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	<title>Diari Urbani Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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	<description>il sito web ufficiale di Barbara Fabbroni</description>
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	<title>Diari Urbani Archivi - Barbara Fabbroni - Official Website</title>
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		<title>“Diffidato”: quando raccontare la verità diventa pericoloso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il monologo-inchiesta di Nello Trocchia Ci sono storie che non vogliono essere raccontate. E poi ci sono giornalisti che scelgono comunque di farlo. “Diffidato” non è solo un titolo. È una condizione. È una minaccia. È un confine sottile tra il diritto di sapere e il rischio di pagare per aver parlato. Un monologo che è un atto di coraggio “Diffidato” è il monologo scritto e portato in scena da Nello Trocchia, uno dei più autorevoli cronisti d’inchiesta italiani nel campo dell’antimafia e del giornalismo investigativo. Non è teatro nel senso tradizionale. È inchiesta viva. Un racconto che nasce sul campo, tra documenti, minacce, silenzi e verità scomode. Un viaggio dentro ciò che spesso resta invisibile: il rapporto tra crimine e potere. Il prezzo della verità Cosa significa raccontare davvero ciò che accade? Qual è il costo umano, professionale, psicologico? “Diffidato” pone domande che disturbano: • Chi paga quando la verità emerge? • Chi tenta di fermarla? • E soprattutto: perché? Nel monologo, Trocchia non si limita a informare. Espone se stesso. Porta sul palco le storie che ha seguito da vicino, le pressioni subite, le linee sottili attraversate ogni giorno da chi fa informazione indipendente. Parole, immagini, suono: un’esperienza immersiva “Diffidato” è costruito come un racconto multimediale: • parole che colpiscono • musica che amplifica l’emozione • video che documentano e rendono tangibile la realtà Il risultato è un’esperienza immersiva, quasi cinematografica, dove il pubblico non osserva soltanto… ma vive. Un giornalista scomodo Nello Trocchia è una voce riconosciuta del giornalismo investigativo italiano: • inviato di Piazzapulita su La7 • collaboratore de Il Fatto Quotidiano • firme su L’Espresso • esperienza anche in Rai Il suo lavoro è sempre stato caratterizzato da una costante: andare oltre la superficie. E questo, spesso, ha un prezzo. Tra libertà e censura “Diffidato” non parla solo di cronaca. Parla di democrazia. Perché dove l’informazione viene ostacolata, intimidita o delegittimata, qualcosa si incrina nel sistema stesso. Questo monologo diventa allora: • una denuncia • una testimonianza • un atto politico, nel senso più alto del termine Il silenzio e il rumore C’è una frase non detta che attraversa tutto lo spettacolo: il silenzio è sempre una scelta. Scegliere di parlare, invece, è un atto di rottura. E chi rompe il silenzio, spesso, viene “diffidato”. Perché vederlo Perché non è solo teatro. È realtà che entra in scena. È uno spettacolo che lascia domande aperte, inquietudini, riflessioni. E forse anche una consapevolezza più profonda del mondo in cui viviamo. &#x1f449; Acquista qui i biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/nello-trocchia-diffidato/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/diffidato-quando-raccontare-la-verita-diventa-pericoloso/">“Diffidato”: quando raccontare la verità diventa pericoloso</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il monologo-inchiesta di </span><span class="s2">Nello Trocchia</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ci sono storie che non vogliono essere raccontate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E poi ci sono giornalisti che scelgono comunque di farlo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Diffidato” non è solo un titolo.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">È una condizione. È una minaccia. È un confine sottile tra il diritto di sapere e il rischio di pagare per aver parlato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un monologo che è un atto di coraggio</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Diffidato” è il monologo scritto e portato in scena da Nello Trocchia, uno dei più autorevoli cronisti d’inchiesta italiani nel campo dell’antimafia e del giornalismo investigativo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è teatro nel senso tradizionale. È inchiesta viva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un racconto che nasce sul campo, tra documenti, minacce, silenzi e verità scomode. Un viaggio dentro ciò che spesso resta invisibile: il rapporto tra crimine e potere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il prezzo della verità</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Cosa significa raccontare davvero ciò che accade?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qual è il costo umano, professionale, psicologico?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Diffidato” pone domande che disturbano:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • Chi paga quando la verità emerge?</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • Chi tenta di fermarla?</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • E soprattutto: perché?</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Nel monologo, Trocchia non si limita a informare.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Espone se stesso.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Porta sul palco le storie che ha seguito da vicino, le pressioni subite, le linee sottili attraversate ogni giorno da chi fa informazione indipendente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parole, immagini, suono: un’esperienza immersiva</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Diffidato” è costruito come un racconto multimediale:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • parole che colpiscono</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • musica che amplifica l’emozione</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • video che documentano e rendono tangibile la realtà</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Il risultato è un’esperienza immersiva, quasi cinematografica, dove il pubblico non osserva soltanto… ma vive.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un giornalista scomodo</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Nello Trocchia</span><span class="s1"> è una voce riconosciuta del giornalismo investigativo italiano:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • inviato di </span><span class="s4">Piazzapulita</span><span class="s1"> su La7</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • collaboratore de </span><span class="s4">Il Fatto Quotidiano</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • firme su </span><span class="s4">L’Espresso</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • esperienza anche in Rai</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Il suo lavoro è sempre stato caratterizzato da una costante:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">andare oltre la superficie.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E questo, spesso, ha un prezzo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra libertà e censura</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Diffidato” non parla solo di cronaca. Parla di democrazia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché dove l’informazione viene ostacolata, intimidita o delegittimata, qualcosa si incrina nel sistema stesso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo monologo diventa allora:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • una denuncia</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • una testimonianza</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • un atto politico, nel senso più alto del termine</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il silenzio e il rumore</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è una frase non detta che attraversa tutto lo spettacolo:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">il silenzio è sempre una scelta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Scegliere di parlare, invece, è un atto di rottura.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E chi rompe il silenzio, spesso, viene “diffidato”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché vederlo</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché non è solo teatro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È realtà che entra in scena.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È uno spettacolo che lascia domande aperte, inquietudini, riflessioni. E forse anche una consapevolezza più profonda del mondo in cui viviamo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Acquista qui i biglietti:</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/diffidato-quando-raccontare-la-verita-diventa-pericoloso/">“Diffidato”: quando raccontare la verità diventa pericoloso</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Quando il pensiero diventa spettacolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 14:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La conferenza teatrale di Franco Del Moro e Marcello Foa C’è un momento, raro e prezioso, in cui la parola smette di essere semplice comunicazione e diventa esperienza. È lì che nasce qualcosa di diverso: un incontro tra idee, emozioni e coscienza critica. È esattamente ciò che promette la conferenza teatrale con Franco Del Moro e Marcello Foa, un evento che si colloca a metà strada tra il teatro e il pensiero contemporaneo. Due voci, un unico palcoscenico Da una parte, Franco Del Moro: scrittore, editore, fondatore e direttore del bimestrale Ellin Selae. Un autore che ha fatto della riflessione culturale e della ricerca artistica la sua cifra distintiva. Le sue parole non sono mai solo parole: sono strumenti per interrogare il reale. Dall’altra, Marcello Foa: giornalista, dirigente, autore. Un volto noto del panorama mediatico italiano ed europeo, con un passato da inviato speciale per Il Giornale, la direzione del Corriere del Ticino e la presidenza della RAI tra il 2018 e il 2021. Più recentemente, la sua voce ha accompagnato gli ascoltatori su Rai Radio 1 con Giù la maschera, programma dedicato all’attualità e alla libertà di pensiero. Oltre la conferenza: un’esperienza teatrale Quello che rende questo evento unico è il formato: non una semplice conferenza, ma una conferenza teatrale. Qui il pubblico non è spettatore passivo, ma parte di un viaggio. Le parole si intrecciano con la scena, il ritmo, la presenza. Il pensiero prende corpo. È un format che rompe gli schemi: • non c’è distanza tra palco e platea • non c’è rigidità accademica • c’è, invece, coinvolgimento emotivo e intellettuale Temi che interrogano il presente In un’epoca dominata da velocità, superficialità e informazione frammentata, eventi come questo rappresentano una pausa necessaria. Un invito a fermarsi. A pensare. A dubitare. Del Moro e Foa portano sul palco due prospettive diverse ma complementari: • la dimensione artistica e simbolica • la lettura giornalistica e geopolitica Il risultato è un dialogo che attraversa: • la libertà di espressione • il