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	<title>Esplorazioni Culturali Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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	<title>Esplorazioni Culturali Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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		<title>Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 12:25:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo libro di Davide Uria trasforma i misteri dell’arte moderna in un racconto accessibile e divertente, spiegando opere complesse come quelle di Fontana con un linguaggio semplice e ironico, alla portata di tutti, anche della nonna! Disponibile su Amazon il nuovo libro di Davide Uria, un’opera ironica,  e allo stesso tempo profondamente riflessiva, che promette di conquistare il pubblico con il suo approccio unico all’arte contemporanea. Intitolato &#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;, il libro rappresenta la prima pubblicazione di Uria in ambito artistico e nasce dall’esperienza delle sue lezioni di arte rivolte a un pubblico adulto. Durante questi incontri, l&#8217;autore ha maturato l&#8217;idea di creare un racconto in grado di spiegare i misteri e le provocazioni dell&#8217;arte contemporanea con un linguaggio semplice e accessibile, utilizzando la figura di sua nonna come espediente narrativo. &#8220;Mi è venuta l’idea di costruire una storia attorno ai miei insegnamenti, immaginando di raccontare Fontana a mia nonna, una persona pragmatica e lontana dal mondo dell’arte moderna&#8221;, afferma Uria. Da qui è nato il libro, che si snoda tra umorismo, dialoghi immaginari e riflessioni profonde sul significato dell’arte. Al centro dell’opera, i celebri “tagli” di Lucio Fontana diventano il punto di partenza per esplorare concetti artistici apparentemente semplici ma carichi di significato. Uria spiega come questi tagli, che a prima vista possono sembrare rotture o danni accidentali alla tela, in realtà aprono lo spazio verso nuove dimensioni e possibilità interpretative. E proprio come cerca di far capire a sua nonna che quei tagli non sono semplicemente buchi da riparare, ma aperture verso l’infinito, così guida il lettore attraverso un mondo artistico che spesso sembra sfuggire alla comprensione. Il libro, però, non si limita a trattare Fontana: l&#8217;autore utilizza questa figura come pretesto per un viaggio che attraversa l’intero panorama dell’arte contemporanea, senza dimenticare di fare riferimenti a movimenti e artisti del passato, creando così un percorso che unisce la storia dell’arte classica e moderna. Dai colori monocromatici alla ricerca dello spazio e dell’infinito, Uria esplora tematiche complesse con un tono leggero e brillante, rendendo concetti difficili alla portata di tutti. Davide Uria è insegnante di disegno e storia dell&#8217;arte presso l&#8217;Università della Terza Età di Trani, dove ha sempre unito passione e ironia nella sua divulgazione artistica. Laureato presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, Uria ha lavorato nel campo della comunicazione culturale collaborando con il MART di Rovereto, uno dei musei d&#8217;arte contemporanea più prestigiosi d’Italia, dove ha affinato le sue competenze nel settore della comunicazione museale. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di cultore della materia presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, dove ha curato eventi artistici e culturali, mostre e workshop dedicati alla comunicazione in ambito culturale. Parallelamente alla sua carriera nel campo dell’arte visiva, Davide Uria si è dedicato alla scrittura e alla poesia, con pubblicazioni in raccolte e antologie su riviste e testate internazionali di rilievo. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare tra diversi linguaggi artistici, dal visivo al letterario, sempre con uno stile che unisce profondità e leggerezza, riflessione e ironia. &#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221; è un libro pensato per tutti, dagli appassionati di arte agli amanti della cultura pop, passando per chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea. È un viaggio che, attraverso un dialogo immaginario e situazioni quotidiane, mostra come l’arte possa essere non solo uno strumento di riflessione, ma anche di scoperta e divertimento. Con la sua scrittura, Uria riesce a rendere temi complessi comprensibili e affascinanti, restituendo l’idea che l’arte, con tutte le sue sfumature e provocazioni, può essere accessibile a chiunque, anche a una nonna con il suo senso pratico. Un’uscita da non perdere per chi ama l’arte e vuole esplorare nuove prospettive con una risata in tasca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/lucio-fontana-spiegato-a-mia-nonna-perche-i-tagli-sono-opere-darte/">Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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<p>Il<i> nuovo libro di Davide Uria trasforma i misteri dell’arte moderna in un racconto accessibile e divertente, spiegando opere complesse come quelle di Fontana con un linguaggio semplice e ironico, alla portata di tutti, anche della nonna!</i></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6500" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina.jpeg" alt="" width="1000" height="1499" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina.jpeg 1000w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-200x300.jpeg 200w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-683x1024.jpeg 683w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/copertina-770x1154.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Disponibile su Amazon il nuovo libro di Davide Uria, un’opera ironica,  e allo stesso tempo profondamente riflessiva, che promette di conquistare il pubblico con il suo approccio unico all’arte contemporanea. Intitolato <em>&#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;</em>, il libro rappresenta la prima pubblicazione di Uria in ambito artistico e nasce dall’esperienza delle sue lezioni di arte rivolte a un pubblico adulto. Durante questi incontri, l&#8217;autore ha maturato l&#8217;idea di creare un racconto in grado di spiegare i misteri e le provocazioni dell&#8217;arte contemporanea con un linguaggio semplice e accessibile, utilizzando la figura di sua nonna come espediente narrativo. &#8220;Mi è venuta l’idea di costruire una storia attorno ai miei insegnamenti, immaginando di raccontare Fontana a mia nonna, una persona pragmatica e lontana dal mondo dell’arte moderna&#8221;, afferma Uria. Da qui è nato il libro, che si snoda tra umorismo, dialoghi immaginari e riflessioni profonde sul significato dell’arte.</p>
<p>Al centro dell’opera, i celebri “tagli” di Lucio Fontana diventano il punto di partenza per esplorare concetti artistici apparentemente semplici ma carichi di significato. Uria spiega come questi tagli, che a prima vista possono sembrare rotture o danni accidentali alla tela, in realtà aprono lo spazio verso nuove dimensioni e possibilità interpretative. E proprio come cerca di far capire a sua nonna che quei tagli non sono semplicemente buchi da riparare, ma aperture verso l’infinito, così guida il lettore attraverso un mondo artistico che spesso sembra sfuggire alla comprensione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6499" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria.jpeg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria.jpeg 1600w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-300x225.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-1024x768.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-770x578.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/foto-davideuria-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Il libro, però, non si limita a trattare Fontana: l&#8217;autore utilizza questa figura come pretesto per un viaggio che attraversa l’intero panorama dell’arte contemporanea, senza dimenticare di fare riferimenti a movimenti e artisti del passato, creando così un percorso che unisce la storia dell’arte classica e moderna. Dai colori monocromatici alla ricerca dello spazio e dell’infinito, Uria esplora tematiche complesse con un tono leggero e brillante, rendendo concetti difficili alla portata di tutti.</p>
<p>Davide Uria è insegnante di disegno e storia dell&#8217;arte presso l&#8217;Università della Terza Età di Trani, dove ha sempre unito passione e ironia nella sua divulgazione artistica. Laureato presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, Uria ha lavorato nel campo della comunicazione culturale collaborando con il MART di Rovereto, uno dei musei d&#8217;arte contemporanea più prestigiosi d’Italia, dove ha affinato le sue competenze nel settore della comunicazione museale. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di cultore della materia presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Bari, dove ha curato eventi artistici e culturali, mostre e workshop dedicati alla comunicazione in ambito culturale.</p>
<p>Parallelamente alla sua carriera nel campo dell’arte visiva, Davide Uria si è dedicato alla scrittura e alla poesia, con pubblicazioni in raccolte e antologie su riviste e testate internazionali di rilievo. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare tra diversi linguaggi artistici, dal visivo al letterario, sempre con uno stile che unisce profondità e leggerezza, riflessione e ironia.</p>
<p><em>&#8220;Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte&#8221;</em> è un libro pensato per tutti, dagli appassionati di arte agli amanti della cultura pop, passando per chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea. È un viaggio che, attraverso un dialogo immaginario e situazioni quotidiane, mostra come l’arte possa essere non solo uno strumento di riflessione, ma anche di scoperta e divertimento. Con la sua scrittura, Uria riesce a rendere temi complessi comprensibili e affascinanti, restituendo l’idea che l’arte, con tutte le sue sfumature e provocazioni, può essere accessibile a chiunque, anche a una nonna con il suo senso pratico.</p>
<p>Un’uscita da non perdere per chi ama l’arte e vuole esplorare nuove prospettive con una risata in tasca.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/lucio-fontana-spiegato-a-mia-nonna-perche-i-tagli-sono-opere-darte/">Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Cosimo I de’ Medici a Lucignano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 05:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 5 ottobre alle 16.30 la mostra  “Cosimo e l’invenzione del Granducato” sarà aperta da Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici, e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani Lucignano celebra la figura di Cosimo I de’ Medici, padre della Toscana moderna, con una mostra dal titolo “Cosimo e l’invenzione del Granducato”, allestita all’interno del Museo Comunale. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 16:30 con un convegno nella Sala Consiliare e rimarrà visitabile fino al 3 novembre 2024. L’evento rappresenta un’occasione unica per approfondire la storia e l’eredità lasciata da Cosimo I, fondatore del Granducato di Toscana. Tra le opere esposte spicca la riproduzione della Corona Granducale di Cosimo I, realizzata dal maestro orafo fiorentino Paolo Penko, insieme al Toson d’Oro e allo scettro granducale. La collezione si arricchisce di un ritratto calcografico del XVII secolo raffigurante Cosimo I, fedeli riproduzioni di tre costumi cinquecenteschi e la riproduzione del celebre medaglione di Giorgio Vasari. La mostra, patrocinata dalla Regione Toscana e con il contributo della Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema e Paolo Penko Firenze, vuole rendere omaggio a una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano, non solo come sovrano illuminato, ma anche come promotore della cultura e dell’arte. Il convegno inaugurale di sabato alle 16.30 nella Sala consiliare del comune, vedrà la partecipazione di illustri ospiti, tra cui Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici di Firenze e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, con introduzione e saluti iniziali di Roberta Casini, Sindaca di Lucignano, Durante l’incontro verrà presentata la mostra e saranno illustrate le straordinarie innovazioni politiche e culturali introdotte da Cosimo I, che trasformarono il Granducato in un’entità politica e culturale di riferimento. La mostra sarà accessibile con gli orari di apertura del Museo di Lucignano e rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano riscoprire la storia toscana attraverso preziosi cimeli e manufatti legati alla figura del primo Granduca di Toscana. Per maggiori informazioni: Museo di Lucignano https://www.museodilucignano.it/  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/cosimo-i-de-medici-a-lucignano/">Cosimo I de’ Medici a Lucignano</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Sabato 5 ottobre alle 16.30 la mostra  “Cosimo e l’invenzione del Granducato” sarà aperta da Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici, e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani</span></p>
<p class="p1"><span class="s2"> <img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5876" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac.jpeg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac.jpeg 1080w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-240x300.jpeg 240w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-819x1024.jpeg 819w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-770x963.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-293x366.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/10/7f53c874-64fc-426f-ab83-b61a284c0eac-390x488.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Lucignano celebra la figura di Cosimo I de’ Medici, padre della Toscana moderna, con una mostra dal titolo “Cosimo e l’invenzione del Granducato”, allestita all’interno del Museo Comunale. La mostra sarà inaugurata sabato 5 ottobre alle ore 16:30 con un convegno nella Sala Consiliare e rimarrà visitabile fino al 3 novembre 2024. L’evento rappresenta un’occasione unica per approfondire la storia e l’eredità lasciata da Cosimo I, fondatore del Granducato di Toscana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Tra le opere esposte spicca la riproduzione della Corona Granducale di Cosimo I, realizzata dal maestro orafo fiorentino Paolo Penko, insieme al Toson d’Oro e allo scettro granducale. La collezione si arricchisce di un ritratto calcografico del XVII secolo raffigurante Cosimo I, fedeli riproduzioni di tre costumi cinquecenteschi e la riproduzione del celebre medaglione di Giorgio Vasari.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mostra, patrocinata dalla Regione Toscana e con il contributo della Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema e Paolo Penko Firenze, vuole rendere omaggio a una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano, non solo come sovrano illuminato, ma anche come promotore della cultura e dell’arte.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il convegno inaugurale di sabato alle 16.30 nella Sala consiliare del comune, vedrà la partecipazione di illustri ospiti, tra cui Samuele Lastrucci, Direttore del Museo dei Medici di Firenze e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, con introduzione e saluti iniziali di Roberta Casini, Sindaca di Lucignano, Durante l’incontro verrà presentata la mostra e saranno illustrate le straordinarie innovazioni politiche e culturali introdotte da Cosimo I, che trasformarono il Granducato in un’entità politica e culturale di riferimento.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mostra sarà accessibile con gli orari di apertura del Museo di Lucignano e rappresenta un’occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano riscoprire la storia toscana attraverso preziosi cimeli e manufatti legati alla figura del primo Granduca di Toscana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Per maggiori informazioni</span><span class="s2">:<br />
