lei&nbsp;contesta&nbsp;riguarda&nbsp;la&nbsp;conservazione&nbsp;e&nbsp;il&nbsp;trasferimento&nbsp;delle&nbsp;unghie.&nbsp;Perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo&nbsp;la&nbsp;ricostruzione&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;esaminato,&nbsp;le&nbsp;unghie&nbsp;della&nbsp;mano&nbsp;destra&nbsp;sarebbero&nbsp;state&nbsp;collocate&nbsp;insieme&nbsp;in&nbsp;un&nbsp;contenitore&nbsp;da&nbsp;50&nbsp;millilitri&nbsp;e&nbsp;quelle&nbsp;della&nbsp;mano&nbsp;sinistra&nbsp;in&nbsp;un&nbsp;secondo&nbsp;contenitore&nbsp;analogo.&nbsp;Successivamente&nbsp;sarebbero&nbsp;state&nbsp;inviate&nbsp;al&nbsp;RIS&nbsp;di&nbsp;Parma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho&nbsp;espresso&nbsp;forti&nbsp;perplessità&nbsp;su&nbsp;questa&nbsp;modalità&nbsp;operativa,&nbsp;perché&nbsp;ritengo&nbsp;che&nbsp;la&nbsp;raccolta&nbsp;e&nbsp;la&nbsp;conservazione&nbsp;di&nbsp;reperti&nbsp;così&nbsp;delicati&nbsp;richiedano&nbsp;accorgimenti&nbsp;specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A&nbsp;mio&nbsp;giudizio,&nbsp;sarebbe&nbsp;stata&nbsp;importante&nbsp;anche&nbsp;la&nbsp;presenza&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;biologo&nbsp;specializzato&nbsp;durante&nbsp;le&nbsp;operazioni.&nbsp;Chi&nbsp;esegue&nbsp;successivamente&nbsp;l&#8217;analisi&nbsp;può&nbsp;infatti&nbsp;avere&nbsp;esigenze&nbsp;tecniche&nbsp;particolari&nbsp;già&nbsp;nella&nbsp;fase&nbsp;del&nbsp;prelievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;scena&nbsp;e&nbsp;le&nbsp;condizioni&nbsp;del&nbsp;reperto&nbsp;possono&nbsp;suggerire&nbsp;precauzioni&nbsp;che&nbsp;non&nbsp;sempre&nbsp;è&nbsp;possibile&nbsp;recuperare&nbsp;in&nbsp;un&nbsp;secondo&nbsp;momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei&nbsp;parla&nbsp;anche&nbsp;della&nbsp;mancata&nbsp;quantificazione&nbsp;del&nbsp;DNA.&nbsp;Quale&nbsp;importanza&nbsp;attribuisce&nbsp;a&nbsp;questo&nbsp;passaggio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;quantificazione&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;passaggio&nbsp;importante&nbsp;perché&nbsp;permette&nbsp;di&nbsp;conoscere&nbsp;la&nbsp;quantità&nbsp;di&nbsp;materiale&nbsp;genetico&nbsp;disponibile&nbsp;per&nbsp;le&nbsp;analisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella&nbsp;documentazione&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;esaminato&nbsp;non&nbsp;ho&nbsp;trovato&nbsp;una&nbsp;quantificazione&nbsp;che&nbsp;mi&nbsp;consentisse&nbsp;di&nbsp;ricostruire&nbsp;adeguatamente&nbsp;quel&nbsp;passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo&nbsp;mi&nbsp;ha&nbsp;lasciata&nbsp;perplessa.&nbsp;Quando&nbsp;si&nbsp;lavora&nbsp;con&nbsp;quantità&nbsp;limitate&nbsp;di&nbsp;DNA,&nbsp;conoscere&nbsp;le&nbsp;condizioni&nbsp;iniziali&nbsp;del&nbsp;campione&nbsp;è&nbsp;particolarmente&nbsp;importante&nbsp;per&nbsp;valutare&nbsp;le&nbsp;analisi&nbsp;successive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;mio&nbsp;rilievo&nbsp;riguarda&nbsp;soprattutto&nbsp;la&nbsp;possibilità&nbsp;di&nbsp;ricostruire&nbsp;e&nbsp;controllare&nbsp;il&nbsp;percorso&nbsp;scientifico&nbsp;seguito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto&nbsp;è&nbsp;importante,&nbsp;quindi,&nbsp;conservare&nbsp;i&nbsp;protocolli&nbsp;di&nbsp;laboratorio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;essenziale.&nbsp;Un&nbsp;protocollo&nbsp;consente&nbsp;di&nbsp;verificare&nbsp;come&nbsp;è&nbsp;stata&nbsp;eseguita&nbsp;un&#8217;operazione&nbsp;e&nbsp;permette&nbsp;ad&nbsp;altri&nbsp;ricercatori&nbsp;di&nbsp;controllarne&nbsp;il&nbsp;procedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante&nbsp;la&nbsp;mia&nbsp;esperienza&nbsp;scientifica&nbsp;ho&nbsp;imparato&nbsp;che&nbsp;tutto&nbsp;deve&nbsp;essere&nbsp;registrato.&nbsp;Anche&nbsp;un&nbsp;passaggio&nbsp;apparentemente&nbsp;secondario&nbsp;può&nbsp;assumere&nbsp;importanza&nbsp;quando&nbsp;si&nbsp;torna&nbsp;a&nbsp;esaminare&nbsp;un&nbsp;risultato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel&nbsp;caso&nbsp;di&nbsp;Garlasco&nbsp;ho&nbsp;riscontrato,&nbsp;a&nbsp;mio&nbsp;giudizio,&nbsp;carenze&nbsp;documentali&nbsp;che&nbsp;rendono&nbsp;difficile&nbsp;ricostruire&nbsp;alcune&nbsp;operazioni.&nbsp;Ed&nbsp;è&nbsp;proprio&nbsp;questo&nbsp;che&nbsp;continuo&nbsp;a&nbsp;sottolineare:&nbsp;la&nbsp;documentazione&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;elemento&nbsp;accessorio&nbsp;della&nbsp;scienza,&nbsp;ma&nbsp;una&nbsp;sua&nbsp;componente&nbsp;fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Arriviamo&nbsp;alla&nbsp;perizia&nbsp;della&nbsp;dottoressa&nbsp;Albani.&nbsp;Qual&nbsp;è&nbsp;la&nbsp;sua&nbsp;valutazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho&nbsp;apprezzato&nbsp;molto&nbsp;il&nbsp;lavoro&nbsp;della&nbsp;dottoressa&nbsp;Albani.&nbsp;Ritengo&nbsp;che&nbsp;abbia&nbsp;affrontato&nbsp;il&nbsp;materiale&nbsp;con&nbsp;grande&nbsp;cautela&nbsp;scientifica,&nbsp;cercando&nbsp;di&nbsp;distinguere&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;poteva&nbsp;essere&nbsp;sostenuto&nbsp;dai&nbsp;dati&nbsp;da&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;non&nbsp;poteva&nbsp;essere&nbsp;affermato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;un&nbsp;atteggiamento&nbsp;che&nbsp;considero&nbsp;particolarmente&nbsp;importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;cautela&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;debolezza.&nbsp;Al&nbsp;contrario,&nbsp;è&nbsp;rispetto&nbsp;per&nbsp;la&nbsp;scienza.&nbsp;Un&nbsp;ricercatore&nbsp;deve&nbsp;sapere&nbsp;quando&nbsp;può&nbsp;formulare&nbsp;una&nbsp;conclusione&nbsp;e&nbsp;quando,&nbsp;invece,&nbsp;deve&nbsp;fermarsi&nbsp;davanti&nbsp;ai&nbsp;limiti&nbsp;delle&nbsp;informazioni&nbsp;disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho&nbsp;apprezzato&nbsp;anche&nbsp;l&#8217;attenzione&nbsp;riservata&nbsp;alle&nbsp;modalità&nbsp;con&nbsp;cui&nbsp;erano&nbsp;state&nbsp;trattate&nbsp;le&nbsp;unghie,&nbsp;perché&nbsp;si&nbsp;tratta&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;aspetto&nbsp;sul&nbsp;quale&nbsp;avevo&nbsp;già&nbsp;richiamato&nbsp;l&#8217;attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno&nbsp;degli&nbsp;elementi&nbsp;più&nbsp;discussi&nbsp;è&nbsp;il&nbsp;DNA&nbsp;del&nbsp;cromosoma&nbsp;Y.