ruolo dei media • la costruzione della verità • il rapporto tra individuo e società Il fascino della parola viva C’è qualcosa di profondamente umano nel ritrovarsi insieme ad ascoltare, riflettere, lasciarsi provocare. In un mondo digitale, dove tutto scorre e nulla resta, questa conferenza teatrale restituisce alla parola il suo peso originario: quello di creare connessioni reali. Un appuntamento da non perdere Non è solo uno spettacolo. Non è solo un dibattito. È un’esperienza che unisce cultura, informazione e teatro, capace di lasciare tracce anche dopo che le luci si sono spente. &#x1f449; Acquista qui i tuoi biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/franco-del-moro-e-marcello-foa/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/quando-il-pensiero-diventa-spettacolo/">Quando il pensiero diventa spettacolo</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">La conferenza teatrale di Franco Del Moro e Marcello Foa</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è un momento, raro e prezioso, in cui la parola smette di essere semplice comunicazione e diventa esperienza. È lì che nasce qualcosa di diverso: un incontro tra idee, emozioni e coscienza critica. È esattamente ciò che promette la conferenza teatrale con </span><span class="s2">Franco Del Moro</span><span class="s1"> e </span><span class="s2">Marcello Foa</span><span class="s1">, un evento che si colloca a metà strada tra il teatro e il pensiero contemporaneo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Due voci, un unico palcoscenico</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Da una parte, Franco Del Moro: scrittore, editore, fondatore e direttore del bimestrale </span><span class="s4">Ellin Selae</span><span class="s1">. Un autore che ha fatto della riflessione culturale e della ricerca artistica la sua cifra distintiva. Le sue parole non sono mai solo parole: sono strumenti per interrogare il reale.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Dall’altra, Marcello Foa: giornalista, dirigente, autore. Un volto noto del panorama mediatico italiano ed europeo, con un passato da inviato speciale per </span><span class="s4">Il Giornale</span><span class="s1">, la direzione del </span><span class="s4">Corriere del Ticino</span><span class="s1"> e la presidenza della RAI tra il 2018 e il 2021. Più recentemente, la sua voce ha accompagnato gli ascoltatori su Rai Radio 1 con </span><span class="s4">Giù la maschera</span><span class="s1">, programma dedicato all’attualità e alla libertà di pensiero.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Oltre la conferenza: un’esperienza teatrale</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quello che rende questo evento unico è il formato: non una semplice conferenza, ma una conferenza teatrale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qui il pubblico non è spettatore passivo, ma parte di un viaggio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le parole si intrecciano con la scena, il ritmo, la presenza. Il pensiero prende corpo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un format che rompe gli schemi:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • non c’è distanza tra palco e platea</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • non c’è rigidità accademica</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • c’è, invece, coinvolgimento emotivo e intellettuale</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Temi che interrogano il presente</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In un’epoca dominata da velocità, superficialità e informazione frammentata, eventi come questo rappresentano una pausa necessaria.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un invito a fermarsi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A pensare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A dubitare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Del Moro e Foa portano sul palco due prospettive diverse ma complementari:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • la dimensione artistica e simbolica</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • la lettura giornalistica e geopolitica</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Il risultato è un dialogo che attraversa:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • la libertà di espressione</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • il ruolo dei media</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • la costruzione della verità</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • il rapporto tra individuo e società</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il fascino della parola viva</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è qualcosa di profondamente umano nel ritrovarsi insieme ad ascoltare, riflettere, lasciarsi provocare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In un mondo digitale, dove tutto scorre e nulla resta, questa conferenza teatrale restituisce alla parola il suo peso originario:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">quello di creare connessioni reali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un appuntamento da non perdere</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è solo uno spettacolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è solo un dibattito.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un’esperienza che unisce cultura, informazione e teatro, capace di lasciare tracce anche dopo che le luci si sono spente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Acquista qui i tuoi biglietti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/franco-del-moro-e-marcello-foa/</span></p>
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		<title>Terra–Solaris: il luogo dove i fantasmi imparano a parlare</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/terra-solaris-il-luogo-dove-i-fantasmi-imparano-a-parlare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono fantasmi che non fanno rumore. Non trascinano catene. Non abitano case abbandonate. Vivono dentro di noi. Sono i rimpianti che non abbiamo mai nominato. Le parole che non abbiamo detto. Le vite che avremmo potuto vivere… e non abbiamo vissuto. È da qui che inizia Terra–Solaris, lo spettacolo di Rick DuFer e Carol Mag. Non da un racconto, ma da una domanda: hai mai davvero ascoltato i tuoi fantasmi? Non è un semplice monologo. È un attraversamento. Le parole si intrecciano con la musica, il pensiero con l’emozione, la filosofia con qualcosa di più fragile e umano: il ricordo. Si cammina tra mondi diversi: • quelli di Solaris, dove i fantasmi prendono forma dai nostri sensi di colpa • quelli del Paradiso dantesco, dove le anime ci costringono ad accettare la realtà • quelli di Gulliver e di Shakespeare, che ci mettono davanti ai nostri limiti Ma il vero luogo del viaggio non è la scena. È dentro. A un certo punto diventa chiaro: i fantasmi non sono entità lontane. Sono presenze intime. Sono ciò che ritorna quando il rumore del mondo si abbassa. Quando restiamo soli. Quando smettiamo di distrarci. Rick DuFer li chiama per nome, li interroga, li espone. Carol Mag li accompagna con la musica, come se ogni nota fosse una porta che si apre. E il pubblico, quasi senza accorgersene, inizia a riconoscerli. La musica in Terra–Solaris non è un sottofondo. È un linguaggio parallelo. Dice quello che le parole non riescono a dire. Accarezza, disturba, risveglia. A volte consola. A volte mette a nudo. È come se ogni suono fosse un ricordo che riaffiora senza chiedere permesso. C’è un momento, nello spettacolo, in cui non si può più fingere. Non si può ridere per alleggerire. Non si può distrarsi. Si resta lì, davanti a sé stessi. E si capisce che il vero coraggio non è evitare i fantasmi. È restare ad ascoltarli. Perché solo attraversandoli si può davvero comprendere qualcosa di sé. Terra–Solaris si muove su un confine sottile: • tra ciò che è stato e ciò che poteva essere • tra ciò che siamo e ciò che temiamo di diventare • tra la vita e quella strana eco che chiamiamo memoria È uno spettacolo che non offre risposte facili. Non consola. Non semplifica. Ma accompagna. E, in un tempo in cui tutto corre veloce, fermarsi ad ascoltare ciò che ci abita dentro è forse l’atto più rivoluzionario. Quando le luci si riaccendono, qualcosa resta. Non una trama. Non una morale. Ma una sensazione sottile: di aver incontrato qualcosa di vero. Magari scomodo. Magari fragile. Ma necessario. Perché, in fondo, non si tratta di eliminare i fantasmi Si tratta di imparare a conviverci. E forse — finalmente — a capirli. &#x1f449; Per acquistare i biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/rick-dufer-carol-mag-terra-solaris/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/terra-solaris-il-luogo-dove-i-fantasmi-imparano-a-parlare/">Terra–Solaris: il luogo dove i fantasmi imparano a parlare</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Ci sono fantasmi che non fanno rumore. Non trascinano catene. Non abitano case abbandonate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vivono dentro di noi. Sono i rimpianti che non abbiamo mai nominato. Le parole che non abbiamo detto. Le vite che avremmo potuto vivere… e non abbiamo vissuto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È da qui che inizia </span><span class="s2">Terra–Solaris</span><span class="s1">, lo spettacolo di </span><span class="s3">Rick DuFer</span><span class="s1"> e </span><span class="s3">Carol Mag</span><span class="s1">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non da un racconto, ma da una domanda:</span><span class="s2"> hai mai davvero ascoltato i tuoi fantasmi?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è un semplice monologo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un attraversamento. Le parole si intrecciano con la musica, il pensiero con l’emozione, la filosofia con qualcosa di più fragile e umano: il ricordo.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10808" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/RickDufer-terra-solaris-Carol-Mag-locandina-21-maggio-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si cammina tra mondi diversi:</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • quelli di </span><span class="s2">Solaris</span><span class="s1">, dove i fantasmi prendono forma dai nostri sensi di colpa</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • quelli del </span><span class="s2">Paradiso</span><span class="s1"> dantesco, dove le anime ci costringono ad accettare la realtà</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • quelli di Gulliver e di Shakespeare, che ci mettono davanti ai nostri limiti</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ma il vero luogo del viaggio non è la scena. È dentro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A un certo punto diventa chiaro:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">i fantasmi non sono entità lontane. Sono presenze intime. Sono ciò che ritorna quando il rumore del mondo si abbassa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando restiamo soli. Quando smettiamo di distrarci.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Rick DuFer li chiama per nome, li interroga, li espone. Carol Mag li accompagna con la musica, come se ogni nota fosse una porta che si apre. E il pubblico, quasi senza accorgersene, inizia a riconoscerli.