Museo di Lucignano</span></p>
<p class="p1"><span class="s4"><a href="https://www.museodilucignano.it/">https://www.museodilucignano.it/</a></span></p>
<p class="p1"><span class="s2"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/cosimo-i-de-medici-a-lucignano/">Cosimo I de’ Medici a Lucignano</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Lucignano Music Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 05:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un borgo duecentesco pressoché intonso nel cuore della più verde toscana, casa del più celebre Albero della Vita di oreficeria trecentesca e di molte altre meraviglie poco frequentate; una violinista – Irene Abrigo &#8211; di soli 36 anni ma già affermata sui migliori palchi internazionali: da questo incontro di bellezza nasce quattro anni fa un piccolo festival di musica da camera sfidante per originalità di repertori e creatività divulgativa, dove in luoghi segreti di grande fascino e nel silenzio di vicoli immutati nei secoli, eccellenti cameristi danno vita a concerti preziosi e conducono sulla via della musica i giovani GenZ con l’escape room noir dedicata a Paganini, ma anche gli anziani della casa di riposo comunale con incursioni di note davanti alla spettacolare vista della campagna rinascimentale toscana. Mercoledì 25 settembre, nella Chiesa di San Francesco, il concerto di apertura “Misteri d’artista” darà il via a questa straordinaria kermesse musicale. Gli artisti che prenderanno parte al Lucignano Music Festival, sono di livello internazionale. Irene Abrigo e’ giovane, ma con già alle spalle debutti importanti come quello alla Carnegie Hall di New York nel 2016, la violinista virtuosa Irene Abrigo, alla cui creatività e amore sin dall’infanzia per l’incantevole borgo medievale di Lucignano si deve quattro anni fa la nascita di questo piccolo ma ambizioso festival di grande qualità, coltiva da sempre molte passioni a latere della musica, fra cui l’impegno nel sociale con la sua associazione POURQUOIPAS, che collabora con istituzioni come UNHCR e il CIO, e la volontà di far incontrare culture vicine ma diverse con la sua ITALIAN-SWISS music society, nata appositamente per lo scambio culturale tra Italia e Svizzera, sua patria d’adozione. Questo spirito di continua contaminazione tra linguaggi culturali e l’impegno nel sociale è divenuta dunque anche la cifra stilistica del Lucignano Music Festival, dove grandi cameristi della statura del violista Jürg Dähler o del violoncellista Patrick Demenga, si uniscono ad importanti realtà artistiche del territorio, come i Solisti dell’Orchestra da Camera di Perugia o l’attore e regista di cinema, teatro e televisione Francesco Bolo Rossini, sempre su impaginati di rara originalità, in cui grandi classici come Paganini, Schubert, Piazzolla, Prokofiev o Debussy dialogano con compositori contemporanei di solida fama internazionale ma quasi mai rappresentati in Italia, come la finlandese Grammy Award Kaija Saariaho, il violoncellista e compositore già eseguito alla Philharmonie di Berlino Alfred Felder, o pagine storiche assai rare come quelle dell’ottocentesca violinista e compositrice svedese Amanda Maier, morta a soli 41 anni e il cui catalogo completo delle composizioni non è ancora stato indagato, o il settecentesco inglese Joseph Gibbs. Il Lucignano Music Festival è dunque da quattro anni un piccolo cenacolo amicale di grandi artisti &#8211; tra cui vale ricordare anche il chitarrista Giampaolo Bandini, il bandoneon di Cesare Chiacchiaretta, i pianisti Massimiliano Génot e Hiroko Sakagami &#8211; uniti per giorni in uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Italia, la cui caratteristica struttura ellittica a strade anulari concentriche sembra già di per sé metafora di raccoglimento ed accoglienza, quasi come in una moderna rinascita del ritiro del Decameron. E nell’abbraccio ideale delle antiche mura, nel cuore di un paese toscano ancora ricco di vita sociale vera e non semplice vetrina per il nuovo over tourismimperante, gli artisti vivono e fanno musica a fianco dei cittadini, tanto da portare le prove proprio nel cuore della tradizione e della memoria lucignanese, come la casa di riposo per anziani sita in un bellissimo palazzo del centro storico e aperta, grazie ad una panoramica terrazza, sulla natura rinascimentale della valle; o chiudendo il concerto finale con una rustica cena sociale in uno dei ristoranti storici del borgo o ancora trasformando l’escape room dedicata a Paganini e già sperimentata con successo dalla sua ideatrice Irene Abrigo in Svizzera, in una vera scoperta dei tanti tesori nascosti e poco conosciuti di questa cittadina così ricca di storia, tradizioni ed arte da farla competere con centri di ben maggiori dimensioni e fama. L’escape room paganiniana, che vedrà anche molti momenti di musica del violinista del diavolo eseguiti dalla virtuosa Abrigo sul suo prezioso Guadagnini 1758, si svolgerà in doppio appuntamento quotidiano, in italiano ed in inglese, per ben tre giorni da giovedì 26 a sabato 28 settembre e sarà dunque un momento di gioco noir per grandi, piccini e famiglie, in cui al fascino immortale del misterioso Paganini si uniranno scoperte davvero inedite di una delle ultime, autentiche gemme della campagna toscana. Racconta così la sua esperienza Irene Abrigo, Fondatrice e Direttrice Artistica del Festival: &#8220;Da quattro anni, tra le antiche mura di questo borgo toscano soprannominato la perla della Valdichiana, creiamo un&#8217;esperienza che unisce artisti di fama internazionale, giovani talenti e il pubblico in un dialogo intimo e coinvolgente. Il Lucignano Music Festival è per me un luogo dove la musica e la bellezza si incontrano in modo unico e irripetibile, un&#8217;occasione per esplorare nuovi repertori, scoprire tesori nascosti e vivere la magia della musica in luoghi carichi di storia”. Stefano Cresti, Assessore Cultura e Turismo del Comune di Lucignano, chiosa: &#8220;Lucignano Music Festival è un progetto che rappresenta quanto di più profondamente Culturale si possa costruire in un Festival musicale. Perché se la musica ne è la sua massima espressione, tutto ciò che si muove per costruirlo va oltre l&#8217;organizzazione. Si costruiscono piccole comunità di sostenitori creando inclusività ed integrazione, coinvolgendo poi dai più piccoli ai più anziani. Irene con la sua professionalità riesce a portare nel nostro Borgo, musicisti di livello altissimo spendendosi a tutto tondo per costruire un progetto armonioso e &#8220;presente&#8221; come la musica che ci fa ascoltare”. Qui di seguito gli appuntamenti: Mercoledì 25 settembre 2024 MISTERI D’ARTISTA Concerto di apertura – Chiesa di San Francesco Ore 21.00 Musiche di N. Paganini, F. Schubert, A. Piazzolla, K. Saariaho, A. Felder Francesco Bolo Rossini, voce recitante Irene Abrigo, violino Jürg Dähler, viola Giampaolo Bandini, chitarra Cesare Chiacchiaretta, bandone Giovedì 26 settembre 2024 PIERINO &#38; IL LUPO Favola Sinfonica – Teatro Rosini Ore 21.00 “Pierino e il lupo” di S. Prokofiev Francesco Bolo Rossini, voce recitante I Solisti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/lucignano-music-festival/">Lucignano Music Festival</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Un borgo duecentesco pressoché intonso nel cuore della più verde toscana, casa del più celebre Albero della Vita di oreficeria trecentesca e di molte altre meraviglie poco frequentate; una violinista – Irene Abrigo &#8211; di soli 36 anni ma già affermata sui migliori palchi internazionali: da questo incontro di bellezza nasce quattro anni fa un piccolo festival di musica da camera sfidante per originalità di repertori e creatività divulgativa, dove in luoghi segreti di grande fascino e nel silenzio di vicoli immutati nei secoli, eccellenti cameristi danno vita a concerti preziosi e conducono sulla via della musica i giovani GenZ con l’escape room noir dedicata a Paganini, ma anche gli anziani della casa di riposo comunale con incursioni di note davanti alla spettacolare vista della campagna rinascimentale toscana.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Mercoledì 25 settembre, nella Chiesa di San Francesco, il concerto di apertura “Misteri d’artista” darà il via a questa straordinaria kermesse musicale. Gli artisti che prenderanno parte al </span><span class="s2">Lucignano Music Festival, </span><span class="s1">sono di livello internazionale. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Irene Abrigo</span><span class="s2"> e’ giovane, ma con già alle spalle debutti importanti come quello alla Carnegie Hall di New York nel 2016, la violinista virtuosa Irene Abrigo, alla cui creatività e amore sin dall’infanzia per l’incantevole borgo medievale di Lucignano si deve quattro anni fa la nascita di questo piccolo ma ambizioso festival di grande qualità, coltiva da sempre molte passioni a latere della musica, fra cui l’impegno nel sociale con la sua associazione POURQUOIPAS, che collabora con istituzioni come UNHCR e il CIO, e la volontà di far incontrare culture vicine ma diverse con la sua ITALIAN-SWISS music society, nata appositamente per lo scambio culturale tra Italia e Svizzera, sua patria d’adozione. Questo spirito di continua contaminazione tra linguaggi culturali e l’impegno nel sociale è divenuta dunque anche la cifra stilistica del Lucignano Music Festival, dove grandi cameristi della statura del </span><span class="s1">violista Jürg Dähler o del violoncellista Patrick Demenga, si uniscono ad importanti realtà artistiche del territorio, come i Solisti dell’Orchestra da Camera di Perugia o l’attore e regista di cinema, teatro e televisione Francesco Bolo Rossini, sempre su impaginati di rara originalità, </span><span class="s2">in cui grandi classici come Paganini, Schubert, Piazzolla, Prokofiev o Debussy dialogano con compositori contemporanei di solida fama internazionale ma quasi mai rappresentati in Italia, come </span><span class="s1">la finlandese Grammy Award Kaija Saariaho, il violoncellista e compositore già eseguito alla Philharmonie di Berlino Alfred Felder, o pagine storiche assai rare come quelle dell’ottocentesca violinista e compositrice svedese Amanda Maier, morta a soli 41 anni e il cui catalogo completo delle composizioni non è ancora stato indagato, o il settecentesco inglese Joseph Gibbs.</span><span class="s2"> Il Lucignano Music Festival è dunque da quattro anni un piccolo cenacolo amicale di grandi artisti &#8211; tra cui vale ricordare anche il chitarrista Giampaolo Bandini, il bandoneon di Cesare Chiacchiaretta, i pianisti Massimiliano Génot e Hiroko Sakagami &#8211; uniti per giorni in uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Italia, la cui caratteristica struttura ellittica a strade anulari concentriche sembra già di per sé metafora di raccoglimento ed accoglienza, quasi come in una moderna rinascita del ritiro del Decameron. E nell’abbraccio ideale delle antiche mura, nel cuore di un paese toscano ancora ricco di vita sociale vera e non semplice vetrina per il nuovo over tourismimperante, gli artisti vivono e fanno musica a fianco dei cittadini, tanto da portare le prove proprio nel cuore della tradizione e della memoria lucignanese, come la casa di riposo per anziani sita in un bellissimo palazzo del centro storico e aperta, grazie ad una panoramica terrazza, sulla natura rinascimentale della valle; o chiudendo il concerto finale con una rustica cena sociale in uno dei ristoranti storici del borgo o ancora trasformando l’escape room dedicata a Paganini e già sperimentata con successo dalla sua ideatrice Irene Abrigo in Svizzera, in una vera scoperta dei tanti tesori nascosti e poco conosciuti di questa cittadina così ricca di storia, tradizioni ed arte da farla competere con centri di ben maggiori dimensioni e fama. L’escape room paganiniana, che vedrà anche molti momenti di musica del violinista del diavolo eseguiti dalla virtuosa Abrigo sul suo prezioso Guadagnini 1758, si svolgerà in doppio appuntamento quotidiano, in italiano ed in inglese, per ben tre giorni da giovedì 26 a sabato 28 settembre e sarà dunque un momento di gioco noir per grandi, piccini e famiglie, in cui al fascino immortale del misterioso Paganini si uniranno scoperte davvero inedite di una delle ultime, autentiche gemme della campagna toscana.</span><span class="s1"> Racconta così la sua esperienza Irene Abrigo, Fondatrice e Direttrice Artistica del Festival</span><span class="s2">: </span><span class="s3">&#8220;Da quattro anni, tra le antiche mura di questo borgo toscano soprannominato la perla della Valdichiana, creiamo un&#8217;esperienza che unisce artisti di fama internazionale, giovani talenti e il pubblico in un dialogo intimo e coinvolgente. Il Lucignano Music Festival è per me un luogo dove la musica e la bellezza si incontrano in modo unico e irripetibile, un&#8217;occasione per esplorare nuovi repertori, scoprire tesori nascosti e vivere la magia della musica in luoghi carichi di storia</span><span class="s1">”. Stefano Cresti, Assessore Cultura e Turismo del Comune di Lucignano</span><span class="s2">, chiosa: </span><span class="s3">&#8220;Lucignano Music Festival è un progetto che rappresenta quanto di più profondamente Culturale si possa costruire in un Festival musicale. Perché se la musica ne è la sua massima espressione, tutto ciò che si muove per costruirlo va oltre l&#8217;organizzazione. Si costruiscono piccole comunità di sostenitori creando inclusività ed integrazione, coinvolgendo poi dai più piccoli ai più anziani. Irene con la sua professionalità riesce a portare nel nostro Borgo, musicisti di livello altissimo spendendosi a tutto tondo per costruire un progetto armonioso e &#8220;presente&#8221; come la musica che ci fa ascoltare”.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5826" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4.jpeg" alt="" width="1120" height="1600" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4.jpeg 1120w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-210x300.jpeg 210w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-717x1024.jpeg 717w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-770x1100.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-1075x1536.jpeg 1075w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-293x419.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/85589157-1cc8-4fab-9dff-02439fe406b4-390x557.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p class="p1"><span class="s3">Qui di seguito gli appuntamenti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mercoledì 25 settembre 2024</span><span class="s2"> MISTERI D’ARTISTA Concerto di apertura – Chiesa di San Francesco Ore 21.00</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musiche di N. Paganini, F. Schubert, A. Piazzolla, K. Saariaho, A. Felder</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Francesco Bolo Rossini, voce recitante</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Irene Abrigo, violino</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Jürg Dähler, viola</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Giampaolo Bandini, chitarra</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Cesare Chiacchiaretta, bandone</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Giovedì 26 settembre 2024</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">PIERINO &amp; IL LUPO Favola Sinfonica – Teatro Rosini Ore 21.00</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">“Pierino e il lupo” di S. Prokofiev</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Francesco Bolo Rossini, voce recitante </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">I Solisti dell’Orchestra da Camera di Perug</span><span class="s1">ia </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Venerdì 26 settembre 202</span><span class="s2">4</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">AL CHIARO DI LUNA. Un viaggio poetico per violino &amp; pianoforte</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Chiesa di San Francesco Ore 21:00 </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musiche di J. Gibbs, A. Maier, P. de Sarasate, Debussy</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Christian Joseph Saccon, violino; Massimiliano Génot, pianofort</span><span class="s1">e</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sabato 28 settembre 2024</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">GRAN FINALE Concerto di chiusura-Chiesa di San Francesco</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ore 18:00 Concerto – Ore 20:45 Cena tradizionale toscana (fiorentina) con gli artisti presso La Tavernetta</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Musica di G. Fauré, D. Shostakovich, A. Dvorak</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Irene Abrigo, violino; Jürg Dähler, viola; Patrick Demenga, violoncello; Hiroko Sakagami, pianoforte</span></p>