&nbsp;Possiamo&nbsp;spiegare&nbsp;ai&nbsp;lettori&nbsp;che&nbsp;cosa&nbsp;rappresenta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;cromosoma&nbsp;Y&nbsp;è&nbsp;presente&nbsp;normalmente&nbsp;nei&nbsp;soggetti&nbsp;geneticamente&nbsp;maschili&nbsp;e&nbsp;contiene&nbsp;regioni&nbsp;che&nbsp;possono&nbsp;essere&nbsp;analizzate&nbsp;in&nbsp;genetica&nbsp;forense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aplotipo&nbsp;Y&nbsp;è&nbsp;una&nbsp;combinazione&nbsp;di&nbsp;marcatori&nbsp;genetici&nbsp;che&nbsp;viene&nbsp;trasmessa&nbsp;lungo&nbsp;la&nbsp;linea&nbsp;paterna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo&nbsp;significa&nbsp;che&nbsp;non&nbsp;identifica&nbsp;necessariamente&nbsp;un&nbsp;singolo&nbsp;individuo,&nbsp;perché&nbsp;uomini&nbsp;appartenenti&nbsp;alla&nbsp;stessa&nbsp;linea&nbsp;patrilineare&nbsp;possono&nbsp;condividere&nbsp;un&nbsp;profilo&nbsp;uguale&nbsp;o&nbsp;molto&nbsp;simile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;però&nbsp;materiale&nbsp;genetico&nbsp;a&nbsp;tutti&nbsp;gli&nbsp;effetti.&nbsp;Non&nbsp;è&nbsp;corretto&nbsp;sostenere&nbsp;che,&nbsp;soltanto&nbsp;perché&nbsp;si&nbsp;tratta&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;aplotipo&nbsp;Y,&nbsp;non&nbsp;sia&nbsp;DNA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna&nbsp;distinguere&nbsp;il&nbsp;riconoscimento&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;profilo&nbsp;genetico&nbsp;dalla&nbsp;capacità&nbsp;di&nbsp;attribuirlo&nbsp;individualmente&nbsp;a&nbsp;una&nbsp;persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché,&nbsp;secondo&nbsp;la&nbsp;sua&nbsp;ricostruzione,&nbsp;gli&nbsp;investigatori&nbsp;avevano&nbsp;cercato&nbsp;proprio&nbsp;il&nbsp;DNA&nbsp;maschile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;analisi&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;reperto&nbsp;proveniente&nbsp;da&nbsp;una&nbsp;vittima&nbsp;di&nbsp;sesso&nbsp;femminile,&nbsp;la&nbsp;ricerca&nbsp;di&nbsp;marcatori&nbsp;del&nbsp;cromosoma&nbsp;Y&nbsp;può&nbsp;permettere&nbsp;di&nbsp;individuare&nbsp;una&nbsp;componente&nbsp;genetica&nbsp;maschile&nbsp;anche&nbsp;quando&nbsp;è&nbsp;presente&nbsp;una&nbsp;quantità&nbsp;predominante&nbsp;di&nbsp;DNA&nbsp;femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;una&nbsp;scelta&nbsp;analitica&nbsp;che&nbsp;ha&nbsp;una&nbsp;sua&nbsp;logica&nbsp;scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella&nbsp;mia&nbsp;lettura&nbsp;della&nbsp;documentazione,&nbsp;la&nbsp;ricerca&nbsp;del&nbsp;cromosoma&nbsp;Y&nbsp;era&nbsp;stata&nbsp;intenzionale.&nbsp;Per&nbsp;questo&nbsp;considero&nbsp;improprio&nbsp;presentare&nbsp;successivamente&nbsp;quel&nbsp;risultato&nbsp;come&nbsp;se&nbsp;fosse&nbsp;semplicemente&nbsp;un&nbsp;frammento&nbsp;insignificante&nbsp;di&nbsp;un&#8217;analisi&nbsp;fallita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente,&nbsp;il&nbsp;valore&nbsp;identificativo&nbsp;di&nbsp;quel&nbsp;risultato&nbsp;deve&nbsp;essere&nbsp;valutato&nbsp;tenendo&nbsp;conto&nbsp;del&nbsp;numero&nbsp;di&nbsp;marcatori,&nbsp;della&nbsp;qualità&nbsp;dei&nbsp;dati&nbsp;e&nbsp;delle&nbsp;possibili&nbsp;interpretazioni&nbsp;alternative.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell&#8217;intervista&nbsp;lei&nbsp;richiama&nbsp;il&nbsp;confronto&nbsp;con&nbsp;Andrea&nbsp;Sempio.&nbsp;Che&nbsp;cosa&nbsp;ritiene&nbsp;importante&nbsp;chiarire?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella&nbsp;mia&nbsp;interpretazione&nbsp;della&nbsp;perizia&nbsp;Albani,&nbsp;il&nbsp;confronto&nbsp;dei&nbsp;dati&nbsp;disponibili&nbsp;con&nbsp;diversi&nbsp;profili&nbsp;genetici&nbsp;avrebbe&nbsp;consentito&nbsp;di&nbsp;escludere&nbsp;alcuni&nbsp;soggetti,&nbsp;mentre&nbsp;sarebbe&nbsp;emersa&nbsp;una&nbsp;compatibilità&nbsp;con&nbsp;la&nbsp;linea&nbsp;patrilineare&nbsp;di&nbsp;Andrea&nbsp;Sempio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;questo&nbsp;il&nbsp;punto&nbsp;che&nbsp;considero&nbsp;significativo&nbsp;dal&nbsp;punto&nbsp;di&nbsp;vista&nbsp;genetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna&nbsp;però&nbsp;ricordare&nbsp;che&nbsp;la&nbsp;compatibilità&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;aplotipo&nbsp;Y&nbsp;non&nbsp;equivale&nbsp;all&#8217;identificazione&nbsp;esclusiva&nbsp;di&nbsp;una&nbsp;persona.&nbsp;Il&nbsp;risultato&nbsp;riguarda&nbsp;una&nbsp;linea&nbsp;paterna&nbsp;e&nbsp;deve&nbsp;essere&nbsp;valutato&nbsp;insieme&nbsp;agli&nbsp;altri&nbsp;elementi&nbsp;dell&#8217;indagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;dato&nbsp;genetico&nbsp;e&nbsp;la&nbsp;sua&nbsp;interpretazione&nbsp;investigativa&nbsp;appartengono&nbsp;a&nbsp;due&nbsp;livelli&nbsp;distinti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si&nbsp;è&nbsp;discusso&nbsp;anche&nbsp;del&nbsp;numero&nbsp;di&nbsp;marcatori&nbsp;disponibili.&nbsp;Perché&nbsp;questo&nbsp;aspetto&nbsp;è&nbsp;rilevante?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella&nbsp;registrazione&nbsp;ho&nbsp;richiamato&nbsp;la&nbsp;differenza&nbsp;tra&nbsp;le&nbsp;precedenti&nbsp;discussioni&nbsp;su&nbsp;cinque&nbsp;marcatori&nbsp;e&nbsp;i&nbsp;dodici&nbsp;marcatori&nbsp;che,&nbsp;secondo&nbsp;la&nbsp;mia&nbsp;lettura,&nbsp;sarebbero&nbsp;stati&nbsp;individuati&nbsp;nella&nbsp;successiva&nbsp;analisi&nbsp;della&nbsp;dottoressa&nbsp;Albani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;numero&nbsp;di&nbsp;marcatori&nbsp;disponibili&nbsp;è&nbsp;importante&nbsp;perché&nbsp;può&nbsp;incidere&nbsp;sulla&nbsp;capacità&nbsp;di&nbsp;discriminare&nbsp;tra&nbsp;profili&nbsp;genetici&nbsp;differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia,&nbsp;non&nbsp;basta&nbsp;contare&nbsp;i&nbsp;marcatori.