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La musica in </span><span class="s2">Terra–Solaris</span><span class="s1"> non è un sottofondo. È un linguaggio parallelo. Dice quello che le parole non riescono a dire. Accarezza, disturba, risveglia. A volte consola. A volte mette a nudo. È come se ogni suono fosse un ricordo che riaffiora senza chiedere permesso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è un momento, nello spettacolo, in cui non si può più fingere. Non si può ridere per alleggerire. Non si può distrarsi. Si resta lì, davanti a sé stessi. E si capisce che il vero coraggio non è evitare i fantasmi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È restare ad ascoltarli.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché solo attraversandoli si può davvero comprendere qualcosa di sé.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Terra–Solaris</span><span class="s1"> si muove su un confine sottile:</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • tra ciò che è stato e ciò che poteva essere</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • tra ciò che siamo e ciò che temiamo di diventare</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> • tra la vita e quella strana eco che chiamiamo memoria</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">È uno spettacolo che non offre risposte facili.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Non consola. Non semplifica. Ma accompagna. E, in un tempo in cui tutto corre veloce, fermarsi ad ascoltare ciò che ci abita dentro è forse l’atto più rivoluzionario.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando le luci si riaccendono, qualcosa resta. Non una trama.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non una morale. Ma una sensazione sottile: di aver incontrato qualcosa di vero. Magari scomodo. Magari fragile. Ma necessario. Perché, in fondo, non si tratta di eliminare i fantasmi Si tratta di imparare a conviverci. E forse — finalmente — a capirli.</span></p>
<p class="p1"><span class="s4">&#x1f449;</span><span class="s1"> Per acquistare i biglietti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/rick-dufer-carol-mag-terra-solaris/</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/terra-solaris-il-luogo-dove-i-fantasmi-imparano-a-parlare/">Terra–Solaris: il luogo dove i fantasmi imparano a parlare</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Donne &#038; Uomini: ridere dell’amore, delle incomprensioni… e di noi stessi</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/donne-uomini-ridere-dellamore-delle-incomprensioni-e-di-noi-stessi/</link>
					<comments>https://www.barbarafabbroni.it/donne-uomini-ridere-dellamore-delle-incomprensioni-e-di-noi-stessi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 15:48:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono dialoghi che iniziano con un innocente “Non ho niente…” e finiscono con una guerra fredda lunga tre giorni. Ci sono silenzi che pesano più di mille parole. E parole che, dette nel momento sbagliato, possono diventare detonatori emotivi. È da qui che nasce Donne &#38; Uomini, lo spettacolo di Andrea Tosatto. Da quella zona fragile, quotidiana, universale in cui tutti – almeno una volta – ci siamo persi cercando di capirci. Sul palco non ci sono eroi. Ci siamo noi. Le coppie che si amano ma litigano per un messaggio non risposto. I single che giurano di stare bene da soli… salvo poi crollare davanti a una canzone. Gli ex che tornano nei pensieri proprio quando sembrava finita davvero. Tosatto prende queste situazioni e le smonta, con una precisione quasi chirurgica. Le osserva, le esaspera, le restituisce al pubblico trasformate in risata. Ma sotto quella risata c’è sempre qualcosa che punge. Perché la domanda che attraversa tutto lo spettacolo è semplice, eppure spiazzante: come possiamo parlare la stessa lingua… e non capirci mai davvero? Le scene si susseguono come frammenti di vita vissuta: • discussioni che partono da niente e diventano epiche • fraintendimenti che si trasformano in drammi • aspettative mai dette che diventano delusioni reali Il pubblico ride. Ride tanto. Ma è una risata che ha sempre un retrogusto di riconoscimento. Perché, a un certo punto, succede qualcosa: non stai più guardando uno spettacolo. Stai rivedendo una tua conversazione. Un tuo errore. Una tua storia. Donne &#38; Uomini non giudica. Non prende posizione. Non dice chi ha ragione. Fa qualcosa di più scomodo: mostra. Mostra quanto siamo diversi. Ma anche quanto siamo, paradossalmente, identici nei nostri bisogni: • essere visti • essere ascoltati • essere amati senza dover tradurre ogni emozione E allora quella comicità diventa quasi uno specchio. Uno specchio senza filtri, in cui è impossibile non riconoscersi almeno una volta. C’è un momento, nello spettacolo, in cui tutto sembra chiarissimo. Le differenze, le dinamiche, gli errori. Eppure… non basta. Perché nonostante tutto – le incomprensioni, le litigate, i silenzi – continuiamo a cercarci. A innamorarci. A riprovarci. È forse questa la verità più semplice e più disarmante che emerge: non siamo fatti per capirci perfettamente. Siamo fatti per provarci. Che tu sia in coppia, single, reduce da una storia complicata o felicemente innamorato… troverai qualcosa di tuo in questo spettacolo. Perché Donne &#38; Uomini parla di relazioni, sì. Ma soprattutto parla di umanità. E lo fa con leggerezza, ironia e quella sincerità un po’ spietata che, alla fine, fa bene. Alla fine, quando le luci si riaccendono, resta una sensazione precisa. Non quella di aver capito tutto. Ma quella di aver capito qualcosa in più. Magari piccolo. Magari scomodo. Ma sufficiente per pensare, sorridendo: “Ah… ecco perché.” Se vuoi vivere questa esperienza dal vivo, puoi acquistare i biglietti qui: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/donne-uomini-di-e-con-andrea-tosatto/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/donne-uomini-ridere-dellamore-delle-incomprensioni-e-di-noi-stessi/">Donne &#038; Uomini: ridere dell’amore, delle incomprensioni… e di noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Ci sono dialoghi che iniziano con un innocente</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Non ho niente…”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">e finiscono con una guerra fredda lunga tre giorni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ci sono silenzi che pesano più di mille parole. E parole che, dette nel momento sbagliato, possono diventare detonatori emotivi.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10805" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Tosatto-spettacolo-locandina-17aprile-2026-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">È da qui che nasce </span><span class="s2">Donne &amp; Uomini</span><span class="s1">, lo spettacolo di </span><span class="s3">Andrea Tosatto</span><span class="s1">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Da quella zona fragile, quotidiana, universale in cui tutti – almeno una volta – ci siamo persi cercando di capirci.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sul palco non ci sono eroi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ci siamo noi. Le coppie che si amano ma litigano per un messaggio non risposto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I single che giurano di stare bene da soli… salvo poi crollare davanti a una canzone. Gli ex che tornano nei pensieri proprio quando sembrava finita davvero.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tosatto prende queste situazioni e le smonta, con una precisione quasi chirurgica. Le osserva, le esaspera, le restituisce al pubblico trasformate in risata.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma sotto quella risata c’è sempre qualcosa che punge.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché la domanda che attraversa tutto lo spettacolo è semplice, eppure spiazzante:</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">come possiamo parlare la stessa lingua… e non capirci mai davvero?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le scene si susseguono come frammenti di vita vissuta:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • discussioni che partono da niente e diventano epiche</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • fraintendimenti che si trasformano in drammi</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • aspettative mai dette che diventano delusioni reali</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Il pubblico ride. Ride tanto.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Ma è una risata che ha sempre un retrogusto di riconoscimento.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Perché, a un certo punto, succede qualcosa:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">non stai più guardando uno spettacolo.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Stai rivedendo una tua conversazione.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Un tuo errore.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Una tua storia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Donne &amp; Uomini</span><span class="s1"> non giudica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non prende posizione. Non dice chi ha ragione. Fa qualcosa di più scomodo: mostra.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mostra quanto siamo diversi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma anche quanto siamo, paradossalmente, identici nei nostri bisogni:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • essere visti</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • essere ascoltati</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • essere amati senza dover tradurre ogni emozione</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">E allora quella comicità diventa quasi uno specchio.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Uno specchio senza filtri, in cui è impossibile non riconoscersi almeno una volta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è un momento, nello spettacolo, in cui tutto sembra chiarissimo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le differenze, le dinamiche, gli errori. Eppure… non basta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché nonostante tutto – le incomprensioni, le litigate, i silenzi – continuiamo a cercarci. A innamorarci. A riprovarci.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È forse questa la verità più semplice e più disarmante che emerge: non siamo fatti per capirci perfettamente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Siamo fatti per provarci.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che tu sia in coppia, single, reduce da una storia complicata o felicemente innamorato…</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">troverai qualcosa di tuo in questo spettacolo. Perché </span><span class="s2">Donne &amp; Uomini</span><span class="s1"> parla di relazioni, sì.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma soprattutto parla di umanità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E lo fa con leggerezza, ironia e quella sincerità un po’ spietata che, alla fine, fa bene.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Alla fine, quando le luci si riaccendono, resta una sensazione precisa. Non quella di aver capito tutto. Ma quella di aver capito qualcosa in più.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Magari piccolo. Magari scomodo. Ma sufficiente per pensare, sorridendo: “Ah… ecco perché.”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Se vuoi vivere questa esperienza dal vivo, puoi acquistare i biglietti qui: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/donne-uomini-di-e-con-andrea-tosatto/</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/donne-uomini-ridere-dellamore-delle-incomprensioni-e-di-noi-stessi/">Donne &#038; Uomini: ridere dell’amore, delle incomprensioni… e di noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SCOMODE VERITÀ Quando il teatro diventa un atto d’accusa</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/scomode-verita-quando-il-teatro-diventa-un-atto-daccusa/</link>