<p class="p1"><span class="s4"><a href="https://www.lucignanomusicfestival.com/">https://www.lucignanomusicfestival.com/</a></span></p>
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		<title>L’Alchimia del carbone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 15:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 4 ottobre 2024 presso l’ISA, Istituto Superiore Antincendi (Ministero dell’Interno), prende il via la prima mostra collettiva di arte contemporanea sul Biochar: “Alchimia del Carbone – Esplorando il Biochar nell’arte&#8221;, a cura di Velia Littera, che ha invitato un gruppo di artisti a dare vita a un nuovo progetto: creare opere d’arte utilizzando il Biochar e spinti dal desiderio di coniugare creatività, cura per l’ambiente e impegno sociale. Ad aderire al progetto espositivo anche un grande maestro di fama mondiale, Michelangelo Pistoletto, con un Terzo Paradiso realizzato interamente con il Biochar, che sarà collocato nell’area verde esterna dell’Istituto Superiore Antincendi. Abbiamo intervistato la curatrice Velia Littera. Al via l’Alchimia del carbone, di che cosa si tratta? L’Alchimia del carbone è un progetto innovativo che esplora l’utilizzo del “biochar” non solo come strumento per la sostenibilità ambientale, ma anche come medium artistico. Si tratta di una vera e propria &#8220;trasformazione&#8221; del carbone vegetale, un prodotto utilizzato tradizionalmente in agricoltura, in qualcosa di più, un mezzo espressivo per artisti che desiderano riflettere sui temi della natura, della rigenerazione e dell’impatto umano sull’ambiente. Che cosa significa “Esplorando il Biochar nell’Arte”? &#8220;Esplorando il Biochar nell’Arte&#8221; significa guardare oltre l&#8217;uso tecnico del biochar e vedere come questo materiale possa essere reinterpretato in ambito artistico. L&#8217;arte può aprire nuove possibilità di riflessione e sensibilizzazione, stimolando un dialogo tra sostenibilità, estetica e innovazione. L’idea è quella di scoprire come un materiale così connesso alla terra possa diventare simbolo di cambiamento, rigenerazione e attenzione per il pianeta. Il progetto BiochArt di che cosa si occupa? Il progetto “BiochArt” si occupa di unire l’arte e l’ecologia attraverso il biochar. Il progetto promuove la consapevolezza ecologica, invitando il pubblico a vedere il biochar sotto una luce diversa, non solo come mezzo tecnico ma anche come strumento espressivo che porta con sé un messaggio sociale e ambientale. Perché invitare un gruppo di artisti per dar vita a un nuovo progetto? Gli artisti hanno la capacità di reinterpretare e dare nuove prospettive ai materiali e alle tematiche sociali. Coinvolgere un gruppo di artisti in un progetto come BiochArt significa aprire un canale di comunicazione creativa con il pubblico, offrendo un approccio emozionale e riflessivo ai problemi legati della natura. L’arte riesce a far emergere concetti complessi in modo più accessibile e stimolante, suscitando emozioni e favorendo la consapevolezza. Questo progetto che cosa riguarda? Il progetto BiochArt riguarda l’intersezione tra arte, ecologia e impegno sociale. Esplora come il biochar, un prodotto ecologico, possa essere utilizzato per creare opere d’arte che sensibilizzano il pubblico sui temi del cambiamento climatico, del rispetto per l’ambiente e della rigenerazione. È un progetto che parla di trasformazione, sia dal punto di vista del materiale che da quello sociale. Come si può coniugare la creatività, la cura per l’ambiente e l’impegno sociale? La creatività può essere uno strumento potente per promuovere la cura per l’ambiente e l’impegno sociale. Attraverso il linguaggio artistico, possiamo portare all’attenzione del pubblico questioni urgenti come il cambiamento climatico, la sostenibilità e la necessità di un nuovo rapporto con la natura. L’arte riesce a coinvolgere le persone a livello emotivo, favorendo una maggiore consapevolezza e incoraggiando l&#8217;azione. Con il biochar, si crea un legame diretto tra il processo creativo e la cura del pianeta, poiché questo materiale contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di CO2. All’interno del progetto c’è anche un grande maestro, ce ne vuole parlare? Sì, nel progetto è coinvolto un maestro di grande rilievo, Michelangelo Pistoletto, che ha dedicato gran parte della sua carriera all’arte etica. La sua presenza con un Terzo Paradiso realizzato interamente con il Biochar, arricchisce ma mostra e il progetto, portando una visione profonda e un’esperienza consolidata nella fusione tra arte e natura. Il maestro contribuisce non solo con il suo simbolo ormai consolidato che testimonia come l’arte possa essere strumento di rinascita, ma anche con il suo pensiero, ispirando gli altri artisti e il pubblico a riflettere sul potere trasformativo dell’arte e sull’importanza di prendersi cura del nostro pianeta. Chi sono gli artisti che partecipano al progetto? Il progetto coinvolge un gruppo eterogeneo di artisti, sia emergenti che affermati, provenienti da diverse discipline artistiche. Ciascuno di loro porta una prospettiva unica sul tema della sostenibilità e dell’ambiente, utilizzando il biochar in modo personale e innovativo. La varietà degli stili e dei linguaggi artistici arricchisce il progetto, creando un dialogo poliedrico che spazia dalla pittura alla scultura, fino all’arte concettuale e la fotografia. Che cosa c’è al centro di questo progetto? Al centro del progetto c’è l’idea di “trasformazione”, quella del biochar, da materiale agricolo a mezzo espressivo, ma anche quella di un approccio culturale e sociale attraverso l’arte. L&#8217;obiettivo è sensibilizzare il pubblico sul ruolo cruciale che possiamo avere nella rigenerazione dell&#8217;ambiente, offrendo al contempo una nuova visione su come l&#8217;arte possa essere un mezzo per affrontare le sfide ecologiche contemporanee. Quale filosofia abbraccia l’arte? L’arte abbraccia una filosofia d’ interconnessione. Questo progetto si basa sull’idea che l’arte possa non solo rappresentare la realtà, ma anche trasformarla. Utilizzando principalmente un materialecome il biochar, gli artisti dimostrano che è possibile creare bellezza senza danneggiare il pianeta, contribuendo anzi a una riflessione più profonda sui nostri rapporti con la natura e con la società. Progetti ulteriori? Il progetto BiochArt è solo l’inizio. Stiamo già pensando a una serie di mostre itineranti e workshop per coinvolgere un pubblico più ampio, oltre a collaborazioni internazionali che permettano di estendere il messaggio e l&#8217;impatto del progetto. L&#8217;idea è anche di integrare altre forme d&#8217;arte, come la performance e il digitale, e di promuovere la ricerca su materiali ecologici nell’arte contemporanea. Vuole aggiungere altro? Sì, vorrei sottolineare l’importanza di progetti etici come questo, che uniscono l&#8217;arte ai valori importanti della vita. Credo fermamente che l’arte possa giocare un ruolo fondamentale nel plasmare la nostra visione del futuro, aiutandoci a trovare soluzioni innovative e ispirandoci a prendersi cura del mondo che ci circonda. Ringrazio tutti gli artisti coinvolti che si sono prodigati a realizzare delle opere d’arte molto potenti e di straordinaria</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il 4 ottobre 2024 presso l’ISA, Istituto Superiore Antincendi (Ministero dell’Interno), prende il via la prima mostra collettiva di arte contemporanea sul Biochar: “Alchimia del Carbone – Esplorando il Biochar nell’arte&#8221;, a cura di Velia Littera, che ha invitato un gruppo di artisti a dare vita a un nuovo progetto: creare opere d’arte utilizzando il Biochar e spinti dal desiderio di coniugare creatività, cura per l’ambiente e impegno sociale.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5804" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/velia-foto.jpeg" alt="" width="365" height="478" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/velia-foto.jpeg 365w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/velia-foto-229x300.jpeg 229w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/velia-foto-293x384.jpeg 293w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ad aderire al progetto espositivo anche un grande maestro di fama mondiale, Michelangelo Pistoletto, con un Terzo Paradiso realizzato interamente con il Biochar, che sarà collocato nell’area verde esterna dell’Istituto Superiore Antincendi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Abbiamo intervistato la curatrice Velia Littera.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al via l’Alchimia del carbone, di che cosa si tratta?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’Alchimia del carbone è un progetto innovativo che esplora l’utilizzo del “biochar” non solo come strumento per la sostenibilità ambientale, ma anche come medium artistico. Si tratta di una vera e propria &#8220;trasformazione&#8221; del carbone vegetale, un prodotto utilizzato tradizionalmente in agricoltura, in qualcosa di più, un mezzo espressivo per artisti che desiderano riflettere sui temi della natura, della rigenerazione e dell’impatto umano sull’ambiente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa significa “Esplorando il Biochar nell’Arte”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">&#8220;Esplorando il Biochar nell’Arte&#8221; significa guardare oltre l&#8217;uso tecnico del biochar e vedere come questo materiale possa essere reinterpretato in ambito artistico. L&#8217;arte può aprire nuove possibilità di riflessione e sensibilizzazione, stimolando un dialogo tra sostenibilità, estetica e innovazione. L’idea è quella di scoprire come un materiale così connesso alla terra possa diventare simbolo di cambiamento, rigenerazione e attenzione per il pianeta.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5807" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1.jpeg" alt="" width="2500" height="1668" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1.jpeg 2500w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-300x200.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-1024x683.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-770x514.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-1536x1025.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-1155x770.jpeg 1155w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-370x247.jpeg 370w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-293x195.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-1400x934.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-120x80.jpeg 120w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-240x160.jpeg 240w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/dettaglio-2-fotografia-fine-art-di-Andrea-Ferrari-RAW-1-390x260.jpeg 390w" sizes="(max-width: 2500px) 100vw, 2500px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto BiochArt di che cosa si occupa?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto “BiochArt” si occupa di unire l’arte e l’ecologia attraverso il biochar. Il progetto promuove la consapevolezza ecologica, invitando il pubblico a vedere il biochar sotto una luce diversa, non solo come mezzo tecnico ma anche come strumento espressivo che porta con sé un messaggio sociale e ambientale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché invitare un gruppo di artisti per dar vita a un nuovo progetto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli artisti hanno la capacità di reinterpretare e dare nuove prospettive ai materiali e alle tematiche sociali. Coinvolgere un gruppo di artisti in un progetto come BiochArt significa aprire un canale di comunicazione creativa con il pubblico, offrendo un approccio emozionale e riflessivo ai problemi legati della natura. L’arte riesce a far emergere concetti complessi in modo più accessibile e stimolante, suscitando emozioni e favorendo la consapevolezza.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5808" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1.jpeg" alt="" width="1570" height="1600" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1.jpeg 1570w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-294x300.jpeg 294w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-1005x1024.jpeg 1005w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-770x785.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-1507x1536.jpeg 1507w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-40x40.jpeg 40w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-293x299.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-1400x1427.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-390x397.jpeg 390w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/opera-metamorfosi-del-nero-30x30-di-Nino-De-Luca-1-60x60.jpeg 60w" sizes="(max-width: 1570px) 100vw, 1570px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo progetto che cosa riguarda?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto BiochArt riguarda l’intersezione tra arte, ecologia e impegno sociale. Esplora come il biochar, un prodotto ecologico, possa essere utilizzato per creare opere d’arte che sensibilizzano il pubblico sui temi del cambiamento climatico, del rispetto per l’ambiente e della rigenerazione. È un progetto che parla di trasformazione, sia dal punto di vista del materiale che da quello sociale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come si può coniugare la creatività, la cura per l’ambiente e l’impegno sociale?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La creatività può essere uno strumento potente per promuovere la cura per l’ambiente e l’impegno sociale. Attraverso il linguaggio artistico, possiamo portare all’attenzione del pubblico questioni urgenti come il cambiamento climatico, la sostenibilità e la necessità di un nuovo rapporto con la natura. L’arte riesce a coinvolgere le persone a livello emotivo, favorendo una maggiore consapevolezza e incoraggiando l&#8217;azione. Con il biochar, si crea un legame diretto tra il processo creativo e la cura del pianeta, poiché questo materiale contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di CO2.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">All’interno del progetto c’è anche un grande maestro, ce ne vuole parlare?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sì, nel progetto è coinvolto un maestro di grande rilievo, Michelangelo Pistoletto, che ha dedicato gran parte della sua carriera all’arte etica. La sua presenza con un Terzo Paradiso realizzato interamente con il Biochar, arricchisce ma mostra e il progetto, portando una visione profonda e un’esperienza consolidata nella fusione tra arte e natura. Il maestro contribuisce non solo con il suo simbolo ormai consolidato che testimonia come l’arte possa essere strumento di rinascita, ma anche con il suo pensiero, ispirando gli altri artisti e il pubblico a riflettere sul potere trasformativo dell’arte e sull’importanza di prendersi cura del nostro pianeta.