&nbsp;Occorre&nbsp;considerare&nbsp;anche&nbsp;la&nbsp;loro&nbsp;qualità,&nbsp;l&#8217;affidabilità&nbsp;della&nbsp;lettura&nbsp;e&nbsp;la&nbsp;frequenza&nbsp;dell&#8217;aplotipo&nbsp;nella&nbsp;popolazione&nbsp;di&nbsp;riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;valore&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;risultato&nbsp;genetico&nbsp;deriva&nbsp;dall&#8217;insieme&nbsp;di&nbsp;questi&nbsp;elementi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;altra&nbsp;questione&nbsp;riguarda&nbsp;il&nbsp;fatto&nbsp;che&nbsp;la&nbsp;dottoressa&nbsp;Albani&nbsp;avrebbe&nbsp;lavorato&nbsp;sui&nbsp;dati&nbsp;grezzi.&nbsp;Che&nbsp;cosa&nbsp;significa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa&nbsp;che&nbsp;l&#8217;analisi&nbsp;è&nbsp;stata&nbsp;condotta&nbsp;sulle&nbsp;informazioni&nbsp;strumentali&nbsp;già&nbsp;prodotte&nbsp;dalle&nbsp;precedenti&nbsp;indagini,&nbsp;anziché&nbsp;attraverso&nbsp;una&nbsp;nuova&nbsp;estrazione&nbsp;e&nbsp;una&nbsp;nuova&nbsp;analisi&nbsp;del&nbsp;materiale&nbsp;biologico&nbsp;originario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel&nbsp;corso&nbsp;dell&#8217;intervista&nbsp;ho&nbsp;sottolineato&nbsp;proprio&nbsp;questo&nbsp;problema:&nbsp;la&nbsp;possibilità&nbsp;di&nbsp;riesaminare&nbsp;il&nbsp;reperto&nbsp;sarebbe&nbsp;stata&nbsp;limitata&nbsp;dalla&nbsp;mancata&nbsp;disponibilità&nbsp;del&nbsp;materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I&nbsp;dati&nbsp;grezzi&nbsp;possono&nbsp;comunque&nbsp;contenere&nbsp;informazioni&nbsp;importanti,&nbsp;ma&nbsp;la&nbsp;loro&nbsp;rivalutazione&nbsp;richiede&nbsp;attenzione&nbsp;ai&nbsp;limiti&nbsp;del&nbsp;metodo&nbsp;e&nbsp;alla&nbsp;qualità&nbsp;dei&nbsp;risultati&nbsp;originari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;anche&nbsp;per&nbsp;questo&nbsp;che&nbsp;ho&nbsp;apprezzato&nbsp;la&nbsp;prudenza&nbsp;della&nbsp;dottoressa&nbsp;Albani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo&nbsp;quindi&nbsp;dire&nbsp;che&nbsp;il&nbsp;DNA&nbsp;racconti&nbsp;chi&nbsp;abbia&nbsp;commesso&nbsp;il&nbsp;delitto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No.&nbsp;Il&nbsp;compito&nbsp;del&nbsp;genetista&nbsp;forense&nbsp;è&nbsp;analizzare&nbsp;il&nbsp;materiale&nbsp;biologico&nbsp;e&nbsp;fornire&nbsp;un&nbsp;risultato&nbsp;scientifico&nbsp;nei&nbsp;limiti&nbsp;consentiti&nbsp;dai&nbsp;dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stabilire&nbsp;come&nbsp;quel&nbsp;materiale&nbsp;sia&nbsp;arrivato&nbsp;in&nbsp;un&nbsp;determinato&nbsp;luogo,&nbsp;quando&nbsp;sia&nbsp;stato&nbsp;depositato&nbsp;e&nbsp;quale&nbsp;rapporto&nbsp;abbia&nbsp;con&nbsp;un&nbsp;evento&nbsp;criminoso&nbsp;richiede&nbsp;ulteriori&nbsp;elementi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;il&nbsp;lavoro&nbsp;investigativo&nbsp;che&nbsp;deve&nbsp;inserire&nbsp;il&nbsp;dato&nbsp;genetico&nbsp;nel&nbsp;contesto&nbsp;complessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;genetica&nbsp;può&nbsp;offrire&nbsp;informazioni&nbsp;preziose,&nbsp;ma&nbsp;non&nbsp;può&nbsp;sostituire&nbsp;la&nbsp;ricostruzione&nbsp;dei&nbsp;fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il&nbsp;dovere&nbsp;del&nbsp;dubbio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista&nbsp;alla&nbsp;dottoressa&nbsp;Sellitto&nbsp;apre&nbsp;una&nbsp;riflessione&nbsp;che&nbsp;va&nbsp;oltre&nbsp;il&nbsp;caso&nbsp;Garlasco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;questione&nbsp;non&nbsp;riguarda&nbsp;soltanto&nbsp;il&nbsp;DNA&nbsp;ritrovato,&nbsp;ma&nbsp;il&nbsp;percorso&nbsp;attraverso&nbsp;il&nbsp;quale&nbsp;una&nbsp;traccia&nbsp;biologica&nbsp;diventa&nbsp;un&nbsp;dato&nbsp;scientifico&nbsp;e,&nbsp;successivamente,&nbsp;un&nbsp;elemento&nbsp;di&nbsp;valutazione&nbsp;giudiziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le&nbsp;perplessità&nbsp;espresse&nbsp;dalla&nbsp;dottoressa&nbsp;sulla&nbsp;raccolta&nbsp;delle&nbsp;unghie,&nbsp;sulla&nbsp;documentazione&nbsp;dei&nbsp;protocolli&nbsp;e&nbsp;sulla&nbsp;conservazione&nbsp;dei&nbsp;reperti&nbsp;rappresentano&nbsp;valutazioni&nbsp;tecniche&nbsp;che&nbsp;richiedono&nbsp;di&nbsp;essere&nbsp;confrontate&nbsp;con&nbsp;gli&nbsp;atti&nbsp;originali&nbsp;e&nbsp;con&nbsp;le&nbsp;conclusioni&nbsp;degli&nbsp;altri&nbsp;esperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo&nbsp;stesso&nbsp;modo,&nbsp;la&nbsp;presenza&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;aplotipo&nbsp;Y&nbsp;compatibile&nbsp;con&nbsp;una&nbsp;linea&nbsp;patrilineare&nbsp;non&nbsp;consente,&nbsp;da&nbsp;sola,&nbsp;di&nbsp;identificare&nbsp;l&#8217;autore&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;omicidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed&nbsp;è&nbsp;proprio&nbsp;qui&nbsp;che&nbsp;si&nbsp;colloca&nbsp;il&nbsp;confine&nbsp;più&nbsp;delicato&nbsp;tra&nbsp;scienza&nbsp;e&nbsp;giustizia:&nbsp;un&nbsp;risultato&nbsp;può&nbsp;essere&nbsp;scientificamente&nbsp;significativo&nbsp;senza&nbsp;essere,&nbsp;da&nbsp;solo,&nbsp;una&nbsp;prova&nbsp;di&nbsp;responsabilità&nbsp;penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel&nbsp;caso&nbsp;Garlasco&nbsp;resta&nbsp;fondamentale&nbsp;non&nbsp;dimenticare&nbsp;Chiara&nbsp;Poggi,&nbsp;la&nbsp;vittima,&nbsp;e&nbsp;mantenere&nbsp;la&nbsp;stessa&nbsp;attenzione&nbsp;verso&nbsp;la&nbsp;ricerca&nbsp;della&nbsp;verità&nbsp;e&nbsp;le&nbsp;garanzie&nbsp;dovute&nbsp;a&nbsp;ogni&nbsp;persona&nbsp;coinvolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;scienza&nbsp;non&nbsp;deve&nbsp;confermare&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;desideriamo&nbsp;credere.&nbsp;Deve&nbsp;aiutarci&nbsp;a&nbsp;comprendere&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;possiamo&nbsp;effettivamente&nbsp;dimostrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché&nbsp;la&nbsp;verità&nbsp;giudiziaria&nbsp;non&nbsp;può&nbsp;essere&nbsp;costruita&nbsp;sulle&nbsp;suggestioni.&nbsp;E&nbsp;il&nbsp;dubbio,&nbsp;quando&nbsp;è&nbsp;fondato,&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;ostacolo&nbsp;alla&nbsp;conoscenza:&nbsp;è&nbsp;il&nbsp;punto&nbsp;dal&nbsp;quale&nbsp;comincia&nbsp;una&nbsp;verifica&nbsp;più&nbsp;rigorosa.</p>
