Prologo La patologia nell’infanzia
Il mio bambino ama tutti i feroci e indifesi animali della terra. Coccola il suo gatto e lo gratta chiamandolo micio-gru prende in braccio il suo cane, enorme, e lo gratta come un cucciolo bassotto -lui lo guarda estasiato col naso all’insù- attraversa la vita come loro presente al suo tempo ignaro del futuro la coscienza in pace con sé e con l’intero universo dei viventi (R. Pesenti)
Le patologie dell’infanzia emergono ed entrano nel cuore dell’Altro con tutta la forza di un accadere che sradica i confini di un equilibrio emozionale, relazionale ed affettivo. Tant’è, non mi ricordo dove, ma da qualche parte, all’interno delle riflessioni con uno dei miei tanti amici, ho letto che il pittore americano James McNeil Whistler si trovava in un caffè di Parigi mentre alcune persone stavano discutendo su come l’ereditarietà, l’ambiente, la situazione politica del tempo, influenzavano l’artista e soprattutto su come egli sapesse esprimere e dare valore al sentimento relazionandosi con l’immagine che plasmava nella tela bianca facendone emergere un’individualità che faceva riconoscere l’opera come sua, ma al tempo stesso la identificasse come unica. Allora Whistler disse: L’Arte accade. Dirò: L’arte accade ogni volta che leggiamo una poesia , che ascoltiamo un racconto mitologico, una storia, che osserviamo un quadro o narriamo una metafora, ma ancor più essa accade ogni volta che volgiamo lo sguardo all’esistenza mondana, che entriamo in-relazione, che ascoltiamo ed accogliamo l’Altro nella sua espressione più intima. L’Arte accade e nel suo accadere plasma e da vita all’orchestrazione corale dei mille colori che si accomodano, distendono ed accordano nella tela bianca creando un’immagine viva e comunicativa; ma ancor più accade nelle mille parole che si accordano nei miti, nei racconti, nelle storie-di-vita, che la persona, in qualsiasi stagione del suo percorso mondano, narra all’Altro. L’individuo impara da queste immagini che diventano narrazioni fatte di significati significanti, di simboli e di parole, perché qualcosa dentro di lui vuole sapere, vuole conoscere e nutrire quella parte che chiede una risposta alle domande che ogni giorno, ogni istante della vita egli si pone. Ritengo che, il vero viaggio di scoperta, dell’être-au-monde, è all’interno di quei mondi-vissuti e dis-velati da un esistere mondano di un tempo che è stato vissuto e con-vissuto per mezzo delle Erlebnis passate che si riproducono nel qui ed ora, attraverso il copione di vita che si ripropone come unica via possibile per esistere. Infatti, oggi come allora l’essere umano quando si narra o ancor più quando ascolta la propria e l’altrui narrazione della sua esperienza-di-vita, vede immagini in movimento, un mondo di immagini espresso da un arcipelago di parole che narrano il significato di un sentire e di un esistere. In questo mondo di immagini da noi stesso creato, inventiamo noi stessi come unità, come ciò che rimane costante nel cambiamento , quel cambiamento che conduce la persona in un essere-nel-mondo in maniera spontanea all’interno di quella costellazione mondana organizzata in un territorio dove le parole creano una magia comunicativa ed interrelazionale. E se l’Arte accade anche la patologia dell’infanzia accade, presentandosi in quel percorso mondano che segna il confine tra il Sé e l’Altro-da-Sè in quel territorio dell’essere che diviene quasi senso panico di un esistere. Essa accade e nel suo accadere si ripresenta più e più volte all’umano come se dovesse lasciare un messaggio di difficile codificazione, come se nel suo presentarsi all’Altro domandi, chieda, ricerchi una risposta, che non c’è, non si trova, non è possibile. Ecco perché, dal mio punto di vista, la patologia dell’infanzia diviene un dono che il bambino fa all’Altro. Un dono che diviene espressione vissuta di un esistere, infatti i bambini sono quello che vivono. Tuttavia, la patologia-dell’infanzia nel suo accadere permette all’Altro di accedere a quei territori di cui è difficile coglierne il senso senza la sua sperimentazione, infatti è nel suo attraversamento sia come esperienza-di-vita-vissuta che con-vissuta che si può ascoltare il messaggio, i bisogni, i desideri, le mancanze, le incertezze, i sogni, le fantasie di quel bambino che chiama, chiede, implora una presenza nutritiva, autentica, affidabile. Ecco che il vero viaggio di scoperta non è vedere nuovi mondi ma cambiare occhi , percependo la realtà da una diversa prospettiva che si organizzi in una dimensione attualizzante. Pertanto, l’infanzia diventa quell’oscillazione amletica tra essere e non essere che si rende possibile attraverso il suo farsi spontaneo solo nel suo divenire e nel suo accadere. E questo divenire eracliteo si rinnova in ogni epoca e ad essa ritorna arricchita di nuovi significati, perché l’infanzia è il significato in embrione di una storia-di-vita futura. Tant’è, che è proprio in questa fase, che si decide buona parte della vita futura dell’individuo, attraverso l’accettazione oppure il rifiuto dell’integrazione della dimensione fisica con quella mentale. In accordo con Jaspers, vorrei condividere con il lettore la consapevolezza che nulla esiste di assolutamente definitivo e che tutto accade in una costante ciclicità temporale su cui si dispiega