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Chi sono gli artisti che partecipano al progetto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto coinvolge un gruppo eterogeneo di artisti, sia emergenti che affermati, provenienti da diverse discipline artistiche. Ciascuno di loro porta una prospettiva unica sul tema della sostenibilità e dell’ambiente, utilizzando il biochar in modo personale e innovativo. La varietà degli stili e dei linguaggi artistici arricchisce il progetto, creando un dialogo poliedrico che spazia dalla pittura alla scultura, fino all’arte concettuale e la fotografia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa c’è al centro di questo progetto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Al centro del progetto c’è l’idea di “trasformazione”, quella del biochar, da materiale agricolo a mezzo espressivo, ma anche quella di un approccio culturale e sociale attraverso l’arte. L&#8217;obiettivo è sensibilizzare il pubblico sul ruolo cruciale che possiamo avere nella rigenerazione dell&#8217;ambiente, offrendo al contempo una nuova visione su come l&#8217;arte possa essere un mezzo per affrontare le sfide ecologiche contemporanee.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5812" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini-.jpeg" alt="" width="909" height="1150" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini-.jpeg 909w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini--237x300.jpeg 237w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini--809x1024.jpeg 809w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini--770x974.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini--293x371.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Confini-di-Manuela-Scannavini--390x493.jpeg 390w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quale filosofia abbraccia l’arte?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’arte abbraccia una filosofia d’ interconnessione. Questo progetto si basa sull’idea che l’arte possa non solo rappresentare la realtà, ma anche trasformarla. Utilizzando principalmente un materialecome il biochar, gli artisti dimostrano che è possibile creare bellezza senza danneggiare il pianeta, contribuendo anzi a una riflessione più profonda sui nostri rapporti con la natura e con la società.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Progetti ulteriori?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto BiochArt è solo l’inizio. Stiamo già pensando a una serie di mostre itineranti e workshop per coinvolgere un pubblico più ampio, oltre a collaborazioni internazionali che permettano di estendere il messaggio e l&#8217;impatto del progetto. L&#8217;idea è anche di integrare altre forme d&#8217;arte, come la performance e il digitale, e di promuovere la ricerca su materiali ecologici nell’arte contemporanea.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5813" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low.jpeg" alt="" width="1046" height="1355" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low.jpeg 1046w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low-232x300.jpeg 232w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low-790x1024.jpeg 790w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low-770x997.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low-293x380.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/The-Contemporary-by-Pennyboy-low-390x505.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1046px) 100vw, 1046px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vuole aggiungere altro?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sì, vorrei sottolineare l’importanza di progetti etici come questo, che uniscono l&#8217;arte ai valori importanti della vita. Credo fermamente che l’arte possa giocare un ruolo fondamentale nel plasmare la nostra visione del futuro, aiutandoci a trovare soluzioni innovative e ispirandoci a prendersi cura del mondo che ci circonda. Ringrazio tutti gli artisti coinvolti che si sono prodigati a realizzare delle opere d’arte molto potenti e di straordinaria bellezza e coloro che sostengono questo progetto, perché insieme possiamo davvero fare la differenza.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5811" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa.jpeg" alt="" width="1536" height="2048" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-225x300.jpeg 225w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-768x1024.jpeg 768w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-770x1027.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-293x391.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-1400x1867.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/09/Location-Isa-390x520.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>Bernardo Tirabosco: essenza di un artista</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/bernardo-tirabosco-essenza-di-un-artista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 19:25:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Riflettori sulle Celebrità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bernardo Tirabosco e’ un giovane talentuoso, un artista a tutto tondo, un cantastorie di emozioni e passioni che narrano l’essenza dell’esistenza e dell’esserci attraverso il potente mezzo dell’arte. Riuscire a definire la sua arte e’ impossibile poiché nel suo mondo artistico Tirabosco raccoglie, coglie e traduce nuove forme e possibilità di linguaggi espressivi. Per lui la materia non è considerata solo come mezzo espressivo, ma diviene contemporaneamente origine e obiettivo del suo processo creativo. Attraverso la sperimentazione di tecniche pittoriche e scultoree, la manipolazione di materiali grezzi e il richiamo ad un lessico storico, Tirabosco dà vita ad installazioni, dove risulta fondamentale il dialogo tra il lavoro e lo spazio per il quale è stato ideato. Dopo il conseguimento del diploma magistrale in arti visive (pittura) presso l’Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, fonda nel 2019 Sottofondostudio: laboratorio personale che si è parallelamente evoluto ed ampliato come realtà espositiva indipendente nel centro di Arezzo, dove attualmente vive. Dal 2021al 2023 è assistente di studio dell’artista Giulia Cenci. In questa intervista ci conduce all’interno del suo mondo artistico con delicatezza e forza, armonia e creatività, emozione e passione. Caro Bernardo, eccoci qui, prima cosa grazie per questa intervista! E poi ci racconti di te: chi sei, che cosa fai, come lo fai? Mi chiamo Bernardo Tirabosco, ho 32 anni, vivo e lavoro ad Arezzo. Nel 2019, finito il percorso di studi all’Accademia di Belle Arti ho deciso di aprire il mio studio in centro città. In laboratorio porto avanti la mia pratica artistica che si concentra principalmente nella pittura, scultura e installazioni. In passato ho collaborato e sono stato assistente dell’artista Cortonese Giulia Cenci per alcuni progetti e mostre di rilievo internazionale come la Biennale di Venezia. Perché hai deciso di intraprendere il difficile percorso di artista? Non c’è una motivazione razionale, credo che la decisione nasca principalmente dall’esigenza di approfondire e portare avanti la propria ricerca artistica, attraverso la sperimentazione di materiali e nuove forme di linguaggio. In altre parole: passione. Che cosa ti ha spinto verso l’arte? Fin da piccolo l’arte mi ha sempre affascinato, passavo ore sopra i fogli a disegnare, ero incuriosito e attratto da tutte le forme pittoriche e scultoree. Questa passione ha influito molto sulle mi scelte formative, così ho deciso di frequentare il Liceo Artistico e successivamente di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti dove ho affinato ancora di più le mie conoscenze e imparato che un buon lavoro ha bisogno dell’impulso di un pensiero forte. Queste esperienze sono state fondamentali per decidere di fare della mia passione la mia professione. Ci racconti un aneddoto della tua infanzia? Ricordo quella volta che i miei genitori mi portarono al Parco di Collodi, un grande spazio all’aperto a tema con i personaggi della fiaba di Pinocchio, avevo circa tre anni. Ho ancora bene impresse le sculture dei vari personaggi che spuntavano quasi per caso dal bosco e io ne ero affascinato perché riconoscevo tutti i personaggi già visti nelle immagini del mio libro di Pinocchio. La più spaventoso di tutti fu la Balena, gigantesca e con la bocca spalancata dove le persone potevano entrare dentro e mettersi in posa per scattare qualche fotografia. La mia mamma ci entrò e io mi misi a piangere dalla paura che la Balena se la mangiasse. Oppure quando al Louvre, ero sempre molto piccolo, costrinsi i miei genitori a passare ore intere nella sezione dell’Arte Egizia affascinato dalle mummie, soprattutto quelle degli animali come gli uccellini; andavo da una teca all’altra stupito e incredibilmente attratto, non riuscivano a portarmi via. Tornato a casa, pensai bene di fasciare tutti gli animali che avevo come giochi. La tua prima opera come è nata e quando è stata realizzata? Non ricordo quale è stata la prima, o meglio, non saprei identificare un “primo lavoro” assoluto come se fosse una sorta di punto 0 o di inizio. Direi che una prima svolta possa essere ricondotta ad alcune idee che sperimentai al primo anno di Accademia, nel corso di pittura. Era una serie dei piccoli quadri dipinti a olio, nella tela erano raffigurati una sorta di paesaggi differenti tra loro per colore e intensità di profondità. Interpreto questa serie di lavori come il primo passo verso un momentaneo abbandono della figura in favore di un pensiero che va oltre a ciò che si vede. Che cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico con la tua arte? Più che cercare di trasmettere qualcosa vorrei far entrare il visitatore nel mio mondo. Specialmente se in mostra presento le installazioni, lavori solitamente più intimi e complessi, difficili da interpretare nell’immediato. All’interno del mio lavoro creo una narrazione che possa coinvolgere lo spettatore: la storia di come è nata l’idea e dei suoi sviluppi, i dettagli di come ho utilizzato i materiali che espongo e perché il lavoro viene inserito nello spazio espositivo in un determinato modo. Veniamo alla tua ultima mostra: a che cosa ti sei ispirato? Sono stato ispirato prima di tutto dalla particolarità della sala espositiva. Non mi era mai capitato di installare un mio lavoro all’interno di uno spazio con pavimento, pareti e soffitto completamente nere, una sorta di White Cube al contrario. All’inizio ero incerto su come poter intervenire nella sala, mi domandavo su quali lavori concentrarmi per presentare al meglio la mia idea. Volevo creare un connubio tra pittura e scultura, due pratiche artistiche che ho sempre portato avanti in parallelo ma che non avevo mai esposto insieme. La mostra alla Galleria Comunale è stata l’occasione per presentarle insieme in un unico progetto. Con quale tecnica sono state realizzate le tue opere? Il dipinto posto di fronte all’ingresso in sala è realizzato con colori a olio su tela, mentre tutte le sculture presenti sono fatte di sapone e cera con qualche velatura di pigmento naturale. Progetti, desideri, sogni, emozioni? In questo momento sto per cominciare una residenza artistica alla fondazione “Il Bisonte” a Firenze. Il progetto prevede la realizzazione di un mio lavoro negli spazi della Fondazione con successiva mostra nella loro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Bernardo Tirabosco e’ un giovane talentuoso, un artista a tutto tondo, un cantastorie di emozioni e passioni che narrano l’essenza dell’esistenza e dell’esserci attraverso il potente mezzo dell’arte. Riuscire a definire la sua arte e’ impossibile poiché nel suo mondo artistico Tirabosco raccoglie, coglie e traduce nuove forme e possibilità di linguaggi espressivi. Per lui la materia non è considerata solo come mezzo espressivo, ma diviene contemporaneamente origine e obiettivo del suo processo creativo. Attraverso la sperimentazione di tecniche pittoriche e scultoree, la manipolazione di materiali grezzi e il richiamo ad un lessico storico, Tirabosco dà vita ad installazioni, dove risulta fondamentale il dialogo tra il lavoro e lo spazio per il quale è stato ideato. Dopo il conseguimento del diploma magistrale in arti visive (pittura) presso l’Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, fonda nel 2019 Sottofondostudio: laboratorio personale che si è parallelamente evoluto ed ampliato come realtà espositiva indipendente nel centro di Arezzo, dove attualmente vive. Dal 2021al 2023 è assistente di studio dell’artista Giulia Cenci. In questa intervista ci conduce all’interno del suo mondo artistico con delicatezza e forza, armonia e creatività, emozione e passione.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Caro Bernardo, eccoci qui, prima cosa grazie per questa intervista! E poi ci racconti di te: chi sei, che cosa fai, come lo fai?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mi chiamo Bernardo Tirabosco, ho 32 anni, vivo e lavoro ad Arezzo. Nel 2019, finito il percorso di studi </span><span class="s1">all’Accademia di Belle Arti ho deciso di aprire il mio studio in centro città. </span>In laboratorio porto avanti la mia pratica artistica che si concentra principalmente nella pittura, scultura e installazioni. In passato ho collaborato e sono stato assistente dell’artista Cortonese Giulia Cenci per alcuni progetti e mostre di rilievo internazionale come la Biennale di Venezia.</p>
<p class="p1"><span class="s2">Perché hai deciso di intraprendere il difficile percorso di artista?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non c’è una motivazione razionale, credo che la decisione nasca principalmente dall’esigenza di </span>approfondire e portare avanti la propria ricerca artistica, attraverso la sperimentazione di materiali e nuove forme di linguaggio. In altre parole: passione.</p>
<p class="p1"><span class="s2">Che cosa ti ha spinto verso l’arte?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fin da piccolo l’arte mi ha sempre affascinato, passavo ore sopra i fogli a disegnare, ero incuriosito e </span>attratto da tutte le forme pittoriche e scultoree. Questa passione ha influito molto sulle mi scelte formative, così ho deciso di frequentare il Liceo Artistico e successivamente di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti dove ho affinato ancora di più le mie conoscenze e imparato che un buon lavoro ha bisogno dell’impulso di un pensiero forte. Queste esperienze sono state fondamentali per decidere di fare della mia passione la mia professione.</p>
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<p>Ci racconti un aneddoto della tua infanzia?</p>
<p class="p1"><span class="s1">Ricordo quella volta che i miei genitori mi portarono al Parco di Collodi, un grande spazio all’aperto a tema </span>con i personaggi della fiaba di Pinocchio, avevo circa tre anni.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Ho ancora bene impresse le sculture dei vari personaggi che spuntavano quasi per caso dal bosco e io ne </span><span class="s1">ero affascinato perché riconoscevo tutti i personaggi già visti nelle immagini del mio libro di Pinocchio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La più spaventoso di tutti fu la Balena, gigantesca e con la bocca spalancata dove le persone potevano </span>entrare dentro e mettersi in posa per scattare qualche fotografia. La mia mamma ci entrò e io mi misi a piangere dalla paura che la Balena se la mangiasse.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Oppure quando al Louvre, ero sempre molto piccolo, costrinsi i miei genitori a passare ore intere nella </span>sezione dell’Arte Egizia affascinato dalle mummie, soprattutto quelle degli animali come gli uccellini; andavo da una teca all’altra stupito e incredibilmente attratto, non riuscivano a portarmi via. Tornato a casa, pensai bene di fasciare tutti gli animali che avevo come giochi.</p>