					<comments>https://www.barbarafabbroni.it/scomode-verita-quando-il-teatro-diventa-un-atto-daccusa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 15:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La luce si abbassa lentamente. Non c’è scenografia a distrarre, non c’è finzione a proteggere. Solo una voce, un corpo, e parole che pesano come macigni. Alessandro Di Battista entra in scena senza maschere. Non interpreta. Non recita. Espone. Accusa. Scava. E lo fa partendo da una domanda implicita, quasi sussurrata tra le righe: quante verità siamo disposti a sopportare, prima di voltare lo sguardo? Non è uno spettacolo, almeno non nel senso classico del termine. È un viaggio dentro le crepe della narrazione ufficiale. Afghanistan. Iraq. Libia. Nomi che abbiamo ascoltato per anni, spesso distrattamente, mentre scorrevano nei telegiornali tra una pubblicità e un talk show. Ma qui, su quel palco, non sono più parole lontane. Diventano immagini, decisioni, conseguenze. Diventano responsabilità. Di Battista ricostruisce, collega, mette in fila eventi che – raccontati separatamente – sembrano casuali, ma che, nella sua narrazione, assumono un disegno preciso. Un sistema. Una logica. Non c’è neutralità. E non viene nemmeno promessa. La voce si fa più dura quando entra nel cuore del presente. Ucraina. Gaza. Qui il racconto cambia ritmo. Si spezza. Si carica. Non è più solo analisi. È indignazione. Le parole diventano fendenti: contro il modo in cui le guerre vengono raccontate, contro le immagini che vediamo e quelle che non vediamo, contro il silenzio selettivo che decide quali morti meritano attenzione e quali no. E allora la domanda torna, più forte: chi decide cosa dobbiamo sapere? C’è un momento, durante lo spettacolo, in cui il pubblico non è più solo spettatore. È chiamato in causa. Perché il bersaglio non è soltanto la politica – accusata di aver smarrito autonomia, dignità, visione – ma anche quella zona grigia in cui tutti, in qualche modo, abitiamo: l’abitudine. L’abitudine a credere. L’abitudine a non verificare. L’abitudine a delegare. Di Battista insiste su questo punto con una lucidità quasi scomoda: non esiste propaganda senza qualcuno disposto ad accoglierla. E poi c’è il passaggio più delicato. Quello sul conflitto israelo-palestinese. Qui il linguaggio si fa ancora più netto, più rischioso. Si entra in un territorio dove le parole possono incendiare, dividere, ferire. Lui non arretra. Parla di storia, di potere, di trasformazioni. Parla di Gaza come di una ferita aperta, raccontata – secondo la sua visione – troppo poco e troppo male. È uno dei momenti in cui la sala si tende. Si percepisce. Non tutti sono d’accordo. Ma tutti ascoltano. Ed è forse questo il punto più potente dello spettacolo: non cerca consenso, cerca reazione. Verso la fine, il tono cambia ancora. Dopo la denuncia, dopo l’accusa, arriva qualcosa di inatteso: una possibilità. Non una soluzione, non una verità definitiva. Ma un invito. A informarsi. A dubitare. A scegliere. A non restare neutrali, perché – suggerisce – la neutralità, in certi contesti, è già una posizione. “Scomode verità” è un titolo che mantiene la promessa. Perché quello che resta, uscendo dalla sala, non è tanto ciò che si è ascoltato, ma ciò che si è iniziato a mettere in discussione. Non è uno spettacolo che consola. Non è uno spettacolo che unisce. È uno spettacolo che incrina. E in un tempo in cui tutto scorre veloce, superficiale, dimenticabile, forse è proprio questo il suo gesto più radicale: costringerci a fermarci. E a chiederci, con un filo di inquietudine: e se le verità più difficili fossero proprio quelle che non vogliamo vedere?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/scomode-verita-quando-il-teatro-diventa-un-atto-daccusa/">SCOMODE VERITÀ Quando il teatro diventa un atto d’accusa</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">La luce si abbassa lentamente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non c’è scenografia a distrarre, non c’è finzione a proteggere. Solo una voce, un corpo, e parole che pesano come macigni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Alessandro Di Battista</span><span class="s1"> entra in scena senza maschere. Non interpreta. Non recita. Espone. Accusa. Scava.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E lo fa partendo da una domanda implicita, quasi sussurrata tra le righe:</span><span class="s3"> quante verità siamo disposti a sopportare, prima di voltare lo sguardo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è uno spettacolo, almeno non nel senso classico del termine.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un viaggio dentro le crepe della narrazione ufficiale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Afghanistan. Iraq. Libia.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10800" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/Di-Battista-locandina-16-maggio-2026-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nomi che abbiamo ascoltato per anni, spesso distrattamente, mentre scorrevano nei telegiornali tra una pubblicità e un talk show. Ma qui, su quel palco, non sono più parole lontane. Diventano immagini, decisioni, conseguenze.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Diventano responsabilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Di Battista ricostruisce, collega, mette in fila eventi che – raccontati separatamente – sembrano casuali, ma che, nella sua narrazione, assumono un disegno preciso. Un sistema. Una logica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non c’è neutralità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E non viene nemmeno promessa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La voce si fa più dura quando entra nel cuore del presente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ucraina. Gaza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qui il racconto cambia ritmo. Si spezza. Si carica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è più solo analisi. È indignazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le parole diventano fendenti: contro il modo in cui le guerre vengono raccontate, contro le immagini che vediamo e quelle che non vediamo, contro il silenzio selettivo che decide quali morti meritano attenzione e quali no.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E allora la domanda torna, più forte:</span><span class="s3"> chi decide cosa dobbiamo sapere?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è un momento, durante lo spettacolo, in cui il pubblico non è più solo spettatore. È chiamato in causa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché il bersaglio non è soltanto la politica – accusata di aver smarrito autonomia, dignità, visione – ma anche quella zona grigia in cui tutti, in qualche modo, abitiamo: l’abitudine.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’abitudine a credere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’abitudine a non verificare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’abitudine a delegare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Di Battista insiste su questo punto con una lucidità quasi scomoda: non esiste propaganda senza qualcuno disposto ad accoglierla.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E poi c’è il passaggio più delicato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quello sul conflitto israelo-palestinese.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qui il linguaggio si fa ancora più netto, più rischioso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si entra in un territorio dove le parole possono incendiare, dividere, ferire.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lui non arretra.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parla di storia, di potere, di trasformazioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parla di Gaza come di una ferita aperta, raccontata – secondo la sua visione – troppo poco e troppo male.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È uno dei momenti in cui la sala si tende. Si percepisce. Non tutti sono d’accordo. Ma tutti ascoltano.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ed è forse questo il punto più potente dello spettacolo: </span>non cerca consenso, cerca reazione.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Verso la fine, il tono cambia ancora.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dopo la denuncia, dopo l’accusa, arriva qualcosa di inatteso: </span>una possibilità.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Non una soluzione, non una verità definitiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma un invito.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A informarsi. A dubitare. A scegliere. A non restare neutrali, perché – suggerisce – la neutralità, in certi contesti, è già una posizione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Scomode verità” è un titolo che mantiene la promessa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché quello che resta, uscendo dalla sala, non è tanto ciò che si è ascoltato, ma ciò che si è iniziato a mettere in discussione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è uno spettacolo che consola.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è uno spettacolo che unisce.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È uno spettacolo che incrina.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E in un tempo in cui tutto scorre veloce, superficiale, dimenticabile, forse è proprio questo il suo gesto più radicale: </span>costringerci a fermarci.</p>
<p class="p1"><span class="s1">E a chiederci, con un filo di inquietudine:</span><span class="s3"> e se le verità più difficili fossero proprio quelle che non vogliamo vedere?</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/scomode-verita-quando-il-teatro-diventa-un-atto-daccusa/">SCOMODE VERITÀ Quando il teatro diventa un atto d’accusa</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<item>
		<title>Jack Nobile – Il mago e il maestro: quando l’illusione diventa musica</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro-quando-lillusione-diventa-musica/</link>
