Io e il cibo: un incontro impossibile fino a quando … accade la magia …

Nella mia professione, e non solo, mi sono chiesta tante volte perché il rapporto con il cibo ha un corollario così potente di emozioni e al tempo stesso di delusioni.

Capita nella maggior parte dei casi che le migliori intensioni cadano in mille e più coriandoli di delusione. Come se il puzzle complicato del rapporto con il cibo metta in gioco un’infinità di cose. O meglio metta in gioco la vita stessa, il rapporto con se stessi, con l’altro e con il mondo.

Ben sappiamo che il nostro rapporto con il cibo è il rapporto più antico che abbiamo. Ci accompagna lungo tutto il percorso della nostra vita. Al tempo stesso è sicuramente il rapporto più importante che abbiamo. È il primo significativo rapporto con l’altro che sperimentiamo. Dal cibo dipende totalmente il nostro benessere, psichico e fisico, il nostro rapporto con l’altro e con il mondo.

Nostra madre è il primo “altro” con cui istauriamo un rapporto mediato oltre che dall’affettività dal cibo. Se quel seno cui ci attacchiamo ma ancor più cui siamo legati da un rapporto di corpo-nel-corpo (Fabbroni, Stati dell’Io Fetali, EUR, 2013) non è nutritivo e soddisfacente, non stimola e non ristora, il rapporto con esso e di conseguenza con tutto ciò che comporta è alterato da una cattiva interiorizzazione iniziale.

Infatti, quando il rapporto con questa nostra fonte di vita attraversa paradigmi turbolenti, entrano in gioco una miriade di emozioni, decisioni, sensazioni che vanno a incidersi profondamente nel nostro essere persona. Un essere persona che non attraversa solo la relazione con il proprio sé ma anche e soprattutto con l’altro e il mondo.

Se pensiamo al significato della parola rapporto ci rendiamo conto che raggruppa una serie di situazioni. Situazioni che passano dal significato profondo dell’amore, dell’intimità, della comunicazione, della familiarità, del dialogo, della comprensione, del piacere, dell’eccitazione, della crescita, dell’empatia fino a giungere al dolore, all’abbandono, al litigio e molte altre ancora, che indicano gli aspetti meno piacevoli dello stesso.

Il termine rapporto è una parola che racchiude molteplici aspetti e significati dell’essere umano. Conduce nella declinazione del senso e del significato dell’incontro. Ogni rapporto con l’altro è sempre un incontro.

Pertanto il rapporto con l’altro sia esso piacevole sia esso spiacevole si rapporta in maniera profonda al nostro rapporto con il cibo. Ovvero si rapporto all’antico incontro con l’altro materno che parte dal momento della gestazione fino all’incontro con la nascita e perdura durante tutto il ciclo di sviluppo.

Potremmo dire che non esiste rapporto che non abbia il suo linguaggio attraverso il cibo e la gestione di esso. Se nostra madre ha nutrito le nostre fami (in senso analitico transazionale) in maniera adeguata, il rapporto con il cibo sarà un rapporto sano. Al contrario se ciò non è accaduto sarà un incontro costruito all’interno di una particolare declinazione.

Così il rapporto che la persona organizzerà con il cibo, partendo dalla sua esperienza negativa, potrà condurre verso:

  • Il mangiare in eccesso fino a quando lo stomaco non scoppia,
  • L’abbuffarsi in maniera indiscriminata basta che sia cibo,
  • Il mangiare spinta dall’emotività poiché è difficile la gestione delle emozioni che invadono la propria vita,
  • Lo stare a dieta all’infinito senza risultati alimentando un circolo improduttivo che intrappola per tutta la vita,
  • La paura di dire il proprio peso,
  • L’angoscia di salire sulla bilancia e vedere un numero che riconferma l’insuccesso costante e continuo nonostante mille e più sacrifici.

Molte volte difronte a persone che portano problemi legati alla sfera delle emozioni che ricadono nella gestione difficile del cibo mi sono chiesta come fare, cosa fare per aiutarle a superare quest’incrinatura nel rapporto con il cibo?

Rapporto che se si perpetua all’infinito diventerà una voragine che le risucchia e da cui è impossibile uscire.