<p class="p1"><span class="s2">La tua prima opera come è nata e quando è stata realizzata?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non ricordo quale è stata la prima, o meglio, non saprei identificare un “primo lavoro” assoluto come se </span><span class="s1">fosse una sorta di punto 0 o di inizio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Direi che una prima svolta possa essere ricondotta ad alcune idee che sperimentai al primo anno di </span>Accademia, nel corso di pittura.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Era una serie dei piccoli quadri dipinti a olio, nella tela erano raffigurati una sorta di paesaggi differenti tra </span>loro per colore e intensità di profondità. Interpreto questa serie di lavori come il primo passo verso un momentaneo abbandono della figura in favore di un pensiero che va oltre a ciò che si vede.</p>
<p class="p1"><span class="s2">Che cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico con la tua arte?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Più che cercare di trasmettere qualcosa vorrei far entrare il visitatore nel mio mondo. Specialmente se in mostra presento le installazioni, lavori solitamente più intimi e complessi, difficili da interpretare nell’immediato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">All’interno del mio lavoro creo una narrazione che possa coinvolgere lo spettatore: la storia di come è nata </span>l’idea e dei suoi sviluppi, i dettagli di come ho utilizzato i materiali che espongo e perché il lavoro viene <span class="s1">inserito nello spazio espositivo in un determinato modo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Veniamo alla tua ultima mostra: a che cosa ti sei ispirato?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono stato ispirato prima di tutto dalla particolarità della sala espositiva. Non mi era mai capitato di installare un mio lavoro all’interno di uno spazio con pavimento, pareti e soffitto completamente nere, una sorta di White Cube al contrario.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">All’inizio ero incerto su come poter intervenire nella sala, mi domandavo su quali lavori concentrarmi per </span><span class="s1">presentare al meglio la mia idea.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Volevo creare un connubio tra pittura e scultura, due pratiche artistiche che ho sempre portato avanti in </span>parallelo ma che non avevo mai esposto insieme. La mostra alla Galleria Comunale è stata l’occasione per presentarle insieme in un unico progetto.</p>
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<p class="p1"><span class="s2">Con quale tecnica sono state realizzate le tue opere?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il dipinto posto di fronte all’ingresso in sala è realizzato con colori a olio su tela, mentre tutte le sculture </span>presenti sono fatte di sapone e cera con qualche velatura di pigmento naturale.</p>
<p class="p1"><span class="s2">Progetti, desideri, sogni, emozioni?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In questo momento sto per cominciare una residenza artistica alla fondazione “Il Bisonte” a Firenze.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il progetto prevede la realizzazione di un mio lavoro negli spazi della Fondazione con successiva mostra </span>nella loro galleria in autunno. Ci sono anche dei progetti importanti per il prossimo anno con gallerie e spazi espositivi che al momento sono in fase di definizione e che spero si possano concretizzare al più presto.</p>
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		<title>Contro_Utopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 13:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una selezione di sculture di Antonio Taschini sarà esposta neglispazi dello storico complesso di Palazzo Valdina della Camera dei deputati a Roma. Come afferma l’On. Federico Mollicone, Presidente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione che ha fermamente voluto questa mostra, “accogliere l’arte scultorea di Antonio Taschini nel Complesso di Vicolo Valdina significa impreziosire lo splendido Convento con il suo chiostro antico e lo storico porticato, la chiesa bizantina di San Gregorio di Nazianzeno e la Sala della Sacrestia, caratterizzata da frammenti di affreschi del trecento. L’intento è chiaro: la Camera non può essere solo il luogo delle leggi e della politica ma deve essere un simbolo per tutta la cultura nazionale, uno spazio aperto alle bellezze e ai talenti italiani. Come Presidenza della Commissione Cultura, in collaborazione con la Presidenza della Camera, abbiamo elaborato un vero e proprio palinsesto culturale artistico di mostre di fotografia, scultura e pittura. Amplieremo questo nostro impegno anche negli altri ‘palazzi’ istituzionali il prima possibile.” Le sculture di Antonio Taschini sono creazioni di sicuro impatto estetico e scenografico ma hanno un significato più profondo perché si animano diventando pagine su cui l’artista scrive e imprime segni che emergono dalla sua interiorità, dal suo passato e dall’osservazione dei luoghi in cui abita. Sono testimoni delle sue esperienze, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, e riflettono le vite di ognuno di noi con le nostre impronte e testimonianze. “Contro-Utopia, narra un viaggio attraverso l’intricato labirinto delle visioni dove il ferro danza con la ceramica, che a sua volta diventa superficie su cui scrivere una narrazione. Ogni scultura è testimonianza di un’arte che sfida il tempo e incarna gli incubi e le speranze di una società in continua evoluzione. Ogni opera racconta una storia, la nostra storia che oggi ci sembra evoluta e contemporanea ma già domani è storia antica. Le città e gli ambienti urbani in cui viviamo diventano una fonte infinita di ispirazione. Le città sono il palcoscenico delle nostre vite, il luogo in cui lasciamo il nostro segno, le nostre impronte. Taschini ci lascia testimonianza di tale passaggio con una sua personale interpretazione. Le superfici delle sculture di Taschini, che siano figure umane o oggetti tridimensionali riflettono questo ambiente urbano, catturando la sua complessità e la sua bellezza, ma anche le sue contraddizioni e le sue sfide. Antonio Taschini diventa, attraverso le sue creazioni, uno storyteller del nostro tempo”, afferma la curatrice Velia Littera. “Traccia, segno, memoria, trasformazione nel tempo, stratificazione, ricordo, linguaggi occulti, reticoli, planimetrie, archeologia, architettura. Questi i principali concetti alla base del mio lavoro. Le superfici degli elementi tridimensionali sono utilizzate per un uso “narrativo”, come pagine su cui scrivere o incidere le immagini che emergono stratificate dal passato, dall’interiorità, dall’osservazione dei luoghi in cui viviamo, città che diventano planimetrie fantastiche, in cui lasciamo segni e impronte, somma e intersezione delle architetture del tempo. Il segno e la misura dell’Uomo. I segni si ripetono sempre uguali in infinite combinazioni, come lettere di un linguaggio nascosto, esoterico, numeri di formule rituali”, dichiara l’artista Antonio Taschini E ancora la storica dell’arte Greta Alberta Tirloni ci spiega: “L’Aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico, anche con valore di numero 1. Aleph rappresenta perciò l’inizio, dell’alfabeto e della numerazione, e pertanto è connessa ad Adam, la più “nobile” creatura di Dio: il nome Adam inizia infatti con aleph. Aleph è anche un libro di racconti brevi dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Nel libro sono presenti i temi universali prediletti dell’invenzione di Borges, che ritroviamo trattati anche nell’arte di Taschini: il tempo, la metafisica, la morte, l’immortalità e l’eternità, i labirinti, l’infinito, la personalità, la sofferenza il dolore e il destino. Temi universali che vengono intrecciati all’unicità e non replicabilità dell’esperienza individuale umana. Il titolo del libro prende il nome dall’ultimo racconto, in cui uno dei protagonisti descrive l’Aleph come “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”. Antonio Taschini vive e lavora a Roma. Ha intrapreso studi musicali classici, che gli hanno permesso di diventare un professionista. Successivamente si è accostato alle arti visive, iniziando un percorso di studi di disegno, pittura e tecnica dell’icona russa, che lo hanno quindi portato all’incontro decisivo con la ceramica e la scultura, punto centrale della sua ricerca. Non ha mai abbandonato il disegno su carta che continua a rappresentare un’importante esigenza espressiva. Fra le mostre personali più importanti “Compositiooppositorum”, con Andrea Maneghetti, a cura di Domenico Iaracà e Sveva Manfredi Zavaglia presso il Museo delle Mura di Roma nel 2022; nel 2019 “Un dialogo naturale” alla Fondazione Passarè di Milano, a cura di Lorenzo Fiorucci.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Una selezione di sculture di Antonio Taschini sarà esposta neglispazi dello storico complesso di Palazzo Valdina della Camera dei deputati a Roma.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">L’intento è chiaro: la Camera non può essere solo il luogo delle leggi e della politica ma deve essere un simbolo per tutta la cultura nazionale, uno spazio aperto alle bellezze e ai talenti italiani. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come </span><span class="s4">Presidenza della Commissione Cultura, in collaborazione con la Presidenza della Camera</span><span class="s1">, abbiamo elaborato un vero e proprio palinsesto culturale artistico di mostre di fotografia, scultura e pittura. Amplieremo questo nostro impegno anche negli altri ‘palazzi’ istituzionali il prima possibile.”</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le sculture di Antonio Taschini sono creazioni di sicuro impatto estetico e scenografico ma hanno un significato più profondo perché si animano diventando pagine su cui l’artista scrive e imprime segni che emergono dalla sua interiorità, dal suo passato e dall’osservazione dei luoghi in cui abita. Sono testimoni delle sue esperienze, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, e riflettono le vite di ognuno di noi con le nostre impronte e testimonianze.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5472" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Cristo-numerato-di-Antonio-Tascini-ceramica-e-ferro.jpeg" alt="" width="546" height="1000" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Cristo-numerato-di-Antonio-Tascini-ceramica-e-ferro.jpeg 546w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Cristo-numerato-di-Antonio-Tascini-ceramica-e-ferro-164x300.jpeg 164w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Cristo-numerato-di-Antonio-Tascini-ceramica-e-ferro-293x537.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Cristo-numerato-di-Antonio-Tascini-ceramica-e-ferro-390x714.jpeg 390w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></p>
<p class="p1"><span class="s3">“Contro-Utopia</span><span class="s2">, narra un viaggio attraverso l’intricato labirinto delle visioni dove il ferro danza con la ceramica, che a sua volta diventa superficie su cui scrivere una narrazione. Ogni scultura è testimonianza di un’arte che sfida il tempo e incarna gli incubi e le speranze di una società in continua evoluzione. Ogni opera racconta una storia, la nostra storia che oggi ci sembra evoluta e contemporanea ma già domani è storia antica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le città e gli ambienti urbani in cui viviamo diventano una fonte infinita di ispirazione. Le città sono il palcoscenico delle nostre vite, il luogo in cui lasciamo il nostro segno, le nostre impronte. Taschini ci lascia testimonianza di tale passaggio con una sua personale interpretazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Le superfici delle sculture di Taschini, che siano figure umane o oggetti tridimensionali riflettono questo ambiente urbano, catturando la sua complessità e la sua bellezza, ma anche le sue contraddizioni e le sue sfide. Antonio Taschini diventa, attraverso le sue creazioni, uno storyteller del nostro tempo</span><span class="s3">”,</span><span class="s2"> afferma la curatrice </span><span class="s3">Velia Littera</span><span class="s2">.</span><span class="s1"> “Traccia, segno, memoria, trasformazione nel tempo, stratificazione, ricordo, linguaggi occulti, reticoli, planimetrie, archeologia, architettura. Questi i principali concetti alla base del mio lavoro. Le superfici degli elementi tridimensionali sono utilizzate per un uso “narrativo”, come pagine su cui scrivere o incidere le immagini che emergono stratificate dal passato, dall’interiorità, dall’osservazione dei luoghi in cui viviamo, città che diventano planimetrie fantastiche, in cui lasciamo segni e impronte, somma e intersezione delle architetture del tempo. Il segno e la misura dell’Uomo. I segni si ripetono sempre uguali in infinite combinazioni, come lettere di un linguaggio nascosto, esoterico, numeri di formule rituali</span><span class="s2">”, dichiara l’artista </span><span class="s3">Antonio Taschini</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">E ancora la storica dell’arte </span><span class="s3">Greta Alberta Tirloni</span><span class="s2"> ci spiega:</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">“</span><span class="s1">L’Aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico, anche con valore di numero 1. Aleph rappresenta perciò l’inizio, dell’alfabeto e della numerazione, e pertanto è connessa ad Adam, la più “nobile” creatura di Dio: il nome Adam inizia infatti con aleph. Aleph è anche un libro di racconti brevi dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Nel libro sono presenti i temi universali prediletti dell’invenzione di Borges, che ritroviamo trattati anche nell’arte di Taschini: </span><span class="s4">il tempo, la metafisica, la morte, l’immortalità e l’eternità, i labirinti, l’infinito, la personalità, la sofferenza il dolore e il destino</span><span class="s1">. Temi universali che vengono intrecciati all’unicità e non replicabilità dell’esperienza individuale umana. Il titolo del libro prende il nome dall’ultimo racconto, in cui uno dei protagonisti descrive l’Aleph come “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli</span><span class="s2">”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Antonio Taschini </span><span class="s2">vive e lavora a Roma. Ha intrapreso studi musicali classici, che gli hanno permesso di diventare un professionista. Successivamente si è accostato alle arti visive, iniziando un percorso di studi di disegno, pittura e tecnica dell’icona russa, che lo hanno quindi portato all’incontro decisivo con la ceramica e la scultura, punto centrale della sua ricerca. Non ha mai abbandonato il disegno su carta che continua a rappresentare un’importante esigenza espressiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Fra le mostre personali più importanti “Compositiooppositorum”, con Andrea Maneghetti, a cura di Domenico Iaracà e Sveva Manfredi Zavaglia presso il Museo delle Mura di Roma nel 2022; nel 2019 “Un dialogo naturale” alla Fondazione Passarè di Milano, a cura di Lorenzo Fiorucci.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5470" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Mutazioni-II-2023-ceramica-ferro-37x91x38-di-Antonio-Taschini.jpeg" alt="" width="428" height="640" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Mutazioni-II-2023-ceramica-ferro-37x91x38-di-Antonio-Taschini.jpeg 428w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Mutazioni-II-2023-ceramica-ferro-37x91x38-di-Antonio-Taschini-201x300.jpeg 201w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Mutazioni-II-2023-ceramica-ferro-37x91x38-di-Antonio-Taschini-293x438.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/Mutazioni-II-2023-ceramica-ferro-37x91x38-di-Antonio-Taschini-390x583.jpeg 390w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /></p>
