La manipolazione emotiva

Manipolare emotivamente l’altro è un comportamento che spesso subiamo, a volte, lo possiamo mettere addirittura in atto noi. Ogni giorno può capitare, in maniera più o meno consapevole, di esserne vittime o responsabili di un comportamento manipolatorio.

La persona che attualizza un comportamento manipolatorio ha, spesso, una personalità narcisistica. Più difficile è rintracciare tale comportamento in individui dalla personalità debole e remissiva anche se alcuni utilizzano queste loro caratteristiche per fare perno sull’altro.

Il manipolatore generalmente è arrogante, aggressivo, presuntuoso, pieno di sé e critico. Ci sono alcune persone che oltre ad essere ottimi manipolatori sono anche bravi attori, tanto da mascherare questa loro caratteristica.

L’aspetto disarmante è quando la manipolazione diviene parte integrante di una relazione sentimentale, amicale, familiare o professionale.

Robin Stern focalizza tre stadi della manipolazione.

Essere all’interno di una relazione manipolatoria porta a sperimentare un disagio crescente e continuo, che si manifesta attraverso la comparsa di una serie progressiva di specifici sintomi, indicativi del livello di malessere raggiunto.

  • Al primo stadio troviamo la manipolazione emotiva che si manifesta con episodi di poca importanza come ad esempio piccoli malintesi, piccoli diverbi o arrabbiature di poco conto. Queste situazioni lasciano un senso di confusione, un retrogusto amaro e la sensazione che qualcosa non sia andato per i verso gusto, anche se apparentemente il diverbio è appianato.
  • Al secondo stadio troviamo una persona vittima di manipolazione che desidera così tanto l’approvazione del manipolatore che è disposta a mettere in discussione le sue convinzioni e la sua percezione della realtà pur di non deluderla. La vittima è così assuefatta al volere del manipolatore che non vede altro. Rinuncia a difendere le sue ragioni pur di non affrontare la disapprovazione e le reazioni del manipolatore.
  • Al terzo stadio la vittima ormai non spera neanche più di ottenere l’approvazione del manipolatore in modo permanente. È talmente concentrata su di essa e sul suo punto di vista che non è più in grado di trarre piacere dalla vita e dalle attività quotidiane. La persona non ha più la sua dimensione individuale né tanto meno la sua dignità.

L’aspetto preoccupante di queste persone è che con il tempo non riescono più a riconoscere la realtà. Vivranno una vita completamente assuefatta al volere del manipolatore e la maggior parte delle relazioni che istaureranno saranno con soggetti molto simili.

Si creerà un circolo vizioso dove nulla può modificare la situazione a meno che non accada un colpo di scena che spazza via la costruzione difensiva e da vittima che il soggetto manipolato si è costruito per difendersi

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