il divenire umano. Tuttavia, l’attuale classificazione delle psicopatologie pone l’accento sulla caleidoscopica attualizzazione nosografia che detta i parametri di riferimento a livello mondiali dei disturbi della sfera psichica dell’individuo, sia esso ancora bambino sia adulto. È solo da pochi anni che la psicopatologia grave della fanciullezza viene studiata con l’attenzione e l’importanza che merita, in quanto depositaria di numerose informazioni sui meccanismi psicomentali legati allo sviluppo dell’individuo. Portare l’attenzione al percorso dello sviluppo della psicopatologia infantile o di tutti i disturbi legati alla stagione infantile può risultare interessante per comprendere la complessità e polivalenza che, oggi, ogni modalità di essere-nel-mondo del bambino esprime al-di-là della fredda classificazione nosografico. Bettelheim fu uno dei primi autori che guardò alle patologie infantili attraverso una prospettiva non esclusivamente dal sapore diagnostico. Egli si interessò soprattutto all’autismo, sviluppando il concetto di madre frigorifero per descrivere un tipo di rapporto caratterizzato da carenza di contatto fisico, pratiche alimentari anomale, difficoltà nel linguaggio e/o nel contatto oculare con il figlio . La visione di questo clinico permise di osservare e dare un significato diverso ad un disturbo infantile, che nel suo presentarsi all’Altro poneva la sua presenza patologica come unica possibilità di essere riconosciuto e riconoscibile. Sulla stessa impostazione si mossero gli autori di formazione psicodinamica, i quali indirizzarono i loro sforzi per indagare la possibilità che le sindromi infantili fossero dovute ad una alterazione del rapporto madre-bambino. Esempio principe di queste ipotesi fu la teoria dell’attaccamento che è stata utilizzata non solo per spiegare lo sviluppo della personalità, ma anche l’eziologia e le manifestazioni di alcune psicopatologie. Tuttavia, resta pur sempre cosa ardua organizzare una precisa ed attendibile classificazione diagnostica in psicologia dell’età evolutiva. Anche perché classificare, dal mio punto di vista, presuppone la metaforizzazione di una credenza all’interno della quale il disturbo si autoalimenta, creando nel suo portatore una gabbia all’interno della quale viene rinchiuso e vissuto dall’Altro come soggetto a-priori disfunzionale. Alla luce di questo, però, il panorama scientifico ha offerto alla comunità clinica più punti di vista riguardo all’interpretazione ed alla definizione della psicopatologia infantile. Questo fa emergere la consapevolezza che la psicologia clinica per l’età evolutiva, pur avendo ormai diversi anni di esperienza e diverse scuole di riferimento, non ha ancora trovato una sua unitarietà nella interpretazione e definizione dei disturbi che appartengono alla sfera infantile. Allorquando volgiamo lo sguardo al panorama scientifico possiamo valutare la presenza di più modelli teorici, infatti esistono scuole che privilegiano l’analisi delle funzioni cognitive , altre che usano la classificazione diagnostica psicoanalitica, basando la diagnosi prevalentemente sul gioco e sulle produzioni simboliche, disegni o fiabe, del bambino . Non è possibile poi dimenticare le scuole di psicoterapia ad orientamento sistemico familiare, che inseriscono la sofferenza del bambino all’interno del contesto familiare in cui vive, interpretando, quindi, il sintomo portato dal fanciullo come un segnale di una relazione e/o di una comunicazione familiare disfunzionale . Ci sono orientamenti scientifici che si sono proposti di estendere la teoria dell’attaccamento di Bowlby alla clinica ed analizzano il bambino nelle sue relazioni con i care giver, cercando di inferire il tipo di modelli operativi interni che corrispondono ad un certo tipo di attaccamento. In questo senso si muove anche la recente disciplina della psicopatologia dello sviluppo che cerca di unificare gli studi dell’infant research e le teorie psicodinamiche della psicopatologia . Interessanti sono le ricerche in ambito infantile condotte da M. Haykin che partendo da un Io potenziale costruisce le varie tappe del processo di sviluppo della persona sino alla formazione di una struttura autonoma. Ma ancor più interessante è la teoria di M. A. Giusti che prende corpo dal concetto di attaccamento, separazione, individuazione per giungere alla consapevolezza di Se-Altro. Questo processo conduce il bambino a sperimentare la fase di attaccamento/separazione verso la mentalizzazione come rappresentazione di Sé che produce l’individuazione di Se-Altro e di Sé-con-l’Altro creando la sintonizzazione come base per l’intimità. Da tutto questo panorama scientifico emerge la consapevolezza che non esiste, ancora purtroppo, una scuola che si inspiri e costruisca una teoria della tecnica ed ancor più dell’interpretazione assoluta della psicologia clinica dell’età evolutiva.............
Entra a piccoli passi nella mia anima danza i tuoi pensieri sul tappeto steso dai sogni puoi abitare i miei giorni la porta della casa sarà sempre aperta per te anche quando sarò partita e l’altrove sarà il mio tempo lascerò una memoria di luce per le notti solitarie (R. Pesenti)
Un Dono per Te. Il mondo psicopatologico del bambino - scarica allegato |
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