<p class="p1"><span class="s2"> </span></p>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 18:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Riflettori sulle Celebrità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 18 Maggio alle ore 18:30 la Galleria Patrizia Anastasi, Arteoratv di Roberto Porcelli e Giovanni Altamura, con la partecipazione di officine di talenti preziosi, presentano : “ICONIZE” in Viale Giuseppe Mazzini 1, Roma. Abbiamo intervistato Stefano Mezzaroma. Perché Iconize, che cosa significa? Tante sono le icone che ci accompagnano durante la nostra vita, alcune in maniera silenziosa altre invece si pongono in modo molto più evidente, ma tutte hanno la costante di lasciarci qualcosa in un modo o nell&#8217; altro, un ricordo, un&#8217;emozione, un’ispirazione. Quando è iniziato il suo lavoro artistico? Il mio lavoro artistico inizia ormai circa 25 anni fa, ho sperimentato diversi stili in questi anni, la pittura classica ad olio, ad acrilico, collage, fotografia,e svariate tecniche miste, ma in tutti i miei lavori il soggetto è stato sempre lo stesso: le mie icone. Perché dice: “le mie icone”? Dico mie perchè seppur la maggioranza dei miei soggetti siano da sempre nell&#8217;iconografia popolare alcuni di loro seppur riconoscibili forse ancora non lo sono o forse non lo saranno mai. Diciamo che alcuni soggetti sono più &#8220;di nicchia&#8221; di altri. Sono molti gli artisti che hanno affrontato il tema delle icone? Il tema delle icone e della simbologia iconografica in generale è stato affrontato da tanti artisti molti dei quali sono stati per me fonte di grande ispirazione. Ad esempio? Il primo è Warhol chiaramente ma una grande &#8220;influenza&#8221; artistica me l&#8217;hanno attaccata anche Shepard Fairey, Banksy, Mr Braiwash, Rotella, Lichtenstein, Schifano e anche l&#8217;amico Manera. Come si definirebbe? Sono un ragazzo molto curioso e da buon autodidatta mi piace osservare molto. Quanti e quali sono li artisti a cui si ispira? Potrei citare numerosi altri artisti a cui ho preso in prestito piccoli dettagli per andare ad iniziare o finire un lavoro. Quando è stata la sua ultima personale? E&#8217; passato un po di tempo dall&#8217;ultima esposizione personale, in questi anni ho continuato a lavorare in maniera silenziosa, ero alla ricerca di un mio stile preciso che mi caratterizzasse di più, che desse un impronta importante al mio lavoro e che fosse replicabile su tutte le mie opere. Si ispira anche alla Street art? La street art che ho conosciuto molti anni fa in America e a Londra, ma che poi si è sparsa in tutto il mondo diventando di fatto mainstream, mi ha dato un grosso aiuto sia come tecnica che come impostazione generale del lavoro, mi ha aiutato a coniugare insieme la mia passione per la simbologia pubblicitaria a quella per i personaggi a me cari. Che cosa è per lei la multimedialità? Sono nato nel 1984 quindi un grosso &#8220;imprinting multimediale&#8221; l&#8217;ho avuto come tutti da piccolo verso la fine degli anni 80 inizio anni 90 sia in termini pubblicitari che iconografici. Quali lavori ha portato in questa personale? In questa personale porto i primi 50 lavori raccolti negli ultimi 2 anni. Sono andato a scavare più a fondo nella ricerca e nella scelta delle immagini, su cui poter fare un lavoro iconografico diverso, da un&#8217;altra prospettiva e per la prima volta ho deciso di usare come supporto la carta, in questo caso il cartoncino. Come definirebbe i suoi lavori? Tutti i miei lavori sono unici, la replicabilità sta solo nell&#8217;immagine che vado a stampare. L&#8217;immagine stessa viene prima lavorata e preparata al computer, prima di essere trasferita sul supporto che ho precedentemente dipinto a mano prediligendo una tecnica stencil a bombolette. Alla fine incornicio tutto con legno massello 6&#215;4 e vetro museale per valorizzare ancora di più tutto il mio lavoro. Progetti? Ho in cantiere anche una serie limitata di serigrafie originali basate su alcuni dei miei lavori migliori&#8221; racconta Stefano Mezzaroma. Quando sarà la mostra? L&#8217;inaugurazione della mostra sarà il 18 maggio 2024 dalle 18.00 in poi e il giorno 19 sara&#8217; visitabile dalle ore 11:30 alle ore 13:30 e dalle ore 15.30 alle ore 18:30. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/iconize/">Iconize</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Sabato 18 Maggio alle ore 18:30 la Galleria Patrizia Anastasi, Arteoratv di Roberto Porcelli e Giovanni Altamura, con la partecipazione di officine di talenti preziosi, presentano : “ICONIZE” in Viale Giuseppe Mazzini 1, Roma. Abbiamo intervistato Stefano Mezzaroma.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5374" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f.jpeg" alt="" width="1600" height="1120" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f.jpeg 1600w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-300x210.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-1024x717.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-770x539.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-1536x1075.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-293x205.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-1400x980.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/05/d54b1bfa-68a6-421a-9daa-833a76c8c76f-390x273.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché Iconize, che cosa significa?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tante sono le icone che ci accompagnano durante la nostra vita, alcune in maniera silenziosa altre invece si pongono in modo molto più evidente, ma tutte hanno la costante di lasciarci qualcosa in un modo o nell&#8217; altro, un ricordo, un&#8217;emozione, un’ispirazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando è iniziato il suo lavoro artistico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il mio lavoro artistico inizia ormai circa 25 anni fa, ho sperimentato diversi stili in questi anni, la pittura classica ad olio, ad acrilico, collage, fotografia,e svariate tecniche miste, ma in tutti i miei lavori il soggetto è stato sempre lo stesso: le mie icone. Perché dice: “le mie icone”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dico mie perchè seppur la maggioranza dei miei soggetti siano da sempre nell&#8217;iconografia popolare alcuni di loro seppur riconoscibili forse ancora non lo sono o forse non lo saranno mai. Diciamo che alcuni soggetti sono più &#8220;di nicchia&#8221; di altri. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono molti gli artisti che hanno affrontato il tema delle icone?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il tema delle icone e della simbologia iconografica in generale è stato affrontato da tanti artisti molti dei quali sono stati per me fonte di grande ispirazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ad esempio?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il primo è Warhol chiaramente ma una grande &#8220;influenza&#8221; artistica me l&#8217;hanno attaccata anche Shepard Fairey, Banksy, Mr Braiwash, Rotella, Lichtenstein, Schifano e anche l&#8217;amico Manera. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come si definirebbe?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono un ragazzo molto curioso e da buon autodidatta mi piace osservare molto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quanti e quali sono li artisti a cui si ispira?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Potrei citare numerosi altri artisti a cui ho preso in prestito piccoli dettagli per andare ad iniziare o finire un lavoro. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando è stata la sua ultima personale?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E&#8217; passato un po di tempo dall&#8217;ultima esposizione personale, in questi anni ho continuato a lavorare in maniera silenziosa, ero alla ricerca di un mio stile preciso che mi caratterizzasse di più, che desse un impronta importante al mio lavoro e che fosse replicabile su tutte le mie opere. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si ispira anche alla Street art?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La street art che ho conosciuto molti anni fa in America e a Londra, ma che poi si è sparsa in tutto il mondo diventando di fatto mainstream, mi ha dato un grosso aiuto sia come tecnica che come impostazione generale del lavoro, mi ha aiutato a coniugare insieme la mia passione per la simbologia pubblicitaria a quella per i personaggi a me cari. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa è per lei la multimedialità?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono nato nel 1984 quindi un grosso &#8220;imprinting multimediale&#8221; l&#8217;ho avuto come tutti da piccolo verso la fine degli anni 80 inizio anni 90 sia in termini pubblicitari che iconografici. Quali lavori ha portato in questa personale?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In questa personale porto i primi 50 lavori raccolti negli ultimi 2 anni. Sono andato a scavare più a fondo nella ricerca e nella scelta delle immagini, su cui poter fare un lavoro iconografico diverso, da un&#8217;altra prospettiva e per la prima volta ho deciso di usare come supporto la carta, in questo caso il cartoncino. Come definirebbe i suoi lavori?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tutti i miei lavori sono unici, la replicabilità sta solo nell&#8217;immagine che vado a stampare. L&#8217;immagine stessa viene prima lavorata e preparata al computer, prima di essere trasferita sul supporto che ho precedentemente dipinto a mano prediligendo una tecnica stencil a bombolette. Alla fine incornicio tutto con legno massello 6&#215;4 e vetro museale per valorizzare ancora di più tutto il mio lavoro. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Progetti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ho in cantiere anche una serie limitata di serigrafie originali basate su alcuni dei miei lavori migliori&#8221; racconta Stefano Mezzaroma. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando sarà la mostra?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;inaugurazione della mostra sarà il 18 maggio 2024 dalle 18.00 in poi e il giorno 19 sara&#8217; visitabile dalle ore 11:30 alle ore 13:30 e dalle ore 15.30 alle ore 18:30. </span></p>
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		<title>Fair Play</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 05:16:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argomenti Caldi]]></category>
		<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Avvenimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vittorio Pavoncello esporrà le sue opere dall’8 al 21 maggio presso la Galleria Pavart. Una mostra personale di arte contemporanea curata da Velia Littera dal titolo: Fair Play. La mostra Fair Play racconta, attraverso la pittura di Vittorio Pavoncello, il significato del tennis come uno sport che va oltre la semplice competizione fisica. &#160; Il tratto minimale unito alla scelta accurata dei colori esprime la bellezza della sfida, la forza mentale e la grazia nell&#8217;esecuzione del gesto. I quadri di Vittorio Pavoncello diventano uno specchio della complessità e della ricchezza dell&#8217;esperienza tennistica. L’artista riesce pienamente nel tentativo di semplificare e concentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;essenziale, incoraggiando una riflessione più profonda da parte dello spettatore sui movimenti e i fondamentali più significativi che avvengano nell’interiorità del giocatore, nel campo e intorno ad esso. Il tennis italiano sta vivendo un momento esaltante, legando la sua storia ad uno spettacolo sportivo sempre più di massa. Sono molte le domande che ci potremmo porre e molte le risposte: è una gara, è una sfida, si è da soli, ci vuole abilità, forma fisica e tanto lavoro di testa. Le numerose tele in mostra, di Vittorio Pavoncello, ci aiuteranno a leggere meglio il linguaggio più intimo di questo sport, che sta attraversando i nostri campi, le nostre televisioni e reti. Un linguaggio che sembra fatto per la nostra società e per quella prossima, dove le capacità richieste nella vita sembrano quelle del gioco del tennis. &#160; Da qui l’idea di una mostra che partendo dagli Open di Roma 2024 possa poi aprirsi ad altri circuiti. E il tennis come si dice per l’arte è uno sport che vuole farsi vedere, che si dà in mostra, non basta giocare a tennis se nessuno guarda chi gioca, come un quadro ha bisogno dell’osservatore e fruitore per vivere. L’intervista a Velia Littera ci conduce con eleganza e suggestione all’interno di questa mostra che crea atmosfere intense e dense di significati significanti. Che cosa è il Fair play? Il fair play è un principio che promuove la giustizia, la lealtà e il rispetto reciproco nelle interazioni umane, sia nello sport che in altre aree della vita. Nel caso del tennis il fair play implica un comportamento rispettoso, corretto e leale da parte dei giocatori, sia verso gli avversari che verso gli ufficiali di gara, al fine di mantenere l&#8217;integrità e lo spirito sportivo del gioco. Perché una mostra con questo titolo che appartiene allo sport? Personalmente cerco sempre di proporre mostre o eventi artistici che coinvolgano il pubblico e lo invitino a riflettere sui valori etici rappresentati nelle opere d&#8217;arte esposte. La mostra Fair Play vuole sensibilizzare il pubblico sull&#8217;importanza del fair play nello sport e nella vita quotidiana, incoraggiando comportamenti positivi e rispettosi non solo in campo sportivo, ma anche al di fuori di esso. Quanto è difficile curare una mostra? La cura di una mostra richiede una combinazione di creatività, competenze organizzative e gestionali, e una buona dose di pazienza e dedizione. Avere a che fare con gli artisti spesso può essere difficile e bisogna entrare nel loro mondo, comprenderlo e poi riuscire a esporlo nel migliore modo possibile. È un processo impegnativo, ma è molto gratificante vedere il risultato finale e l&#8217;interazione con il pubblico che avviene successivamente durante la mostra. Come sceglie i suoi artisti? Lavoro con gli artisti dal 2010 quando ho aperto la galleria Pavart. Ne ho conosciuti tanti e nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere tanti talenti. Io mi occupo di arte emergente, che non necessariamente vuol dire creata da artisti di giovane età. L’età dell’artista non conta, conta il linguaggio artistico che deve emergere ed essere divulgato. Gli artisti li scelgo cercando dei segni di coerenza nello stile, nella loro visione artistica e nel loroapproccio alla creazione. L&#8217;originalità è fondamentale per distinguere un artista e il suo linguaggio artistico da altri. Rifletto su come il loro lavoro mi risuona e mi chiedo cosa m’ispira, se mi provoca stupore o se mi emoziona in qualche modo. La mia interazione personale con la loro arte è un elemento importante nella mia decisione finale. Sono istintiva di carattere e non essendo una storica dell’arte, in qualità di gallerista, collezionista e amante dell’arte, agisco con il cuore. Vittorio Pavoncello, l’artista che sarà all’interno della mostra che ha curato, che cosa l’ha incuriosita di lui? Vittorio Pavoncello non è solo un’artista visivo, è regista e autore. Ha scritto tanti libri e saggi e diretto molti spettacoli teatrali e film. Solitamente si occupa di temi molto importanti nei suoi lavori e credo che forse proprio la sua natura poliedrica e intellettuale, ma anche sportiva, mi ha incuriosito. Quando parla di tennis e di come lui ami questo sport, il suo sguardo s’illumina e diventa leggero. La mostra sul tennis è un&#8217;opportunità per Vittorio Pavoncello di integrare la sua passione per questo sport nella sua pratica artistica, così creando un dialogo stimolante tra la sua arte e temi importanti quali le regole di un “fair play”. Il tennis uno sport particolare per un artista pittorico? Non direi, in realtà Il tennis è caratterizzato da movimenti rapidi e dinamici che possono essere catturati attraverso la pittura per trasmettere un senso di azione e vitalità. Anche Le pose durante il gioco, i movimenti e gli scambi offrono molte opportunità per rappresentare il movimento nell&#8217;arte. Il campo da tennis offre una composizione visiva unica, con linee e geometrie distintive che ritroviamo nei dipinti di Pavoncello. La disposizione delle linee del campo, la rete e altri elementi architettonici hanno fornito all’artista un&#8217;interessante sfida nella creazione di equilibrio e armonia nelle sue opere. Oltre al coinvolgimento emotivo che ritroviamo impresso nelle tele esposte, la gioia, la frustrazione, la concentrazione, la delusione. Che cosa vuole raccontare l’artista con le sue opere dedicate al tennis? Credo che Vittorio Pavoncello voglia raccontare una varietà di storie e concetti attraverso le sue opere dedicate al tennis, dipendendo dalla sua visione artistica, dalle sue esperienze personali e dalla sua interpretazione di questa specifica attività sportiva. Le</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Vittorio Pavoncello esporrà le sue opere dall’8 al 21 maggio presso la Galleria Pavart. Una mostra personale di arte contemporanea curata da </span><span class="s2">Velia Littera dal titolo: Fair Play.