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		<item>
		<title>Mariella Rotondaro: «Il Belvedere», oltre le maschere</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/mariella-rotondaro-il-belvedere-oltre-le-maschere/</link>
					<comments>https://www.barbarafabbroni.it/mariella-rotondaro-il-belvedere-oltre-le-maschere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 18:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un incontro apparentemente ordinario diventa uno specchio delle nostre fragilità. Mariella Rotondaro, regista e interprete de Il Belvedere di Aldo Nicolaj, racconta un teatro fatto di ascolto, silenzi e sguardi, dove l’ironia accompagna una domanda profonda: quanto siamo disposti a mostrarci davvero agli altri? Che cosa l’ha colpita di Il Belvedere e le ha fatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Un incontro apparentemente ordinario diventa uno specchio delle nostre fragilità. Mariella Rotondaro, regista e interprete de </span><span class="s2">Il Belvedere</span><span class="s1"> di Aldo Nicolaj, racconta un teatro fatto di ascolto, silenzi e sguardi, dove l’ironia accompagna una domanda profonda: quanto siamo disposti a mostrarci davvero agli altri?</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Che cosa l’ha colpita di Il Belvedere e le ha fatto desiderare di portarlo in scena, assumendone anche la regia?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Mi ha colpito la sua apparente semplicità. Il Belvedere non ha bisogno di grandi accadimenti per raccontare qualcosa di profondo: gli basta mettere due persone nella stessa situazione e lasciarle parlare. Ed è proprio lì, in quella normalità, che Nicolaj riesce a farci riconoscere. Ho sentito che era un testo che poteva vivere molto bene oggi, perché parla di solitudini, di aspettative, di occasioni mancate e soprattutto di quella strana difficoltà che abbiamo nel mostrarci davvero agli altri. Assumerne anche la regia è stata una conseguenza naturale: avevo un’idea precisa di quel silenzio, di quegli sguardi, di quel tempo sospeso e volevo provare a costruirlo insieme all’attore Josko Conte, senza sovraccaricarlo.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11124" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/82fa7628-ecfe-4d19-a231-3f271441bfe3-1.jpeg" alt="" width="1085" height="1450" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Il Belvedere è un luogo da cui osservare il mondo. In quale momento, per i due personaggi, lo sguardo si sposta dal panorama a sé stessi?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">In realtà, nella mia lettura, il Belvedere non è tanto un luogo fisico quanto una dinamica umana che si innesca. È una situazione che, proprio perché favorisce l’incontro e crea una certa sospensione dal quotidiano, permette ai due personaggi di abbassare gradualmente le proprie difese. Non c’è un momento preciso in cui decidono di raccontarsi: succede quasi per necessità, attraverso il dialogo, le provocazioni, le piccole resistenze e anche le contraddizioni. È la situazione stessa a fare emergere, poco alla volta, ciò che normalmente teniamo nascosto. </span>Il Belvedere diventa quindi una sorta di spazio neutro in cui le maschere iniziano a perdere consistenza. E forse è proprio questa la sua forza: non obbliga i personaggi a confessarsi, ma crea le condizioni perché finiscano per farlo.</p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Nel testo di Aldo Nicolaj il dialogo sembra semplice, ma lascia emergere fragilità e contrasti. Che cosa rivelano i personaggi senza volerlo?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Rivelano soprattutto quanto spesso cerchiamo di raccontare agli altri una versione di noi stessi che ci protegga. Parlando, i due personaggi cercano di mantenere delle distanze, di difendere il proprio ruolo, quasi di controllare l’immagine che stanno dando. Ma il teatro è spietato in questo senso: mentre cerchi di nasconderti, qualcosa inevitabilmente ti tradisce. Una parola, una pausa, una reazione, e forse è proprio questo che mi interessa di loro: non quello che dichiarano, ma quello che gli sfugge.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Nelle sue note di regia dà rilievo a pause, sguardi e silenzi. Come ha lavorato con Josko Conte su ciò che accade tra una battuta e l’altra?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Abbiamo lavorato molto sul non avere fretta. È una cosa difficilissima per un attore, perché spesso sentiamo il bisogno di riempire ogni spazio. Invece alcuni silenzi devono poter esistere. Con Josko abbiamo cercato di costruire una relazione anche attraverso ciò che non viene detto: ascoltare veramente l’altro, aspettare una reazione, permettere a un pensiero di attraversare il volto prima ancora di diventare parola. Per me la battuta non finisce quando viene pronunciata. A volte comincia proprio lì.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Lei è insieme interprete e regista: come cambia il suo modo di stare in scena quando deve anche guidare l’equilibrio dell’incontro tra i due personaggi?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Essendo in scena insieme a Josko, la regia è stata soprattutto un lavoro di ascolto e di costruzione condivisa. Non potevo semplicemente osservare dall’esterno quello che accadeva tra i due personaggi: dovevo viverlo con lui. In prova abbiamo cercato di costruire un equilibrio fatto di tempi, distanze, sguardi e reazioni, lasciando che entrambi avessimo lo spazio necessario per far respirare il personaggio dell’altro. Poi, una volta in scena, devo dimenticare la regista e lasciarmi attraversare dalla situazione. La parte più interessante è proprio questa: avere una visione dell’insieme, ma contemporaneamente essere dentro quell’incontro, senza sapere esattamente dove ci porterà ogni sera.