					<comments>https://www.barbarafabbroni.it/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro-quando-lillusione-diventa-musica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 11:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa accade quando la magia incontra la musica? Quando un gesto diventa illusione e una nota si trasforma in incanto? Nasce uno spettacolo raro, elegante, sorprendente: “Il mago e il maestro”, con Jack Nobile e Adriano Del Sal. Un viaggio sensoriale dove realtà e percezione si fondono, e il pubblico smette di osservare… per iniziare a sentire. Magia e armonia: un dialogo tra arti Questo spettacolo non è una semplice alternanza tra numeri di magia e momenti musicali. È un dialogo continuo, un intreccio tra due linguaggi che si amplificano a vicenda. Da una parte: • l’illusione, il mistero, la sorpresa Dall’altra: • la precisione, l’emozione, la profondità del suono La chitarra classica diventa racconto. La magia diventa ritmo. E insieme creano un’esperienza immersiva, dove ogni elemento è parte di un’unica narrazione. Jack Nobile: la nuova magia contemporanea Con oltre 12 anni di esperienza, Jack Nobile è uno dei volti più riconoscibili della magia moderna. Il suo percorso è fatto di studio, passione e innovazione: • oltre 1,5 milioni di iscritti su YouTube • 60.000 mazzi di carte personalizzati venduti • autore di tre libri • allievo di maestri internazionali come Juan Tamariz e Dani Daortiz Ma soprattutto, è un artista che ha saputo portare la magia nel presente, rendendola accessibile, affascinante e profondamente narrativa. La sua specialità? Cartomagia, ombre cinesi, Sand Art. Tecniche che diventano poesia visiva. Adriano Del Sal: il virtuosismo che emoziona Accanto a lui, Adriano Del Sal: un maestro della chitarra classica, capace di trasformare ogni nota in emozione pura. Il suo percorso artistico è straordinario: • 12 primi premi in concorsi nazionali e internazionali • riconoscimenti prestigiosi come il “Julian Arcas” e il “Michele Pittaluga” • il premio “La Chitarra d’oro” • concerti nei più importanti festival e teatri del mondo Dal 2015 è docente all’Università della musica e delle arti di Vienna, ma sul palco resta, prima di tutto, un narratore. Uno che non suona soltanto. Racconta. Uno spettacolo che supera i confini “Il mago e il maestro” è un’esperienza che va oltre il genere: • non è solo magia • non è solo musica • è un incontro tra due mondi Uno spettacolo che sorprende, emoziona, coinvolge. Che ti fa chiedere: “Come è possibile?” E subito dopo: “Cosa ho appena sentito?” Vivi l’esperienza Un evento esclusivo, pensato per chi ama lasciarsi stupire e per chi cerca qualcosa di davvero diverso. &#x1f449; Per acquistare i biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro/ Tra realtà e illusione In fondo, magia e musica hanno qualcosa in comune: entrambe ci portano altrove. E in un tempo in cui tutto sembra spiegabile, prevedibile, immediato… uno spettacolo come questo ci ricorda il valore dello stupore. Perché a volte, per capire davvero, bisogna prima lasciarsi incantare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro-quando-lillusione-diventa-musica/">Jack Nobile – Il mago e il maestro: quando l’illusione diventa musica</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Cosa accade quando la magia incontra la musica?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando un gesto diventa illusione e una nota si trasforma in incanto?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nasce uno spettacolo raro, elegante, sorprendente: “Il mago e il maestro”, con </span><span class="s2">Jack Nobile</span><span class="s1"> e </span><span class="s2">Adriano Del Sal</span><span class="s1">.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un viaggio sensoriale dove realtà e percezione si fondono, e il pubblico smette di osservare… per iniziare a sentire.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Magia e armonia: un dialogo tra arti</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo spettacolo non è una semplice alternanza tra numeri di magia e momenti musicali.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10794" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3957-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un dialogo continuo, un intreccio tra due linguaggi che si amplificano a vicenda.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Da una parte:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • l’illusione, il mistero, la sorpresa</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Dall’altra:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • la precisione, l’emozione, la profondità del suono</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">La chitarra classica diventa racconto.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">La magia diventa ritmo.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">E insieme creano un’esperienza immersiva, dove ogni elemento è parte di un’unica narrazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Jack Nobile: la nuova magia contemporanea</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Con oltre 12 anni di esperienza, Jack Nobile è uno dei volti più riconoscibili della magia moderna.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il suo percorso è fatto di studio, passione e innovazione:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • oltre 1,5 milioni di iscritti su YouTube</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • 60.000 mazzi di carte personalizzati venduti</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • autore di tre libri</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • allievo di maestri internazionali come Juan Tamariz e Dani Daortiz</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Ma soprattutto, è un artista che ha saputo portare la magia nel presente, rendendola accessibile, affascinante e profondamente narrativa.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">La sua specialità?</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Cartomagia, ombre cinesi, Sand Art.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Tecniche che diventano poesia visiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Adriano Del Sal: il virtuosismo che emoziona</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Accanto a lui, Adriano Del Sal: un maestro della chitarra classica, capace di trasformare ogni nota in emozione pura.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il suo percorso artistico è straordinario:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • 12 primi premi in concorsi nazionali e internazionali</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • riconoscimenti prestigiosi come il “Julian Arcas” e il “Michele Pittaluga”</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • il premio “La Chitarra d’oro”</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • concerti nei più importanti festival e teatri del mondo</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Dal 2015 è docente all’Università della musica e delle arti di Vienna, ma sul palco resta, prima di tutto, un narratore.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Uno che non suona soltanto.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Racconta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Uno spettacolo che supera i confini</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Il mago e il maestro” è un’esperienza che va oltre il genere:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • non è solo magia</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • non è solo musica</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • è un incontro tra due mondi</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Uno spettacolo che sorprende, emoziona, coinvolge.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Che ti fa chiedere:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">“Come è possibile?”</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">E subito dopo:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">“Cosa ho appena sentito?”</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vivi l’esperienza</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un evento esclusivo, pensato per chi ama lasciarsi stupire e per chi cerca qualcosa di davvero diverso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Per acquistare i biglietti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro/</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra realtà e illusione</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In fondo, magia e musica hanno qualcosa in comune: </span>entrambe ci portano altrove.</p>
<p class="p1"><span class="s1">E in un tempo in cui tutto sembra spiegabile, prevedibile, immediato… </span><span class="s1">uno spettacolo come questo ci ricorda il valore dello stupore. </span><span class="s1">Perché a volte, per capire davvero, </span>bisogna prima lasciarsi incantare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/jack-nobile-il-mago-e-il-maestro-quando-lillusione-diventa-musica/">Jack Nobile – Il mago e il maestro: quando l’illusione diventa musica</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>TUTTOTOSCANO – L’ironia pungente di Gianmaria Vassallo conquista il teatro</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/tuttotoscano-lironia-pungente-di-gianmaria-vassallo-conquista-il-teatro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 11:21:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un modo tutto particolare di raccontare la Toscana. Non quello da cartolina, fatto di colline perfette e tramonti dorati. Ma quello vero, graffiante, ironico, autentico. Ed è proprio lì che si muove Gianmaria Vassallo con il suo nuovo spettacolo: TUTTOTOSCANO. Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti. Totale, immersivo, senza filtri. Un viaggio teatrale tra ironia e identità TUTTOTOSCANO è molto più di uno spettacolo comico: è un ritratto teatrale contemporaneo, una lente ironica attraverso cui osservare la cultura toscana nelle sue mille sfumature. Attraverso una miscela brillante di: • monologhi taglienti • gag intelligenti • canzoni originali Vassallo costruisce un racconto vivo, dinamico, capace di far ridere e riflettere nello stesso momento. I protagonisti? Personaggi riconoscibili, quasi familiari. Luoghi comuni smontati e reinventati. Contraddizioni che diventano materia comica. Il “maledetto toscano” e la sua cifra stilistica Definito con affetto il “maledetto toscano”, Vassallo porta in scena uno stile unico: diretto, popolare ma mai banale. La sua comicità: • colpisce, perché è sincera • diverte, perché è intelligente • coinvolge, perché parla di noi C’è una Toscana che si prende in giro, che si guarda allo specchio senza paura, che ride delle proprie ossessioni, dei propri tic, delle proprie verità non dette. Ed è proprio questa autenticità a rendere lo spettacolo irresistibile. Ritmo, musica e parole: uno spettacolo completo Uno degli elementi più sorprendenti di TUTTOTOSCANO è la fusione tra teatro e musica. Le canzoni originali non sono semplici intermezzi, ma parte integrante della narrazione: amplificano emozioni, sottolineano ironie, creano ritmo. Il risultato è uno spettacolo fluido, incalzante, che alterna risate e momenti di riconoscimento profondo. Un’esperienza per tutti Pensato per un pubblico ampio, TUTTOTOSCANO riesce a parlare: • agli amanti del teatro d’autore • a chi cerca una comicità brillante e contemporanea • a chi vuole semplicemente lasciarsi sorprendere È uno spettacolo che unisce, che diverte senza superficialità, che racconta senza giudicare. &#x1f449; Per acquistare i biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/tuttotoscano-gianmaria-vassallo/ In fondo, ridere di sé è una delle forme più alte di intelligenza. E TUTTOTOSCANO lo dimostra: sotto la superficie della comicità si nasconde uno sguardo lucido, affettuoso e profondamente umano su una terra che, tra eccessi e meraviglie, continua a raccontarsi. E forse è proprio questo il segreto di Vassallo: farci ridere… mentre ci riconosciamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/tuttotoscano-lironia-pungente-di-gianmaria-vassallo-conquista-il-teatro/">TUTTOTOSCANO – L’ironia pungente di Gianmaria Vassallo conquista il teatro</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">C’è un modo tutto particolare di raccontare la Toscana. Non quello da cartolina, fatto di colline perfette e tramonti dorati. Ma quello vero, graffiante, ironico, autentico. Ed è proprio lì che si muove </span><span class="s2">Gianmaria Vassallo</span><span class="s1"> con il suo nuovo spettacolo: TUTTOTOSCANO.