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La mostra</span><span class="s1"> Fair Play </span><span class="s2">racconta, attraverso la pittura di Vittorio Pavoncello, il significato del </span><span class="s1">tennis </span><span class="s2">come uno sport che va oltre la semplice competizione fisica.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Il tratto minimale unito alla scelta accurata dei colori esprime la bellezza della sfida, la forza mentale e la grazia nell&#8217;esecuzione del gesto. I quadri di Vittorio Pavoncello diventano uno specchio della complessità e della ricchezza dell&#8217;esperienza tennistica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’artista riesce pienamente nel tentativo di semplificare e concentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;essenziale, incoraggiando una riflessione più profonda da parte dello spettatore sui movimenti e i fondamentali più significativi che avvengano nell’interiorità del giocatore, nel campo e intorno ad esso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il </span><span class="s1">tennis </span><span class="s2">italiano sta vivendo un momento esaltante, legando la sua storia ad uno spettacolo sportivo sempre più di massa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sono molte le domande che ci potremmo porre e molte le risposte: è una gara, è una sfida, si è da soli, ci vuole abilità, forma fisica e tanto lavoro di testa.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Le numerose tele in mostra, di </span><span class="s1">Vittorio Pavoncello, </span><span class="s2">ci aiuteranno a leggere meglio il linguaggio più intimo di questo sport, che sta attraversando i nostri campi, le nostre televisioni e reti. Un linguaggio che sembra fatto per la nostra società e per quella prossima, dove le capacità richieste nella vita sembrano quelle del gioco del tennis.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Da qui l’idea di una mostra che partendo dagli </span><span class="s1">Open di Roma 2024</span><span class="s2"> possa poi aprirsi ad altri circuiti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">E il tennis come si dice per l’arte è uno sport che vuole farsi vedere, che si dà in mostra, non basta giocare a tennis se nessuno guarda chi gioca, come un quadro ha bisogno dell’osservatore e fruitore per vivere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’intervista a Velia Littera ci conduce con eleganza e suggestione all’interno di questa mostra che crea atmosfere intense e dense di significati significanti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa è il Fair play?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il fair play è un principio che promuove la giustizia, la lealtà e il rispetto reciproco nelle interazioni umane, sia nello sport che in altre aree della vita. Nel caso del tennis il fair play implica un comportamento rispettoso, corretto e leale da parte dei giocatori, sia verso gli avversari che verso gli ufficiali di gara, al fine di mantenere l&#8217;integrità e lo spirito sportivo del gioco.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché una mostra con questo titolo che appartiene allo sport?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Personalmente cerco sempre di proporre mostre o eventi artistici che coinvolgano il pubblico e lo invitino a riflettere sui valori etici rappresentati nelle opere d&#8217;arte esposte. La mostra Fair Play vuole sensibilizzare il pubblico sull&#8217;importanza del fair play nello sport e nella vita quotidiana, incoraggiando comportamenti positivi e rispettosi non solo in campo sportivo, ma anche al di fuori di esso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quanto è difficile curare una mostra? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La cura di una mostra richiede una combinazione di creatività, competenze organizzative e gestionali, e una buona dose di pazienza e dedizione. Avere a che fare con gli artisti spesso può essere difficile e bisogna entrare nel loro mondo, comprenderlo e poi riuscire a esporlo nel migliore modo possibile. È un processo impegnativo, ma è molto gratificante vedere il risultato finale e l&#8217;interazione con il pubblico che avviene successivamente durante la mostra.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come sceglie i suoi artisti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Lavoro con gli artisti dal 2010 quando ho aperto la galleria Pavart. Ne ho conosciuti tanti e nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere tanti talenti. Io mi occupo di arte emergente, che non necessariamente vuol dire creata da artisti di giovane età. L’età dell’artista non conta, conta il linguaggio artistico che deve emergere ed essere divulgato. Gli artisti li scelgo cercando dei segni di coerenza nello stile, nella loro visione artistica e nel loroapproccio alla creazione. L&#8217;originalità è fondamentale per distinguere un artista e il suo linguaggio artistico da altri. Rifletto su come il loro lavoro mi risuona e mi chiedo cosa m’ispira, se mi provoca stupore o se mi emoziona in qualche modo. La mia interazione personale con la loro arte è un elemento importante nella mia decisione finale. Sono istintiva di carattere e non essendo una storica dell’arte, in qualità di gallerista, collezionista e amante dell’arte, agisco con il cuore.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Vittorio Pavoncello, l’artista che sarà all’interno della mostra che ha curato, che cosa l’ha incuriosita di lui?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Vittorio Pavoncello non è solo un’artista visivo, è regista e autore. Ha scritto tanti libri e saggi e diretto molti spettacoli teatrali e film. Solitamente si occupa di temi molto importanti nei suoi lavori e credo che forse proprio la sua natura poliedrica e intellettuale, ma anche sportiva, mi ha incuriosito. Quando parla di tennis e di come lui ami questo sport, il suo sguardo s’illumina e diventa leggero. La mostra sul tennis è un&#8217;opportunità per Vittorio Pavoncello di integrare la sua passione per questo sport nella sua pratica artistica, così creando un dialogo stimolante tra la sua arte e temi importanti quali le regole di un “fair play”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il tennis uno sport particolare per un artista pittorico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Non direi, in realtà Il tennis è caratterizzato da movimenti rapidi e dinamici che possono essere catturati attraverso la pittura per trasmettere un senso di azione e vitalità. Anche Le pose durante il gioco, i movimenti e gli scambi offrono molte opportunità per rappresentare il movimento nell&#8217;arte. Il campo da tennis offre una composizione visiva unica, con linee e geometrie distintive che ritroviamo nei dipinti di Pavoncello. La disposizione delle linee del campo, la rete e altri elementi architettonici hanno fornito all’artista un&#8217;interessante sfida nella creazione di equilibrio e armonia nelle sue opere. Oltre al coinvolgimento emotivo che ritroviamo impresso nelle tele esposte, la gioia, la frustrazione, la concentrazione, la delusione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa vuole raccontare l’artista con le sue opere dedicate al tennis?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Credo che Vittorio Pavoncello voglia raccontare una varietà di storie e concetti attraverso le sue opere dedicate al tennis, dipendendo dalla sua visione artistica, dalle sue esperienze personali e dalla sua interpretazione di questa specifica attività sportiva. Le sue opere catturano momenti di determinazione, di gratificazione o di frustrazione, offrendo uno sguardo intimo sull&#8217;esperienza del tennis. Egli celebra la bellezza estetica dei gesti atletici, catturando la grazia e la potenza dei movimenti attraverso la sua pittura. Con colori delicati e tratti essenziali si concentra sui dettagli della figura umana o di altri elementi del gioco ottenendo un risultato molto dinamico e espressivo.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5273" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-scaled.jpeg" alt="" width="1839" height="2560" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-scaled.jpeg 1839w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-216x300.jpeg 216w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-736x1024.jpeg 736w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-770x1072.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-1103x1536.jpeg 1103w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-1471x2048.jpeg 1471w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-293x408.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-1400x1949.jpeg 1400w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/04/PURE-IL-CALDO-CI-VOLEVA-390x543.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1839px) 100vw, 1839px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa colpisce delle sue opere?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Personalmente credo che nelle opere di Pavoncello colpisca l’essenzialità. Attraverso le sue tele ci obbliga ad un’interpretazione profonda del gesto umano.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma il tennis che cosa rappresenta nell’immaginario collettivo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Il tennis italiano sta vivendo un momento esaltante, legando la sua storia ad uno spettacolo sportivo sempre più di massa. Sono molte le domande che ci potremmo porre e molte le risposte: è una gara, è una sfida, si è da soli, ci vuole abilità, forma fisica, concentrazione…. le tele di Vittorio Pavoncello quindi ci aiuteranno a capire meglio il linguaggio più intimo di questo sport, che sta attraversando i nostri campi, le nostre televisioni e le reti social specialmente negli ultimi mesi con i successi ottenuti dal tennis italiano. Un linguaggio che sembra fatto per la nostra società e per quella prossima, dove le capacità richieste nella vita sembrano proprio quelle del gioco del tennis.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qual è il linguaggio intimo di questo sport?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Io non sono esperta di questo sport, ma immagino che l’artista, essendo un giocatore lui stesso, voglia dirci che il tennis è uno sport che va oltre la semplice competizione fisica.  Incoraggia a una riflessione più profonda sui movimenti e i fondamentali più significativi che avvengano nell’interiorità del giocatore, nel campo e intorno ad esso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Come ama dire l’artista: “</span><span class="s3">giocare a tennis permette di affinare alcuni lati del proprio carattere, scoprirne di nuovi, affina la propria personalità, e poi ti mette in relazione con un altro, un essere umano che durante la partita vuoi assolutamente battere ma che al termine dell’incontro ritorna una persona che puoi abbracciare</span><span class="s2">”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché la scelta di partire dagli Open di Roma 2024?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">E perché no? Avendo accolto con entusiasmo la proposta espositiva di Pavoncello mi è sembrata una buona idea presentarequesta mostra partendo dagli Open di Roma 2024 sperando possa poi aprirsi ad altri circuiti anche internazionali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa vi aspettate dal pubblico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Sicuramente avremo un pubblico interessato al tennis come sport,appassionati giocatori o fan occasionali incuriositi da una mostra che racconta questo sport. Ma spero anche che riusciremo ad attrarre un pubblico curioso di vedere come il tennis è rappresentato attraverso l&#8217;arte e di scoprire le sue interpretazioni artistiche sul tema. Questa connessione per me è fondamentale peruna riflessione più ampia sulle relazioni tra lo sport, la cultura e le arti visive. Spero che questa mostra sia coinvolgente e stimolante per tutti i visitatori, amanti dell’arte, dello sport e della sua etica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché il tennis come si dice per l’arte è uno sport che vuole farsi vedere, che si dà in mostra?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Quando due giocatori si affrontano su un campo, sono in mostra per il pubblico presente sugli spalti e per chi guarda da casa attraverso la televisione o altri mezzi di comunicazione. Questo contesto pubblico aggiunge un elemento di spettacolarità al gioco, incoraggiando i giocatori a dare il massimo e a impressionare gli spettatori con le loro abilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Così come nell’arte che si vuole far vedere e offre un&#8217;esperienza estetica e sensoriale unica. Guardare un&#8217;opera d&#8217;arte può suscitare emozioni, stimolare la riflessione e offrire piacere estetico agli spettatori, arricchendo le loro vite e il loro senso di appartenenza culturale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vuole aggiungere altro?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Venite numerosi a vedere la mostra Fair Play di Vittorio Pavoncello!</span></p>
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		<title>Trittico d’artista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 13:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argomenti Caldi]]></category>