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Nicolaj concentra questa storia in circa 45 minuti. Quali possibilità offre una forma così breve a chi scrive, a chi recita e a chi guarda?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">La brevità, in questo caso, è una forma di precisione. Non c’è nulla di superfluo e proprio per questo ogni dettaglio acquista peso. Per l’attore significa non poter nascondersi dietro tempi morti o digressioni. Per il regista significa lavorare sulla densità, non sulla quantità. Per lo spettatore, invece, significa entrare in una storia, attraversarla e uscirne con qualcosa ancora aperto. Mi piace pensare a questi 45 minuti come a una piccola stanza: è piccola, ma dentro può succedere moltissimo.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">La commedia passa dal sorriso a una riflessione più intima. Quale domanda sulle relazioni vorrebbe che lo spettatore portasse con sé uscendo dal teatro?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Più che una risposta, vorrei lasciargli una domanda: quanto di noi stessi siamo disposti a mostrare davvero quando incontriamo qualcuno? </span>Perché spesso nelle relazioni non siamo soltanto noi a non vedere l’altro: siamo noi stessi a presentarci attraverso una maschera. Il Belvedere, con leggerezza e ironia, parla anche di questo. Se uscendo dal teatro qualcuno si chiedesse se, almeno una volta, ha avuto il coraggio di farsi vedere davvero da un’altra persona, per me sarebbe già un risultato importante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11125" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/10/03ab622c-1dcb-45f5-9011-5011e9c081e8.jpeg" alt="" width="1085" height="1450" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Ogni serata sarà preceduta da un opening artistico di circa 30 minuti. Come dialoga questo momento con Il Belvedere e con l’esperienza che desidera offrire al pubblico?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">L’opening nasce dal desiderio di non considerare il teatro soltanto come il momento in cui si alza il sipario. Vorrei che il pubblico entrasse gradualmente nell’atmosfera della serata, attraverso un momento artistico che possa cambiare di volta in volta e creare una sorta di primo contatto tra palco e platea. In fondo, anche Il Belvedere parla di un incontro. E per me il teatro comincia proprio lì: nel momento in cui persone che non si conoscono ancora decidono di condividere lo stesso spazio, lo stesso tempo e, per una sera, la stessa storia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nella lettura di Mariella Rotondaro, </span><span class="s2">Il Belvedere</span><span class="s1"> invita a riconoscere ciò che affiora quando le difese si abbassano e un incontro diventa autentico. Lo spettacolo sarà al Teatro Trastevere di Roma il 16, 17 e 18 ottobre, con Mariella Rotondaro e Josko Conte: un’occasione per sorridere e interrogarsi sulle maschere che portiamo nelle nostre relazioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">IL BELVEDERE<span class="Apple-converted-space">  </span>di Aldo Nicolaj</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Teatro Trastevere – Roma</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">16, 17 e 18 ottobre</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Con Mariella Rotondaro e Josko Conte</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Regia di Mariella Rotondaro</span></p>
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		<title>Still You, il corpo che dà voce all’assenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 08:08:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si racconta una perdita quando le parole non bastano? In Still You, Diana Costantino affida alla danza il ricordo del padre e il difficile percorso del lasciar andare. Una giacca nera diventa il segno concreto di una presenza che continua a farsi sentire. Diana, Still You nasce dalla ricerca di qualcuno che non c’è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Come si racconta una perdita quando le parole non bastano? In </span><span class="s2">Still You</span><span class="s1">, Diana Costantino affida alla danza il ricordo del padre e il difficile percorso del lasciar andare. Una giacca nera diventa il segno concreto di una presenza che continua a farsi sentire.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11118" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/7944d1f9-a201-480f-8dfa-f4cfde7a605f.jpeg" alt="" width="1170" height="1169" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Diana, Still You nasce dalla ricerca di qualcuno che non c’è più. Come hai trasformato un’esperienza così intima in un dialogo tra due corpi sulla scena?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Still You nasce dall’esigenza di riuscire ad esternare qualcosa di me che ancora oggi faccio fatica a dichiarare a parole. Così attraverso una profonda ricerca dentro me stessa ho provato a<span class="Apple-converted-space">  </span>tramutare le mie sensazioni e i miei pensieri in movimento. In questo la mia collega rappresenta proprio un ultimo faccia a faccia che forse avrei voluto con mio padre prima del distacco. </span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Una giacca nera attraversa lo spettacolo e dà forma al peso di un’assenza. Che cosa rappresenta per te questo oggetto e come cambia il rapporto delle interpreti con la persona evocata?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">La giacca nera rappresenta il ricordo vero e proprio. Se all’inizio sembra quasi che sia lì a guidarmi e proteggermi, col passare del tempo diventa sempre più ingombrante fino a farmi sentire completamente in balia della sua influenza. Diventa così una lotta estenuante con me stessa per riuscire a lasciar andare.