Sono anche convinta che i lunghi percorsi di analisi, molte volte, lasciano una fessura aperta, dove potrebbe, se non ben gestito, radicarsi ancor di più il disagio. Inoltre, non tutte le persone possono o vogliono affidarsi all’aiuto di un altro così restano bloccate nella loro posizione vivendo una vita faticosa. Così ho pensato a piccoli suggerimenti che possono aiutare l’altro a focalizzare la difficoltà e a prendersene cura. Una sorta di autoaiuto.

I passi da fare per focalizzare il problema sono efficaci per fare consapevolezza del problema con il cibo.

Prendi un quaderno. Costruisci una griglia. In cima scrivi le cose che trovi qui sotto:

  • Essere cosciente del problema.
  • Sentirsi motivati a trasformare un problema in una risorsa.
  • Essere consapevoli che lungo il percorso potranno esserci alti e bassi.
  • Smettere di portare avanti una battaglia infruttuosa.
  • Smettere di combattere una guerra contro se stesse, si è quello che si è.
  • Essere saggi e al tempo stesso accoglienti verso questo problema.
  • Fidarsi se stesse e delle proprie capacità.
  • Chiedi aiuto.
  • Non pretendere tutto e subito, il cambiamento richiede gradualità e tempi adeguati.
  • Trova delle strategie per renderlo più interessante ed eccitante.
  • Affronta le difficoltà e gli ostacoli tenendo presente la tua meta.
  • Non torturarti se qualche volta puoi cadere in errore ma riparti da dove sei arrivata.
  • Sii saggia, credi in te, ricordati che volere è potere e accadrà la magia che desideri da tanto tempo.

Una volta che hai composto la tua griglia, sotto i titoli scrivi le tue impressioni, le tue difficoltà, cosa provi, come ti senti, che reazioni stai avvertendo dentro di te.

Ti accorgerai stai pretendendo troppo dal cibo. Come se rappresentasse la soluzione a tutto e a tutti i tuoi problemi.

Dopo aver scritto ciò che ti è venuto in mente fatti una domanda: cosa vuoi dal cibo?

Una volta che ti sarai risposta prova a immaginarti come saresti una volta risolto il problema.

Che cosa potresti fare? Come ti vedi fisicamente? Come potrebbero essere i rapporti con l’altro e con il mondo? Che scelta farai ogni volta che dovrai decidere cosa mangiare?

Una volta svolti i due esercizi riponi tutto in un cassetto. Prenditi tre giorni di libertà da tutto: pensieri, bilancia, immagine fisica, cibo, aspettative.

Vivi come se tu non avessi più il problema con il cibo, con la tua immagine corporea, con la bilancia.

Dopo questi tre giorni riprendi il tuo quaderno. Non rileggere quello che hai scritto giorni prima. Vai in una pagina nuova e scrivi: sto davvero vivendo tutto ciò che voglio dal rapporto con me stessa e con il cibo?

Qualunque sia la risposta non rileggerla. Chiudi il quaderno. Riponilo, dove era stato messo tre giorni prima.

Riprendi la tua vita pensandoti fuori dal problema. Costruisci la relazione con te stessa e con gli altri come se tu fossi fuori dal problema peso, dieta, bilancia, immagine del corpo.

  • Il rapporto con il cibo è un cambiamento continuo così come è un cambiamento continuo il rapporto con l’altro. Spesso richiede molti sforzi e molto tempo.

È una prova importante. Per molte persone affrontare l’argomento peso, immagine del corpo, mangiare fino a scoppiare, mangiare in preda all’emotività, abbuffarsi, mettersi a dieta all’infinito organizza all’interno della propria esistenza la sensazione di vivere in una prigione, dove il carceriere è il cibo.

La sfida continua per arrivare a un’immagine corporea e a un peso ideale si configura come una chimera cui tendere senza mai raggiungerla. Così la trappola diviene un perfetto carcere, dove si sconta una pena altissima. La pena è la perdita di se stessi. Il segreto per uscire fuori dall’insoddisfazione intrappolante è far diventare una risorsa ciò che è la causa dello smarrimento e della detenzione: il cibo. Il cibo sarà un alleato e non più un nemico da sconfiggere a tutti i costi. È la strada che conduce alla crescita di se in rapporto a se stessi e all’altro. Solo così tutto tornerà in equilibrio e armonia.

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