		<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OFFICINE BEAT, KIROLANDIA e CULTURSOCIALART danno nuovamente appuntamento, il 16 marzo 2024 alle ore 19.30, presso il cocktail bar bistrot OFFICINE BEAT di Roma, al format d’arte TRITTICO D’ARTISTA &#8211; Selezione personale di opere in mostra &#8211; II edizione, con BIOFILIA di Alice Asnaghi, a cura di Andrea Alessio Cavarretta, presentazione di Stefania Visconti,organizzazione di Giovanni Palmieri e Sissi Corrado. Continua la staffetta espositiva ideata e curata dallo scrittore metropolitano Andrea Alessio Cavarretta, “TRITTICO D’ARTISTA personale di opere in mostra &#8211; II edizione”, per il secondo anno consecutivo ospitata da OFFICINE BEAT noto cocktail bar-bistrot nel quartiere San Lorenzo di Roma della Capitale. La quarta esposizione è di ALICE ASNAGHI artista dalla grande fantasia che traspone nei suoi quadri, con colori vivaci e calde sensazioni, la magia della natura. ALICE ASNAGHI si propone agli spettatori con BIOFILIA, l’apertura della sua esposizione personale è fissata per sabato 16 marzo alle ore 19.30. Nei suoi lavori Alice Asnaghi raffigura un mondo ideale, magico e senza tempo, che rispecchia il suo legame e il suo amore per la natura, e diviene per noi una lente cristallina per ricordare quanto sia preziosa la connessione dell’uomo con il mondo naturale e come sia fondamentale preservarla. Ancora una volta l’eclettica attrice e modella Stefania Visconti condurrà la presentazione dell’artista e delle sue opere che saranno svelate alle ore 20.00 anche in diretta social. La sempre più amata madrina di TRITTICO D’ARTISTA, coinvolgerà Alice Asnaghi nel racconto del suo trittico, con sorriso e profondità, insieme ad Andrea Alessio Cavarretta nella simpatica veste di “Val”. L’appassionante viaggio tra varie forme espressive quest’anno ha delle interessanti novità volte a creare ponti di collegamenti artistico. TRITTICO D’ARTISTA si arricchisce di due importanti collaborazioni, la prima con la Scuola D’Arte di Emiliano Alfonsi c/o Spazio Urano, attraverso il coinvolgimento degli studenti della rinomata fucina di pittori guidati dallo stimato Maestro in una delle sei tappe espositive che vedranno, come lo scorso anno, da dicembre a maggio, susseguirsi altrettante esposizioni di tre opere legate tra loro da uno specifico concept. La seconda novità riguarda l’ultimo grande incontro presso gli spazi del MYTALE ROME, raffinato hotel del Rione Monti gestito da Claudio Riefoli, che avverrà dopo la già nota collettiva SEI NELL’ARTE ospitata sempre da OFFICINE BEAT e volta riassumere ciascun Trittico nella mostra di sei nuove opere sulla grande parete di ferro del locale più glamour di Roma.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">OFFICINE BEAT, KIROLANDIA e CULTURSOCIALART </span><span class="s2">danno nuovamente appuntamento, il </span><span class="s1">16 marzo 2024 alle ore 19.30</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">presso il cocktail bar bistrot </span><span class="s1">OFFICINE BEAT </span><span class="s2">di Roma,</span> <span class="s2">al format d’arte </span><span class="s1">TRITTICO D’ARTISTA &#8211; Selezione personale di opere in mostra &#8211; II edizione</span><span class="s2">, con </span><span class="s1">BIOFILIA </span><span class="s2">di</span> <span class="s3">Alice Asnaghi</span><span class="s4">,</span> <span class="s2">a cura di</span> <span class="s3">Andrea Alessio Cavarretta</span><span class="s1">, </span><span class="s2">presentazione di </span><span class="s3">Stefania Visconti</span><span class="s2">,</span><span class="s2">organizzazione di</span> <span class="s3">Giovanni Palmieri</span> <span class="s2">e </span><span class="s3">Sissi Corrado</span><span class="s2">.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5099" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico.jpeg" alt="" width="1082" height="1414" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico.jpeg 1082w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-230x300.jpeg 230w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-784x1024.jpeg 784w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-770x1006.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-500x653.jpeg 500w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-293x383.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Locandina-Asnaghi-Trittico-390x510.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1082px) 100vw, 1082px" /></p>
<p class="p1"><span class="s2">Continua la staffetta espositiva ideata e curata dallo </span><span class="s4">scrittore metropolitano Andrea Alessio Cavarretta, </span><span class="s1">“TRITTICO D’ARTISTA personale di opere in mostra &#8211; II edizione”</span><span class="s2">, per il secondo anno consecutivo ospitata da </span><span class="s1">OFFICINE BEAT</span><span class="s2"> noto cocktail bar-bistrot nel quartiere San Lorenzo di Roma della Capitale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">La quarta esposizione è di </span><span class="s1">ALICE ASNAGHI</span><span class="s2"> artista dalla grande fantasia che traspone nei suoi quadri, con colori vivaci e calde sensazioni, la magia della natura. ALICE ASNAGHI si propone agli spettatori con </span><span class="s1">BIOFILIA</span><span class="s2">, l’apertura della sua esposizione personale è fissata per sabato 16 marzo alle ore 19.30. Nei suoi lavori Alice Asnaghi raffigura un mondo ideale, magico e senza tempo, che rispecchia il suo legame e il suo amore per la natura, e diviene per noi una lente cristallina per ricordare quanto sia preziosa la connessione dell’uomo con il mondo naturale e come sia fondamentale preservarla.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5101" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico.jpeg" alt="" width="1375" height="460" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico.jpeg 1375w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-300x100.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-1024x343.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-770x258.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-500x167.jpeg 500w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-293x98.jpeg 293w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2024/03/Banner-Asnaghi-Trittico-390x130.jpeg 390w" sizes="(max-width: 1375px) 100vw, 1375px" /></p>
<p class="p1"><span class="s2">Ancora una volta l’eclettica attrice e modella </span><span class="s4">Stefania Visconti</span><span class="s2"> condurrà la presentazione dell’artista e delle sue opere che saranno svelate alle ore 20.00 anche in diretta social. La sempre più amata madrina di TRITTICO D’ARTISTA, coinvolgerà </span><span class="s4">Alice Asnaghi </span><span class="s2">nel racconto del suo trittico, con sorriso e profondità, insieme ad </span><span class="s4">Andrea Alessio Cavarretta</span><span class="s2"> nella simpatica veste di “Val”</span><span class="s4">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’appassionante viaggio tra varie forme espressive quest’anno ha delle interessanti novità volte a creare ponti di collegamenti artistico. TRITTICO D’ARTISTA si arricchisce di due importanti collaborazioni, la prima con la </span><span class="s1">Scuola D’Arte di Emiliano Alfonsi c/o Spazio Urano</span><span class="s2">, attraverso il coinvolgimento degli studenti della rinomata fucina di pittori guidati dallo stimato Maestro in una delle sei tappe espositive che vedranno, come lo scorso anno, da dicembre a maggio, susseguirsi altrettante esposizioni di tre opere legate tra loro da uno specifico concept. La seconda novità riguarda l’ultimo grande incontro presso gli spazi del </span><span class="s1">MYTALE ROME</span><span class="s2">, raffinato hotel del Rione Monti gestito da </span><span class="s3">Claudio Riefoli,</span> <span class="s2">che avverrà dopo la già nota</span> <span class="s2">collettiva </span><span class="s1">SEI NELL’ARTE</span><span class="s2"> ospitata sempre da OFFICINE BEAT e volta riassumere ciascun Trittico nella mostra di sei nuove opere sulla grande parete di ferro del locale più glamour di Roma.</span></p>
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		<title>Un uomo ordinario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 12:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esplorazioni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo della Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Riflettori sulle Celebrità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tommaso Agnese, regista e sceneggiatore, ha realizzato due film per il cinema “Paranormal Stories” e “Mi chiamo Maya” prodotto da Rai Cinema, scritto e diretto diversi spettacoli teatrali tra cui &#8220;Verso Dante”, “Il professionista” e “400 euro, due ore di nudo”. Autore di due romanzi: Diario erotico di un cybernauta (2017) e Apocalisse di un Cybernauta (2021), sarà in libreria dal 14 marzo con il suo nuovo romanzo: “Un uomo ordinario”. Il romanzo racconta la storia di Lino che lavora come analista in una grande banca. Vive per il suo lavoro, fatto di numeri e algoritmi. Non ha amici né famiglia, è ipocondriaco e ossessivo, fissato con l’ordine e la pulizia. È un uomo invisibile, nessuno sembra accorgersi della sua esistenza. Un giorno, dopo una serie rocambolesca di inspiegabili eventi, viene accusato di un terribile omicidio. Per questo Lino è costretto a cambiare radicalmente la propria vita, e per dimostrare di essere innocente è obbligato a diventare un “fuggitivo” alla ricerca della verità̀. L’opera di Tommaso Agnese è un noir che lascia col fiato sospeso, in cui la Milano imprenditoriale dell&#8217;alta finanza è legata a doppio filo alle sorti di una criminalità irrequieta e sotterranea: le azioni, i pensieri e le strategie di sopravvivenza del protagonista raccontano il dramma di una vita che, da ordinaria e invisibile, sembra trasformarsi nel suo più infernale contrappasso. Abbiamo intervistato Tommaso Agnese che ci conduce all’interno del suo mondo e delle sue emozioni di scrittore ma sopratutto di uomo in cammino. Caro Tommaso eccoci qui, ancora io e tu, per una nuova intervista. E’ uscito il tuo nuovo romanzo ci racconti qualcosa?  “Un uomo ordinario” è il mio primo crime, per cui sono molto emozionato, ci ho speso tanto tempo per scriverlo, all’inizio ero un po’ impaurito ad entrare in un filone di genere che necessita una struttura importante e consolidata, poi piano piano portando avanti il personaggio nella sua storia tutto è diventato più semplice, il mie racconti sono prima di tutto storie di personaggi pieni di insicurezze e riflessioni interiori. Un uomo comune che viene accusato di un terribile omicidio, come può reagire? Dove prendi l’ispirazione per i tuoi romanzi? Hai una musa ispiratrice?  L’ispirazione arriva sempre dalla mia fantasia che si anima improvvisamente e a volte inaspettatamente creando situazioni e personaggi, a volte posso incontrare delle muse che esplodono ancora di più la potenza della mia fantasia, ma raramente…a volte bastano situazioni o incontri speciali. Lino e la sua esistenza, quanto c’è di te?  Io sono stato un bambino molto introverso e timido, sono stato bullizzato da piccolo. Ho voluto raccontare queste dinamiche, portarle nel personaggio di Lino, esasperarle per cercare di creare un grande conflitto, quando la vita da ordinaria diventa straordinaria. Perché scrivere un noir?  Per mettermi alla prova, affrontare diversi generi letterari per me è una sfida avvincente, io amo scrivere e non bisogna mai aver paura di trasformare le proprie idee in storie avvincenti. Un lettore perché dovrebbe acquistare “Un uomo ordinario”? Per conoscere Lino, il protagonista, nelle sue eterne paure e insicurezze, che poi all’improvviso si trasformano in un inaspettato coraggio.  I punti di forza del tuo romanzo?  Mi dicono che scrivo in modo molto cinematografico, con un ritmo intenso e numerosi colpi di scena imprevedibili. Progetti?  Attualmente sto lavorando molto per il teatro, ad aprile sarò in scena con uno spettacolo di fantascienza dal titolo “CONTENUTO PORNOGRAFICO” una storia d’amore in un futuro dove esistono solo emozioni virtuali. Desideri?  Scrivere tanti altri romanzi e tante altre opere teatrali. Sogni?  Emozionare chi mi legge, o chi guarda la messa in scena di ciò che scrivo, ma anche solo creare entusiasmo intorno a progetti artistici. E poi? C’è solo l’arte nella mia vita. Spero che il resto possa sorprendermi senza desiderarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/un-uomo-ordinario/">Un uomo ordinario</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Tommaso Agnese</span><span class="s2">, regista e sceneggiatore, ha realizzato due film per il cinema “Paranormal Stories” e “Mi chiamo Maya” prodotto da Rai Cinema, scritto e diretto diversi spettacoli teatrali tra cui &#8220;Verso Dante”, “Il professionista” e “400 euro, due ore di nudo”. Autore di due romanzi: </span><span class="s3">Diario erotico di un cybernauta</span><span class="s2"> (2017) e </span><span class="s3">Apocalisse di un Cybernauta</span><span class="s2"> (2021), sarà in libreria dal 14 marzo con il suo nuovo romanzo: “</span><span class="s3">Un uomo ordinario”.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s2">Il romanzo racconta la storia di </span>Lino che lavora come analista in una grande banca. Vive per il suo lavoro, fatto di numeri e algoritmi. Non ha amici né famiglia, è ipocondriaco e ossessivo, fissato con l’ordine e la pulizia. È un uomo invisibile, nessuno sembra accorgersi della sua esistenza. Un giorno, dopo una serie rocambolesca di inspiegabili eventi, viene accusato di un terribile omicidio. Per questo Lino è costretto a cambiare radicalmente la propria vita, e per dimostrare di essere innocente è obbligato a diventare un “fuggitivo” alla ricerca della verità̀.</p>
<p class="p1"><span class="s2">L’opera di Tommaso Agnese è un noir che lascia col fiato sospeso, in cui la Milano imprenditoriale dell&#8217;alta finanza è legata a doppio filo alle sorti di una criminalità irrequieta e sotterranea: le azioni, i pensieri e le strategie di sopravvivenza del protagonista raccontano il dramma di una vita che, da ordinaria e invisibile, sembra trasformarsi nel suo più infernale contrappasso. Abbiamo intervistato Tommaso Agnese che ci conduce all’interno del suo mondo e delle sue emozioni di scrittore ma sopratutto di uomo in cammino.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Caro Tommaso eccoci qui, ancora io e tu, per una nuova intervista. E’ uscito il tuo nuovo romanzo ci racconti qualcosa? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">“Un uomo ordinario” è il mio primo crime, per cui sono molto emozionato, ci ho speso tanto tempo per scriverlo, all’inizio ero un po’ impaurito ad entrare in un filone di genere che necessita una struttura importante e consolidata, poi piano piano portando avanti il personaggio nella sua storia tutto è diventato più semplice, il mie racconti sono prima di tutto storie di personaggi pieni di insicurezze e riflessioni interiori. Un uomo comune che viene accusato di un terribile omicidio, come può reagire?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dove prendi l’ispirazione per i tuoi romanzi? Hai una musa ispiratrice? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">L’ispirazione arriva sempre dalla mia fantasia che si anima improvvisamente e a volte inaspettatamente creando situazioni e personaggi, a volte posso incontrare delle muse che esplodono ancora di più la potenza della mia fantasia, ma raramente…a volte bastano situazioni o incontri speciali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lino e la sua esistenza, quanto c’è di te? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Io sono stato un bambino molto introverso e timido, sono stato bullizzato da piccolo. Ho voluto raccontare queste dinamiche, portarle nel personaggio di Lino, esasperarle per cercare di creare un grande conflitto, quando la vita da ordinaria diventa straordinaria.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché scrivere un noir? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Per mettermi alla prova, affrontare diversi generi letterari per me è una sfida avvincente, io amo scrivere e non bisogna mai aver paura di trasformare le proprie idee in storie avvincenti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un lettore perché dovrebbe acquistare “Un uomo ordinario”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Per conoscere Lino, il protagonista, nelle sue eterne paure e insicurezze, che poi all’improvviso si trasformano in un inaspettato coraggio. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I punti di forza del tuo romanzo? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Mi dicono che scrivo in modo molto cinematografico, con un ritmo intenso e numerosi colpi di scena imprevedibili.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Progetti? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Attualmente sto lavorando molto per il teatro, ad aprile sarò in scena con uno spettacolo di fantascienza dal titolo “CONTENUTO PORNOGRAFICO” una storia d’amore in un futuro dove esistono solo emozioni virtuali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Desideri? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Scrivere tanti altri romanzi e tante altre opere teatrali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sogni? </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Emozionare chi mi legge, o chi guarda la messa in scena di ciò che scrivo, ma anche solo creare entusiasmo intorno a progetti artistici.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E poi?</span></p>
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