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11116" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/35eef8e7-73d7-457b-ac38-05b3091d268f.jpeg" alt="" width="1170" height="1116" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s3">Il titolo sembra dire che chi abbiamo perduto continua a esistere nei nostri ricordi. Quale emozione o domanda vorresti che il pubblico portasse con sé dopo Still You?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s3">Sicuramente ognuno di noi ha avuto un momento nella sua vita in cui ha sofferto perché qualcuno di molto caro se n’è andato e questo mi fa sentire molto vicina al pubblico. Nel mondo di oggi siamo quasi come anestetizzati da tutto ciò che di doloroso accade, quindi il mio è un invito ad accogliere le nostre emozioni più profonde e autentiche, qualunque esse siano perché servono a non dimenticarci che siamo esseri umani e questo è stato il mio modo per ricordarlo a me stessa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nelle parole di Diana, </span><span class="s2">Still You</span><span class="s1"> è anche un invito ad accogliere il dolore senza nasconderlo. Perché ricordare chi non c’è più significa dare spazio a ciò che continua a vivere dentro di noi.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11119" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/cc7b900a-32bd-472b-93b8-798fe8d46ca4.jpeg" alt="" width="1366" height="2048" /></p>
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		<title>“Facciamo Storie”: il Teatro Trastevere apre una stagione di incontri e nuove visioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 19:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fare storie significa portare in scena racconti, ma anche suscitare domande e aprire nuovi sguardi. È da questa idea che nasce la stagione del Teatro Trastevere. Marco Zordan ci racconta come è stato costruito il cartellone, perché l’artigianato teatrale è al centro del progetto e quale spazio trova, in questo percorso, la partecipazione della comunità. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Fare storie significa portare in scena racconti, ma anche suscitare domande e aprire nuovi sguardi. È da questa idea che nasce la stagione del Teatro Trastevere. Marco Zordan ci racconta come è stato costruito il cartellone, perché l’artigianato teatrale è al centro del progetto e quale spazio trova, in questo percorso, la partecipazione della comunità.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11113" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66.jpeg" alt="" width="1132" height="1600" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66.jpeg 1132w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66-320x452.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66-960x1357.jpeg 960w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66-768x1086.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/0063f940-7717-49fd-867a-055c3828ab66-1087x1536.jpeg 1087w" sizes="auto, (max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s2">Marco, il titolo della nuova stagione è “Facciamo Storie”. Quale idea di teatro racchiude questa espressione e quale esperienza desideri far vivere al pubblico del Teatro Trastevere?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">E&#8217; un titolo che racchiude le due anime del nostro impegno teatrale: La bellezza dell&#8217;artigianalità e la certezza del voler cercare qualcosa che crei domande, dubbi e visioni diverse.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s2">Il cartellone attraversa linguaggi e temi molto diversi: dalla solitudine alle relazioni affettive, dall’ossessione alla memoria, fino alla corruzione e al mistero. Quali criteri hai seguito nella scelta degli spettacoli e quale filo rosso unisce proposte così differenti?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il filo rosso che unisce gli spettacoli è la bravura delle compagnie e la volontà di quest&#8217;ultime di portare sul palco qualcosa di diverso e ricercato, e queste sono caratteristiche che si possono trovare in qualsiasi genere e tematica, insomma abbiamo messo l&#8217;accento sul<span class="Apple-converted-space">  </span>“Come” saranno gli spettacoli, piuttosto che sul “Cosa”.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s2">Nella presentazione sottolinei il valore dell’“artigianato teatrale”. Che cosa significa concretamente per te fare teatro artigianale oggi e perché ritieni importante offrire spazio alle compagnie e agli artisti indipendenti?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Noi siamo un piccolo spazio che vive delle idee degli artisti, li dove non abbiamo enormi disponibilità economiche e di spazio fisico. Tutto questo non può che servirsi dell&#8217;artigianato, nel senso di fare tutto con &#8220;Arte&#8221;, parola che racchiude in sè ispirazione e capacitá.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11112" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/aa05e875-df09-4574-8015-7ca148d6bc28.jpeg" alt="" width="1600" height="1066" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s2">La serata inaugurale del 6 ottobre ospiterà anche la restituzione del progetto “Germogli 2026”, inserita nel programma de La città di tutti. Che cosa ha prodotto questo percorso e in che modo può trasformare il teatro in uno strumento di partecipazione, benessere culturale e costruzione della comunità?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le 3 residenze di Germogli quest&#8217;anno affrontano tutti temi molto intimi e profondi, come per abbracciare metaforicamente chi ha elaborato nei giorni di prova </span>uno o più concetti che, spero, tocchino le corde di molti.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Nelle parole di Zordan, il teatro prende forma attraverso il lavoro delle compagnie, la cura per ciò che accade sul palco e l’incontro con il pubblico. Con “Facciamo Storie”, il Teatro Trastevere invita gli spettatori a lasciarsi sorprendere da linguaggi diversi e a portare con sé, dopo ogni spettacolo, una nuova domanda.</span></p>