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti. Totale, immersivo, senza filtri.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un viaggio teatrale tra ironia e identità</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">TUTTOTOSCANO è molto più di uno spettacolo comico: è un ritratto teatrale contemporaneo, una lente ironica attraverso cui osservare la cultura toscana nelle sue mille sfumature.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Attraverso una miscela brillante di:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • monologhi taglienti</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • gag intelligenti</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • canzoni originali</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Vassallo costruisce un racconto vivo, dinamico, capace di far ridere e riflettere nello stesso momento.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10790" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-scaled.jpeg" alt="" width="2560" height="2560" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-scaled.jpeg 2560w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-770x770.jpeg 770w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-ufficiale-vassallo-2-maggio-2026-2048x2048.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p class="p3"><span class="s1">I protagonisti?</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Personaggi riconoscibili, quasi familiari.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Luoghi comuni smontati e reinventati.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Contraddizioni che diventano materia comica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il “maledetto toscano” e la sua cifra stilistica</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Definito con affetto il “maledetto toscano”, Vassallo porta in scena uno stile unico: diretto, popolare ma mai banale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La sua comicità:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • colpisce, perché è sincera</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • diverte, perché è intelligente</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • coinvolge, perché parla di noi</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">C’è una Toscana che si prende in giro, che si guarda allo specchio senza paura, che ride delle proprie ossessioni, dei propri tic, delle proprie verità non dette.</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">Ed è proprio questa autenticità a rendere lo spettacolo irresistibile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ritmo, musica e parole: uno spettacolo completo</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Uno degli elementi più sorprendenti di TUTTOTOSCANO è la fusione tra teatro e musica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le canzoni originali non sono semplici intermezzi, ma parte integrante della narrazione: amplificano emozioni, sottolineano ironie, creano ritmo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il risultato è uno spettacolo fluido, incalzante, che alterna risate e momenti di riconoscimento profondo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un’esperienza per tutti</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Pensato per un pubblico ampio, TUTTOTOSCANO riesce a parlare:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • agli amanti del teatro d’autore</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • a chi cerca una comicità brillante e contemporanea</span></p>
<p class="p3"><span class="s1"> • a chi vuole semplicemente lasciarsi sorprendere</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">È uno spettacolo che unisce, che diverte senza superficialità, che racconta senza giudicare.</span></p>
<p class="p3"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Per acquistare i biglietti:</span></p>
<p class="p3"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/tuttotoscano-gianmaria-vassallo/</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In fondo, ridere di sé è una delle forme più alte di intelligenza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E TUTTOTOSCANO lo dimostra: sotto la superficie della comicità si nasconde uno sguardo lucido, affettuoso e profondamente umano su una terra che, tra eccessi e meraviglie, continua a raccontarsi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E forse è proprio questo il segreto di Vassallo: </span>farci ridere… mentre ci riconosciamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/tuttotoscano-lironia-pungente-di-gianmaria-vassallo-conquista-il-teatro/">TUTTOTOSCANO – L’ironia pungente di Gianmaria Vassallo conquista il teatro</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>Oltre l’obiettivo: la guerra raccontata da Giorgio Bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 11:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una linea sottile, quasi invisibile, che separa il racconto dalla testimonianza. È su quella linea che cammina da anni Giorgio Bianchi, fotoreporter, documentarista e regista italiano, capace di trasformare la realtà più cruda in una narrazione visiva potente, autentica, profondamente umana. La sua non è solo fotografia. È immersione. È presenza. È scelta. E oggi, quella voce fatta di immagini arriva sul palco con una conferenza teatrale che promette di essere molto più di un semplice racconto: un’esperienza emotiva e intellettuale che attraversa i conflitti del nostro tempo. Un testimone nei luoghi del dolore Dalla Siria all’Ucraina, dal Burkina Faso al Myanmar, passando per il Nepal, il Vietnam e l’India, Giorgio Bianchi ha costruito un percorso professionale che è anche un viaggio umano dentro le contraddizioni del mondo contemporaneo. Dal 2013, in particolare, ha seguito da vicino la crisi ucraina: dalle proteste di Euromaidan fino allo scoppio della guerra tra esercito governativo e separatisti filo-russi. Non da osservatore distante, ma da testimone diretto, immerso nelle vite delle persone, nei loro silenzi, nelle loro paure. Le sue immagini non cercano il sensazionalismo. Cercano il senso. Quando la fotografia diventa teatro Questa conferenza teatrale rappresenta un’evoluzione del suo linguaggio: dalla fotografia alla scena, dalla documentazione alla narrazione viva. Attraverso immagini, parole e riflessioni, lo spettatore viene accompagnato dentro i conflitti non solo geografici, ma anche interiori. Perché ogni guerra, prima ancora di essere politica, è antropologica. È qui che il lavoro di Bianchi assume una dimensione più profonda: non si limita a mostrare ciò che accade, ma interroga chi guarda. Cosa significa essere testimoni oggi? Quanto siamo davvero consapevoli delle guerre che scorrono davanti ai nostri occhi, spesso filtrate da schermi e narrazioni parziali? Un percorso riconosciuto a livello internazionale Nel corso della sua carriera, Giorgio Bianchi ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti pubblici. Le sue fotografie sono state pubblicate su importanti quotidiani e riviste, sia cartacee che digitali, e le sue opere sono state esposte in festival nazionali e internazionali. Ma il vero riconoscimento, forse, sta nella forza delle sue immagini: nella capacità di restare impresse, di disturbare, di far riflettere. Un appuntamento da non perdere Questa conferenza teatrale è un’occasione rara per entrare in contatto diretto con uno sguardo che ha attraversato la storia recente nei suoi punti più critici. Non è solo uno spettacolo. È un incontro. È una presa di coscienza. &#x1f449; Per acquistare i biglietti: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/giorgio-bianchi/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/oltre-lobiettivo-la-guerra-raccontata-da-giorgio-bianchi/">Oltre l’obiettivo: la guerra raccontata da Giorgio Bianchi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">C’è una linea sottile, quasi invisibile, che separa il racconto dalla testimonianza. È su quella linea che cammina da anni </span><span class="s2">Giorgio Bianchi</span><span class="s1">, fotoreporter, documentarista e regista italiano, capace di trasformare la realtà più cruda in una narrazione visiva potente, autentica, profondamente umana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La sua non è solo fotografia. È immersione. È presenza. È scelta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E oggi, quella voce fatta di immagini arriva sul palco con una conferenza teatrale che promette di essere molto più di un semplice racconto: un’esperienza emotiva e intellettuale che attraversa i conflitti del nostro tempo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un testimone nei luoghi del dolore</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dalla Siria all’Ucraina, dal Burkina Faso al Myanmar, passando per il Nepal, il Vietnam e l’India, Giorgio Bianchi ha costruito un percorso professionale che è anche un viaggio umano dentro le contraddizioni del mondo contemporaneo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dal 2013, in particolare, ha seguito da vicino la crisi ucraina: dalle proteste di Euromaidan fino allo scoppio della guerra tra esercito governativo e separatisti filo-russi. Non da osservatore distante, ma da testimone diretto, immerso nelle vite delle persone, nei loro silenzi, nelle loro paure.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le sue immagini non cercano il sensazionalismo. Cercano il senso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando la fotografia diventa teatro</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa conferenza teatrale rappresenta un’evoluzione del suo linguaggio: dalla fotografia alla scena, dalla documentazione alla narrazione viva.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Attraverso immagini, parole e riflessioni, lo spettatore viene accompagnato dentro i conflitti non solo geografici, ma anche interiori. Perché ogni guerra, prima ancora di essere politica, è antropologica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È qui che il lavoro di Bianchi assume una dimensione più profonda: non si limita a mostrare ciò che accade, ma interroga chi guarda.