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		<title>«Si nasce ancora»: l’arte e la possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contenuti Esclusivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa significa nascere, oltre al venire al mondo? La mostra «Si nasce ancora» parte da questa domanda e la affida agli sguardi di diciotto artisti. Abbiamo incontrato la curatrice Velia Littera per parlare di nascita, stupore e del futuro che possiamo contribuire a rendere possibile. «Si nasce ancora» è un titolo che parla di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/si-nasce-ancora-larte-e-la-possibilita-di-guardare-il-mondo-con-occhi-nuovi/">«Si nasce ancora»: l’arte e la possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Che cosa significa nascere, oltre al venire al mondo? La mostra «Si nasce ancora» parte da questa domanda e la affida agli sguardi di diciotto artisti. Abbiamo incontrato la curatrice Velia Littera per parlare di nascita, stupore e del futuro che possiamo contribuire a rendere possibile.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11108" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/739dfedd-08a2-4eae-b889-788fef38829e.jpeg" alt="" width="1536" height="2048" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">«Si nasce ancora» è un titolo che parla di un evento, ma sembra anche suggerire una scelta. Da quale riflessione è nato e che cosa significa, per lei, “nascere ancora”?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il titolo nasce dall’idea che ogni nascita non sia soltanto l’arrivo di una nuova persona, ma l’ingresso nel mondo di qualcosa che prima non c’era, una presenza, una storia, uno sguardo, una possibilità. «Si nasce ancora» significa quindi riconoscere il valore di un’inizio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ma c’è anche una seconda dimensione, che riguarda tutti noi. Nascere ancora può significare avere la possibilità di rinnovare il proprio sguardo, di non considerare il mondo come qualcosa di già definito. Ogni volta che incontriamo qualcosa di nuovo, che ci lasciamo sorprendere, che immaginiamo una possibilità diversa, in qualche modo torniamo a nascere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">È anche per questo che ho scelto il verso di Pascoli, «Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo». Mi sembra contenga una verità molto semplice e, allo stesso tempo, profondissima, con ogni nuova vita non cambia soltanto chi nasce, ma cambia anche il mondo che quella persona incontra.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Nel progetto scrive che ogni nuova vita porta nel mondo qualcosa di imprevedibile. Come si accoglie questa possibilità senza caricarla delle aspettative degli adulti?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Forse il primo gesto è proprio quello di accettare di non sapere. Una nuova vita non dovrebbe essere considerata come un progetto già scritto, ma come una possibilità aperta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Gli adulti tendono naturalmente a proiettare desideri, paure, aspettative. Ma nascere significa anche avere il diritto di essere altro da ciò che avevamo immaginato. Credo che la vera fiducia consista nel lasciare spazio all’imprevedibile, permettendo a chi viene dopo di costruire il proprio percorso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Questo riguarda anche il modo in cui pensiamo il futuro. Non possiamo sapere quale mondo costruiranno le generazioni che verranno, ma possiamo interrogarci sulle condizioni che vogliamo lasciargli, più cura, più ascolto, più libertà, più possibilità di crescere senza essere immediatamente definiti.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Nel dibattito pubblico la natalità è spesso raccontata attraverso numeri e difficoltà. Che cosa può aggiungere l’arte a questa conversazione?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’arte può restituire una dimensione umana a ciò che rischia di essere ridotto a un dato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">I numeri sono importanti perché raccontano una realtà, ma non possono raccontare fino in fondo che cosa significhi una nascita, che cosa rappresenti l’arrivo di una persona, quali emozioni, responsabilità e possibilità contenga.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’arte non vuole sostituirsi alle analisi sociali o economiche e nemmeno dare una risposta alla questione della natalità. Può però aprire uno spazio diverso, quello della riflessione, dell’emozione, dell’immaginazione. Può riportarci dalla statistica alla persona e ricordarci che dietro ogni numero c’è una storia irripetibile.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">La mostra richiama il fanciullino di Pascoli. Come si può conservare la capacità di stupirsi anche quando si conoscono le fragilità e le contraddizioni del mondo?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Non credo che conservare lo stupore significhi ignorare le fragilità del mondo. Al contrario, significa riuscire a guardarle senza permettere che diventino l’unico modo attraverso cui guardiamo la realtà.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il fanciullino pascoliano è per me soprattutto una metafora dello sguardo, uno sguardo capace di vedere ciò che l’abitudine ci fa smettere di vedere. Una piccola cosa, un gesto, una relazione, un dettaglio possono tornare a essere sorprendenti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Conoscere le contraddizioni del mondo rende forse ancora più importante questa capacità. Lo stupore non è ingenuità, può essere una forma di resistenza al cinismo. È ciò che ci permette di continuare a riconoscere la bellezza e, soprattutto, di immaginare che qualcosa possa ancora cambiare.