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Cosa significa essere testimoni oggi?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quanto siamo davvero consapevoli delle guerre che scorrono davanti ai nostri occhi, spesso filtrate da schermi e narrazioni parziali?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un percorso riconosciuto a livello internazionale</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel corso della sua carriera, Giorgio Bianchi ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti pubblici. Le sue fotografie sono state pubblicate su importanti quotidiani e riviste, sia cartacee che digitali, e le sue opere sono state esposte in festival nazionali e internazionali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma il vero riconoscimento, forse, sta nella forza delle sue immagini: nella capacità di restare impresse, di disturbare, di far riflettere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un appuntamento da non perdere</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa conferenza teatrale è un’occasione rara per entrare in contatto diretto con uno sguardo che ha attraversato la storia recente nei suoi punti più critici.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è solo uno spettacolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un incontro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È una presa di coscienza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Per acquistare i biglietti:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/giorgio-bianchi/</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/oltre-lobiettivo-la-guerra-raccontata-da-giorgio-bianchi/">Oltre l’obiettivo: la guerra raccontata da Giorgio Bianchi</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
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		<title>D’Istruzione Pubblica – Il silenzio della scuola che cambia</title>
		<link>https://www.barbarafabbroni.it/distruzione-pubblica-il-silenzio-della-scuola-che-cambia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 18:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un suono che non si sente più. Non è il rumore della campanella. Non è il brusio dei corridoi. È qualcosa di più sottile. È il silenzio della scuola che cambia. E forse… si sta perdendo. Lorenzo Varaldo attraversa il corridoio dell’Istituto Sibilla Aleramo di Torino con passo lento. Le pareti sono piene di disegni, frasi, tentativi di futuro scritti con pennarelli incerti. Qui si cresce. O almeno… qui si dovrebbe crescere. Lui è il dirigente scolastico. Ma non vuole essere chiamato così. “Preside”, dice. O meglio ancora: “direttore didattico”. Non è nostalgia. È resistenza. Perché dentro quella parola — dirigente — c’è un mondo che non gli appartiene. Un mondo fatto di bilanci, obiettivi, performance. Un mondo che, lentamente, è entrato anche qui. La scuola. Una parola antica, quasi dimenticata nel suo significato originario. Schola: tempo libero. Tempo per pensare. Per sbagliare. Per diventare. Non per produrre. Eppure oggi, tra registri elettronici e valutazioni standardizzate, sembra che quel tempo si sia ristretto. Compresso. Trasformato. Come se l’educazione avesse smesso di essere un viaggio, per diventare una corsa. Il film “D’Istruzione Pubblica” non racconta solo una storia. Scava. Va indietro nel tempo, oltre le aule, oltre le riforme, oltre le parole. Parte da lontano. Dagli Stati Uniti di fine Ottocento, dove la scuola inizia a modellarsi sulle esigenze della produzione. Passa per l’Europa degli anni ’90, quando il linguaggio dell’economia entra nei sistemi educativi. E arriva in Italia. Alle riforme. All’autonomia. A quella lenta, impercettibile trasformazione che cambia tutto… senza fare rumore. Nelle aule, intanto, qualcosa si incrina. Gli studenti imparano presto che non basta capire. Bisogna dimostrare. Non basta crescere. Bisogna performare. E così il sapere perde il suo respiro. Diventa voto. Diventa media. Diventa classifica. E in quel passaggio, quasi invisibile, succede qualcosa di profondo. Si insinua la paura di sbagliare. Si insinua il bisogno di essere all’altezza. Si insinua il dubbio di non essere mai abbastanza. Lorenzo lo vede. Ogni giorno. Lo vede negli occhi di chi studia. E in quelli di chi insegna. Perché anche i docenti, oggi, non sono più solo educatori. Sono valutati. Misurati. Spinti. Come se la scuola fosse diventata una macchina. E loro… ingranaggi. Ma la scuola non è una macchina. È un organismo fragile. Fatto di relazioni, errori, tentativi, silenzi. È il luogo in cui si costruisce l’identità. E l’identità non si misura. Si forma. “D’Istruzione Pubblica” non dà risposte facili. Non accusa, non assolve. Mostra. E nel mostrare, costringe a guardare qualcosa che spesso evitiamo: la trasformazione invisibile dell’educazione. Una trasformazione che non fa rumore, ma lascia tracce. Nei ragazzi che hanno paura di non essere abbastanza. Negli insegnanti che non si riconoscono più nel loro ruolo. In una società che chiede risultati… ma dimentica le persone. Forse è proprio per questo che Varaldo insiste. “Preside”. “Direttore didattico”. Perché le parole non sono neutre. Sono confini. E cambiare una parola… significa cambiare un mondo. C’è una domanda che resta sospesa, alla fine. Una domanda scomoda. Che cosa vogliamo davvero dalla scuola? Formare individui liberi? O produrre individui efficienti? Perché tra queste due visioni… non c’è solo una differenza educativa. C’è una differenza umana. &#x1f449; Per assistere alla proiezione del film: https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/proiezione-del-film-distruzione-pubblica/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/distruzione-pubblica-il-silenzio-della-scuola-che-cambia/">D’Istruzione Pubblica – Il silenzio della scuola che cambia</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">C’è un suono che non si sente più.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è il rumore della campanella.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è il brusio dei corridoi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È qualcosa di più sottile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È il silenzio della scuola che cambia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E forse… si sta perdendo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lorenzo Varaldo attraversa il corridoio dell’Istituto Sibilla Aleramo di Torino con passo lento. Le pareti sono piene di disegni, frasi, tentativi di futuro scritti con pennarelli incerti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Qui si cresce.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">O almeno… qui si dovrebbe crescere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lui è il dirigente scolastico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma non vuole essere chiamato così.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Preside”, dice.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">O meglio ancora: “direttore didattico”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non è nostalgia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È resistenza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché dentro quella parola — </span><span class="s2">dirigente</span><span class="s1"> — c’è un mondo che non gli appartiene.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un mondo fatto di bilanci, obiettivi, performance.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un mondo che, lentamente, è entrato anche qui.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La scuola.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10775" src="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1.jpeg" alt="" width="1181" height="1181" srcset="https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1.jpeg 1181w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1-300x300.jpeg 300w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1-100x100.jpeg 100w, https://www.barbarafabbroni.it/wp-content/uploads/2026/04/locandina-distruzione-pubblica-ok-11-aprile-1-770x770.jpeg 770w" sizes="(max-width: 1181px) 100vw, 1181px" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una parola antica, quasi dimenticata nel suo significato originario.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Schola</span><span class="s1">: tempo libero.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tempo per pensare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per sbagliare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per diventare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non per produrre.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Eppure oggi, tra registri elettronici e valutazioni standardizzate, sembra che quel tempo si sia ristretto. Compresso. Trasformato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come se l’educazione avesse smesso di essere un viaggio, per diventare una corsa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il film “D’Istruzione Pubblica” non racconta solo una storia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Scava.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Va indietro nel tempo, oltre le aule, oltre le riforme, oltre le parole.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parte da lontano.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dagli Stati Uniti di fine Ottocento, dove la scuola inizia a modellarsi sulle esigenze della produzione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Passa per l’Europa degli anni ’90, quando il linguaggio dell’economia entra nei sistemi educativi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E arriva in Italia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Alle riforme.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">All’autonomia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A quella lenta, impercettibile trasformazione che cambia tutto… senza fare rumore.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nelle aule, intanto, qualcosa si incrina.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli studenti imparano presto che non basta capire.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Bisogna dimostrare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non basta crescere.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Bisogna performare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E così il sapere perde il suo respiro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Diventa voto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Diventa media.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Diventa classifica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E in quel passaggio, quasi invisibile, succede qualcosa di profondo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si insinua la paura di sbagliare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si insinua il bisogno di essere all’altezza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si insinua il dubbio di non essere mai abbastanza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lorenzo lo vede.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ogni giorno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lo vede negli occhi di chi studia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E in quelli di chi insegna.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché anche i docenti, oggi, non sono più solo educatori.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono valutati. Misurati. Spinti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come se la scuola fosse diventata una macchina.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E loro… ingranaggi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma la scuola non è una macchina.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un organismo fragile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Fatto di relazioni, errori, tentativi, silenzi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È il luogo in cui si costruisce l’identità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E l’identità non si misura.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si forma.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“D’Istruzione Pubblica” non dà risposte facili.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non accusa, non assolve.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mostra.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E nel mostrare, costringe a guardare qualcosa che spesso evitiamo:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">la trasformazione invisibile dell’educazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una trasformazione che non fa rumore, ma lascia tracce.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nei ragazzi che hanno paura di non essere abbastanza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Negli insegnanti che non si riconoscono più nel loro ruolo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In una società che chiede risultati… ma dimentica le persone.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Forse è proprio per questo che Varaldo insiste.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Preside”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Direttore didattico”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché le parole non sono neutre.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono confini.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E cambiare una parola… significa cambiare un mondo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è una domanda che resta sospesa, alla fine.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una domanda scomoda.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Che cosa vogliamo davvero dalla scuola?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Formare individui liberi?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">O produrre individui efficienti?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché tra queste due visioni…</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">non c’è solo una differenza educativa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è una differenza umana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> Per assistere alla proiezione del film:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/proiezione-del-film-distruzione-pubblica/</span></p>
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		<title>Riscoprire il coraggio: un viaggio nell’aretè del nostro tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara Fabbroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 19:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diari Urbani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’Occidente sembra aver intrapreso una traiettoria sempre più incerta: tra tensioni sociali, polarizzazioni ideologiche e una crescente percezione di controllo e repressione delle libertà individuali, si diffonde un senso di smarrimento. Ma il vero nodo, forse, non è soltanto politico o culturale. È esistenziale. Secondo Francesco Borgonovo, giornalista e saggista, il tratto distintivo del nostro tempo è l’assenza di coraggio. Non il coraggio eroico delle grandi imprese, ma quello quotidiano: la capacità di sostenere la complessità, di abitare il dissenso, di tollerare il negativo. Viviamo in un mondo levigato, omogeneizzato, privo di spigoli apparenti. Eppure questa superficie rassicurante nasconde una fragilità profonda: abbiamo perso l’abitudine al confronto autentico. Ognuno si rifugia nella propria bolla, nella comfort zone ideologica, evitando l’attrito delle opinioni diverse. La pluralità, anziché essere una ricchezza, diventa una minaccia. Un tramonto che non arriva Borgonovo descrive il nostro presente come un “tramonto che sembra non arrivare mai”: una fase di declino percepito, ma sospesa, indefinita. Un’epoca che oscilla tra nostalgia e paura del futuro, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà. La questione non riguarda solo le istituzioni o i governi, ma il nostro atteggiamento collettivo. Siamo ancora capaci di assumere responsabilità? Di scegliere? Di esporsi? La via dell’aretè La risposta proposta è antica e insieme radicale: l’aretè, termine greco che indica la virtù nella sua forma più piena. Non una moralità rigida, ma una tensione verso l’eccellenza dell’essere. L’aretè comprende infinite forme di coraggio: quello intellettuale, che permette di pensare controcorrente; quello morale, che consente di difendere un principio; quello umano, che apre all’Altro. Riscoprire l’aretè significa accettare la complessità del reale senza anestetizzarla. Significa uscire dalla bolla, incontrare ciò che è diverso, e forse anche ciò che ci mette in crisi. Perché solo attraversando il conflitto possiamo generare consapevolezza. Un protagonista del dibattito pubblico Vice Direttore del quotidiano La Verità, Borgonovo ha firmato editoriali e saggi dedicati ai grandi temi della politica, della cultura e dell’attualità italiana. Nel corso della sua carriera ha collaborato con programmi televisivi su Rai e La7, portando nel racconto mediatico uno stile diretto, analitico e spesso controcorrente. Il suo intervento non è soltanto una conferenza, ma un invito alla riflessione: un percorso che attraversa le radici filosofiche e culturali del nostro presente per interrogarsi su quale spazio resti alla libertà, alla responsabilità e al coraggio personale. &#x1f4cd; Informazioni e biglietti Per partecipare all’evento e acquistare i biglietti è possibile consultare il link ufficiale: &#x1f449; https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/francesco-borgonovo-riscoprire-il-coraggio/ In un tempo che sembra preferire la superficie alla profondità, la domanda che resta è semplice e radicale: siamo ancora disposti ad avere coraggio? Forse la risposta non è nei grandi proclami, ma nella scelta quotidiana di aprirsi a ciò che è Altro, a ciò che chiede salvezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.barbarafabbroni.it/riscoprire-il-coraggio-un-viaggio-nellarete-del-nostro-tempo/">Riscoprire il coraggio: un viaggio nell’aretè del nostro tempo</a> proviene da <a href="https://www.barbarafabbroni.it">Barbara Fabbroni - Official Website</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Negli ultimi anni l’Occidente sembra aver intrapreso una traiettoria sempre più incerta: tra tensioni sociali, polarizzazioni ideologiche e una crescente percezione di controllo e repressione delle libertà individuali, si diffonde un senso di smarrimento. Ma il vero nodo, forse, non è soltanto politico o culturale. È esistenziale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo Francesco Borgonovo, giornalista e saggista, il tratto distintivo del nostro tempo è l’assenza di coraggio. Non il coraggio eroico delle grandi imprese, ma quello quotidiano: la capacità di sostenere la complessità, di abitare il dissenso, di tollerare il negativo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Viviamo in un mondo levigato, omogeneizzato, privo di spigoli apparenti. Eppure questa superficie rassicurante nasconde una fragilità profonda: abbiamo perso l’abitudine al confronto autentico. Ognuno si rifugia nella propria bolla, nella comfort zone ideologica, evitando l’attrito delle opinioni diverse. La pluralità, anziché essere una ricchezza, diventa una minaccia.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Un tramonto che non arriva</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Borgonovo descrive il nostro presente come un “tramonto che sembra non arrivare mai”: una fase di declino percepito, ma sospesa, indefinita. Un’epoca che oscilla tra nostalgia e paura del futuro, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La questione non riguarda solo le istituzioni o i governi, ma il nostro atteggiamento collettivo. Siamo ancora capaci di assumere responsabilità? Di scegliere? Di esporsi?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La via dell’aretè</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La risposta proposta è antica e insieme radicale: l’aretè, termine greco che indica la virtù nella sua forma più piena. Non una moralità rigida, ma una tensione verso l’eccellenza dell’essere. L’aretè comprende infinite forme di coraggio: quello intellettuale, che permette di pensare controcorrente; quello morale, che consente di difendere un principio; quello umano, che apre all’Altro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Riscoprire l’aretè significa accettare la complessità del reale senza anestetizzarla. Significa uscire dalla bolla, incontrare ciò che è diverso, e forse anche ciò che ci mette in crisi. Perché solo attraversando il conflitto possiamo generare consapevolezza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un protagonista del dibattito pubblico</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Vice Direttore del quotidiano </span><span class="s2">La Verità</span><span class="s1">, Borgonovo ha firmato editoriali e saggi dedicati ai grandi temi della politica, della cultura e dell’attualità italiana. Nel corso della sua carriera ha collaborato con programmi televisivi su Rai e La7, portando nel racconto mediatico uno stile diretto, analitico e spesso controcorrente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il suo intervento non è soltanto una conferenza, ma un invito alla riflessione: un percorso che attraversa le radici filosofiche e culturali del nostro presente per interrogarsi su quale spazio resti alla libertà, alla responsabilità e al coraggio personale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f4cd;</span><span class="s1"> Informazioni e biglietti</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per partecipare all’evento e acquistare i biglietti è possibile consultare il link ufficiale:</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">&#x1f449;</span><span class="s1"> https://www.megliodiieri.it/s/spettacoli/stagione-2026/francesco-borgonovo-riscoprire-il-coraggio/</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In un tempo che sembra preferire la superficie alla profondità, la domanda che resta è semplice e radicale: siamo ancora disposti ad avere coraggio?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Forse la risposta non è nei grandi proclami, ma nella scelta quotidiana di aprirsi a ciò che è Altro, a ciò che chiede salvezza.</span></p>
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