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11109" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/adc9ad16-9122-4da6-be7a-5868488acc27.jpeg" alt="" width="1122" height="1402" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Lei collega la nascita al progresso etico e pone una domanda, quale vita vogliamo rendere possibile? Quale risposta spera che i visitatori inizino a cercare davanti alle opere?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">Non mi aspetto una risposta unica, e forse sarebbe contrario allo spirito della mostra cercare di offrirla.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La domanda «quale vita vogliamo rendere possibile?» nasce dalla consapevolezza che il progresso non può essere misurato soltanto in termini di tecnologia, velocità, crescita o efficienza. Una nuova vita ci ricorda valori più elementari, il tempo, la cura, l’ascolto, la relazione, la pace, la possibilità di crescere senza dover essere immediatamente produttivi o classificati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Vorrei che davanti alle opere ciascuno si ponesse questa domanda in modo personale. Non soltanto pensando alla nascita di un bambino, ma alla società e al futuro che stiamo costruendo. Che cosa significa creare le condizioni perché una vita possa svilupparsi liberamente? È una domanda che riguarda tutti noi.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">In mostra convivono diciotto artisti. Quali sguardi diversi sulla nascita emergono dalle loro opere e quale accostamento l’ha sorpresa di più?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">I diciotto artisti affrontano il tema della nascita da prospettive molto diverse, anche attraverso linguaggi differenti: pittura, scultura, fotografia, digital art e mixed media. Alcuni lavori parlano di origine e trasformazione, altri di memoria, fragilità, relazione e possibilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">È proprio questa varietà che mi interessava, non una visione unica della nascita, ma un insieme di sguardi che si incontrano e si completano. Più che un singolo accostamento, mi ha sorpresa la capacità delle opere, pur così diverse tra loro, di creare un dialogo intorno a un tema tanto universale e attuale.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Anche un’opera d’arte, scrive, nasce da ciò che esiste già e prende una forma nuova. C’è un lavoro in mostra che rende particolarmente visibile questo passaggio dalla memoria alla possibilità?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s2">È una dinamica che, in realtà, attraversa l’intera mostra. Ogni artista parte da qualcosa che già esiste, una memoria, un’immagine, una materia, un’esperienza, una tecnica, una parte del proprio vissuto. Ma il lavoro artistico interviene proprio nel punto in cui questo patrimonio smette di essere soltanto passato e diventa possibilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Per questo non vorrei indicare un’unica opera come rappresentativa. Mi interessa piuttosto che il visitatore possa riconoscere questo processo in lavori diversi, ciò che conosciamo non è necessariamente qualcosa che dobbiamo semplicemente conservare, può diventare materia per generare qualcosa di nuovo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">È forse questa la relazione più profonda tra arte e nascita,entrambe contengono memoria, ma non si esauriscono nella memoria ma guardano verso ciò che ancora non c’è.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11107" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/11c4961a-433a-4813-9ed9-de6df6a2ba0c.jpeg" alt="" width="918" height="352" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/11c4961a-433a-4813-9ed9-de6df6a2ba0c.jpeg 918w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/11c4961a-433a-4813-9ed9-de6df6a2ba0c-320x123.jpeg 320w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/09/11c4961a-433a-4813-9ed9-de6df6a2ba0c-768x294.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 918px) 100vw, 918px" /></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Con quale immagine, emozione o domanda vorrebbe che il pubblico uscisse dalla Pavart Gallery dopo aver visitato «Si nasce ancora»?</span></strong></p>
<p class="p1">Vorrei che uscisse con una domanda, più che con una risposta. La domanda potrebbe essere molto semplice, che cosa possiamo ancora far nascere?</p>
<p class="p1"><span class="s2">Non necessariamente una persona. Può essere un’idea, una relazione, un modo diverso di guardare, un gesto, una possibilità che non avevamo ancora considerato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Mi piacerebbe che il pubblico portasse con sé anche un sentimento di fiducia. Non una fiducia ingenua nel fatto che tutto andrà bene, ma la fiducia più concreta e consapevole nella possibilità di trasformare ciò che abbiamo ricevuto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">In fondo è questo che significa per me «Si nasce ancora»: il mondo non è qualcosa di definitivamente compiuto. Ogni nuova vita, ogni nuovo sguardo e ogni gesto creativo ci ricordano che possiamo ancora partecipare alla sua nascita.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dalle parole di Velia Littera emerge un invito a uscire dalla mostra con una domanda ancora aperta: che cosa possiamo far nascere oggi? Un’idea, una relazione o un modo diverso di guardare ciò che ci circonda. Perché, come suggerisce «Si nasce ancora», il futuro prende forma anche attraverso i gesti che scegliamo di compiere adesso.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/si-nasce-ancora-larte-e-la-possibilita-di-guardare-il-mondo-con-occhi-nuovi/">«Si nasce ancora»: l’arte e la possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni Official Website</a>.</p>
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